Lei insegna all’Università di Pisa “Impianti nucleari” ed “Energie e Sviluppo sostenibile”. È insieme nuclearista e ambientalista. Critica il piano per il ritorno all’atomo del governo. Ma anche i promotori del referendum. Perché?
Perché l’energia nucleare è un male necessario. È illusorio pensare che ne possiamo fare a meno.
Allora può votare No al referendum. Così sosterrebbe la legge che consente di costruire centrali e produrre energia nucleare in Italia.
Ma il piano,annunciato e poi sospeso, dal governo considera il nucleare in modo del tutto sbagliati: come un business e come una soluzione temporanea, in attesa di risolvere i problemi energetici con le fonti rinnovabili.
E cosa c’è di sbagliato in questo?
L’energia solare ed eolica sono le uniche rinnovabili che oggi possiamo espandere in Italia. Ma hanno un limite: non sono disponibili sempre. Se le nuvole coprono il sole o il vento non soffia, non producono energia.
Però è possibile immagazzinare l’energia prodotta per usarla quando serve, no?
Oggi le rinnovabili producono in Italia il 2,2% dell’elettricità necessaria. Gli studi più ottimistici dicono che si può arrivare al 6-10%. Anche mettendo a punto nuovi sistemi di accumulo di energia (che oggi non ci sono), si è calcolato che tra 50anni si potrà arrivare a coprire con le rinnovabili il 77% dell’energia totale necessaria. Ma serviranno sempre fonti affidabili, che danno energia quando e dove ci serve.
Non vanno bene gas e petrolio?
Quelli si esauriranno: abbiamo già consumato oltre la metà delle risorse. E noi dobbiamo pensare ai nostri nipoti e pronipoti. Oltretutto i combustibili fossili servono anche per l’industria chimica: se bruceremo tutto il petrolio per produrre elettricità, con cosa faremo la plastica? Per non parlare dell’effetto serra causato dalla combustione di carbone e petrolio.
L’alternativa è solo il nucleare?
Prima di tutto è ridurre i consumi: dobbiamo mettercelo in testa. Poi c’è il nucleare: ma, se si abbassa il fabbisogno generale, diminuisce la quantità di energia che siamo costretti a produrre così. In ogni caso, il nucleare previsto dal governo non va bene.
Ci sono nucleari “diversi”?
Il governo vuole costruire 8 centrali di terza generazione. Che bruciano solo l’uranio “235”. Ovvero meno dell’1% dell’uranio disponibile sulla terra: un’altra fonte destinata ad esaurirsi. Invece le centrali di quarta generazione, a cui si sta ancora lavorando, potranno usare tutto l’uranio, più il torio. E darci energia per millenni.
Rimane che il nucleare, come dimostra il disastro di Fukushima, è molto pericoloso. Secondo la statistica, con i reattori ora in funzione ci sarà un incidente grave ogni 20 anni. E infatti tra Cernobyl e Fukushima ne sono passati 25.
Il nucleare è e rimarrà sempre ad alto rischio: prima di decidere se ne vale la pena, dobbiamo sapere che “porta pena”.
Appunto: ne vale la pena?
Sì, ma costruendo il numero minore possibile di reattori: meno centrali ci sono, meno incidenti ci sono. Proprio perché può avere costi sociali altissimi, il nucleare non può essere considerato - come dicevo - solo un business.
Invece lei diceva che il governo lo tratta come un affare...
Lascia in mano ai privati, che pensano in termini del loro vantaggio economico, il compito di costruire le centrali. Da qui la scelta di farne 8. Io penso che invece ne servano una o due, costruite con l’obiettivo di aiutarci a sviluppare quelle di quarta generazione di cui parlavo prima. Che ridurranno anche la durata delle scorie.
Le scorie sono un altro problema: rimangono pericolose per 100mila anni. L’umanità, per dire, esiste da 50mila.
Con le centrali di quarta generazione le scorie saranno pericolose per 300 anni. Un tempo gestibile. Ma se non facciamo ricerca su impianti in funzione, ai quei reattori non arriveremo mai.
Lei parla dal punto di vista “dell’umanità”. Ma perché fare tutto questo in Italia? Non abbiamo un deserto del Nevada, dove sperimentare: come il Giappone abbiamo poco territorio, e un disastro ne renderebbe gran parte inabitabile. E abbiamo minore organizzazione e più corruzione: non aiutano in caso di incidenti.
Infatti dobbiamo pensare a una politica nucleare europea. In cui ognuno fa la sua parte, anche economica. A quel punto, se l’Ue decidesse di fare un reattore da noi, dovremmo accettarlo. Tagliarci fuori del tutto dal nucleare, però, ci taglia fuori dal futuro.
Ma alla fine al referendum come voterà?
Non ritirerò la scheda. Anche se so che così favorisco in parte la posizione sbagliata del governo. Ma votare sì significa rinunciare alla ricerca sul nucleare. Un errore.
Elena Tebano elena.tebano[chiocciola]rcs.it

0 commenti:
Posta un commento