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lunedì 20 giugno 2011

Il sì del sindaco leghista ai referendum sull’acqua

L'intervista ad attilio Fontana pubblicata su City l'8 giugno 2011

Attilio Fontana è il primo cittadino (appena rieletto) di Varese. Leghista, è favorevole ai referendum sull’acqua pubblica di domenica e lunedì prossimi.

Lei ha detto più volte che ai due quesiti sull’acqua (scheda rossa e gialla) voterà SI. Perché?
Perché non sempre i privati sono meglio del pubblico. Si dovrebbe fare una distinzione tra le situazioni che funzionano e quelle che non funzionano.
Invece se il referendum non raggiungerà il quorum, oppure se vinceranno i NO al primo quesito (scheda rossa), da gennaio prossimo gli acquedotti andranno in mano ai privati...
Sono due le ipotesi previste: da una parte la cessione del 40% dell’azienda pubblica a privati, attraverso un bando di gara. Dall’altra un bando di gara per la gestione di tutta l’erogazione del servizio (cioè degli acquedotti), a cui può partecipare chiunque.
E che quindi con ogni probabilità finirebbe per dare in mano ai privati tutto il servizio...
Sì, l’affidamento “in house” (cioè direttamente a una società pubblica) è previsto solo se c’è una serie di ipotesi che la rendono di fatto impraticabile. Questo va molto oltre le liberalizzazioni chieste a suo tempo all’Italia dall’Unione europea.
Chi è a favore della legge (e quindi per il NO al referendum) sostiene che la gestione privata ridurrà gli sprechi e le inefficienze.
Dipende. Nel nostro Paese ci sono situazioni assolutamente chiare in cui la gestione privata è stata peggiore di quella pubblica: ha diminuito la qualità del servizio, ma al contempo ha fatto aumentare le tariffe.
Il privato dovrebbe essere migliore perché obbedisce alla legge della concorrenza. Ma, di fatto, una volta che scelto il gestore dei servizi idrici, quello opera in regime di monopolio.
Certo, non è che i cittadini possono inventarsi un altro acquedotto a cui attaccarsi. L’altro argomento è che, togliendo di mezzo il pubblico, si favorisce l’investimento di capitali privati. Ma questo succede - ed è giusto così - solo se l’investitore ci vede in tornaconto economico.
E quindi?
Vuol dire che il gestore dell’acquedotto guadagna se alza le tariffe delle bollette. Ma non capisco perché allora non possano fare la stessa cosa le società pubbliche e investire quei soldi nel miglioramento dei servizi.
E qui si arriva al secondo referendum sull’acqua (la scheda gialla), quello per abrogare la norma che permette di aumentare le tariffe del 7% per rientrare degli investimenti.
A me va benissimo che si possano alzare le tariffe. Ma non vedo perché non possa farlo il pubblico. In Lombardia sono dieci anni che non tocchiamo la bollettazione dell’acqua. Se ci lasciassero aumentare le tariffe, potremmo ricominciare a investire.
Suggerisce di votare NO sulla scheda gialla ?
Io voterò SI in entrambi i casi.
Varese affida i servizi idrici a una società in cui i privati ci sono già: Aspem. Perché adesso vota SI al referendum, contro la possibilità che entrino i privati? Perché prima è stata fatta una semplice fusione e ora sarà necessaria una gara d’appalto?
Abbiamo scelto A2a per ragioni di mercato, non perché ci ha costretto la legge: era l’operatore che garantiva il servizio migliore.
Finora ha fatto valutazioni di efficienza. I promotori del referendum invece dicono che l’acqua è un bene di cui nessuno può fare a meno, e perciò deve rimanere pubblico.
Sono d’accordo. L’acqua è deve rimanere di tutti. Anche nell‘erogazione, perché conta chi gestisce i rubinetti, non chi li possiede “in teoria”. In più il pubblico può fare investimenti che hanno valenza sociale, che il privato (giustamente) può rifiutarsi di fare.
Per esempio?
Collegare all’acquedotto una casa sperduta nel bosco. Per un privato può essere antieconomico, il pubblico può decidere di farlo anche se ci perde soldi.
C’è però il timore che la gestione pubblica sia inquinata da interessi di partito: i vertici delle società vengono nominati su base politica.
Sono laico da questo punto di vista: se la gestione pubblica non funziona, perde dei soldi, è inefficiente, va benissimo che venga eliminata. Ma se funziona e dà anche utili economici, spiegatemi per quale motivo dobbiamo regalarla ai privati.
La legge che il referendum vuole eliminare è stata approvata da un governo Berlusconi, la maggioranza di cui fa parte la Lega. Il suo partito ha cambiato idea?
Quella sul referendum è una mia posizione personale che ho sempre sostenuto, fin dai tempi dell’approvazione delle legge. Che comunque nella sua sostanza era stata impostata dal precedente governo di centrosinistra e dalla ministra Linda Lanzillotta.
Ma ora la sua posizione è condivisa da gran parte della Lega. Anche il governatore del Veneto Luca Zaia ha annunciato che voterà sì.
La Lega, nonostante tutto, è un partito che ha molta più libertà interna di tanti altri. E il referendum è uno di quei momenti in cui i cittadini possono esprimersi direttamente: è giusto farlo valere in quanto tale.
Elena Tebano elena.tebano[chiocciola]rcs.it