martedì 29 novembre 2011

Le due ragazze si sono baciate (e io sono metrosexual)



Quando ho visto le nuove puntate di Tutti pazzi per amore 3 non credevo ai miei occhi, proprio come Paolo (il protagonista) non credeva ai suoi. Io, però, sorridevo di più. La scorsa settimana gli spettatori della fiction di Rai 1 hanno scoperto che la nuova collega di Paolo, Eva, è lesbica. Ieri l'ha scoperto anche Paolo.

La scena è questa qui sopra. E non poteva essere raccontata meglio: Eva non spiega, semplicemente saluta e bacia la sua fidanzata. Il messaggio è chiaro: non deve certo giustificarsi per com'è. "Va bene così", direbbe il sindaco di Berlino. Paolo è imbarazzato, ma è l'unico, perché è "antico" mentre gli altri sono "metrosexual" cioè "moderni", come insegna la bibbia del cool (Vanity Fair).

Paolo, dunque, rimane visibilmente a disagio e alla fine Eva gli chiede spiegazioni. Lo scambio è spassosissmo: "Quella ragazza chi è? Una tua amica?", "No, mica bacio le mie amiche sulla bocca". Sguardo sollevato di lui. "E' la mia fidanzata". Tracollo di lui.

Tre battute e Ivan Cotroneo e co-sceneggiatori hanno fatto piazza pulita dell'orrida retorica delle "amiche speciali". Quella per cui se le donne si baciano è perché, si sa, tra loro le donne sono tanto affettuose. (L'altra ragione è che ci sia un uomo a portata da attizzare, ma questa è un'altra storia).

Anche se qualcuno la trova demodé, a me è piaciuta pure la discussione su quanto sia figa Sharon Stone. Un po' per la convinzione con cui Eva concorda (brava Anita Caprioli!): rende manifesto il desiderio per un'altra donna, che non è poco per la nostra pruriginosa tv. Un po' per quella vecchia battuta anni '90: se ti piace Jenny Shimizu sei etero, ma se ti piace Sharon Stone, allora sei davvero lesbica.

Alla fine Paolo capisce che le lesbiche sono donne "come tutte le altre" e possono persino scegliere se avere o non avere figli. Si lamenta addirittura con sua moglie che non gliel'ha detto. "Sono tranquillissimo, se pensi che il fatto che Eva sia omosessuale mi sconvolga, ti sbagli". E poi la perla, offerta in diretta tv ai 4.481.000 della puntata (16% di share, il programma più visto della serata): "Io sono metrosexual".

In poco più di 50 minuti tutti hanno capito: l'identità che deve essere ridefinita è quella del maschio oscurantista, non quella della donna che desidera un'altra donna. Eva è serena e trasparente, non ha niente da nascondere, niente di problematico, niente di discutibile. A essere messo in questione è il machismo goffo di Paolo. Con questo candore sulla tv italiana non era mai successo.

La cosa che pure rimane, in questo episodio così bello, è la problematicità della parola "lesbica". Ne abbiamo parlato anche con gli studenti del Best, alla proiezione di Diversamente etero in Bocconi. "Lesbica" - a torto o ragione - suona offensivo per un sacco di persone, anche gay. E infatti nella puntata nessuno lo dice. Ivan Cotroneo, che è bravissimo, l'ha risolto buttandola sul queer: "Mr. non si portano più queste etichette. Diciamo che le piacciono le ragazze". Il fatto è indubitabile, l'etichetta la si può scegliere.

martedì 22 novembre 2011

I baci di Eva a Tutti pazzi per amore



Domenica sera circa 4 milioni di italiani hanno visto questo. Fossimo negli Usa o nel resto d'Europa non ci sarebbe niente di nuovo. Ma siamo in Italia ed è una piccola rivoluzione. Perché stiamo su Rai 1, il programma è il più visto della serata e per la prima volta la lesbica non è sfigata, pericolosa, ex-disastrata, destinata a sparire nel giro di pochissime puntate.

Anzi è un personaggio presentato come desiderabile, tanto che i colleghi (maschi) smaniano per lei e il protagonista della serie Paolo teme che sia stata mandata da sua moglie per tentarlo. Non è un caso che l'autore della serie Tutti pazzi per amore, Ivan Cotroneo, sia uno molto bravo (oltre che gay dichiarato).

Ma torniamo a Eva. Non è condannata alla castità forzata (ha una ragazza e si scopre che stanno insieme perché si baciano), né alla monogamia eterna, che è la versione moderna della castità forzata (viene subito vista con una carrellata di fidanzate). Non sembra nemmeno unicamente interessata a crescer figlie, fuggire da ex mariti violenti, aprire consorzi d'olio d'oliva, limitarsi a sfiorare le labbra della sua compagna (come la protagonista del per altro buono Il Padre delle Spose). Anzi, i 4 milioni e 265 mila spettatori che domenica 20 novembre hanno visto il primo episodio di Tutti pazzi per amore 3 e i 3 milioni 786 mila che hanno visto il secondo hanno sicuramente avuto l'impressione che a Eva con le donne piaccia andarci a letto.

Last but not least, anche l'attrice Anita Caprioli ha rilasciato interviste molto sensate: "Io rivendico non solo uno Stato laico ma anche una televisione laica, che non si fossilizzi in ipocrisie che negano la realtà e contemporaneamente mostri in prima serata ogni sorta di violenza omicida". Moltissimi dirigenti politici nazionali non sarebbero capaci di simili dichiarazioni.

Tutti pazzi per amore 3 è un passo avanti anche rispetto alla storia lesbica di Un posto al sole, andata in onda questa estate. Lì, essenzialmente la storia "serviva" a far recuperare il suo ruolo di madre ad Aurora, che aveva abbandonato la figlia bambina quando aveva scoperto di essere lesbica. Dopo la brevissima storia con l'ex cattiva della soap Marina, Aurora torna single ma recupera il rapporto con la figlia. Giusto in tempo per partire con lei per Milano e scomparire forever dalla soap. Quindi, madre attuale, lesbica in teoria.

In Un posto al sole la lesbica a tempo Marina ("Mi piaci solo tu, non le donne") si consola subito dopo con un baldo tanguero, visibilmente più giovane di lei. La svolta è stata accompagnata da numerose interviste in cui l'attrice Nina Soldano raccontava di avere anche nella vita un compagno più giovane. Ve la immaginate l'attrice che interpreta un lesbica confessare: "Ho una compagna anche nella vita"? (eppure succede).

Molto meglio Eva. Eppure anche qui, in qualche modo, non si sfugge al familismo italiano. Eva si fa "perdonare" di essere lesbica, stragiurando che suo padre è "l'unico uomo della sua vita". Proprio come nel Padre delle Spose era il patriarca Riccardo (Lino Banfi) a sdoganare il lesbismo della figlia. La bravura di Cotroneo sta nel mitigare il tutto con l'ironia della commedia, ma la Regola del Padre torna ancora una volta. Siamo italiani, si sa.

Di visibilità lesbica nella tv italiana partliamo nel documentario "Diversamente etero". Stasera sarà proiettato alla Bocconi di Milano, intervengono Ivan Scalfarotto, la professoressa Francesca Polese e Milena Cannavacciuolo (oltre a me).

domenica 20 novembre 2011

Le nuove generazioni non avranno pensione

La mia intervista su City a Walter Passerini, uscita il 18 novembre 2011
Giornalista, Walter Passerini ha scritto con Ignazio Marino “Senza Pensioni” (Chiarelettere), libro denuncia sulla bomba previdenziale.
Cos’è la bomba previdenziale di cui parlate nel libro?

Il fatto che le future generazioni avranno una pensione tra il 30 e il 45% del loro ultimo reddito. Cioè tra 300 e 500 euro: quasi niente.
Il mese scorso l’Inps ha pubblicato uno studio che lo nega: sostiene che avranno una pensione pari al 70% dello stipendio, se dipendenti, o al 57% se parasubordinati.
Non è uno studio dell’Inps.
E di chi è?
Di Stefano Patriarca, un consulente dell’Inps. Che però non le ha fatte proprie. Sono delle elaborazioni pittoresche e fantasiose, perché assegnano ai precari una continuità di lavoro che essi non hanno.
Cosa intende?
Chi ha fatto le stime tratta i precari come se fossero operai della Fiat, non sa cosa vuol dire essere precari. E cioè avere lunghi periodi di inattività tra un contratto e l’altro.
Quando non si lavora, non si versano neppure i contributi per la pensione, giusto?
Esatto. Un precario fa fatica a raggiungere 40 anni di contributi. Di solito inizia a lavorare stabilmente dopo i 30 anni, ha delle pause, stage, periodi di malattia non pagati. La sua vita lavorativa è costellata di vuoti. Che gli impediranno di avere una pensione superiore al 30% dell’ultimo stipendio.
È pochissimo: chi è già in pensione da qualche anno prende l’80%. Chi ci va oggi circa il 70%: perché questa differenza?
Dal 1° gennaio 1996 il mondo della previdenza è cambiato: dal metodo “retributivo” (la pensione calcolata sulla base dell’ultimo reddito) si è passati a quello contributivo. Che fa dipendere l’assegno dai contributi effettivamente versati.
Ma quindi i venti-trentenni cosa possono fare?
Affidarsi al cosiddetto “secondo pilastro”, cioè la previdenza integrativa: i fondi pensione a cui si aderisce volontariamente versando una piccola percentuale dello stipendio.
Nei fondi pensioni oggi si può versare anche la liquidazione. Ma sono davvero affidabili? Non c’è il rischio che si perdano i soldi?
Parlo di fondi complementari chiusi, non fondi di investimento aperti e non investimenti azionari a rischio. I fondi chiusi operano sul mercato, ma secondo una linea di equilibrio e prudenza. Li hanno alcune categorie, come i giornalisti, i metalmeccanici, i chimici. Vi aderiscono in tutto poco più di cinque milioni di lavoratori il 23% del totale.
Perché così pochi?
In parte per il timore che siano rischiosi. In parte perché la riforma delle pensioni con il metodo contributivo è stata fatta solo a a metà: non sono stati istituiti fondi di categoria per tutti. Né gli incentivi fiscali per chi aderisce ai fondi chiusi.
I fondi integrativi obbligano a sottrarre soldi agli stipendi. Che per i giovani oggi non sono altissimi.
In effetti i giovani sono i più penalizzati. Spesso lavorano da dipendenti ma con contratti di collaborazione: fanno straordinari non pagati, sono licenziabili di fatto, non hanno malattia pagata. Eppure sono loro, insieme agli stranieri, che tengono in piedi i conti dell’Inps.
Perché?
Versano i contributi ma non ritirano le pensioni. E quindi pagano quelle di chi prende l’assegno retributivo, molto più alto rispetto ai contributi effettivamente versati.
Ecco, per loro cosa si può fare?
Prima di tutto far entrare ancora più persone, soprattutto donne e giovani, nel mondo del lavoro, in modo che versino contributi. Poi bisogna far ripartire l’economia: oggi le pensioni costano all’Italia il 14% del Pil, il doppio che nel resto d’Europa. Ma non si può tagliare ancora sulla previdenza: l’unico modo per abbassare il “peso” delle pensioni è aumentare il Pil.
Abbiamo anche un problema di evasione?
Enorme: ogni anno in Italia vengono evasi 270 miliardi di euro di contributi. Troppi datori di lavoro non li pagano o li pagano solo in parte. Ci sono aziende che per l’Inps non esistono.
Come è possibile?
Manca un sistema di controllo e gli ispettori sono pochi.
L’ex premier Silvio Berlusconi aveva promesso all’Ue di alzare a 67 anni entro il 2026 l’età della pensione. Lo faremo?
Lo aveva già fatto il suo governo, prima della lettera! A 67 anni si arriverà già nel 2021.
Lei è d’accordo?
Credo che il sistema migliore sia la cosiddetta forchetta: andare in pensione tra i 62 e i 68 anni con un sistema di incentivi e disincentivi. Chi va prima prende meno, chi va dopo prende di più. Ne beneficerebbe anche il sistema: lasciare il lavoro dopo significa pagare contributi più a lungo e stare meno tempo a carico dell’Inps.
La nuova ministra agli Affari sociali, Elsa Fornero, è un’esperta di previdenza. Cosa cambierà con lei?
È una studiosa molto preparata, che sicuramente cercherà di rendere il sistema più equo. Ma deve sapere che non è possibile fare una riforma delle pensioni senza una riforma del mercato del lavoro che aiuti giovani e precari.
Elena Tebano
elena.tebano[chiocciola]rcs.it

martedì 15 novembre 2011

L'amore supera la barriera del suono

Su Women Mag di Novembre la mia intervista ad una coppia lesbica con figli, Annie Saltzman-Pini e Micaela Pini