A Milano, da quasi un mese, alcuni immigrati protestano in cima a un'ex torre industriale contro la sanatoria che non ha sanato, ma forse persino aggravato la loro situazione. E' una protesta estrema e pericolosa, eppure del tutto inascoltata. A me questa indifferenza fa paura. Di seguito l'intervista su City a uno degli immigrati che stanno sulla torre di via Imbonati.
Questa legge ci rende clandestini a vitaArgentino nipote di italiani, 40 anni, Marcelo Galati sta da 25 giorni su una balaustra a 45 metri di altezza, per protestare contro la sanatoria senza risposte.Ogni giorno una cordicella fa da spola tra la terra e il cielo da cui protestano Marcelo e l’egiziano Abdel, sulla torre di via Imbonati, a Milano. Porta su cibo, vestiti asciutti, le batterie del cellulare. Porta giù gli abiti bagnati e il secchio degli escrementi. Un filo lungo 45metri di ostinazione e speranza.Marcelo, eravate in sei, siete rimasti in due: come state? Fa freddo?(Tossisce, ndr. ) Sì, c’è vento, ma almeno oggi non piove e non nevica.Perché siete saliti lassù? È molto pericoloso.Protestiamo contro un mancato servizio: vogliamo uscire dal limbo amministrativo in cui siamo finiti con la sanatoria del 2009. E vogliamo che la gente si accorga di noi.Quale limbo amministrativo?Non si sa niente della maggior parte delle 294.742 richieste di sanatoria spedite entro il 30 settembre 2009. Abbiamo mandato i moduli, pagato la tassa di 500 euro allo Stato, i contributi all’Inps, ma non abbiamo avuto risposta. Nessuno sa dove sono andate a finire le pratiche. Neppure i funzionari lo sanno. Noi così non possiamo andare avanti.I contributi, in teoria, li dovrebbero versare i datori di lavoro. Invece gli immigrati che sono qui, al presidio sotto la torre, raccontano che hanno dovuto pagare contributi e persino i datori di lavoro. Che hanno “venduto” la regolarizzazione...Quella è una pratica comune, non solo ai datori di lavoro italiani, ma anche a quelli stranieri: si sono approfittati della situazione. L’alternativa (meno grave) è dover mettere di tasca tua i contributi Inps che dovrebbe versare il datore dei lavoro. L’idea è: io ti regolarizzo, ma non voglio avere nessun costo aggiuntivo.Succede molto spesso?Diciamo che è la regola. Ma è anche accettabile: si paga di buon grado pur di avere i documenti.E nessuno denuncia?No, perché gli immigrati sono ricattabili. Non solo perdi il lavoro e la possibilità di avere il soggiorno, se denunci il padrone e sei irregolare, vieni espulso. Tu te ne devi andare e a lui, a quel punto, non succede niente.Sta dicendo che il reato di clandestinità impedisce di denunciare gli sfruttatori?Precisamente.La sanatoria, però, è nata per mettere in regola chiunque lavori, ma è senza documenti.Era necessaria: di fatto in Italia tutti gli immigrati iniziano da clandestini. Il sistema legale dei flussi è fatto per non funzionare.Perché?Perché il datore di lavoro deve fare richiesta per “invitare” a lavorare per lui lo straniero che si trova ancora nel Paese d’origine, senza averlo mai visto. E poi attendere che arrivi il via libera con il permesso di soggiorno. Solo allora il lavoratore può venire in Italia. Una mia amica sono tre anni che aspetta così la colf filippina. Ma se tu hai bisogno di una persona non puoi aspettare tre anni.In effetti è proibitivo.È una procedura fatta apposta per non funzionare. Quindi la gente viene da clandestina, trova lavoro e poi cerca di regolarizzarsi. Queste sono tutte persone che già lavorano e producono ricchezza.La sanatoria del 2009 doveva servire per lavoratori di questo tipo, impiegati come colf o badanti.Ma come le dicevo, a oltre un anno di distanza, per la maggior parte dei casi non c’è ancora la risposta. O se c’è la situazione è cambiata, oppure il datore di lavoro non si presenta. E siamo punto e a capo. Gli immigrati si sentono presi in giro.Cosa intende?I lavori degli immigrati, di solito, sono precari. Dopo un anno solo pochi lavorano nello stesso posto di quando hanno fatto domanda per la sanatoria. Per completare la regolarizzazione, però, il datore di lavoro deve andare in questura e pagare i contributi Inps dei mesi successivi. Spesso è impossibile. Oppure succede che il datore di lavoro non si presenta più in Questura, perché non vuole problemi: lo fa solo chi ha un’interesse impellente - tipo la famiglia che ha una badante in casa.Sembra una girone dell’inferno burocratico.È un incubo. Noi vogliamo solo che la legge venga applicata con certezza. Vogliamo un risultato: favorevole o sfavorevole, ma che si sappia. Almeno la gente sa di che morte morire.È una richiesta piuttosto disperata.Gli immigrati hanno pagato per avere il permesso di soggiorno, ma ormai hanno abbastanza chiara la situazione: sono rassegnati al fatto che in Italia possono lavorare solo come clandestini.E allora perché state facendo una protesta così estrema?Perché il permesso di soggiorno significa avere la possibilità di riabbracciare le proprie famiglie, invece che limitarsi a spedire soldi col money transfer. Vuol dire poter tornare al tuo Paese per le vacanze, portare qualche regalo e poi ritornare a lavorare in Italia. Il collega che protesta con me ha una bimba di tre anni e non l’ha mai vista. L’ha lasciata che era nella pancia di sua madre e non sa come sono gli occhi di sua figlia.Elena Tebanoelena.tebano[chiocciola]rcs.it
