Bita non vive più nel suo Paese, l'Iran. Ma ci torna spesso perché tutta la sua famiglia è lì. "Ero una teenager molto arrabbiata: pensavo che tutti gli uomini fossero dei bastardi perché ci costringevano a seguire la legge islamica, e che le donne fossero delle stupide perché lo accettavano", mi ha raccontato.
Oggi Bita sta incollata a Facebook e Twitter per fare da ponte per le proteste in Iran. E' meno arrabbiata, più preoccupata, piena di speranza. Grazie alle persone come lei, gli oppositori di Ahmadinejad sanno costa sta succedendo nel Paese e ricevono informazioni sulle manifestazioni, o su come aggirare la censura.
Qui la sua intervista su City di oggi. Cliccate sull'immagine per ingrandirla.
Ps: E' lei che in questi giorni sta scrivendo dal mio account Fb; non è che il dio iraniano della lingua inglese si è improvvisamente impossessato di me...
e io che pensavo fosse Zarathustra...
RispondiEliminaHa ragione Bita, adesso non è possibile rovesciare il regime. La forma di governo iraniana prevede che qualsiasi legge, decreto o altra forma di regolamento pubblico passi il vaglio del Consiglio dei Guardiani. Se i Guardiani non danno il loro avallo, la disposizione non viene promulgata e tutto finisce lì. E quanti sono quelli che parlano in rete? Da statistiche risalenti al dicembre 2005 risulta diffusa sia la tv satellitare che l’accesso a internet, che conta 7,5 milioni di utenti su una popolazione di circa 60 milioni. Una bella fetta della popolazione, ma certo ancora troppo poco. M.
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