Le rivolte in Tunisia ed Egitto sono state ribattezzate "la prima rivoluzione araba", la prima per la democrazia. Eppure Usa ed Europa, che a parole "esportano" democrazia, nei fatti preferirebbero che tutto restasse com'era. Il perché lo spiega l'intellettuale marocchina Rita El Khayat, in questa intervista a City.
L’Occidente ha paura della democrazia araba
Etnopsichiatra marocchina, Rita El Khayat è stata candidata al premio Nobel per la Pace. È impegnata nella lotta per la democrazia nel Mondo Arabo.
Molti italiani hanno scoperto che Tunisia ed Egitto erano dittature solo dopo le proteste di questi giorni. Finora Hosni Mubarak era il “presidente egiziano”, non un “dittatore”. Com’è possibile professoressa El Khayat?
È incredibile, visto che gente come Mubarak o il tunisino Ben Alì è stata al potere 20 o 30 anni. Sarebbe impensabile in Francia o Germania. Invece con i Paesi Arabi si è fatto finta di niente perché Stati Uniti, Israele ed Europa avevano l’interesse a sostenere le dittature dei Paesi Arabi.
Interesse? Perché?
L’Egitto è stato il primo Paese Arabo a riconoscere Israele. In cambio della tranquillità ai confini, gli israeliani e i loro alleati hanno chiuso un occhio sulla dittatura egiziana. Ma come è possibile che Israele, che si definisce un Paese democratico, abbia così tanti legami con una dittatura come l’Egitto?
Nei giorni scorsi, in effetti, Israele ha continuato a chiedere di sostenere Mubarak.
Esatto. E finora anche il patto tra Usa, Europa e dittatori arabi è stato: voi tenete tutto il potere nei vostri Paesi, in cambio ci fate avere petrolio, gas, materie prime a buon prezzo. Pensi agli accordi dell’Italia con la Libia. Pensi all’Algeria: la gente muore di fame e i milioni di dollari guadagnati col petrolio stanno nelle banche occidentali.
Ma secondo lei, quindi Usa ed Europa, in un certo senso, hanno paura dell’avvento della democrazia nei Paesi Arabi?
Con la democrazia sarebbero molto meno controllabili. I dittatori come Mubarak, invece, fanno quello che l’Occidente chiede loro. A rimetterci sono i popoli arabi, schiacciati dai Paesi Occidentali che ci considerano come dei bambini inadatti alla democrazia, utili solo perché comprano i prodotti occidentali, ma nulla più.
Perché le rivolte sono scoppiate proprio ora?
Intanto per la maggiore circolazione delle informazioni. Gli egiziani sono meno istruiti dei tunisini, ma anche chi è analfabeta guarda la tv. Moltissimo ha fatto internet: non è un caso che Mubarak abbia bloccato il web. Ma soprattutto era tempo.
Era tempo? Cioè?
Tunisini ed egiziani sono diventati consapevoli del fatto che non possono più andare avanti così. C’è la povertà, c’è la mancanza di libertà. di futuro. In più la situazione delle donne è insostenibile.
Nelle immagini delle proteste egiziane si vedono soprattutto uomini, al contrario di quanto è successo con le manifestazioni in Iran nel 2009, per esempio. Perché?
Dipende dalle condizioni arcaiche in cui vivono. Molte di loro non sanno neppure cosa succede nel mondo, perché vivono chiuse in casa, non sono abituate a uscire in pubblico. Sono comandate dagli uomini e se gli uomini dicono loro che non possono uscire in strada, loro obbediscono.
Cosa pensa che succederà in Egitto?
Penso che, se non è una questione di giorni è una questione di settimane, ma Mubarak dovrà cedere. È una marionetta in mano agli Stati Uniti. Il presidente Usa Barack Obama ha chiesto per l’Egitto “una transizione ordinata alla democrazia”: significa che Mubarak dovrà andarsene.
Pensa che le proteste si allargheranno ad altri Paesi Arabi. Compreso il suo, il Marocco?
In Algeria ieri (l’altroieri per chi legge, ndr.) due persone di sono date fuoco per protesta: in Tunisia è iniziato tutto così. In Marocco la situazione è diversa: ci sono state riforme dalla fine degli anni ‘90. Il nuovo sovrano Mohammed VI, che regna da 11 anni, ha migliorato la condizione delle donne e conduce una battaglia personale contro la povertà. La nostra società è molto più dinamica di quella egiziana che è regredita negli anni a condizioni medievali.
C’è il pericolo che dopo le rivoluzioni in Tunisia ed Egitto possano andare al potere i fondamentalisti islamici?
Sì, è una possibilità. È successo anche in Marocco: dopo l’arrivo della democrazia i fondamentalisti hanno provato a prendersela per sé. Ma è una delle possibilità, non l’unica. Anche perché finora le rivolte sono state portate avanti dal popolo, non dai fondamentalisti
Di cosa c’è bisogno perché le rivolte in Tunisia ed Egitto portino davvero alla democrazia?
Intanto che l’Occidente eviti di sostenere nuove dittature e di decidere per i popoli arabi. E poi di una rivoluzione antropologica: quella politica non basta. Bisogna migliorare l’istruzione, promuovere l’uguaglianza tra uomini e donne, migliorare le condizioni sanitarie. È l’unica strada per raggiungere davvero la democrazia.Elena Tebanoelena.tebano[chiocciola]rcs.it
