Entusiasti per le elezioni europee? Neppure io. Però, prima di salutarvi per il ponte del Primo maggio, vi lascio a un giochino divertente. Si chiama EuProfiler e vi dice qual è il partito più vicino alle vostre posizioni politiche.
Il più autorevole sito di analisi economiche in Italia, lavoce.info, ha cercato di ottenere i dati sulla base dei quali la Protezione civile e il pemier Berlusconi hanno deciso che costa meno spostare il G8 all'Aquila. Hanno ricevuto solo delle tabelle con dei preventivi per la Sardegna.
Al momento, gli unici "dati" disponibili in merito sono le dichiarazioni di Berlusconi. Con buona pace di chi si fida. Sulla base dei fatti noti, lavoce.info ha tratto l'unica conclusione possibile: "Delle due l’una: o i risparmi non ci saranno oppure la cifra inizialmente stanziata era in buona parte ingiustificata".
Ovviamente ce n'è anche una terza, che è quella a cui sono giunta anch'io dopo l'annuncio del premier: non conta se il G8 si farà o no in Sardegna, conta non parlare di altre cose.
"Il nuovo disegno di legge in materia di sicurezza così come è stato riproposto azzera le funzioni di impulso e coordinamento, che erano state date alla procura nazionale antimafia nel precedente decreto sulle misure di prevenzione", ha denunciato di fronte ai deputati il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, in un'audizione alla commissione Giustizia della Camera.
Fu Giovanni Falcone a inventarsi l'antimafia, per dare un indirizzo unico e più efficace alle indagini contro le mafie. Con poche righe nascoste tra quelle in cui si parla di espulsioni, ronde, medici-delatori, adesso il governo vuole ammorbidire proprio questo impulso. Non ci sarà più un coordinamento unico subito per tutte le indagini che riguardano i reati di mafia.
Ma solo quando i procedimenti saranno "avviati a seguito della proposta avanzata dai procuratori distrettuali". Invece di poter condurre indagini nazionali contro la criminalità organizzata, si dovrà aspettare che siano concluse quelle locali. Così si aiuta soprattutto la parte grigia della mafia, quella che sta oltre i primi livelli. Che coordina, e magari reinveste i guadagni criminali in attività lecito o in altri luoghi.
A proporre l'emendamento non è stato qualche remoto deputato di dubbia fama, ma il governo. Secondo cui, evidentemente, dei poveracci mezzi disdratati sulle navi sono più temibili di mafia, camorra, 'ndrangheta e sacra corona unita. Ma gli italiani avranno le ronde, e allora sì, potranno stare tranquilli.
"Si sono verificati movimenti ridistributivi orizzontali che hanno modificato le posizioni relative delle classi sociali, sommariamente individuate in base alla condizione professionale del principale percettore di reddito della famiglia", ha detto in economichese il direttore del servizio studi di struttura economica e finanziaria della Banca d'Italia, Andrea Brandolini.
In parole povere significa che la società è diventata più ingiusta e che il ceto medio si è assottigliato. La ricchezza totale del paese, infatti, non è cambiata granché, ma le diseguaglianze sono aumentate. "Ciò è accaduto dalla metà degli anni Novanta, quando la distribuzione delle risorse è mutata a vantaggio delle famiglie dei lavoratori autonomi e in parte dei dirigenti e dei pensionati, a scapito di quelle degli operai e degli impiegati", spiega Brandolini
E se Il Corriere della Sera nel riportare la notizia ci tranquillizza dicendo che comunque la povertà totale non è aumentata, RaiNews24 aggiunge un particolare inquietante. E cioè che secondo il dossier della Banca d'Italia, "il livello della povertà e della disuguaglianza dei redditi familiari è elevato nel confronto internazionale, ben superiore di quello degli altri paesi mediterranei e dei paesi di lingua inglese".
La notizia è di martedì scorso. Brandolini l'ha comunicata ai senatori della Repubblica durante un'audizione. Sui giornali, però, non ha fatto grandi apparizioni. Né ho visto orde di politici sfilare in tv denunciando un problema ben più grave della sicurezza o del G8 all'Aquila. Eppure in una società meno giusta si vive peggio e anche la democrazia funziona male.
Non so come la Banca d'Italia ricavi i suoi dati. Ma se lo fa a partire dalle dichiarazioni dei redditi la situazione è ancora peggiore, perché moltissimi (troppi) autonomi non dichiarano tutto quello che guadagnano. E quindi rubano agli altri cittadini soldi destinati a strade, ospedali, scuole. Di cui usufruiscono ma per cui non pagano.
La lotta all'evasione, allora, e una serie di benefici fiscali per i dipendenti servirebbero anche ad aiutare quelli che negli ultimi 15 anni sono stati più penalizzati e hanno dato di più per i servizi di cui beneficiamo tutti.
"Sono convinto che siano maturi i tempi perché la festa della Liberazione possa diventare la festa della Libertà",
Silvio Berlusconi, Onna, 25 aprile 2009
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ieri ha celebrato la Festa della Liberazione: è la prima volta da quando 15 anni fa ha iniziato ufficialmente a fare politica. L'anno scorso, per intendersi, l'aveva passato chiuso a casa sua insieme a un fascista dichiarato e convinto, il senatore del Pdl Giuseppe Ciarrapico. Ieri era a Onna, con al collo il fazzoletto della brigata partigiana Maiella.
Il messaggio non avrebbe potuto essere più diverso. Nel 2008 Berlusconi era insieme a un sostenitore e "rappresentante" del regime fascista. L'anno dopo a quelli che lo avevano combattuto. Berlusconi però, che in questo è un genio, ha scelto con cura il suo discorso. E di fatto, la sua retorica rende "compatibile" il 25 aprile con i fascisti di ieri e di oggi. Basta vedere le parole e i luoghi che ha scelto: vi chiedo un po' di pazienza, perché questo post sarà più lungo del solito. Guardiamo.
Intanto Onna, simbolo di ricostruzione, teatro della nuova incarnazione del premier: il leader che c'è e risolve le emergenze. E infatti nel suo discorso, lo dice esplicitamente: "Guardando ai tanti italiani che si sono impegnati qui nell’opera di soccorso e di ricostruzione mi sento orgoglioso, ancora una volta, ancora di più, di essere italiano e di guidare questo meraviglioso Paese. Oggi Onna è per noi il simbolo della nostra Italia". E coglie l'occasione per ricordare che lui è alla guida.
Poi la Brigata Maiella: una delle poche non politicizzate della Resistenza, e delle pochissime che furono inglobate dall'esercito americano. Con un colpo solo Berlusconi evita l'ombra dei "vecchi" partiti (democristiani, ma soprattutto socialisti e comunisti) e rinnova la sua fede statunitense. Magistrale.
Poi le parole. Berlusconi è il leader del partito del Popolo della libertà. E infatti il termine che ripete più spesso è libertà. Intanto perché, dal punto di vista del marketing politico fa bene: magari quando uno tra un mesetto deve andare a votare, gli torna in mente e mette più volentieri la croce sul simbolo del Pdl.
E poi, perché, come spiega lui, "la libertà è un diritto che viene prima delle leggi e dello Stato, perché è un diritto naturale che ci appartiene in quanto esseri umani". Lo dice subito dopo aver sostenuto che "La Resistenza è – con il Risorgimento – uno dei valori fondanti della nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà". Anche qui ogni singola sillaba è scelta con attenzione.
La libertà è un diritto di natura, non va conquistato. Sta lì senza bisogno di interventi attivi e sostuisce la liberazione, che una forma di azione e consapevolezza politica, implica un impegno condiviso, volontà di autodeterminazione. C'è tutta un'ideologia nel semplice fatto di sostiuire la liberazione con la libertà. E infatti Berlusconi parla di "libertà riconquistata" (non dell'atto di riprendersela) e propone di far diventare il 25 aprile la festa della libertà. Così ben rappresentata, a partire dal nome, dal suo partito.
Sono altrettanto importanti le omissioni: il leader del Pdl, con la bandiera al collo, usa solo una volta la parola partigiani. Quando ringrazia, ringrazia soprattutto gli alleati e gli ex militari, che dopo l'8 settembre, hanno combattuto "contro l'invasore nazista" e per la libertà.
Mai contro la dittatura fascista. E infatti il termine dittatura non compare mai. Né quello di "fascismo". C'è solo negato. Dalla Resistenza, spiega Berlusconi, "fu però mancato l’obiettivo di creare una coscienza morale «comune» della nazione, un obiettivo forse prematuro per quei tempi, tanto che il valore prevalente fu per tutti l’antifascismo, ma non per tutti l’antitotalitarismo".
E lì capisci, che in fondo, l'antifascismo non va tanto bene. Meglio l'antitotalitarismo, che per Berlusconi è soprattutto anticomunismo. Et voilà. Contano queste scelte terminologiche, più che il richiamo a non mitizzare la resistenza e a riconoscere anche le "colpe" degli antifascisti.
E infatti, per finire, Berlusconi parla una volta di scelta "sbagliata", riferendosi ai repubblichini fiancheggiatori di Hitler: "E con rispetto dobbiamo ricordare oggi tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata". Ma poi aggiunge un inciso rivelatore: "sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta".
Il problema era che la causa era "sbagliata" o semplicemente che non è riuscita a vincere? Se alla fine quest'anno Berlusconi non ha passato la Festa della Liberazione con Ciarrapico, forse Ciarrapico, in spirito, era con lui.
Il 25 aprile del 1945 i partigiani (comunisti, socialisti, cattolici, liberali, azionisti) liberarono Milano e Torino dagli occupanti nazisti e dai loro fiancheggiatori fascisti della Repubblica di Salò. Fu il culmine dell'insurrezione generale contro la dittatura, proclamata dal Comitato di Liberazione Nazionale e in particolare dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia.
Quando le truppe alleate arrivarono nelle città del Settentrione, molto spesso le trovarono già liberate. Dagli uomini e dalle donne che ci hanno lasciato in eredità la Repubblica democratica.
Nessuno, da piccola, mi ha mai raccontato della Resistenza. L'ho conosciuta leggendo i libri della "biblioteca di classe" delle elementari. Non avevo familiari partigiani. Però ho avuto un parente eroico: il macchinista socialista Consolato Aloi. Era uno dei pochi, all'epoca, a saper condurre una locomotiva elettrica.
Saltò da un treno in corsa nella Pianura padana, perché non voleva portare in Germania il suo carico di ebrei. "Qualcuno ce li porterà, ma non voglio essere io", disse. Trascorse il resto della guerra nascosto in uno sgabuzzino. Io non l'ho mai conosciuto.
Ma oggi il mio pensiero va a lui e a tutti quelli che hanno saputo dire "No" alla barbarie, anche se avevano solo da perderci. Grazie.
Saveria Ricci ha fondato insieme a Francesco Bilotta e Antonio Rotelli la Rete Lenford, un'associazione di giuristi per la tutela delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans. Stanno portando avanti i ricorsi contro i comuni che negano le pubblicazioni di nozze alle coppie omosessuali.
E' una battaglia semisconosciuta, ma geniale, perché si basa su un principio fondamentale della Costituzione: tutti i cittadini sono uguali. E sul fatto che nessuna legge, in Italia vieta espressamente il matrimonio gay. Il tre aprile hanno ottenuto la prima importante vittoria.
Il Tribunale di Venezia ha riconosciuto le loro ragioni e ha rimandato il ricorso alla Corte costituzionale. Potrebbe essere il primo passo per il riconoscimento delle unioni, meglio, del matrimonio gay. Molto più di quanto prevedessero Pacs, Dico o Cus.
In questa intervista a City, Saveria Ricci spiega tutto nei dettagli. Se siete gay e vi volete sposare, lei è l'indirizzo giusto...
Il matrimonio tra gay? Nessuna legge lo vieta
Avvocata, SaveriaRicci ha fondato la Rete Lenford per i diritti delle persone omosessuali e trans. Grazie alla sua battaglia legale il tribunale di Venezia ha aperto alle nozze gay.
Cosa è successo a Venezia: le nozze omosessuali non sono più vietate?
Guardi, nel nostro ordinamento non c’è nessuna legge che proibisce il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Come, no?
Non è previsto ma non è neanche vietato: di sicuro non c’è nessun divieto scritto nella Costituzione.
Però si continuano a impedire i matrimoni gay.
Le rispondo con quanto ha scritto la Corte costituzionale del Sudafrica quando ha introdotto le nozze gay: “Il fatto che un pregiudizio duri da tanto, non ne giustifica la sopravvivenza”.
Voi cercate di mettervi fine: come?
Facendo decidere alla magistratura, a cui, in democrazia, spetta il compito di interpretare le leggi.
Di fatto, quindi, la Rete Lenford aiuta tutte le coppie gay che vogliono sposarsi...
Magari! Non basterebbero tutti gli avvocati d’Italia. Ne assistiamo solo alcune, che hanno chiesto le pubblicazioni di matrimonio e se la sono vista rifiutare.
Cioè l’affissione all’albo del Comune?
Sì, sono una delle condizioni per potersi sposare. Servono per esempio a prevenire la bigamia. Si pubblica la richiesta di una coppia di andare a nozze, perché così un eventuale coniuge può vederla e dire: “Quello è già mio marito, non si può sposare”.
E voi l’avete richiesta anche per delle coppie omosessuali...
Sì: a Venezia, Torino, Roma, Pavia e Milano, Firenze... Per fortuna non è morto o svenuto nessun ufficiale di Stato civile! Si sono limitati a negare le pubblicazioni. E noi abbiamo fatto ricorso. Il tribunale veneto, per la prima volta, l’ha accettato. Grazie all’avvocato Francesco Bilotta.
Perché?
Il suo ricorso è uno degli atti giuridici più belli che abbia mai visto: una perla. Costringe alla riflessione anche l’interlocutore più indifferente.
Su cosa?
Sul fatto che abbiamo una Costituzione in cui si stabilisce l’uguaglianza tra tutti i cittadini. E sul fatto che l’affettività è un diritto fondamentale che fa parte del diritto alla salute: puoi avere un corpo sano, ma se non puoi vivere come gli altri i tuoi sentimenti e la tua sessualità, non stai bene.
Con queste argomentazioni, avete chiesto al tribunale di Venezia di fare concedere le pubblicazioni a una coppia di uomini...
Sulla base di questo e del fatto che, come le dicevo prima, la Costituzione non vieta le nozze gay.
I giudici cosa hanno fatto?
Hanno analizzato la questione dal punto di vista tecnico e si sono chiesti se ci fossero dei diritti ancora non riconosciuti. E anno riscontrato “nuovi bisogni, legati anche all’evoluzione della cultura e della civiltà, che chiedono tutela”.
Questo, in parole povere, cosa significa?
Che hanno rinviato la decisione e chiesto un parere alla Corte costituzionale.
Cioè al tribunale supremo a livello nazionale: perché?
La Corte costituzionale, che è composta dai migliori giuristi del Paese, è chiamata a stabilire se una legge rispetta la Costituzione. Oppure se la sua interpretazione corrente non è precisamente rispettosa della Carta . È l’organo che detiene le chiavi della democrazia.
Cosa può fare?
Può dire che una legge è incostituzionale. O va rivista la sua applicazione. E quindi può dare dei suggerimenti al legislatore. Prima che si pronunci, però, ci vorrà tempo: almeno un anno.
Lei cosa spera?
Che continui a indirizzare il Paese verso una democrazia più completa, garantendo i diritti di tutti. Come ha fatto finora.
Ma è così importante che la società riconosca le unioni gay?
Lo psichiatra Vittorio Lingiardi ha spiegato che non riconoscere ai gay il diritto di essere una coppia “legale” danneggia la loro salute e rinforza i pregiudizi omofobi.
Quindi la risposta è sì...
C’è una minoranza di persone che ha dentro un tale impulso alla libertà, da riuscire a vivere senza il riconoscimento sociale che ti dà la legge. Ma per la maggior parte della gente non è così. E poi non c’è motivo per questa limitazione: come hanno scritto anche i giudici di Venezia, il riconoscimento delle nozze gay non minaccia “né interessi pubblici né privati”.
La Rete Lenford difende i diritti delle persone gay, lesbiche e trans. Ce ne sono altri non riconosciuti, oltre al matrimonio?
Pensi all’eredità: si dice che anche ora si possa lasciare tutto al partner gay...
Non è vero?
È possibile solo se non ci sono eredi legittimi, cioè genitori o figli. In più, se la mia compagna eredita da me, perde quasi metà del valore in tasse, perché per la legge è un’estranea. A mia moglie non succederebbe. E non posso lasciare alla mia partner neppure la pensione di reversibilità. Ma pago i contributi come tutti: nella dichiarazione dei redditi non c’è la casella per l’esenzione con scritto: “gay”.
Lei, se potesse, si sposerebbe?
Per lavoro faccio l’avvocata matrimonialista e ne vedo di tutti i colori. Per cui non lo so. Però preferirei essere io a decidere: non voglio che mi sia impedito.
Ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato di voler fare il vertice del G8 di luglio in Abruzzo, invece che alla Maddalena, in Sardegna. L'avete sentito tutti. Quello che non avete sentito è che degli 8 miliardi "stanziati" dal governo per le vittime del terremoto e la ricostruzioni, molti devono ancora arrivare.
Il trucco è semplice: si spara la boiata più grossa che si riesce a immaginare e tutti, in primis i giornalisti, parlano di quello. Così la boiata reale rimane "nascosta" sotto gli occhi di tutti.
In questo caso la boiata reale è semplice: non si sa ancora da dove il governo tirerà fuori i soldi per ricostruire l'Abruzzo. Il decreto infatti, prevede 1,5 miliardi di euro subito e 6,5 miliardi di spese in conto capitale, cioè a fondo perduto, da pagare nei prossimi anni.
Tra le poche cose sicure c'è che, per finanziare il decreto, il ministro dell'economia Giulio Tremonti pensa di chiedere 500milioni di euro alla Ue, di usare il fondo per le imprese della presidenza del Consiglio, e - soprattutto - i 300 milioni del bonus famiglia del decreto anticrisi (quello che doveva salvare le famiglie italiane dalla povertà a novembre).
Di fatto sono tutti soldi che andranno tolti ad altri capitoli di spesa, nonostante fossero già stati messi a bilancio. Vi ricordate l'Alitalia? Il governo di Romano Prodi, d'accordo con l'allora opposizione di Silvio Berlusconi, prese i soldi per salvarla (300 milioni) dai fondi per pagare gli stipendi dei ricercatori universitari. Adesso molti università sono senza fondi. E nessuno garantisce che il terremoto non costi più di 8 miliardi.
Ma di questo, al momento, nessuno parla. Ci occupiamo tutti del G8.
Grazie al lavoro della Rete Lenford e dell'associazione radicale Certi Diritti, il tribunale di Venezia ha aperto al matrimonio gay. L'articolo da City di oggi. Riusciranno a eliminare (almeno) questa discriminazione nei confronti delle persone lesbiche, gay e trans? Comunque: repetita juvant.
Il tribunale di Venezia si è appellato alla Corte Costituzionale, chiedendo di dichiarare discriminatori gli articoli del codice civile che vietano ai gay e alle lesbiche di sposarsi.
Scondo i giudici, infatti, “nuovi bisogni, legati anche all’evoluzione della cultura e della civiltà, chiedono tutela” e nel matrimonio fra persone dello stesso sesso non si “individua nessun pericolo di lesione a interessi pubblici o privati".
E' una vittoria storica per il movimento gay: da mesi la rete Lenford ha promosso azioni legali per ottenere il riconoscimento di pari diritti per tutti i cittadini, compresi quelli omosessuali. Con l'assistenza dei legali della Rete Lenford, copppie gay di tutta Italia hanno chiesto all'Ufficiale di Stato Civile del loro Comune di la pubblicazione del loro matrimonio. Finora tutti Comuni hanno sempre risposto con un rifiuto ufficiale. Di fronte a cui gli avvocati di Lenford hanno fatto ricorso in tribunale. I giudici di Venezia lo hanno accettato.
Adesso la parola passa alla Corte Costituzionale. E si spera che i giudici dell'Alta Corte aboliscano finalmente la discriminazione.
Il Pd ha presentato le liste per le elezioni alle europee. Non sono volti nuovi, né sembrano indicare (tranne pochissime eccezioni) quel cambiamento nel partito che Dario Franceschini aveva annunciato.
Sud: 1. Paolo De Castro 2. Rosaria Capacchione 3. Gianni Pittella In lista, però, ci sono anche due assessori della Giunta Bassolino: uno ex, Angelo Montemarano indagato, e uno ancora in carica, Andrea Cozzolino.
Isole: 1. Rita Borsellino 2. Francesca Barracciu 3. Giovanni Barbagallo
Sono rimasti quattro giorni all'addiaccio prima che qualcuno decidesse dove mandarli. Alla fine erano stremati. Adesso i 140 profughi nigeriani della Pinar sono in Sicilia, nel Centro di identificazione ed espulsione di Caltanissetta (per l'occasone ribattezzato ipocritamente centro di "accoglienza"). L'Italia sostiene di aver accolto i profughi "per ragioni umanitarie", ma continua a protestare con Malta.
E il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha mandato a Bruxelles un dossier sul caso. Malta, però, non ci sta e sostiene che i migranti dovevano essere soccorsi dall'Italia. La questione si è sbloccata solo dopo l'intervento del presidente della Commissione Ue Jose Manuel Barroso. Ma come stanno davvero le cose?
La risposta è che non si sa. Le due barche con i profughi nigeriani, infatti, erano più vicine a Lampedusa (cioè all'Italia) che a Malta: 112 miglia a sud delle coste maltesi, 40 a sud di quelle italiane. Però, spiega Laura Boldrini, rappresentante italiana dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati, si trovavano nelle acque di competenza di Malta per i salvataggi, la cosiddetta "zona Sar" (Search and rescue cioè "ricerca e salvataggio"). E infatti Malta ha avvertito la Pinar e ha chiesto alla nave, un mercantile turco, di recuperare i migranti.
Fin qui tutto bene. Poi Malta ha ordinato alla Pinar di andare a depositare i profughi a Lampedusa, il porto più vicino. Quando il mercantile è arrivato a 25 miglia dalle coste italiane, il nostro governo l'ha fermato. Ed è cominciata la lite ufficiale. Quelle 140 persone non le voleva nessuno. I trattati internazionali (di cui per altro Malta non ha sottoscritto alcuni emendamenti) dicono che a coordinare i salvataggi deve essere il Paese competente sulla Sar (l'area di soccorso). E che deve "trovare il posto più adatto in cui farli sbarcare". Ma non si spiega in base a quali criteri.
Il risultato è che le navi con migranti e rifugiati vengono trattate come palline da ping-pong. E se stavolta l'Italia ha detto sì, Maroni promette che non lo farà più. Anche Malta si rifiuta, anche se ha delle zone Sar molto ampie, perché ha interesse ad allargare le sue acque territoriali (per la pesca e lo sfruttamento di altre risorse). Ognuno, insomma, si fa gli affari suoi.
A rimetterci sono - tanto per cambiare - i più poveri. Il perché lo spiega Laura Boldrini: "Questi incidenti scoraggiano i mercantili e i pescherecci a prestare soccorso perché se si arriva ad essere bloccati per giorni subendo delle penali e vivendo a bordo delle situazioni veramente difficili". Noi, però, ci siamo lavati la coscienza.
"I ministri in compenso stavano al cesso! Non scrivere! Cosa scrivi tu? Cosa scrivi?! Guarda che ci sono le riunioni a casa mia per la Rai, eh! Stai attenta! Stai attenta!".
Silvio Berlusconi, conferenza stampa sul G20, 3 aprile 2009
Confesso che questa mi era sfuggita. Poi ho controllato: Repubblica la segnalava in un trafiletto di economia. Forse significa che alle gaffe del nostro premier Silvio Berlusconi, ormai, siamo tutti abituati. Ma questa, oltre al disprezzo per i ministri della Repubblica, conferma la concezione privatistica della televisione pubblica, che dovrebbe essere di tutti. E la convinzione (mascherata da battuta) di poter dire cosa scrivere alla libera stampa. Con tanto di minaccia scherzosa, ma sfacciata, alla giornalista che osa scrivere.
Non riesco a non pensare al famoso filosofo: quello secondo cui "nella società dello spettacolo, l'apparenza è essenza". E infatti, puntualmente, le nomine Rai si sono fatte a casa di Berlusconi: Palazzo Grazioli.
“Rispetto le istituzioni, ma è meglio presentarsi con la tribù degli affetti che vivere nell’ipocrisia da Mulino Bianco. Oggi, il politico si deve presentare per quello che è nella realtà”
Pier Ferdinando Casini, Chi, 5 giugno 2007
Nei manifesti per le elezioni europee il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini si presenta come padre e difensore della famiglia. Le varie versioni lo ritraggono con quelli che, presumibilmente, devono ricordare i suoi figli: l'ultimogenito Francesco (nato nel 2007) e la piccola Caterina (nata nel 2004). Sei due bambini siano modelli o davvero i suoi figli, non lo so.
Ma quello che conta è ciò che appare. E così il sostenitore della famiglia Casini ricorda ai suoi elettori di essere padre, ma non marito. Perché? Perché altrimenti, da buon cattolico, dovrebbe comparire con due mogli. E se nel 2001 - quando si insediò come presidente della Camera - portò la sua famiglia allargata , non lo fa per le europee 2009. Nessuna moglie is megl che two.
Tanto per ricordarlo: la prima è stata Roberta Lubich, da cui ha avuto due figlie ora adolescenti e poi divorziato; la seconda e attuale è Azzurra Caltagirone, con cui ha convissuto in peccato mortale svariati anni, per poi sposarla.
Casini, però, non ci sta ad essere giudicato dalla sua vita. "Il fatto che un politico sia divorziato, o sia in una situazione di difficoltà familiare, come nel caso di chi è qui presente, non vuol dire che non possa dire nulla sui Pacs o su altri argomenti legati alla famiglia", ha affermato per esempio a Ballarò, il 17 marzo del 2006.
E' vero, ma solo se non ci fai campagna elettorale. Se ci fai campagna elettorale, allora hai il dovere di farti giudicare, perché vendi dei valori che neppure tu riesci a seguire. Tant'è che anche Casini li cancella dai manifesti elettorali.
La scelta di fare il padre, ma non il marito, ha anche un altro indubbio vantaggio: cancellare il conflitto di interessi che Casini si porta dietro. Di solito l'accusa è rivolta solo al premier Silvio Berlusconi, ma è un errore.
L'Azzurra Caltagirone sposata da Casini nell'ottobre 2007, infatti, è figlia di Francesco Gaetano Caltagirone, costruttore, editore, vicepresidente del Monte dei Paschi di Siena, rilevante azionista di Grandi Stazioni, decimo uomo più ricco d'Italia.
La stessa Azzurra è tutto fuorché una casalinga: è infatti vicepresidente della Caltagirone Editore, che possiede Il Messaggero e Leggo (il gratuito, terzo quotidiano d'informazione italiano, tanto per dire). Strumenti molto potenti, se uno vuole sponsorizzare una causa politica. Ma l'importante è difendere la famiglia, da padre. Alla faccia dell'ipocrisia da Mulino Bianco.
"La sua battuta è assolutamente personale. Io invece voglio cogliere l'occasione per ringraziare non solo le istituzioni, che sono molto presenti sul campo e stanno dimostrando davvero l'impegno concreto, ma anche tutti i volontari", Lorena Bianchetti, Domenica in, 12 aprile 2009
La libertà si vede dalle piccole cose. La presa di distanza di Lorena Bianchetti, giornalista e conduttrice tv molto vicina alla Cei, viene dopo un'innocente battuta del Mago Silvan ("Dopo, questa bacchetta magica la diamo a Berlusconi"). Niente di che, ma siamo sulla Rai e la conduttrice va in panico. Manda segnali alla redazione/regia della trasmissione, e poi fa la Dichiarazione non richiesta di Fedeltà al Leader, Silvio Berlusconi. E ci ricorda quanto le istituzioni siano state brave nella gestione del terremoto in Abruzzo (per altro mai nominato, la cosa è anche un po' comica).
Domenica In non è una trasmissione politica. Lorena Bianchetti nel programma si occupa di mescolare "momenti di riflessione e intrattenimento" (lo dice Wikipedia). Niente di pericoloso, apparentemente. Ma è in questi spazi "neutri" che i messaggi politici - 'dobbiamo tutti essere grati al Nostro Caro Leader' - sono più potenti che mai. Come quando nei giornali di gossip, vedi Chi (il mondadoriano e berlusconiano settimanale), si fanno le biografie dei politici e delle loro mogli.
E l'autocensura è ancora più pericolosa della censura: in Rai e ancor di più a Mediaset, sopravvive solo chi si adegua preventivamente. Per gli altri non c'è spazio. Ovvio pensare alle polemiche su Annozero. Ieri sera Michele Santoro ha risposto a modo suo. E Francesca Fornario ha portato in video le vignette di Vauro.
Erano la Via Crucis del precario. Un omaggio (al modo della satira) allo spirito cristiano di chi sta con gli ultimi. Ma mentre le vignette di Vauro scorrevano in tv, i cellulari degli alti dirigenti Rai erano bersagliati dagli sms di esponenti politici, in particolare dell'Udc, "offesi" dal riferimento cristiano.
La libertà si vede dalle piccole e dalle grandi cose.
ps: ringrazio Copyo che ha segnalato il video su Domenica In.
"Le autorità dovrebbero condannare in modo più fermo tutte le manifestazioni di razzismo o di intolleranza", Thomas Hammarberg, commissario europeo per i diritti umani
L'Europa ci dice che in Italia non rispettiamo i diritti umani. In particolare quelli dei rifugiati, che continuiamo a rispedire nei paesi dove possono essere torturati, anche se l'Ue ci ha chiesto di non farlo.
Per l'Europa, giustamente, è una questione di diritti umani. Per noi il problema è "solo" il razzismo. Quasi come se i diritti umani non valessero quando si tratta di immigrati.
Ci sono modi molto subdoli di dare per scontato che gli immigrati abbiamo meno valore degli altri esser umani. Prendete Gianni Alemanno, sindaco di Roma. Oggi ha parlato di discriminazione:
"Aver messo il logo del comune di Roma sul manifesto di una iniziativa di Casapound è sbagliato ma in tutta questa enfasi vedo il seme di quel concetto di discriminazione per un atto che non è uno scandalo"
Si riferiva al fatto che il Comune di Roma ha sponsorizzato un incontro nel centro sociale neofascista. Una atto sbagliato, dunque, ma scandalizzarsi è discriminazione. Quando parla di stranieri, però, improvvisamente le parole cambiano e la discriminazione sparisce.
"C'è un rischio bullismo a Tor Bella Monaca che preoccupa e che si manifesta con aggressioni al diverso e ai più deboli".
Bullismo. A cosa fa pensare? A ragazzate, prese in giro, angherie tra compagni di scuola. Peccato che il sindaco di Roma si riferisce al giovane che ha cavato un occhio con una bottigliata a un ragazzo senegalese, solo perché l'immigrato si era permesso di avere una macchina troppo vecchia.
Magari l'aggressore di Tor Bella Monaca era solo un pazzo. Ma affrancare un'aggressione efferata come bullismo, non aiuta a combattere il razzismo: lo conferma.
Finisco con Mario Borghezio, leghista, che comunque rappresenta un pezzo d'Italia nell'Europarlamento.
"Abbiamo ceduto alla richiesta di un partito della maggioranza, che se non avessimo accettato avrebbe fatto cadere il governo" Silvio Berlusconi, Poggio Picenze, 16 aprile 2009
Per guadagnarli, una persona che prende 1.500 euro al mese (circa trentamila lordi l'anno) dovrebbe lavorare tredicimilatrecentotrentatre anni. Ma noi li buttiamo dalla finestra, perché la Lega ha paura del libero voto degli italiani. E' questa la cosa scandalosa: la Lega potrebbe fare una campagna elettorale per l'astensione, oppure per il no. Sarebbe giusto e legittimo. Invece ricorre ai trucchi per favorire l'astensione inconsapevole. Forse ritiene che gli italiani siano stupidi? O di non poterli convincere che ci siano buoni motivi per astenersi?
Non lo so. Ma so che, oltre a uno spreco di soldi, rifiutare l'accorpamento elettorale è uno spreco di democrazia. Un partito, oltretutto di governo, vuole favorire il fatto che gli italiani non scelgano. E il premier lo asseconda perché non vuole perdere il suo posto. Eppure Berlusconi, altre volte, non ha avuto problemi a dar contro alla Lega. Guardate qua.
Ma la Lega, ieri, ha detto no. Il motivo ufficiale? Sarebbe "incostituzionale" perché renderebbe pubblica l'astensione, violando il diritto alla "segretezza". Lo ha detto il Ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, appunto. Uno che per mestiere deve migliorare le nostre leggi.
Ma non è vero: l'astensione, da sempre, è visibile sui registri elettorali. Da sempre, nei voti multipli, è possibile accettare alcune schede e rifiutarne altre. Chi vuole astenersi può farlo, senza che cambi niente. E allora perché Calderoli dice il falso?
Perché teme che gli italiani votino sì al referendum per abolire la sua "porcata". In questo modo sarebbero vietate le candidature multiple e il premio di maggioranza andrebbe al partito con più voti, non a quelli di tutta la coalizione vincente, come avviene ora. La Lega, insomma, perderebbe un sacco di parlamentari. E tutti i partiti perderebbero la possibilità di decidere da soli quali candidati saranno eletti (i primi in lista).
Se si accorpano i vari voti (amministrative, europee e referendum) è più probabile che la gente andrà a votare. Se il referendum sarà da solo, o con i ballottaggi, è più difficile che si raggiunga il quorum, visto che gli italiani si ritroveranno, a giungo, tre domeniche elettorali di seguito. Però Calderoli non lo vuole dire apertamente. "Quella del diritto alla segretezza dell'astensione è una grossa balla", ha detto uno dei costituzionalisti che hanno promosso il referendum Giovanni Guzzetta, "Se fosse uno studente di legge lo boccerei". Invece è un ministro.
"Una cartolina da Bruxelles? Non ti manderò neanche una cartolina da Roma, perché se vado via da Bologna per andare a Roma, avresti il titolo per dirmi che sono un cialtrone. Io sono una persona seria"
Lo ha detto a un giornalista il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, annunciando che non si sarebbe ricandidato alla guida della città. Né da nessun'altra parte ( qui trovate il video, basta guardare gli ultimi 40 secondi). Era il 9 ottobre del 2008. Ora è capolista del Pd per le europee nella circoscrizione Nord-Ovest. Giudicate voi. Io vi aiuto con una lista delle sue dichiarazioni.
24 marzo 2009: "Mi pare che la Bresso parli della sua mancata candidatura, perché non mi risulta che ce ne sia una mia ad oggi". (La governatrice del Piemonte Mercedes Bress, il giorno prima aveva commentato: "Non si può dire che si vuole stare con la famiglia e poi presentarsi alle Europee").
5 aprile 2009: "Il come (posso aiutare il Pd) lo decideranno i responsabili del partito Io non sono ancora candidato a niente. Ho solo esplicitato la mia disponibilità al segretario nazionale Dario Franceschini. Dove utilizzarmi è giusto che lo decidano i responsabili del Pd. Ho un'idea un po' antica del partito: per me la politica è servizio, dunque a decidere devono essere gli organismi dirigenti".
11 aprile 2009: "Con quelle dimissioni (di Veltroni) eravamo sul serio arrivati sull'orlo del baratro. A quel punto Franceschini mi ha chiesto, con insistenza e affetto, la disponibilità per l'Europa. E qui è scattato il mio essere antico. Io ho un'idea della politica che appartiene al passato. Se il partito in un momento difficile mi chiede di dare una mano, non posso e non voglio sottrarmi. Anche a costo di un'apparente incrinatura della mia credibilità".
Cofferati, a quanto pare, sa che la sua credibilità non ne è uscita tanto bene.
Da giorni sui media si parla della polemica su Annozero, dopo che Michele Santoro ha dedicato la puntata al terremoto in Abruzzo. Non me ne frega niente. Odio questo tipo di discussione: serve solo a distrarre dai contenuti.
Non sono neppure una fan di Marco Travaglio: ha il pregio di sapere tutto sui processi in corso in Italia, ma quando si mette a fare ironia su Silvio Berlusconi non lo sopporto. Sembra uno scontro di ego, mentre si dovrebbe parlare dei contenuti. Non è il personaggio-Berlusconi il problema.
Detto questo, ad Annozero, giovedì scorso, Marco Travaglio ha fatto una magistrale ricostruzione di come funziona il sistema mafia-costruzioni-politica. Una delle chiavi del potere economico della mafie, in Italia, è il cemento. Quello che non è abbastanza armato e poi viene giù. Lo sanno imprenditori e politici, ma se ne fregano, perché ci guadagnano.
Sono 294 i morti del terremoto in Abruzzo. A L'Aquila molte delle case che hanno ceduto, accartocciandosi su se stesse, risalgono agli anni '70. E in teoria erano in cemento armato. In pratica, come racconta Attilio Bolzoni, no.
"Diciamo che fatto 100 il costo della costruzione, chi gioca con la qualità del cemento arriva a guadagnare fino a 50, 60. Chi costruisce a regola d'arte è al 30", ha spiegato, sempre a Bonini, Paolo Clemente, ingegnere della task force Enea-Protezione civile.
Berlusconi, quando gli hanno chiesto se secondo lui i morti de L'Aquila fossero dovuti anche alla cattiva costruzione degli edifici, ha detto di non credere che ci fossero state irregolarità, ma piuttosto che i palazzi crollati "rappresentano le tecnologie dell'epoca".
Berlusconi, prima di diventare un imprenditore dei media, è stato soprattutto un costruttore. E la sua mi sembra quanto meno una risposta ingenua. Come fa a non sapere che c'è chi costruisce male?
In ogni caso vorrei conoscere chi ha tirato su le case che ora sono andate giù. L'Impregilo, il grande gruppo di costruzioni che una volta era della Fiat ed ora è di Benetton-Gavio-Ligresti (a loro volta azionisti importanti del Corriere della Sera), ha consegnato l'ospedale de L'Aquila nel 1991. Quello che ora è inagibile. Ma l'Impregilo dice di averlo fatto sulla struttura in cemento armato che ha trovato già pronta. Allora chi l'ha costruito? E chi ha costruito il liceo di Campobasso o l'asilo di Cefalù?
Si dovrebbero identificare, attraverso controlli a campione, le imprese che hanno barato sul cemento armato in giro per l'Italia ed escluderle per sempre da ogni gara d'appalto. Chiuderle. Sarebbe un ottimo segnale di dissuasione.
Invece la maggioranza di centrodestra, con un emendamento del senatore Pdl Gabriele Boscetto, ha rimandato di un altro anno (il 2010) l'entrata in vigore delle norme antisismiche pronte dal 2003. Questo è un pessimo segnale.
E poi: perché non trasformare il piano casa in una serie investimenti per rendere sicuri almeno gli edifici pubblici italiani nelle zone a rischio? Si potrebbe cominciare dal liceo di Campobasso e dall'Asilo di Cefalù. E così si ridurrebbe il rischio di cantieri irregolari e incontrollati.
"Quello di oggi è un vero e proprio indulto per i clandestini: nel 2006 ci fu l'indulto per gli italiani, oggi si è replicato con il voto del Pd e dell'Udc, ma anche di alcuni franchi tiratori del Pdl"
Lo ha detto ieri il ministro dell'Interno Roberto Maroni, dopo che la Camera, con il voto segreto di una parte della maggioranza, ha respinto la misura per alzare a 6 mesi il tempo massimo di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione, i Cie. La Lega, per protesta, non ha votato il decreto sicurezza (che ora deve essere essaminato dal Senato).
Ma "l'indulto per 1.038 clandestini" di cui parla Maroni non c'è. Il ministro leghista, che del decreto sicurezza ha fatto la sua bandiera, è riuscito però a guadagnarsi titoli di giornali e tg e far passare ancora una volta l'idea che la Lega è l'unica a difendere la sicurezza degli italiani.
In realtà è successo il contrario di quello che sostiene Maroni. Gli immigrati finiscono nei Cie quando vengono scoperti senza permesso di soggiorno, per essere identificati e prendere gli accordi necessari all'espulsione con i loro Paesi d'origine. Se non si sa con certezza chi sono, infatti, è impossibile espellerli: i Paesi di destinazione possono rimandarli indietro alla frontiera sostenendo che non sono cittadini loro.
Alzare da due a 6 mesi il tempo massimo di permanenza nei Cie, come voleva il governo, significa lasciare più a lungo gli irregolari in Italia. I politici del centrodestra lo sanno, per questo in molti, protetti dal segreto, hanno votato contro. E organismi indipendenti hanno dimostrato che se non si riesce a identificare un immigrato irregolare in due mesi, non ci si riesce neppure in un anno. Ma la Lega ha bisogno di fare propaganda. A spese nostre.
E' solo un lapsus, ma - si sa - anche quelli contano. Ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha visitato i terremotati dell'Abruzzo, per il secondo giorno consecutivo. Ha mostrato a tutti che lo Stato c'è. Così tanto che non ha bisogno degli aiuti dall'estero.
E lì Berlusconi si è fatto scappare una parola di troppo. "Abbiamo detto in maniera chiara che accetteremmo con molto favore un padrinaggio per la ricostruzione di complessi o di singoli edifici da parte dei vari stati", ha spiegato.
Ora, in italiano si dice "patrocinio". Non so come sia abituato lui, ma i padrini sono un'altra cosa.
Gli economisti de lavoce.info chiedono al governo di concentrare in un unico giorno i tre voti previsti a giugno. L'election day permetterebbe di risparmiare almeno 172 milioni di euro, che potrebbero essere usati per aiutare le vittime del terremoto. Mi sembra una proposta semplice e sensata. Come quella di rivedere il piano casa. Rilanciatela anche voi.
L'appello de lavoce.info
La redazione de lavoce.info partecipa al dramma della popolazione colpita dal terremoto e al lutto di chi ha perso i propri affetti, i parenti, gli amici. Le calamità naturali richiedono la mobilitazione tempestiva di ingenti risorse per i primi soccorsi e per la ricostruzione.
Il Governo, sino a questo momento, ha stanziato 30 milioni di euro. Una goccia nel mare. In questi tempi di crisi è difficile reperire risorse. Facciamo nostra una proposta che ci arriva da un gruppo di lettori che vivono all'estero: chiediamo che il Governo non esiti nel raggruppare le tre scadenze elettorali di giugno stanziando subito per le aree disastrate i risparmi derivanti dal loro accorpamento in un unico election day. Si tratta, secondo il ministro Maroni, di 172 milioni di euro (la nostra stima, analoga, aggiunge 200 milioni di costi indiretti sostenuti dalle famiglie).
Siamo certi che tutti gli italiani apprezzeranno l’uso di queste risorse e potranno essere incoraggiati dallo stesso Governo e dai media a devolvere allo scopo quanto risparmieranno personalmente con l’election day. Ricordiamo che per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976) lo Stato spese una cifra pari a 10 miliardi di euro, per quella dell’Irpinia (1980) 32 miliardi, per quella in Umbria e Marche (1997) 4 miliardi.
Alla luce di questa catastrofe, in cui edifici recenti sono crollati come castelli di carte, è fondamentale rivedere il “piano casa”: questo riduce i controlli formali ex ante e non rivede affatto il sistema dei controlli sulle opere in costruzione e completate. Alle Regioni il compito, nel recepire il piano, di tenere alta la guardia sul rispetto dei requisiti antisismici, imponendo controlli sui cantieri e ad opere completate.
Giampaolo Giuliani è ricercatore dell'Istituto nazionale di fisica nucleare del Gran sasso. Misura il radon, un gas naturale, e aveva previsto il terremoto di stanotte. Ma Guido Bertolaso, capo della Proteazione civile e sottosegretario del governo, l'ha denunciato per procurato allarme. Quello che è successo è terribile, ma se è vero che lo si poteva in qualche modo prevedere, diventa anche beffardo.
Oggi a Milano c'è un "convegno" di Forza Nuova. Quelli che non sono più fascisti, ma quando entra il loro eurodeputato gli fanno il saluto romano. La notte prima, sempre a Milano, succede qualcosa.
Una macchina senza targa si ferma di fronte a un locale gay friendly, il Toilet, e quattro teste rasate prendono a colpi di cric i presenti, poi provano a sfondare la vetrina e scappano prima dell'arrivo della polizia. "Secondo l'ufficio delle volanti non ci sarebbero elementi tali da provare la matrice politica o omofobica dell'aggressione", scrive Repubblica.it.
Sarà solo una coincidenza del linguaggio, ma non capisco come si possa riconoscersi nel saluto romano senza essere fascisti; allo stesso modo in cui non capisco come si possa fare una spedizione organizzata contro un locale notoriamente frequentato da gay urlando "froci" e "comunisti" senza che sia un'aggressione omofoba e politica.
Intanto, sei non hai la targa e scendi con un cric in mano, significa che ti sei premunito prima. E poi se urli "froci", usi un'espressione omofoba. Se, ancor di più, ci aggiungi "comunisti" a mo' di insulto, sei già dentro un linguaggio politico, per lo più "di destra". Questo per ripetere l'ovvio, che a quanto pare per la polizia non lo è.
Se vogliamo fare un passo verso il meno ovvio, aggiungo che qualsiasi attacco organizzato - anche se non si richiama a ideologie compiute, slogan abbozzati o a una consapevole visione del mondo - è politico. Perché avviene in uno spazio pubblico e rinforza un messaggio implicito: i "froci" (o i rumeni, è lo stesso) fanno schifo, non li vogliamo, vanno picchiati. E questi si sono presi la briga di andarli a cercare, i gay, non li hanno giusto incontrati per strada.
E per finire con quelli che non sono più fascisti, l'eurodeputato "omaggiato" dai militanti di Forza Nuova è Roberto Fiore, figlio di un ex repubblichino, condannato per associazione sovversiva, rientrato in Italia dopo la prescrizione della pena. Ha preso il seggio all'europarlamento dopo le dimissioni di Alessandra Mussolini.
Spedizione notturna al circolo gay prima gli insulti, poi l'aggressione di Franco Vanni Una spedizione notturna, con cric e cacciavite usati come armi, al grido «froci, comunisti». E' successo sabato notte davanti al circolo Toilet sui Navigli, frequentato anche da gay: una Fiat Bravo blu senza targhe si ferma davanti al locale, escono quattro uomini, cominciano a insultare e picchiare chi si trova all'esterno del locale. Poi cercano di sfondare la vetrina, per proseguire all'interno le violenze. " Secondo l'ufficio delle volanti non ci sarebbero elementi tali da provare la matrice politica o omofobica dell'aggressione".
«Gli aggressori avevano capelli cortissimi - raccontano i numerosi testimoni - e uno di loro parlava con accento dell'Est Europa». Alla fine i contusi sono tre: un ragazzo ferito con il cric alla testa e poi medicato in ospedale, il gestore del locale, preso a pugni e curato dai soccorritori del 118, e un terzo giovane schiaffeggiato. Il blitz è durato pochi minuti: all'arrivo della polizia, i quattro uomini erano già fuggiti. Secondo l'ufficio delle volanti non ci sarebbero elementi tali da provare la matrice politica o omofobica dell'aggressione.
Gli afgani in fuga dalla guerra civile arrivano in Europa nascondendosi sui (o sotto) i camion o gli autobus. "A sette, otto, dieci anni: appena puoi attraversare la strada ti dicono parti", spiega uno di loro, che quando ha iniziato il suo viaggio ne aveva 12. E' stato 12 ore appeso sotto un tir - non so come gli abbiano retto le braccua.
Arrivano in Italia da soli oppure con un fratello o un cugino più o meno della stessa età. Una giornalista di Repubblica è andata a intervistare quelli che vivono nelle gallerie della stazione Ostiense, a Roma. In attesa di documenti, un lavoro o di raggiungere paesi dove sperano di stare meglio. Ma scappano dai combattimenti e dagli attentati per finire nei tombini. "Questa è una vita da bestie", dice uno di loro, "Ma io sono un essere umano". A me fa impressione, anche perché in Afganistan ci mandiamo i nostri soldati. e mi sembra che sia cambiato poco sia per le donne con il burqa, che per i ragazzini dei camion.
Il presidente Usa Barack Obama, qualche settimana fa, ha eliminato il divieto di finanziare con fondi pubblici la ricerca sulle staminali embrionali. In Italia, il nuovo bando del governo va nella direzione opposta ed esclude dai finanziamenti statali chi le usa.
Uno dei laboratori più all'avanguardia nella ricerca sui processi cellulari, nel nostro paese e all'estero, è quello diretto da Elena Cattaneo a Milano. Nel 2001 ha scoperto uno dei meccanismi con cui agisce la Corea di Hungtinton - per intenderci, la malattia genetica degenerativa del cervello che ha Thirteen, la (bellissima) dottoressa del Dr. House. Il paradosso è che le scoperte della Cattaneo saranno finanziate dall'Unione europea e non dal governo italiano, perché il suo Laboratorio sulle cellule staminali e malattie degenerative alla Statale di Milano studia anche le embrionali.
Nell'intervista uscita ieri su City, Elena Cattaneo spiega cosa sono queste cellule (ce ne sono almeno tre tipi), come funzionano e perché sono importanti.
E' una vittoria della Rete e della politica dal basso. La Serracchiani ha il merito di averle cantate ai suoi dirigenti, ma senza il tam tam su internet, nessuno l'avrebbe saputo.
Sospetto che prenderà parecchi voti: la gente si sente più motivata, se le sua azioni contano per chi la rappresenta. I partiti sono pregati di prendere nota.
Europee, la Lega vuole il colpo a sorpresa. Il sindaco di Treviso e segretario veneto del Carroccio Giampaolo Gobbo lancia sul Gazzettino la proposta di candidare lo scrittore Roberto Saviano con la Lega alle elezioni europee, in Campania o anche in un'altra circoscrizione.
Da Repubblica.it
Dovrebbe accettare, a patto di essere capolista in Lombardia. Alle brutte, sarebbe comunque un leghista in meno a Strasburgo.
La Corte costituzionale ieri ha bocciato alcune parti della legge 40 che regola (sarebbe meglio dire limita) la fecondazione assistita in Italia, perché non tutelavano abbastanza la salute delle donne. Il referendum sulla legge nel 2005 è fallito anche perché i media e i politici sono stati incapaci (o, nel secondo caso, non hanno voluto) spiegare di che cosa si trattava. E la maggior parte della gente ha sentito la questione come molto distante.
Ma con il diffondersi dell'infertilità molte le coppie che hanno votato a favore della legge così com'era, oppure non hanno votato affatto al referendum, vanno dai medici e scoprono che la questione li riguarda. Quella norma, infatti, impedisce agli italiani di usare alcune tecnologie diffuse negli altri Paesi e che permetterebbero di avere figli a chi "naturalmente" non ci riesce. Non solo, è il primo esempio della nuova intromissione della politica sul corpo, in particolare delle donne.
La legge 40 e quella su testamento biologico si assomigliano molto. In entrambi i casi i politici entrano di prepotenza in questione medico-scientifche (e quindi destinate a evolversi molto velocemente) e stabiliscono cosa la medicina deve fare in base a presupposti "etici". Sarebbe come dire a un ingegnere come deve costruire un ponte. E allora si prescive che vanno impiantati sempre tre embrioni (anche se è un intervento molto invasivo e pericoloso) oppure che non si può sospendere mai la nutrizione artificiale (anche se un malato terminale è incapace di assimilare nutrienti e si gonfia come un pallone).
Sarebbe come ordinare a un ingegnere di fare sempre i ponti alti 10 metri e in legno perché così hanno un minore impatto ambientale. Anche se poi non stanno in piedi o coprono un fiume. Insomma, è giusto stabilire un principio, ma la sua applicazione dovrebbe essere lasciata alla valutazione di chi conosce la materia. In più, nel caso della legge 40 e del testamento biologico, il principio stabilito a maggiornaza dai politici è molto discutibile. Si tratta soprattutto del tentativo di accontentare la gerarchia vaticana, più che di trovare una soluzione condivisa ai problemi dei cittadini.
Qui di seguito trovate un'intervista uscita su City nel secondo anniversario del referendum sulla legge 40. A parlare è Luisa Corva, che ha scritto un libro sulle difficoltà di fare la fecondazione assistita, in cui spiega anche come funziona e cosa provano molte donne a sottoporsi a questo impegnativo trattamento.
LISA CORVA giornalista, ha scritto “Confessioni di un’aspirante madre”, storia in versione Sex and the City di Emma, alle prese con la fecondazione artificiale nel tentativo di diventare mamma. Cosa l’ha spinta a scrivere il libro? Il silenzio che c’è sul dolore delle aspiranti madri “in vitro”, che non riescono ad avere un figlio. Spesso si prova una sorta di vergogna e non se ne parla neppure tra persone che vivono lo stesso dolore. La cosa che mi dicono più spesso le mie lettrici è: “Pensavo di essere pazza, poi ho letto la storia di Emma e ho capito che non sono sola”. Desiderare un figlio e non riuscire ad averlo è un’esperienza molto dolorosa, che ti isola dal mondo. Diventa un’ossessione: ti svegli una mattina, come fa Emma nel libro, e all’improvviso ci sono solo donne con la pancia, tutte le tue amiche sono incinte, il mondo è popolato da papà che spingono il passeggino, o da mamme felici che vanno a fare la spesa, e tu ti senti l’unica che non ha un figlio. Nel libro parla tanto proprio di invidia della pancia. Perché? Sdognare l’invidia e la rabbia è molto importante. È difficile ammettere tra amiche e tra donne che si hanno sentimenti. Dirsi: sì, sono invidiosa della mia amica che aspetta un figlio quando io invece non riesco ad averne, sì, sono invidiosa della mia collega di lavoro che arriva e mi fa vedere l’ecografia, e vorrei darle una sberla perché non sa quanto io sto male per questo bambino che non arriva. Ma dirlo ti aiuta a non diventare una persona che non ti piace. Una volta che arrivi a capire questo hai già fatto un grosso passo in avanti – che il bambino arrivi o non arrivi, quella è storia personale. E le lettrici infatti hanno ognuna una storia unica. Le sue lettrici si incontrano sul sito nato dal libro (www.aspirantimadri.it), ma ora anche dal vivo? Sì, gli ultimi incontri “live” sono stati a Barcellona. Ho delle lettrici che vivono lì per lavoro: una ha avuto un figlio con la fecondazione assistita, l’altra una bimba naturalmente. E si offrono come amiche sul luogo per tutte le poverette italiane che sono obbligate ad andare in Spagna perché è il paese più amichevole per la fecondazione assistita. È quello che chiamano “turismo procreativo”? Una pessima parola per una ancor più pessima esperienza. In Italia abbiamo la legge più arretrata e più nemica delle donne di tutta l’Europa e le coppie sono costrette ad andare all’estero. Il 12 e 13 giugno 2005 c’è stato il referendum per abrogare la legge 40, gli italiani hanno scelto di mantenerla. Perché secondo te è così negativa? Perché rende più difficile un’esperienza che già non è facile. La Fivet è un processo lungo. La donna deve assumere dosi massicce di ormoni per aumentare la produzione di ovociti. E nel frattempo sottoporsi a continui monitoraggi per verificare che le dosi siano giuste. Poi c’è il pick up: i medici asportano sotto sedazione gli ovuli con degli aghi. Poi in laboratorio vengono uniti al seme del compagno e tenuti sotto osservazione. Dopo un po’ i medici impiantano nell’utero gli embrioni più vitali e da lì la gravidanza, se gli embrioni attecchiscono, procede normalmente. Ma il tentativo riesce solo nel 20% dei casi. E visto che è possibile conservare le cellule embrionali in più, se il primo tentativo non riesce, si potrebbero usare per i successivi impianti, riducendo la stimolazione ormonale che è pericolosa per la salute. Questo è l’ideale, invece la legge 40 cosa prevede? Impone di impiantare solo 3 embrioni alla volta, vieta di analizzarli per vedere se sono portatori di malattie congenite e di conservare gli altri. Quindi a ogni tentativo bisogna cominciare da capo. Con le aspirazioni, gli aghi, etc. Non solo: esclude la fecondazione eterologa: vuol dire che non puoi usare gli ovociti di un’altra donna, che non sia la madre ricevente, né spermatozoi di un’altra persona che non sia il padre. Quindi se uno dei due è completamente sterile in Italia la coppia non può avere, quando invece la scienza lo permetterebbe attarverso il dono di un ovulo o di spermatozoi altrui. È come se uno non curasse il cancro perché un’operazione chirurgica non è naturale. E allora la gente va all’estero, dove può farsi curare adeguatamente. Ma perché avere a tutti i costi un figlio biologico? Non si può adottare? Adottare è comunque un modo di essere madre. Ma devi essere abbastanza forte per farlo. Io non ho avuto figli ma non ho adottato perché penso che non si possa chiedere a questi bimbi, che hanno vissuto il trauma più terribile, l’abbandono, di fare da supplenti di bambini tuoi non nati. Se adotti devi farlo per il bambino, non per curare il tuo dolore di aspirante madre o padre. Questo equivoco, secondo me, è la ragione per cui molte adozioni falliscono e si interrompono. Alla fine non hai avuto figli ma in qualche modo con il libro hai dato vita a qualcosa, scusa la metafora... No! Non usarla! Io non credo assolutamente alla metafora “hai creato qualcosa”. Mi fa venire i brividi: un figlio è un’altra cosa. Elena Tebano
Aggiornamento del 19 maggio:Il nuovo direttore del tg1 è Augusto Minzolini, 51 anni, finora giornalista politico alla Stampa (scriveva sempre i retroscena sul premier).
Dopo l'annuncio che Gianni Riotta andrà a dirigere Il Sole 24 Ore, si è diffusa velocissima un'altra voce: al Tg1 andrà Maurizio Belpietro. Non so se sia vero. So che Belpietro sa fare il giornalista e ha un grande istinto per la cronaca. Ed è un uomo di Berlusconi. Su questo dice cose molto interessanti Michele Polo, di lavoce.info (la più autorevole fonte di informazioni e analisi economiche in Italia).
Ecco alcuni passaggi del suo articolo, in cui spiega come si è distribuita la pubblicità (la Rai ha perso quote, Mediaset ne ha guadagante) e il ruolo di tv e giornali nella formazione dell'opinione pubblica. Il testo integrale su lavoce.info.
Da lavoce.info
Alcuni grandi investitori, inoltre, hanno spostato quote considerevoli del proprio budget a favore del gruppo privato, suggerendo a molti commentatori che le scelte degli inserzionisti, in periodi di crisi e di taglio dei budget pubblicitari, possano essere influenzate anche dal desiderio di non scontentare chi siede al Governo. Tesi difficile da dimostrare ma sicuramente plausibile, se ancora ci fosse bisogno di capire cosa sia il conflitto di interessi.
E tuttavia, nel giudicare vincitori e vinti in questa complessa operazione non bisogna dimenticare che la direzione del TG1 è ora vacante. Per un politico come Berlusconi, la televisione conta ben di più dei giornali nella formazione dell’opinione pubblica, e via Solferino appare come un prezioso cimelio cui si può anche rinunciare se la contropartita è Viale Mazzini. Purtroppo questa considerazione è suffragata prima di tutto dai dati.
Tab.1 Numero e audience media telegiornali e diffusioni quotidiani nel 2008
Telegiornale Numero medio spettatori Audience TG1 ore 20.00 6.472.000 30.66% TG2 ore 20.30 2.484.000 10.74% TG3 ore 19.00 2.117.000 14.22% TG4 ore 18.55 1.355.000 8.55% TG5 ore 20.00 5.384.000 25.42% Studio Aperto ore 18.30 1.416.000 12.09% Quotidiano Diffusione Corriere della Sera 620.605 Repubblica 556.433 La Stampa 309.150 Sole 24 ore 334.697 Messaggero 210.954
Fonte: Elaborazioni Studio Frasi su dati Auditel e dati ADS
Governo e Regioni hanno trovato l'accordo sul piano casa per "rilanciare l'edilizia". Tra tre mesi dovrebbe essere operativo. Ma aiuterà anche l'economia? Qualche dubbio c'è. Ecco cosa dice l'economista Andrea Boitani su City.
Il Senato ha approvato una legge inutile sul testamento biologico: vale solo per i malati in coma vegetativo (lo 0,005% degli italiani), impedisce a tutti gli altri di scegliere se rinunciare o no alle cure, e non obbliga in nessun modo i medici, che possono in ogni momento fare di testa loro.
A che serve? A far finta di averla fatta, a impedire di approvarne una più liberale, ad accontentare la Chiesa e a salvare la faccia dopo il casino immondo sulla vicenda di Eluana Englaro (mai caso particolare fu più strumentalizzato). Ai cittadini di certo non serve: per loro nei fatti cambia poco. Il Senato ci ha lavorato sopra tre mesi: per me gli "sprechi della politica" sono questi.
In ogni caso oggi alcuni deputati di Pd, Pdl, Idv e gruppo misto hanno provato a metterci una pezza. Propongono di aggiungere degli emendamenti di compromesso alla Camera, e poi di rimandare la legge sulle Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento) al Senato. La pezza è questa: alimentazione e idratazione artificiale rimangono "forme di sostegno vitale" (solo in Italia: in qualunque altro posto una cannula fissata con dei punti dentro lo stomaco è un'operazione chirugica). Ma "nelle fasi terminali della vita o qualora il soggetto sia minore o incapace di intendere e di volere" saranno decise da "una interazione e comune valutazione tra il medico curante, cui spetta la decisione finale, l'eventuale fiduciario e i familiari". Se invece il paziente ha firmato una Dat, il fiduciario deve fare riferimento a quella, parlandone con medici e familiari. E la Dat "potrà essere disattesa solo nel caso di motivate prospettive di beneficio terapeutico per il paziente". Inoltre anche se scadute, le ultime Dat dovranno essere prese in considerazione.
Insomma, un tentativo di rendere ragionevole una legge assurda e inutile, senza scontentare troppo nessuno: il medico ha comunque l'ultima parola, e se trovate un integralista, peggio per voi. Qual è la posta in gioco l'ha spiegato bene Ignazio Marino, senatore del Pd, ma soprattutto uno dei chirurghi specializzati in trapianti pià autorevoli al mondo. Qui trovate la sua intervista a City. Dove spiega che la legge sul testamento biologico (o Dat che sia) non deve dire se è meglio sopravvivere a ogni costo o abbandonarsi alla morte, ma scegliere per sé. Come si vuole vivere o morire, infatti, è una scelta assolutamente personale. La spudoratezza del dibattito sul testamento biologico in Italia è che i politici hanno voluto decidere per i cittadini cosa sia meglio per loro.
Ho una laurea in filosofia alla Scuola Normale di Pisa e un dottorato in scienze politiche alla Scuola Sant'Anna. Faccio la giornalista al Corriere della Sera e sono una delle autrici del documentario Diversamente etero. Ho vissuto in Germania, una paese che adoro, e sono dipendente dalle serie tv. Il mio blog è chiuso, ma potete trovare i miei pezzi su Corriere.it o su http://27esimaora.corriere.it/author/elena-tebano/