Vi avevo raccontato la bella iniziativa di Arcigay e Arcilesbica a Udine e Pordenone contro l'omofobia: manifesti che ricordano la "civiltà friulana" contro le discriminazioni. Non tutti, a quanto pare, sono così civili.
Prima la destra aveva vandalizzato i manifesti (di notte), rivendicando la "responsabilità politica" del gesto. Forse il segretario regionale Ernesto Pezzetta avrà voluto sentirsi come Mussolini quando ha rivendicato la responsabilità morale e politico dell'omicidio Matteotti, chissà?

Ma poi - e questo lo trovo altrettanto grave - il consiglio comunale di Udine ha approvato una mozione redatta dal Pd locale, che definiva "provocatoria" la campagna, e chiedeva ai promotori di "valutare meglio l’idoneità degli strumenti utilizzati".
Viviamo in un paese dove si accusa di "provocare" chi denuncia le discriminazioni e le violenze nei confronti di una minoranza. La cosa è talmente assurda, che si commenta da sola. "Come si faccia a definirsi democratici e a condannare un manifesto con un castissimo bacio tra due uomini o due donne è davvero un mistero", dice giustamente il vicepresidente del Pd, Ivan Scalfarotto.
Dopo anche Filippo Penati, capo della segreteria di Pier Luigi Bersani, ci ha messo una pezza. Ma solo a metà. "Il caso di Udine non rispecchia la posizione del Pd ma segnala semmai una leggerezza del gruppo consiliare del partito", dice Penati. Purtroppo, poi aggiunge una coda (non mi ricordo più quale grande del giornalismo diceva che la cosa interessante delle interviste sono le code - il pezzettino in più della risposta in cui uno si lascia sfuggire come la pensa davvero).
La coda di Penati, come quella del diavolo, non mi piace: "è anche importante evitare, da parte di tutti, toni eccessivi e polemiche che sbagliano il bersaglio". Una frecciata all'Arcigay, insomma... Intanto, contro l'omofobia - democratica e non - questo blog regala a tutti una sfilza di baci gay e lesbici.



