
Il centrodestra ha approvato il ddl sviluppo, che
dà al governo carta bianca per reintrodurre il nucleare in Italia. Ma il ddl sviluppo contiene altre misure, che a differenza di quelle sul nucleare entrano in vigore subito.
Una è
l'annullamento di fatto della class action: oltre a essere rimandata di altri sei mesi e a non essere retroattiva, prevede che ogni aderente alla causa collettiva chieda il risarcimento del danno al giudice. La class action, così,
viene individualizzata nell'aspetto fondamentale (la richiesta dei danni) e di collettivo rimane ben poco. Con buona pace dei truffati d'Italia.
Ma c'è un'altra norma, cui i giornali non daranno molto spazio: il ritorno al fondo per l'editoria. Vengono "ripristinati 70 milioni di euro per il fondo per l'editoria per ciascuno degli anni 2009 e 2010. Dunque
140 milioni di euro in due anni che vengono coperti con l'aumento della Robin Tax",
come spiega Repubblica.
Soldi che andranno agli editori (
tra cui il premier Silvio Berlusconi) e in particolare ai giornali di partito. Che costano molto ma servono a pochissimi. Il sito
lavoce.info ha fatto i conti in tasca ai principali quotidiani politici. "Per ogni copia venduta ai lettori di un quotidiano politico, ce ne sono
tra le sette e le nove che tornano indietro", spiega.
Il punto è che
noi paghiamo anche per quelle restituite. Cioè che, quotidianamente, nessuno legge. Anzi, più sono le copie non lette più paghiamo, perché i fondi per l'editoria vanno in base alle copie stampate. Ecco perché c'è tutto questo surplus:
gli editori di partito vogliono più soldi possibile.
Il risultato è che, per esempio,
Il Foglio prende 0,70 di soldi
nostri per ogni copia venduta,
Il Riformista 1,16,
Europa 2,74 e Il Secolo d'Italia addirittura 3,60. Il paradosso è che
tutti questi giornali fanno riferimento a partiti che non esistono o non esistono più.