"Comunque non lo leveremo il crocefisso! Possono morire! Il crocefisso resterà in tutte le aule della scuola, in tutte le aule pubbliche! Possono morire! Possono morire! Loro e quei finti organismi internazionali che non contano nulla!"Ignazio La Russa, ministro della Difesa, La vita in Diretta, 4 novembre 2009
La sentenza della Corte europea per i diritti dell'uomo che impone all'Italia di togliere i crocifissi dalle aule scolastiche ha scatenato reazioni unanimi tra i politici italiani. Quello che cambia è solo la violenza dei toni e l'ignoranza di chi le ha espresse. Trovo inqualificabile, ad esempio, la sparata del ministro della Difesa Ignazio La Russa (nel video). Il "possono morire" è da dimissioni, in un paese civile.
Il ministro della Difesa, poi, parla di "finti organismi internazionali che non contano nulla", scordando che la Corte è un'emanazione della Convenzione europea del 1950, firmata anche dall'Italia. Per lui, che è ministro della Difesa, ha valore vincolante, proprio come la Convenzione di Ginevra. Anche il disprezzo dei trattati internazionali da parte di un ministro così importante è da dimissioni, in un paese civile.
La ministra dell'Istruzione Gelmini,invece, ha criticato la sentenza con l'argomentazione ufficiale della Chiesa e del Vaticano: "La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al Cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d'Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi", ha detto. Anche il Consiglio di stato, nel 2006, aveva stabilito che il crocifisso dovesse restare perché rappresenta "i più alti valori civili" riconosciuti anche dalla Costituzione.
Delle due l'una: l'argomento è sbagliato oppure ipocrita. Il crocifisso non rappresenta i nostri valori civili anche perché lo Stato italiano è nato anticlericale. Si è costituito prendendo dei pezzi del proprio territorio a quello pontificio, con le armi, e la battaglia di valori accompagnò quella materiale. Non è un caso che una delle città più laiche (laica, non atea) d'Italia sia Torino, capitale di quello Stato anticlericale.
Fu il dittatore Benito Mussolini, che aveva bisogno di essere riconosciuto come "uomo della provvidenza" (la definizione è vaticana, non mia), a tirare la Chiesa dentro lo Stato, con i patti lateranensi del 1929. Questo non ce lo dovremmo scordare. Oggi la gente comune legge la sentenza della Corte per i diritti umani (non dell'Ue!) come una risposta alle richieste dei musulmani, stile Adel Smith. In realtà si è pronunciata sul ricorso di un'atea dichiarata.
Invece la sentenza della Corte europea è anche anti-islamica, almeno se ci si riferisce all'Islam intergralista di Adel Smith. Si basa infatti sul principio della libertà religiosa e della separazione tra Stato e Chiesa tramite cui questo viene garantito. E affonda le sue radici nel cuore dei valori civili europei: quelli della rivoluzione francese, che fu assolutamente anticlericale. Se ci sono "valori occidentali" e un fondamento dell'identità politica europea sono i diritti umani e civili inventati nel 1789. Io mi riconosco nell'evoluzione di quei valori, non nel cristianesimo.

