mercoledì 6 maggio 2009

La falsa promessa del federalismo fiscale


"La prima cosa che faremo è il federalismo fiscale, perché i nostri sindaci sono stanchi di andare a elemosinare soldi a Roma", Umberto Bossi, 15 aprile 2008



"Il federalismo fiscale è legge". Il 29 aprile, quando il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega voluto dalla Lega, erano queste le parole d'ordine su tutti i media. Il partito di Umberto Bossi, Roberto Calderoli e Roberto Maroni ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia.

In campagna elettorale la Lega aveva promesso che il 90% delle tasse sarebbe rimasto dove viene pagato. E con "federalismo fiscale" questo ci si aspetterebbe. In realtà la legge approvata dal centrodestra è un carrozzone vuoto. Il suo contenuto dovrà deciderlo il governo e sicuramente non mancheranno le lotte intestine.

Ecco alcuni punti della legge sòla (come si dice a Roma):

1. Non si sa di preciso quali sono i compiti amministrativi che spettano alle regioni e agli enti locali, né i livelli minimi di servizi che le une e gli altri devono offrire.

2. Non si sa quali tasse nazionali dovranno essere sostituite da quelle locali e quindi quante "resteranno" nei territori che le pagano.

3. Non si sa quanto costerà l'attuazione del federalismo fiscale.

Però "è legge" e siamo tutti contenti.

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