Da City del 18 maggio 2011
Marco Revelli, sociologo e politologo, insegna all’Università del Piemonte Orientale.
Professore, l’esito del primo turno del voto amministrativo segna la “fine del berlusconismo”, come dice la sinistra?
Se non è la fine, è una grande breccia: Berlusconi ha personalizzato e radicalizzato le elezioni, ha chiesto un voto su di lui. Ed è stato punito dagli elettori. A Milano ha danneggiato anche Letizia Moratti.
La Lega ha perso voti al Nord e a Milano. Perché?
L’abbraccio con Berlusconi, a lungo una forza, è diventato mortale. Il bunga bunga non piace: gli elettorati del centrodestra non vogliono un capo del governo incapace di controllare se stesso e la propria sessualità.
Il Pd fa bene a cantare vittoria?
No. È chiaro chi ha perso, non altrettanto chi ha vinto. L’unico successo vero del Pd è stato a Torino.
A Milano alla sinistra è andata bene, però.
Giuliano Pisapia è un outsider imposto dal basso con le primarie. A Napoli Luigi De Magistris è stato imposto nel ballottaggio.
Per il Pd cosa significa?
Che vince solo se accetta di rinnovare la sua classe dirigente, con figure non rigorosamente di partito.
Come peserà il voto sul governo?
Ha fatto quello che non ha fatto il voto di fiducia del 14 dicembre, grazie a un po’ di parlamentari comprati. E nei partiti carismatici, se entra in crisi il capo carismatico, le varie componenti iniziano a litigare.
Elena Tebano
