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mercoledì 21 settembre 2011

Italia, amarla o lasciarla?

L'intervista a Luca Ragazzi e Gustav Hofer uscita su City il 21 settembre 2011
Luca Ragazzi e Gustav Hofer
Il loro documentario ha vinto il Milano Film Festival. È un viaggio lungo l’Italia per rispondere alla domanda: rimanere o emigrare?
Il titolo del vostro documentario (che andrà in onda stanotte su Rai 3 alle 23,55 in versione ridotta) è una domanda: Italy, love it or leave it (“Italia, amarla o lasciarla”). Perché?

Luca : Perché ce lo siamo chiesti davvero. Io e Gustav siamo una coppia. E quando qualche tempo fa ci hanno sfrattati, lui - che è altoatesino e madrelingua tedesco - ha iniziato a dire che dovevamo fare come i nostri amici ed andare all’estero...
Gustav: ...dove si vive meglio: è più facile trovare lavoro, i giovani hanno opportunità, le coppie gay non sono discriminate per legge, c’è meno corruzione e nepotismo.
È una domanda che ormai molti giovani italiani si pongono. Voi cosa avete deciso?
Luca
: Io non ero d’accordo e allora abbiamo fatto un patto. Ci siamo dati sei mesi di tempo per girare l’Italia e vedere se trovavamo più ragioni per restare o per andarcene.
Gustav: Che è il motivo per cui lo abbiamo ribattezzato un “docu-trip” e intitolato la versione ridotta, che andrà (stanotte, ndr.) in tv, Cercasi Italia disperatamente.
A proposito: vi siete spostati con delle vecchie Cinquecento. Vi ha sponsorizzato la Fiat?
Gustav
: Assolutamente no! Ma quella è l’auto simbolo dell’Italia del boom economico, quella che non c’è più. Ce l’hanno prestata, gratis, gli iscritti di Cinquino.net, il sito degli appassionati della Cinquecento. È il motivo per cui le macchine nel film cambiano colore: in ogni città ne abbiamo trovata una diversa. E i proprietari ci hanno fatto anche da assistenti sul set.
Come avete scelto i luoghi da visitare?
Luca
: Ci piaceva dare voce all’Italia che non si vede sui media. Così siamo andati dall’operaia Fiat, che ci ha spiegato come -ancora oggi - si lavora alla catena di montaggio, da quelli degli stabilimenti Bialetti che hanno chiuso per trasferirsi in Romania, ma anche nell’azienda che ricicla plastica nella Campania della “munnezza”, o dai ragazzi che si sono inventati “Il Festival dell’Incompiuto Siciliano”.
L’incompiuto Siciliano sono mostri di cemento, giusto?
Gustav
: Sì, a Giarre i politici, per prendere i finanziamenti dell’Unione europea, hanno costruito una serie di eco-mostri che non servono a nessuno, dal mercato dei fiori, alla pista per automodellismo, al campo di polo. E infatti sono rimasti incompiuti. Il Festival è l’idea, creativa come solo gli italiani sanno essere, di alcuni ragazzi del posto per denunciare questo scempio.
Molte delle storie positive che avete scelto vengono dal Sud. È un caso?
Luca
: No. Volevamo far vedere che il Meridione non è solo mafia, che ci sono tante persone che combattono tutti i giorni contro corruzione e criminalità.
Al Milano Film Festival, dove avete vinto sia il premio della Giuria che quello del Pubblico, la sala ha tributato un’ovazione a uno dei vostri “eroi normali”, l’imprenditore siciliano che ha detto no al pizzo.
Gustav
: È stato importante. Anche perché lui e la sua famiglia in Sicilia hanno pagato cara la scelta di denunciare gli estorsori. Lui si muove con la scorta, la sua impresa è chiusa. E quando la moglie va a fare la spesa in paese nessuno la saluta. Anche la Chiesa locale li ha isolati. A Milano, per la prima volta da 4 anni, ha potuto aprire il finestrino dell’auto e sentire il vento sul viso.
Nel documentario c’è anche una parte dedicata all’attualità e al premier Silvio Berlusconi.
Luca
: Io volevo fare tutto il film senza nominarlo mai, ma non ci siamo riusciti: da qualche parte spuntava per forza.
Come hanno reagito gli intervistati al fatto che siete una coppia gay?
Luca
: Anche su questo l’Italia è più avanti di chi la rappresenta. Siamo stati in un eremo, l’Abbazia di Santa Maria di Pulsano, in Puglia. I monaci - che conoscevano Improvvisamente l’inverno scorso, il nostro documentario sui Dico - ci hanno preparato una camera matrimoniale.
Colpisce che, quando parlate dei motivi per restare in Italia, hanno sempre a che fare con come può essere. Non con com’è.
Luca
: Questo è il grande dolore quotidiano.
Gustav: Ma significa anche capire che quello che noi abbiamo è prezioso, e va valorizzato. Solo noi italiani possiamo farlo
Cosa avete deciso voi, lo lasciamo scoprire agli spettatori. Di certo il pubblico in sala ha applaudito lo scrittore Andrea Camilleri quando vi dice: “Andarsene da un paese che deve essere cambiato è una forma di diserzione”.
Luca
: Lui spiega: andandosene si lascia scoperto un posto che verrà occupato proprio dalle persone a causa delle quali si va via.
Gustav: E allora poi è inutile lamentarsi.
Elena Tebano elena.tebano@rcs.it

AGGIORNAMENTO in data 18 gennaio 2012
"Iacopo" dell'Abbazia di Santa Maria di Pulsano mi ha scritto per smentire le affermazioni di Luca Ragazzi sul "camera matrimoniale" preparata a lui e Gustav dai monaci stessi, chiedendomi di modificare l'intervista:

"L'affermazione assolutamente falsa e da rimuovere è che avremmo preparato loro una camera matrimoniale, per il semplice fatto che non esistono camere matrimoniali nella nostra abbazia, ma solo stanze singole o a più letti separati. La sistemazione che abbiamo loro dato non ha voluto sottindere minimamente nessun avallo morale del loro orientamento sessuale. Inoltre, non ci riteniamo assolutamente "più avanti" di una Chiesa cattolica che non rappresenterebbe degnamente i cristiani in Italia, come sembra sottindere Luca nella risposta alla sua domanda; Luca ha tutto il diritto di avere questa impressione della Chiesa e di riferirla, ma non può certo argomentarla tirando in ballo la nostra comunità con informazioni false. La nostra vita e le nostre idee sono in piena comunione con l'insegnamento di questa Chiesa; la nostra ospitalità e la nostra rispettosa accoglienza nei confronti dei due registi sono un portato di quanto questa Chiesa ci ha insegnato e non sono sintomatiche di alcuna presa di posizione in campo di materia morale; nello specifico, sono espressione genuina della regola di S.Benedetto che impone di accogliere QUALSIASI visitatore "come se fosse Cristo stesso", senza nessuna forma di discriminazione e senza altri distinguo che richiederebbero una riflessione più profonda e un commento molto più ampio, che questa sede non può dare", scrive "Iacopo" (che si è firmato così senza scrivere il suo cognome).

Quanto da me scritto corrisponde esattamente a quanto è stato detto da Luca Ragazzi e Gustav Hofer nell'intervista che mi hanno rilasciato e quindi l'intervista è corretta. Da me interpellato Luca Ragazzi ha riconosciuto che l'errore è stato suo: "siamo stati noi ad aver frainteso", ha spiegato, aggiungendo che il fraintendimento è dovuto al fatto che i monaci gli avevano detto di aver loro "preparato la camera più bella" e che "i due lettini erano accostati al punto di sembrare contigui".
Elena Tebano

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