mercoledì 22 luglio 2009

Berlusconi, le puttane e i mafiosi


"Io non sono un santo, lo avete capito" "

Silvio Berlusconi, Berbemi, 22 luglio 2009



Le registrazioni del premier Silvio Berlusconi che si avvale dei servizi di una squillo d'alto bordo ha fatto il giro del mondo. Non dei telegiornali delle prime sei reti televisive italiane, però, con l'unica eccezione del Tg3.

Intanto un pentito di mafia, Massimo Ciancimino, figlio di Vito, racconta che tra i documenti del padre c'è una lettera di richieste al premier Silvio Berlusconi e un assegno da 35 milioni firmato dallo stesso Berlusconi a favore dei Ciancimino. Di questo i tg non parlano proprio.

(A proposito, oggi il fotografo dei festini a Villa Certosa, Antonio Zappadu, dice qualcosa di molto inquietante e sibillino: "Forse queste foto vanno riviste una ad una perché contengono situazioni e persone che io stesso non sono stato in grado di capire o riconoscere" e che sarebbero ancora più pericolose nelle registrazioni con una puttana. Per questo, spiega, non possono uscire).


Sono tutte rivelazioni da verificare, ma ancora più sconcertanti di quelle che riguardano le puttane. Quello che però sconvolge è che l'opinione pubblica in Italia non batta ciglio. I motivi possono essere tanti: la sfiducia nei confronti dei politici, da cui ci aspettiamo di tutto. La censura sui tg, che esclude le persone meno consapevoli dall'accesso alle notizie. Il controllo della famiglia Berlusconi su media, case di produzione cinematografiche e case editrici (e quindi anche su molti intellettuali).

Ma al di là dei motivi il sintomo è terrificante: la distruzione di quella che Hanna Arendt definiva la sfera pubblica. Un ambito in cui le azioni e le dichiarazioni delle persone sono richiamate alle loro responsabilità, in cui i singoli devono rispondere di fronte agli altri delle loro scelte e di quello che significano per la vita comune.

In Italia tutto questo non c'è più: Silvio Berlusconi può dire e fare quello che gli pare, e non deve neppure spiegarsi. Sia che si tratti di presunti rapporti con i mafiosi che di (meno presunte) frequentazioni con le puttane. L'unica giustificazione che Berlusconi ha portato è una conferma della sua pretesa di fare tutto: "Io non sono un santo", ha detto. Come se questo permettesse di fare tutto e il contrario di tutto.

Ma se il capo di governo fa quello che gli pare e non dà conto alla libera stampa, mentre la gente pensa solo a tirare avanti, qual è la differenza con le dittaure dell'America Latina?

Il centrodestra mette il bavaglio alla Corte dei Conti


A gennaio scorso la Corte dei Conti ha smontato pezzo per pezzo la manovra economica dei miracoli promessa dal minsitro dell'Economia Giulio Tremonti (non lo dico io, lo dicono quei sovversivi del Sole 24 Ore). Soprattutto la parte che riguardava la lotta all'evasione.

La Corte dei Conti (che è un organo giudiziario) ha proprio - come dice il nome - il compito di fare i conti in tasca a Stato e governo. Come spiega wikipedia, "funzione tipica delle Corti dei conti è anche la verifica del bilancio consuntivo dello stato o di altri enti pubblici, allo scopo di accertare il rispetto delle regole contabili e l'attendibilità del bilancio stesso, trasmettendo in esito a tale controllo una relazione al parlamento".

Di fatto è l'istituzione che verifica i numeri del governo e controlla che non siano falsi. Un'attività particolarmente indigesta al ministro Tremonti, che ama soltanto i "suoi" numeri e tende a dire che quelli degli altri siano sbagliati - anche quando sono veri - se non tornano con le sue promesse.

Bene, il decreto anti-crisi (e che c'entra, direte voi?) ha trovato la soluzione all'inghippo: sottomette la Corte dei Conti al controllo del parlamento, che potrà decidere sul suo budget e quindi sulle sue attività. Il Parlamento, cioè la maggioranza di centrodestra. Nel decreto c'è anche un altro simpatico emendamento, che pone limiti alla verifica del danno erariale (cioè dei furti nei confronti dell'amministrazione pubblica), e una forma di sanatoria per i procedimenti in attesa di sentenza, anche non definitiva.

Chissà se la Corte, prossimamente, si permetterà di confutare ancora i dati diffusi da Tremonti. E' interessante vedere come Il Giornale della famiglia Berlusconi liquida la questione: con una riga ("Modificate anche le indagini erariali della Corte dei Conti, che protesta").

Lo chiamano "anti-crisi", dentro c'è di tutto



Il governo si appresta a varare il suo "decreto anti-crisi". Un intervento è quanto mai necessario: anche oggi il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro ha avvertito che quest'anno perderemo oltre mezzo milione di posti di lavoro.

Il problema è che nel decreto anti-crisi le misure per contrastare la recessione sono pochissime e poco efficaci. E il governo non ha previsto nessuna vera manovra. C'è solo lo scudo fiscale, che in realtà è un condono, una mini-riforma (inutile) delle pensioni. E un altro paio di leggine che non centrano nulla con la crisi e talmente scandalose da aver suscitato proteste anche nel governo.

La prima dà al governo il potere di costruire centrali energentiche "urgenti" scavalcando i controlli ambientali, la seconda asservisce la Corte dei conti (il cui compito è vigilare su quanto e come spende il governo e sui numeri che distribuisce) al controllo politico del parlamento (e quindi di nuovo alla maggioranza di governo.

Secondo l'articolo 4 del decreto anti-crisi, infatti, in caso di interventi di produzione, trasmissione e distribuzione dell'energia "urgenti" e realizzati con capitali (interamente o prevalentemente) privati nei casi per necessità di carattere socio-economico sarà il Consiglio dei ministri a decidere. E potrà affidarne la realizzazione a dei commissari.

E' il modello Bertolaso, lo stesso usato nella gestione dei rifiuti campani e nella ricostruzione dell'Aquila. Di fatto le autorità civili e locali vengono esautorate, e tutto viene affidato ad autorità escluse dal normale controllo democratico.

In pratica potrete trovarvi un gasdotto sotto casa o, come avverte la ministra dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, persino una centrale nucleare. A quel punto, forse, alla crisi non penserete più...

giovedì 16 luglio 2009

Torna il condono, il governo fa finta di nulla



Sull'economia cadono i governi. In Italia, invece, può succedere tutto e il contrario di tutto e nessuno batte ciglio. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, per esempio, predica bene ("L'economia deve riscoprire l'etica"), ma razzola male.

Aveva detto: "Mai più condoni" e adesso ne ha rifatto uno. Però, se uno glielo ricorda, si incazza. Aveva detto che le previsioni catastrofiche fatte da tutti gli organismi economici erano sbagliate e da uccelli del malagurio. Adesso le presenta lui, ma fa fina di nulla. Lo spiega l'articoletto su City (cliccate sull'immagine per ingrandirla).

E gli italiani? Agli italiani va bene così.

mercoledì 15 luglio 2009

Tremonti dà della testa di cazzo a chi gli ricorda la realtà


"Riteniamo che questi numeri siano assolutamente compatibili con i nostri vincoli, con i nostri impegni europei e intendiamo mantenere questa politica, una politica di rigore che assorbe il ciclo"

Giulio Tremonti, Roma, 15 gennaio 2009


Il governo nega l'evidenza, nasconde i fatti, non risponde alle domande dei giornalisti e insulta chi non accetta la sua visione dei dati economici. Tanto che uno dei suoi ministri più importanti, quello dell'Economia Giulio Tremonti, arriva a dare della "testa di cazzo" a un giornalista che si limita a fare bene il suo lavoro.

Tremonti deve dimettersi: quello che ha fatto non ha scuse. Non ne avrebbe anche se il giornalista avesse detto qualcosa di sbagliato o offensivo. Invece si è limitato a chiedere una risposta alla sua domanda. Guardate il video per credere: è pazzesco.

Non solo, quando ha presentato le previsioni sull'economia del Dpef (un atto dovuto che, come ha spiegato lui stesso, Tremonti si sarebbe volentieri risparmiato) ha negato l'evidenza. I dati economici, infatti, sono drammatici.

Il rapproto deficit/pil effettivo ha raggiunto il 5,2%. Ma il governo ha presentato i dati come se non fosse così: "Il rapporto deficit/pil, corretto al netto della crisi, è pari al 3,1% nel 2009. Nel 2008 fu del 3,4%. Nel 2010 sarà del 2,8%; nel 2011 del 2,5%; nel 2012 del 2,1%; nel 2013 del 2,2%", si leggeva nei testi forniti da "fonti del governo" ai mezzi di informazione.

In questo modo sembre che il rapporto tra il debito accumulato e la ricchezza prodotta nel paese sia più o meno uguale a quello degli anni scorsi. E anzi destinato a diminuire negli anni prossimi.
"L'indebitamento programmatico strutturale corretto per il ciclo, quindi depurato dell'impatto della crisi e delle una tantum è stimato al 3,1%", ha ripetuto oggi Tremonti.

Ma la crisi c'è. Tanto che il documento del Dpef varato da Tremonti, subito dopo, si permette rivendicare l'efficacia delle misure anticrisi adottate dal governo: "Durante la crisi il governo ha agito in modo mirato per garantire condizioni di stabilità per la finanza pubblica, per dare supporto all'economia, per assicurare la coesione sociale", recita ossequiosamente il testo.

E allora perché il rapporto deficit/pil è salito comunque al 5,2%? Non solo, diminuiscono anche le entrate fiscali (non è strano, visto che abbiamo un premier secondo cui non pagare le tasse è giusto). La disoccupazione aumenta all'8,8% e l'anno prossimo sarà anche peggio. Insomma, un disastro.

Ma Tremonti e il governo sono ottimisti, come al solito. "Riteniamo che questi numeri siano assolutamente compatibili con i nostri vincoli, con i nostri impegni europei", si sbilancia a dire il ministro. Tremonti, infatti, si attacca alla definizione tecnica. Il patto di stabilità europeo impone che il rapporto deficit Pil strutturale non superi il 3%. E il governo sostiene che quasi la metà del distastroso risultato italiano dipenda dalla crisi, sia perciò temporaneo e non strutturale.

In base a quali dati? Non si sa, ma bisogna fidarsi. "Sono le tecniche del commercialista che trova la gabola per non pagare le tasse", spiega l'economista Luca Foresti. Il punto è che, se si ascoltano gli economisti, questa crisi non è passeggera e sta facendo chiudere molte fabbriche, aziende, negozi. Per sempre. Quel 2,2% passeggero, in buona parte resterà. Insultare i giornalisti, purtroppo, non cambia i fatti. Serve solo a nasconderli. Intanto la situazione economica italiana continua a peggiorare. E la pagheremo noi.

sabato 11 luglio 2009

Il G8 all'Aquila, "un successo"


A quanto pare ho sbagliato io e il G8 all'Aquila è stato un successo. Per certificarlo il Corriere della Sera ha scomodato persino Angelo Panebianco (il suo editorialista moderato per antonomasia). Con più autorevolezza - e senso della realtà - lo rileva anche il grandissimo Gian Antonio Stella.

Io continuo a credere che non abbia aiutato la popolazione colpita dal terremoto. Ma di sicuro ha funzionato a livello di immagine. E quella in politica conta tantissimo. Nessuno in Italia lo sa meglio di Silvio Berlusconi.

In ogni caso il G8 dell'Aquila non è stato così economico come si dice: "Il G8 costa più dell'intero bilancio che l'Italia dedica alla lotta contro la povertà - 400 milioni di euro contro i miseri 321,8 milioni stanziati quest'anno dal governo italiano per lottare contro la morte per fame e la miseria nel mondo", denuncia Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace. Significa che il G8 di quest'anno è costato tre volte quello del 2001 a Genova.

Ecco come lo hanno vissuto gli aquilani che ancora non si rassegnano.

giovedì 9 luglio 2009

Nel ddl sviluppo i soldi nostri per i giornali loro



Il centrodestra ha approvato il ddl sviluppo, che dà al governo carta bianca per reintrodurre il nucleare in Italia. Ma il ddl sviluppo contiene altre misure, che a differenza di quelle sul nucleare entrano in vigore subito.

Una è l'annullamento di fatto della class action: oltre a essere rimandata di altri sei mesi e a non essere retroattiva, prevede che ogni aderente alla causa collettiva chieda il risarcimento del danno al giudice. La class action, così, viene individualizzata nell'aspetto fondamentale (la richiesta dei danni) e di collettivo rimane ben poco. Con buona pace dei truffati d'Italia.

Ma c'è un'altra norma, cui i giornali non daranno molto spazio: il ritorno al fondo per l'editoria. Vengono "ripristinati 70 milioni di euro per il fondo per l'editoria per ciascuno degli anni 2009 e 2010. Dunque 140 milioni di euro in due anni che vengono coperti con l'aumento della Robin Tax", come spiega Repubblica.

Soldi che andranno agli editori (tra cui il premier Silvio Berlusconi) e in particolare ai giornali di partito. Che costano molto ma servono a pochissimi. Il sito lavoce.info ha fatto i conti in tasca ai principali quotidiani politici. "Per ogni copia venduta ai lettori di un quotidiano politico, ce ne sono tra le sette e le nove che tornano indietro", spiega.

Il punto è che noi paghiamo anche per quelle restituite. Cioè che, quotidianamente, nessuno legge. Anzi, più sono le copie non lette più paghiamo, perché i fondi per l'editoria vanno in base alle copie stampate. Ecco perché c'è tutto questo surplus: gli editori di partito vogliono più soldi possibile.

Il risultato è che, per esempio, Il Foglio prende 0,70 di soldi nostri per ogni copia venduta, Il Riformista 1,16, Europa 2,74 e Il Secolo d'Italia addirittura 3,60. Il paradosso è che tutti questi giornali fanno riferimento a partiti che non esistono o non esistono più.

Berlusconi showman



Tra le molte incarnazioni del nostro Caro Leader Silvio Berlusconi la migliore, fin dai tempi delle crociere sulle navi, è quella di showman. Al G8 dell'Aquila ha fatto grandi scene, ma si è scordato di fissare un'agenda dei lavori. Ci hanno dovuto pensare gli americani, che poi - diplomaticamente - lo hanno negato.

Il Guardian ha messo su un "Gaffe watch" dedicato esclusivamente al nostro premier, per L'Express, Berlusconi è addirittura un "buffone". Il G8 dell'Aquila, sempre il Guardian, è "da playboy". In generale, i commenti della stampa estera sono poco lusinghieri. Detto in altri termini: ci stiamo coprendo di ridicolo.

Tra le scene più imbarazzanti, quella di Berlusconi che cerca di stringere la mano a Obama. E il presidente Usa che, visibilmente infastidito, evita la stretta appolipante (cliccate sull'immagine per ingrandirla). Berlusconi, che sa quanto contino carisma "fisico" e immagini, ha cercato di appiccicarsi il più possibile al leader americano e ha approfittato di ogni occasione per mettergli le mani addosso, sperando probabilmente di ricavarne prestigio. Ma quando è troppo è troppo.

Intanto l'Espresso pubblica una lettera e intercettazioni che documentano i rapporti dei Ciancimino (nota famiglia mafiosa) con Berlusconi, ben dopo il 1994 e la sua entrata diretta in politica. Ma di questo in Italia non si scandalizza nessuno.

E a proposito dell'incapacità degli italiani di scandalizzarsi, e chiedere un minimo di decenza civile, vi consiglio un amarissimo commento di Umberto Eco.

mercoledì 8 luglio 2009

Sky terzo polo? Non certo per spettatori



"Ne emerge una struttura dominata dalla presenza, ormai comparabile, di tre soggetti, con una posizione simmetrica in termini di ricavi complessivi del settore televisivo"

Corrado Calabrò, presidente Agcom



La notizia l'avete sentita tutti: Sky è diventato il terzo polo televisivo. Lo ha "certificato" ieri l'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) - non un'associazione qualunque, ma l'istituzione che deve garantire pluralismo, rispetto delle regole e decenza della televisione italiana.

Siamo tutti contenti, no? Più poli televisivi ci sono, maggiore dovrebbe essere la libertà della tv e in particolare dell'informazione in tv. E invece, tanto per cambiare, non è così.

Lo spiega Michele Polo sul sito lavoce.info. "Questo messaggio forte ha lasciato in ombra alcuni aspetti che invece risultano importanti nel fare il quadro dell'ultimo anno televisivo. Il gruppo Mediaset si è confermato leader sul mercato pubblicitario aumentando la sua quota dal 54,7 al 55,1 per cento, una posizione dominante che la stessa legge Gasparri, all'articolo 14, invita a valutare, e su cui attendiamo nei prossimi mesi la nuova istruttoria dell’Agcom, dopo il pubblico richiamo con cui tre anni fa ha pudicamente rinviato la questione".

Significa che se anche guadagna meno, Mediaset rimane il gruppo televisivo che ha più pubblicità e guadagna più soldi con gli spot. Sempre lavoce.info spiegava qualche tempo fa che, dalla salita al governo del mero proprietario di Mediaset Silvio Berlusconi, la tendenza degli investitori pubblicitari è spostare soldi sulle sue reti.

Chissà, magari sperano che quando si tratta di prendere decisioni che li riguardi, il mero proprietario se ne ricordi. Di sicuro, questa posizione, permette al premier di avere un immenso potere, non solo economico: decide lui a chi dare o no spazi pubblicitari. Vi ricordate la minaccia al Gruppo Espresso?

Ma non è finita qui: "Il secondo dato che non troviamo nella relazione del presidente Calabrò è l’evoluzione della audience tra i principali canali televisivi, vero indicatore di allarme rispetto al problema del pluralismo", segnala Polo. Sky, infatti, raggiunge solo il 9,5% del pubblico televisivo. Tutti gli altri (l'83 e rotto per cento" guarda Rai, Mediaset e La7. Cioè, con l'eccezione dell'ultimo, canali controllati dal premier. Ogni 10 televisori accesi, quindi, solo uno è sintonizzato su Sky.

La conclusione è amara: "Il gruppo Sky si conferma secondo operatore per ricavi, pur rimanendo attestato su una audience sull’insieme dei suoi canali che non raggiunge un quarto di quella di Rai e Mediaset. Quest’ultima, inoltre, è riuscita con successo, grazie alla sua efficiente concessionaria, a contenere l’impatto negativo della crisi sui ricavi pubblicitari, al contrario di quanto avvenuto per la carta stampata e le reti televisive pubbliche", scrive Polo.

Perché il presidente dell'autorità di garanzia ha avuto paura di dire chiaramente queste cose? Il suo lavoro sarebbe esattamente attirare l'attenzione su questi termini.

martedì 7 luglio 2009

Il G8 e l'Aquila, l'autogol del governo



Il governo voleva fare del G8 all'Aquila la sua vetrina, ma rischia di rimanerci fregato. E' stato talmente inefficiente nell'organizzazione, che adesso potrebbe essere buttato fuori dal club. E forse i riflettore del G8 permetteranno anche di mostrare l'inefficienza della "ricostruzione". Un autogol di Berlusconi?

Il G8 che doveva dimostrare a tutto il mondo la capacità dell'Italia di risollevarsi (secondo gli slogan elettorali del Pdl), infatti, potrebbe passare alla storia come l'ultimo in cui c'è anche l'Italia.

Il presidente del Consiglio dei Miracoli, Silvio Berlusconi, lascerebbe al Paese questa eredità: farci sparire dal club dei Paesi che contano. Non è solo opera sua, per carità, hanno contribuito anche tutta la classe dirigente e una società ormai immobile. Ma il risultato non è da poco.

Lo scrive il Guardian oggi. Il ministro degli esteri Franco Frattini si rifiuta di commentare (trovate qui la notizia, qui invece la traduzione dell'articolo del Guardian). Intanto all'Aquila la situazione è pessima. Lo racconta Miss Kappa. Quanto costi in termini di vite ferite, lo mostra la lettera di questo studente, costretto ad abbandonare la città distrutta.


"L'Aquila non esiste più"

Le ho contate, dovrebbero essere una ventina circa.
Almeno una ventina di persone, conoscenti e amici, che sanno quello che è accaduto alle 3:32 del 6 aprile, ma che nell'ultima settimana mi hanno chiesto se fossi tornato all'Aquila per preparare gli esami.

Forse mi devo scusare con loro, perchè la mia risposta ha sistematicamente destato un po' di imbarazzo: "L'Aquila non esiste più"
"Ah già, scusami"

Ah già. Ma è giustificabile. Ormai le reti nazionali non parlano più del terremoto dell'Aquila, troppo prese a parlare prima della crisi coniugale del premier, poi della crisi economica ormai superata brillantemente dalla nostra Nazione, poi della pseudo-crisi dell'amministrazione siciliana, poi delle quotidiane crisi di nervi di questo o quel politicante.

Queste sì che sono notizie. E quelle rare volte che si parla ancora del terremoto dell'Aquila i toni sono esaltanti, c'è chi lo definisce "il successo del governo", chi parla del "miracolo del premier". Si parla di ricostruzioni avvenute, di problemi risolti. NON È VERO.

Le notizie riportate sono solo specchietti per le allodole, azioni di facciata per mostrare un fantomatico intervento-lampo del governo. La verità è tutt'altra.

La gente ormai da quasi due mesi vive in tenda, e lo fa sia negli afosissimi pomeriggi dei giorni scorsi, sia nelle notti di vento e pioggia, come questa. E quelli che sono negli alberghi sulla costa si godono ancora per poco il sogno di una lunga e gratuita vacanza al mare, ormai in attesa (a giorni) di essere messi alle porte in vista dell'inizio imminente della stagione balneare. Di costruzioni per ora nemmeno l'ombra, perchè fino al G8 dell'Aquila si deve lavorare per accogliere i rappresentanti delle più grandi nazioni del mondo.

A mandare avanti la baracca ci sono i volontari della Protezione Civile, i volontari dei Vigili del Fuoco, i volontari delle varie Associazioni di Pubblica Assistenza, che si spaccano la schiena per mantenere vivibile la condizione ma sempre più si lamentano della scarsa presenza dello Stato, della scarsità di fondi (3.1 miliardi in 24 anni sono BRICIOLE), dei ritardi nei lavori (ad ora, nessuna delle promesse fatte nelle ore subito successive al terremoto è stata mantenuta).

E se si lamentano di ciò i volontari che dopo una settimana tornano nelle loro tiepide case, come direbbe Primo Levi, pensate come possono stare le persone che una casa dove tornare non ce l'hanno affatto, che non sanno più cos’è la privacy, che sognano una doccia dignitosa.

Non mi sembra il quadro di un successo, questo.
Non mi sembra una situazione risolta.
Lo scopo di questa mail è solo ricordare a tutti che non sentire più notizie in tv non vuol dire che ora tutto sia tornato alla normalità. RICORDATELO: L'EMERGENZA NON È FINITA.

Ti chiedo di inviare almeno a qualcuno questo messaggio. Se non lo farai non ti accadrà nulla di male, se lo farai non avrai soldi o amori stucchevoli.... ma solo, nel frastuono del niente quotidiano, occorrono tante piccole grida per ricordare cos’è un briciolo di dignitosa umanità.

Grazie di cuore
Un ex-residente all’Aquila
Roberto Cherubini

Miss Kappa: "Così si vive all'Aquila a tre mesi dal terremoto"



Quando il premier Silvio Berlusconi annunciò che avrebbe spostato il G8 dalla Maddalaena all'Aquila, spiegò che in questo modo le strutture costruite per ospitare i grandi della Terra sarebbero rimaste ai terremotati.

Ma per il vertice il governo non ha costruito niente: li metterà nella cittadella della scuola Guardia di Finanza e nei suoi bunker sotterranei, che ci sono già. Intanto dei 5000 alloggi entro settembre promessi dal governo ad aprile non c'è traccia. Se va bene saranno 2400: ma hanno iniziato a costruirle due settimane fa.

Anna Pacifica Colasacco è un'aquilana Doc, nata cresciuta e vissuta nel centro dell'Aquila. Nel suo blog, Miss Kappa, testimonia ogni giorno come si vive in Abruzzo. C'è anche un post, che si chiama "Il Racconto" e descrive i minuti del sisma. Oggi in un'intervista su City spiega cosa significa avere il G8 quando non si ha neppure la casa. Cliccate sull'intervista per ingrandire.


domenica 5 luglio 2009

I Berretti blu, faccia ri-pulita delle ronde nere



"La Union Blue Berets International Voluntary Corps - Onlus è un´Associazione che si è sempre impegnata per la edificazione e la difesa della Dimensione Umana, si è sempre battuta per i Diritti inscindibili dell´uomo quale essere umano, e non quale cittadino di uno Stato",

da www.blueberets.org



La notizia compare oggi nella sezione milanese di Repubblica, il che è abbastanza sorprendente - a me sembra di rilevanza nazionale, ma tant'è. Il giornalista Franco Vanni racconta che il Comune di Milano, quello guidato dalla Letizia Moratti che un tempo andava con il padre partigiano alle celebrazioni del 25 aprile, ha dato 220mila euro ai Blue Berets per fare vigilanza nella metropolitana di Milano.

I "volontari" (ma allora perché costano così tanto?) disarmati controllano le metro milanesi dalle 22,30 a fine corsa. Un servizio simile c'è anche su tutti i treni tedeschi, ma lì è gestito dalle aziende di trasporti, che assumono professionisti, non volontari. In Germania uno di loro presidia il primo vagone di metro e treni metropolitani, e chi vuole sentirsi tranquillo o tranquilla va a sedersi lì.

A Milano i Blue Berets fanno le ronde. Il Giornale ha fatto un primo resoconto del loro operato, qui: giudicate voi sei i 220mila euro sono soldi ben spesi. Secondo il vicedindaco Riccardo De Corato, leghista con simpatie molto virate a destra, sì.

La cosa che sorprende, in tutta questa storia, è che a fondare le ronde "apartitiche" (ma sponsorizzate da De Corato) dei Blue Berets è stato il dirigente nazionale della Destra Nazionale Msi Vincenzo Scavo. Mentre Riccardo Sindoca è addirittura un colonnello dei Blue Berets. Il nome vi suona? E' stato indagato nel 2005 dalla procura di Genova insieme a Gaetano Saya con l'accusa di aver voluto costituire un servizio segreto parallelo.

Gaetano Saya, d'altro lato, è il figuro che sta dietro alle cosiddette ronde nere, adesso finite sotto inchiesta a Milano
Eccolo qui sotto:



Esiste anche una sua versione satirica - ma far più ridere dell'originale è una missione improba. Lo sbeffeggiano a più non posso anche sul forum di Forza Nuova. Eppure qualcosa in comune ce l'avrebbero: la Destra Nazionale Msi non disdegna il saluto romano caro anche a molti esponenti di Forza Nuova.

Ieri Saya ha ripresentato le sue ronde nere a Roma. A Milano rimane la loro faccia ripulita: i Berretti Blu dal cuore nero circolano già da tempo in una delle principali città italiane, pagati con i soldi dei cittadini. I 220mila euro, infatti, sono sottratti al bilancio dell'Atm, che forse potrebbe farci qualcosa di più utile, con buona pace di De Corato.

Ps: Ma poi a Milano, questi berretti Blue per la Difesa della Dimensione Umana, li ha visti nessuno?

venerdì 3 luglio 2009

Ddl sicurezza: il fai-da-te contro il crimine



Il ddl sicurezza è legge, nonostante l'opposizione di tutti tranne Pdl e Lega (che però hanno i numeri sufficienti per fare da soli). Secondo il governo "renderà più sicuri i cittadini".

A me sembra di cattivo gusto parlare di "sicurezza", invece che di criminalità, quando le case in cemento armato si sbriciolano perché sono state costruite da truffatori e quando stazioni e case si trasformano in una palla di fuoco per un incidente che doveva essere prevenuto. Per cui parlerò di criminalità: il ddl del governo aiuta davvero a combatterla?

Secondo Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia (gente che della materia se ne intende), no. Infatti sottrae fondi alla lotta contro la madre di tutti i crimini d'Italia: la mafia (camorra, 'ndragheta, sacra corona unita: declinatela come vi pare).

"Sono stati tagliati 16 milioni di euro per i collaboratori di giustizia e 5,5 milioni alla Direzione Investigativa Antimafia", spiega Letizia. In più, ddl sicurezza a parte, nel 2009 il governo ha pensato a mandare i militari per strada, sotto il naso dell gente, ma ha sottratto finanziamenti alle forze dell'ordine.

"Al Dipartimento della Pubblica Sicurezza per il suo funzionamento sono stati sottratti ben 650 milioni di euro a decine e decine di capitoli: 190 milioni dalle previsioni e 180 milioni dalla cassa di competenza, altri 180 milioni degli accantonamenti del precedente Governo e 100 milioni per finanziare la fantasia dei sindaci e delle ronde", aggiunge Letizia.

In altre parole il governo all'azione di professionisti come polizia e carabinieri preferisce il fai-da-te dei cittadini organizzate nelle ronde. Il che dimostra che il suo ddl sicurezza è solo un'operazione ideologica: che senso ha togliere 100milioni di euro a chi indaga su rapine, scippi, spaccio, o ha le volanti, le pistole e le energie per beccare davvero i criminali e darli a dagli ex in pensione, senza armi e senza neanche la forza di correre dietro a uno scippatore?

Il testo approvato dal governo, infatti, dice che le ronde dovranno "prioritariamente" essere formate da ex agenti di polizia ed ex militari. Sempre all'insegna del fai-da-te è un'altra norma, che rende legali gli spray urticanti. Bello, viene da dire. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio.

"Il ministro vada a spiegare all'orafa di Arezzo e ai due fidanzati di Bergamo rapinati con spray urticanti rispettivamente il 22 maggio scorso ed il 21 giugno da giovani romeni, che da domani con la libera vendita dello spray al peperoncino tutti noi saremo più sicuri", riassume Letizia.

C'è poi il capitolo immigrazione: anche lì la nuova legge, invece di prevenire e combattere la criminalità, l'aiuta. Basti pensare al reato di immigrazione clandestina: da oggi per il solo fatto di scapparte alla fame, alle dittature o alla guerra, gli immigrati diventano criminali. A quel punto, quando sei nella zona d'ombra dei "fuorilegge", il passo verso la microcriminalità è solo più breve.

In più anche in questo caso la misura è ideologica: il nuovo reato d'esistenza viene punito con un ammenda tra 5mila e 10mila euro. Scoraggerà la gente a entrare in Italia senza visto? No, ma li renderà più ricattabili.

Pensate al migrante che lavora in nero in un cantiere edile, a fare le pulizie in casa o a raccogliere i pomodori nei campi. Se chiederà al datore di lavoro (al "padrone") di regolarizzarlo, quello gli potrà rispondere: "Stai zitto o ti denuncio". Così il lavoro nero, che in Italia già abbonda, avrà un'arma in più. Alla faccia della lotta alla criminalità.

Il ddl, si dirà, contiene il carcere a chi affitta agli irregolari, e quindi previene le angherie dei "padroni" di cui sopra. Anche questo, però, è un altro proclama ideologico. La norma, infatti, contiene una simpatica clausola: le pene valgono solo se l'affittuario lo fa "per ingiusto profitto". Chissà quand'è che l'affitto diventa ingiusto...

Infine: il testo approvato ha anche una parte di lotta alla mafia. Comprende una misura che esclude i destinatari di estorsioni che non hanno denunciato dagli appalti pubblici. Bello, si dirà anche qui. Ecco come lo spiega l'Ansa: "Per partecipare alle gare d'appalto i costruttori dovranno denunciare ogni tentativo di estorsione ai propri danni. Basterà che un pentito, anche in un altro procedimento, sostenga che ci sia stata un'estorsione senza conseguente denuncia, che l'estromissione dalla gara dell'imprenditore è assicurata".

Sai che fantastico strumento di pressione per la mafia? Tu non ti pieghi alle mie richieste? Io prendo uno dei miei uomini condannati e gli faccio dire che ti avevo chiesto il pizzo: a quel punto tu, imprenditore onesto, sei rovinato. Alé!

giovedì 2 luglio 2009

Berlusconi contestato a Viareggio: 3 tg 3 storie



Noemigate, squillo, foto di festini a luci rosse e fidanzati finti made in Mediaset/Mondadori: se mai il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarà costretto alle dimissioni, sarà per queste cose. A me non interessano - anche se le trovo squallide.

Quello che mi interessa è il famoso conflitto di interessi. Sto diventando collezionista delle sue manifestazioni concrete. Vi ricordate la contestazione di Berlusconi a Viareggio, dopo che ha detto di andarci per "prendere in mano" la tragedia del disastro ferroviario? L'ha raccontata tutta Sky Tg24, la tv del concorrente di Berlusconi Rupert Murdoch, che il premier italiano accusa di fargli la guerra.

I telespettatori del Tg1 e del Tg5, invece, hanno visto tutta un'altra storia. La rilevanza della contestazione è inversamente proporzionale all'influenza di Berlusconi sulle reti in cui vanno in onda i tg. Ecco a voi, appunto, il conflitto di interessi in pillole, messo in fila un servizio dopo l'altro da newsilLecito (nel video qui sopra).

Tra parentesi: nessun giornale o tg ha in mano la verità. Non è bello che ci siano Repubblica (Gruppo Espresso), Sky Tg24 (gruppo Murdoch) e Diva e Donna (gruppo Cairo) a raccontarci più aspetti della vicenda? Se non fosse stato per questo pluralismo avremmo sentito solo una versione della storia.

Qui sotto, invece, la stessa scena dal punto di vista della gente che era lì (a contestare). Più che altro per l'audio: "E se fossero state scorie nucleari?!", grida uno...

mercoledì 1 luglio 2009

Iran, la repressione è questo



Chiedo scusa per la brutalità dell'immagine, ma la repressione è questo. Gli iraniani hanno dato prova di grande libertà, ma l'Iran rimane una dittatura. E a chi dissente, fa questo.

Il ragazzo, che adesso è in coma, è stato preso a bastonate dai miliziani Basij che hanno attaccato i dormitori dell'Università di Teheran. Era uno studente. A diffondere la sua foto sono stati i blogger iraniani.

Sembra che alcuni dissidenti siano siano stati impiccati dal regime di Khamenei (la Guida Suprema) e Ahmadinejad. Secondo il governo iraniano i manifestanti arrestati sono un migliaio; secondo le ong molti di più.

I blogger iraniani raccontano che le prigioni sono piene fino all'inverosimile, tanto che le autorità hanno iniziato a rinchiudere i dissidenti negli stadi.

Ma le critiche al regime non si fermano: ieri l'ex presidente riformatore iraniano, Mohammad Khatami, ha detto che la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad è un "golpe di velluto contro il popolo e la democrazia". Lo stesso hanno fatto i leader di altri due partiti: Mojahedin Enghelab (Revolutionary Mojahedin) e Mosharakat (Participation Front). E il 5 e 6 luglio sarà sciopero generale.

L'Europa e l'Italia dovrebbero fare il possibile per favorire la democrazia e il rispetto dei diritti umani in Iran. Soprattutto l'Italia potrebbe fare molto: è il primo partner commerciale del Paese. Avrebbe un sacco di strumenti per convincere il regime di Teheran: 6,090 miliardi di euro di stimoli (a tanto ammontavano gli scambi commerciali tra i due stati solo nel 2008).

Non scordiamoci gli iraniani, non scordiamoci che anche l'Italia ha la possibilità di fare pressioni.

Di chi era il carico di gas gpl esploso a Viareggio



I destinatari non hanno nessuna colpa, ma fa comunque un certo effetto leggerlo: il carico di Gpl che ha provocato il disastro di Viareggio era diretto all'azienda di famiglia del sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino. E' l'Aversana Petroli di Casal di Principe (Caserta).

Si tratta dell'azienda appartenente alla famiglia del sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, leader campano del Popolo della libertà: lo scrivono il quotidiano Il Manifesto, e L'espresso (nel prossimo numero). L'azienda ha 80 milioni di euro di fatturato e Cosentino è uno dei leader campani del Pdl.

Per altro bisogna dire che Cosentino una anno fa è finito al centro di uno scandalo di camorra: "Un poker di pentiti di camorra accusa il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, nato a Casal di Principe, di avere intessuto un rapporto organico con il clan più pericoloso d'Italia: i casalesi", spiegava l'Espresso il 9 ottobre del 2008. Qui un altro articolo sulla vicenda. Brutte cose.