
Ieri un giudice fiorentino ha chiesto alla Corte costituzionale di verificare se il divieto di effettuare la fecondazione assistita in vitro usando sperma e ovuli donati da terzi non violi i diritti fondamentali delle persone. E' l'ultimo pezzo di una legge che è stata smontata articolo per articolo perché incostituzionale.
Il governo - parente stretto dell'esecutivo (anche quello guidato dal libertino devoto Silvio Berlusconi) che l'ha scritta nel 2004 seguendo i dettami della Chiesa cattolica - accusa ancora una volta i giudici di essere antidemocratici, perché hanno fatto ricorso. L'idea, secondo ministri come Carlo giovanardi, Maurizio Sacconi e sottosegretari come la cattolicissima Eugenia Roccella, è che i giudici stravolgano la volontà popolare.
Su City di oggi è uscita una telegrafica intervista a Vittorio Angiolini, avvocato e professore di Diritto Costituzionale, che spiega invece come il ricorso del giudice di Firenze fa parte del meccanismo democratico per eccellenza - che negli Usa si pratica da due secoli e in Europa è stato rafforzato dopo la seconda guerra mondiale, per impedire che un altro Hitler, come il primo, venga eletto e possa impazzare democraticamente.
Dovrebbe essere ovvio, ma di questi tempi è necessario anche ripetere l'ovvio (cliccate sull'immagine per ingrandirla, oppure leggete di seguito).
“Il giudice ha posto un problema di equità”
Vittorio Angiolini, avvocato è docente di Diritto costituzionale alla Statale di Milano.
Cosa significa il ricorso di Firenze?
Il giudice ha posto un problema di uguaglianza: è giusto escludere dalle cure contro l’infertilità le coppie che, per fare la fecondazione in vitro, hanno bisogno di un seme donato da qualcun altro?
Risponderà la Corte costituzionale.
Ci vorranno mesi. Se la Consulta verificherà che l’esclusione è conforme alla Costituzione, rimarrà tutto uguale. Altrimenti la Corte ha il potere di rimuovere il divieto.
Il governo dice che il ricorso stravolge la volontà democratica.
È un rimprovero incomprensibile. Se la maggioranza dice che tutti devono mettersi maglioni rossi è una decisione “democratica”, ma non legittima. Ecco, la Consulta serve a impedire che la maggioranza possa violare i diritti fondamentali. Tutte le democrazie hanno corti simili.Elena Tebano
