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giovedì 9 luglio 2009

Nel ddl sviluppo i soldi nostri per i giornali loro



Il centrodestra ha approvato il ddl sviluppo, che dà al governo carta bianca per reintrodurre il nucleare in Italia. Ma il ddl sviluppo contiene altre misure, che a differenza di quelle sul nucleare entrano in vigore subito.

Una è l'annullamento di fatto della class action: oltre a essere rimandata di altri sei mesi e a non essere retroattiva, prevede che ogni aderente alla causa collettiva chieda il risarcimento del danno al giudice. La class action, così, viene individualizzata nell'aspetto fondamentale (la richiesta dei danni) e di collettivo rimane ben poco. Con buona pace dei truffati d'Italia.

Ma c'è un'altra norma, cui i giornali non daranno molto spazio: il ritorno al fondo per l'editoria. Vengono "ripristinati 70 milioni di euro per il fondo per l'editoria per ciascuno degli anni 2009 e 2010. Dunque 140 milioni di euro in due anni che vengono coperti con l'aumento della Robin Tax", come spiega Repubblica.

Soldi che andranno agli editori (tra cui il premier Silvio Berlusconi) e in particolare ai giornali di partito. Che costano molto ma servono a pochissimi. Il sito lavoce.info ha fatto i conti in tasca ai principali quotidiani politici. "Per ogni copia venduta ai lettori di un quotidiano politico, ce ne sono tra le sette e le nove che tornano indietro", spiega.

Il punto è che noi paghiamo anche per quelle restituite. Cioè che, quotidianamente, nessuno legge. Anzi, più sono le copie non lette più paghiamo, perché i fondi per l'editoria vanno in base alle copie stampate. Ecco perché c'è tutto questo surplus: gli editori di partito vogliono più soldi possibile.

Il risultato è che, per esempio, Il Foglio prende 0,70 di soldi nostri per ogni copia venduta, Il Riformista 1,16, Europa 2,74 e Il Secolo d'Italia addirittura 3,60. Il paradosso è che tutti questi giornali fanno riferimento a partiti che non esistono o non esistono più.