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mercoledì 20 luglio 2011

Eppela, "Trovate online i soldi per le vostre buone idee"

L'intervista a Nicola Lencioni uscita su City il 20 luglio 2011



Nicola Lencioni ha fondato Eppela, il primo sito di “crowdfunding” italiano. Aiuta chi ha un progetto a trovare i soldi per realizzarlo, grazie al web.

“Crowdfunding”: cos’è?
Un sistema per condividere piccoli progetti online e raccogliere i fondi per trasformarli in realtà: aiuta chi ha un’idea, ma non i soldi per realizzarla. È una novità importante, in un Paese dove è sempre più difficile essere finanziati da banche o istituzioni.
Invece che un unico finanziatore, voi gli cercate tanti micro-finanziatori...
Esatto. Basta creare un progetto, fissare il budget minimo per realizzarlo e una data di scadenza entro cui raccogliere i fondi. A quel punto lo si sottopone alla community di Eppela su www.eppela.com. Il modello è lo stesso del sito americano Kickstarter: finora in Italia non c’era niente del genere.
A quanto ammontano i progetti da finanziare?
Non devono superare i diecimila euro, ma più spesso sono intorno ai cinquemila. Questo - devo dire - in Italia si fa fatica a capirlo: ci sono arrivati anche progetti da 250mila euro, che abbiamo rispedito al mittente.
E i singoli finanziamenti?
Si va dalle donazioni di uno o due euro, fino a un massimo di duemila.
I finanziatori cosa ci guadagnano?
Questo lo decide chi propone il progetto. Chi fa la donazione minima di solito riceve un ringraziamento speciale. Chi fa invece veri e propri acquisti tra i 10 e i 100 euro (o di più) riceve un pezzetto dell’idea da tenere con sé.
Sarebbe?
Se finanzi uno spettacolo con 50 euro, per esempio, oltre al biglietto riceverai l’autografo da tutti gli artisti. E il venerdì prima potrai andare a vedere le prove (cosa che di solito non è possibile comprare).
La condizione, di fatto, è che chi ci mette i soldi sia convinto dell’idea?
Sì, è questo il bello: i donatori non sono solo consumatori finali, ma possono scegliere quali prodotti far produrre. In un certo senso se li fanno fare su misura. I “finanziati”, dal canto loro, possono realizzare in maniera indipendente e autonoma il loro progetto, mantenendone il controllo creativo.
Quanto conta la presentazione?
Moltissimo. In un certo senso il creativo ti deve raccontare una storia: quella del libro che vuole scrivere, della lampada che ha disegnato, del film che vuole produrre. E ti dà una preview: ti fa leggere 5 pagine del romanzo, o lo storyboard del film, ti dice come ha avuto l’idea e come nascerà.
Cosa fate se vi arriva l’idea del secolo, ma non è ben raccontata?
Contattiamo le persone e le aiutiamo, magari finanziandole in parte. In generale stiamo preparando dei tutorial per insegnare alle persone a presentare al meglio le loro idee. Chi sceglie il crowdfunding deve sapere che molto dipende da lui.
Cioè?
La gente ci manda i progetti e pensa che quello basti. Invece devono essere i promotori a spingerli dal basso. Abbiamo avuto un artista che ha proposto un progetto molto interessante, ma dopo una settimana non lo aveva neppure segnalato su twitter. Così non si va da nessuna parte. E infatti quelli che ricevono più fondi sono quelli che meglio usano i social network per promuovere le loro idee. È anche un test: difficilmente convincerai i tuoi futuri acquirenti, se non convinci neppure gli utenti di Eppela.
I singoli progetti “durano”, cioè stanno online, tra i 90 e i 180 giorni. Cosa succede se non raggiungono il finanziamento richiesto?
Non prendono i soldi. È per questo che accettiamo donazioni solo tramite PayPal: i singoli finanziamenti vengono prelevati dal conto virtuale solo alla fine, se si raggiunge la somma minima richiesta.
Voi cosa ci guadagnate?
Il 5% del budget e solo se il finanziamento va in porto. Per questo anche noi abbiamo interesse ad avere progetti validi.
Quanti ne avete ricevuti?
Circa trecento. Quelli sul sito adesso sono una trentina. Non vogliamo aggiungerne più di 2 o 3 a settimana. Siamo aperti da due mesi: ancora non sappiamo quanti saranno finanziati.
Cosa si augura per il suo progetto, Eppela?
Che le persone sfruttino una possibilità nuova. Io ho fondato Eppela perché, come imprenditore, mi sono reso conto che in Italia nessuno ti supporta. Le banche ormai danno i soldi solo a chi li ha già.
Un’ultima cosa: da dove viene il nome?
È la versione toscana di “oplà”. Io abito a Lucca e lo diciamo a mia figlia, che ho adottato un anno e mezzo fa, quando vuole saltare. Torna con la missione del nostro sito, che è aiutare qualcuno a fare il salto.
Elena Tebano elena.tebano [chiocciola] rcs.it

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