Cosa significa che fate decidere ai cittadini come spendere i soldi del Comune?
Dovranno proporre in prima persona dei progetti da realizzare. Di solito i cittadini si limitano a scegliere i loro amministratori. Invece noi diamo la possibilità di stabilire in concreto come investire 400mila euro, una cifra consistente per il bilancio del Comune di Capannori, che ha 46mila abitanti.
In pratica come funziona?
Abbiamo estratto a sorte 80 persone. Domani (oggi per chi legge, ndr.) si riuniranno per la prima volta per arrivare a proporre nuove opere pubbliche: illuminazioni, strade, parcheggi, fontane. A dicembre, tutta la popolazione potrà votare quelli a cui dare la priorità.
Perché avete sorteggiato i rappresentanti?
Per evitare i cosiddetti “specialisti della partecipazione” e raggiungere le persone comuni, che di solito alle riunioni non vanno. Per questo abbiamo escluso chiunque abbia una carica politica o sia presidente di un’associazione - fosse anche quella dei donatori di sangue. I nostri 80 cittadini, 40 uomini e 40 donne, sono un campione rappresentativo degli abitanti del Comune, immigrati compresi. Con una sola eccezione.
Quale?
I giovani tra i 18 e i 35 anni sono iper-rappresentati. Vogliamo che esprimano le loro idee. In Italia tra i politici i giovani sono pochissimi e noi volevamo “compensare”: ne abbiamo messi un 10% in più.
Anche per gli stranieri avete fatto un’eccezione: in Italia senza cittadinanza non possono votare, ma voi li avete inclusi...
Sono 4 su 80. E quando si tratterà di decidere i progetti da finanziare, potranno farlo anche tutti gli immigrati residenti. Vivono il nostro territorio e anche loro hanno il diritto di essere riconosciuti.
Come hanno reagito le persone?
Nessuno ancora sapeva del progetto: sono stati chiamati da una società specializzata in campionamenti e si sono sentiti chiedere se avevano voglia di prendersi questa responsabilità. Le risposte sono state quasi tutte positive.
Ma non c’è il rischio che queste persone, che non hanno esperienze amministrative, facciano progetti campati per aria?
No, perché è coinvolta la parte tecnica del Comune. Se ci propongono di costruire una scuola, i tecnici diranno: guardate, con 400mila euro è impossibile. Oppure se propongono un parcheggio, saranno i nostri uffici a verificare che non ci siano vincoli urbanistici o problemi idrogeologici.
E se invece i cittadini si mettono a litigare?
Questa è la sfida. Noi abbiamo previsto due riunioni plenarie, per illustrare come è stato speso il budget negli anni scorsi, quali sono i fattori da tenere in considerazione, etc. Poi gli 80 si divideranno in 4 gruppi, scelti per aree geografiche, ognuno con un budget di 100mila euro. E avranno tempo fino a dicembre per decidere. Chiaro è che sono chiamati ad assumersi delle responsabilità. Spesso si sentono critiche, ma le persone non sanno il lavoro che c’è dietro alle scelte. Ora toccheranno con mano.
Insomma, è una prova di democrazia...
Esatto, vogliamo far loro sperimentare direttamente il meccanismo della democrazia. L’amministrazione dal canto suo si mette a nudo. Trasparenza e partecipazione erano due capisaldi del programma con cui la nostra giunta di centrosinistra si è presentata alle elezioni.
È la prima volta che fate questo progetto: pensate di ripeterlo nei prossimi anni?
È un progetto sperimentale, quindi dipende tutto da come andrà. Noi ci crediamo molto.
Il governo ha appena approvato la nuova manovra economica: come influirà sui Comuni?
Abbiamo davanti anni tristissimi. Purtroppo si continua a tagliare sugli enti locali, quelli più vicini ai cittadini. Già negli ultimi tre anni ci siamo visti togliere 2,5 milioni di trasferimenti erariali. Tutto questo quando con la crisi i bisogni dei nostri cittadini aumentano.
Un’ultima cosa: il mondo della politica come ha reagito all’idea di far decidere alle gente comune? Se i cittadini spesso diffidano della politica, l’impressione è che la sfiducia sia reciproca...
Un po’ è vero. C’è un po’ di paura a delegare: i consiglieri comunali magari hanno paura di sentirsi esautorati del loro ruolo e a volte anche di una eccessiva trasparenza. Ma se dobbiamo far recuperare alla gente fiducia nei confronti della politica, il primo passo dobbiamo farlo noi.
Elena Tebano elena.tebano@rcs.it.

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