Delle ripetute aggressioni omofobe dei giorni scorsi avete sentito tutti. Sospetto che, accoltellamento a parte, non siano nuove, ma che semplicemente abbiano riguardato persone disposte a denunciarle e che, adesso, la stampa ci faccia più caso. L'attacco al locale milanese Toilet, mesi fa, era passato sotto silenzio.
Ma di "omosessualità" in questi giorni si parla anche per altri motivi: l'attacco del Giornale della famiglia Berlusconi al direttore dell'Avvenire Dino Boffo. Un caso che ha fatto parlare anche il capo della Polizia Antonio Manganelli portandolo a rivelare involontariamente la sua preoccupante concezione dell'omosessualità.
Il Giornale sostiene che Boffo abbia molestato la moglie del suo compagno per costringerla a lasciare libero l'uomo e che quindi sia omosessuale. Boffo ha smentito tutto.
Il Giornale ha scritto che Boffo sarebbe un "noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni". E questo ha scatenato (giustamente) molte polemiche: "È vero o falso che la polizia di Stato schedi gli omosessuali?", chiede su Repubblica di oggi il giornalista Giuseppe D'Avanzo. Che però può poi "tranquillizzare" i suoi lettori. Peccato che a me alcuni passaggi dell'articolo tranquillizzino meno. Vediamo come prosegue:
Sono interrogativi che si pone anche Roberto Maroni, la mattina del 28 agosto. Il ministro chiede al capo della polizia, Antonio Manganelli, di accertare se esista un "fascicolo" che dia conto delle abitudini sessuali di Dino Boffo. Dopo qualche ora, il capo della polizia è in grado di riferire al ministro che "né presso la questura di Terni (luogo dell'inchiesta) né presso la questura di Treviso (luogo di nascita di Boffo) esiste un documento di quel genere" e peraltro, sostiene Manganelli con i suoi collaboratori, "è inutile aggiungere che la polizia non scheda gli omosessuali: tra di noi abbiamo poliziotti diventati poliziotte e poliziotte diventate poliziotti".
Non so a voi, ma a me l'idea di omosessualità che viene fuori dalle parole del capo della polizia fa venire i brividi: per Manganelli l'omoessualità è uguale al transessualismo. Cioè (nel pregiudizio) alla perdita di virilità o di femminilità. Mamma mia, che tristezza...
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