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martedì 30 novembre 2010




Rita Al Khayat è una delle più importanti intellettuali del mondo arabo. Denuncia l'ipocrisia dell'occidente nei confronti delle donne dei Paesi islamici.
Nel suo intervento alla conferenza di Science for Peace (oggi per chi legge, ndr.), lei parlerà dell’atteggiamento occidentale nei confronti delle donne del mondo islamico. Perché?
Perché il modo in cui l’Occidente ha usato le donne arabe è vergognoso. Sempre come un pretesto, per esempio dagli Stati Uniti per invadere l’Afghanistan. Ma il motivo di quella guerra era politico, non umanitario.
La condizione delle donne in Afghanistan però è migliorata.
In Afghanistan gli Usa cercavano il controllo di una zona strategica per gli equilibri internazionali. La riprova di questo è il fatto che gli Usa sono alleati con l’Arabia Saudita, dove le donne sono obbligate a vivere in condizioni terribili. Quel sistema è impossibile da tollerare per delle persone libere. Ma il Medio Oriente è ricco del petrolio che interessa agli Usa. E a pagarne il prezzo sono le donne.
Ma secondo lei come si fa a migliorare le condizioni delle donne nei Paesi arabi?
Il problema sono le dittature: bisogna combattere quelle. Pensi a Muammar Gheddafi in Libia: governa da 40 anni. Oppure Hosni Mubarak: controlla l’Egitto da 30 anni. Per mantenere saldamente il potere, quelle persone devono conservare tenacemente le condizioni del sistema patriarcale tradizionale.
Lei dice che la discriminazione delle donne è una questione politica, e non una conseguenza dell’Islam...
Vale per molti dei 22 Paesi arabi, ovvero per 300 milioni di persone. Nelle mie ricerche per preparare la conferenza di Milano mi sono resa conto, una volta di più, che le donne arabe sono quelle che si trovano nelle condizioni peggiori di tutto il mondo. E il nuovo colonialismo americano non le aiuta.
Nella sua “Lettera all’Occidente” lei scrive che le donne colonizzate sono vittime due volte...
Sì, in quanto colonizzate e in quanto donne .Le persone colonizzate sono violentate da un sistema estraneo, alieno, che non solo si appropria delle ricchezze del loro Paese, ma convince anche i colonizzati che la loro cultura e il loro modo di vivere sono inferiori. Le donne in più subiscono ancora la tirannia del sistema patriarcale della tradizione. Sono le inferiori tra gli inferiori.
Lei si definisce una femminista?
No. Rifletto sui problemi e sulla condizione delle donne, ma non sono un’attivista.
Lei, però, è anche un esempio di una donna araba che di certo non è “vittima”...
Quello che ho ottenuto mi è costato moltissimo, dal punto di vista umano. Ho studiato nelle scuole francesi, un privilegio concesso solo alle figlie delle famiglie arabe più agiate. Ma da bambina ero l’unica araba nella mia classe. Quindi quella “inferiore”, sottoposta a una violenza psicologica continua.
Insieme privilegiata e discriminata...
Noi “colonizzati” viviamo un’enorme ambivalenza.È la stessa che ho nei confronti della lingua francese: mi ha permesso di studiare, di acquisire una cultura alta e strumenti per capire il mondo. Però mi ha anche costretta - per ottenere quei risultati - a rinunciare alla mia lingua madre, l’arabo, la lingua dei miei affetti.
Per questo dopo la laurea ha deciso di lasciare la Francia e tornare in Marocco?
Sì, i francesi considerano tutte i Paesi che hanno colonizzato come inferiori, deboli dal punto di vista intellettuale. Non riuscivo a sopportarlo. Forse se avessi studiato in Italia o Germania sarei rimasta lì, non lo so.
Ma cosa significa essere un’intellettuale araba, per lei?
Il 60% delle donne nel mondo arabo sono analfabete, per cui è molto raro per una donna avere un peso pubblico e culturale. La mia è la prima generazione che sta cambiando tutta questa situazione. E che quindi può cambiare anche la condizione delle donne nei 22 Paesi che compongono il “mondo arabo”.
Significa che la cosa più importante per le donne arabe, adesso, è l’istruzione?
Sì. E questo riguarda anche quelle che vivono in Europa. L’unico modo per compiere davvero una rivoluzione, è far andare a scuola tutte le bambine, fare studiare le ragazze all’università. Rifiutare che i sistemi medioevali delle dittature di cui parlavo prima vengano introdotti nei vostro Paesi.
Vuol dire anche, in concreto, vietare il velo integrale alle donne?
Le donne velate sono un “fantasma” degli uomini occidentali: c’entra molto poco con la realtà delle tante donne arabe moderne che, come me, lavorano.
Un “fantasma”?
In senso psico-analitico: un’ossessione degli uomini, che “sognano” le donne velate come prede sessuali, creature dotate di una sessualità esotica e misteriosa.
E questo mito che conseguenze ha?
Impedisce agli occidentali di “vedere” le tantissime meravigliose donne arabe moderne. Nella mia conferenza di Milano ve le mostrerò: ho portato tante immagini. Dovete rendervi conto che non siamo vittime in attesa di essere salvate dagli occidentali, ma persone con idee e volontà proprie, su cui puntare per cambiare le cose.
Elena Tebano
elena.tebano[chiocciola]rcs.it