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domenica 3 ottobre 2010

Il miracolo dei rifiuti? Una discarica nel parco




Francesco Paolo Oreste fa il poliziotto a Napoli. Ed è anche consigliere comunale di Boscoreale (con il Pd, che è all'opposizione). In questa intervista a City racconta il paradosso di una discarica pericolosissima, nel Parco naturale del Vesuvio.

Poliziotto e consigliere comunale di Boscoreale, Francesco Paolo Oreste è in prima fila nella lotta contro la discarica aperta dal governo nel Parco naturale del Vesuvio.

Il suo paese, Boscoreale, ha proclamato il lutto cittadino contro l’ampliamento della discarica nel Parco del Vesuvio. Ma secondo il sindaco di Terzigno il premier ha garantito che non si farà...

Conosce il detto napoletano “il gallo sulla monnezza”?
No, sarebbe?
Indica chi sta impettito a pavoneggiarsi, ma comunque sta nello schifo. Ecco, noi di parole ne abbiamo sentite tante e ormai giudichiamo solo dai fatti.
Quali parole?
Si ricorda l’inceneritore di Acerra vantato come la soluzione del caos rifiuti? È chiuso da due giorni e non ha mai funzionato a pieno regime. Il capo della protezione Civile Guido Bertolaso venne qui e ci assicurò che a Terzigno sarebbero finiti solo i rifiuti domestici. Invece sugli atti sta scritto che ci buttano anche rifiuti industriali altamente tossici. Qualche giorno fa hanno fermato un camion con residui radioattivi d’ospedale.
Ma la discarica di Terzigno è in un parco naturale, giusto?
Sì, in un’ex cava di pietra lavica che fu chiusa (facendo perdere il lavoro a un bel po’ di gente) perché deturpava il paesaggio del parco. Evidentemente secondo il governo la discarica è bella...
Come è possibile?
In nome dell’emergenza, il commissario può derogare, cioè ignorare le leggi che creerebbero ostacoli inutili. Questo va bene, ma una cosa è evitare i cavilli, un’altra è tradire lo spirito della legge che garantisce il diritto alla salute.
Nel sito in questione c’era già una discarica che fu chiusa anni fa.
Nel 1994 perché era fuori legge: uno di quei buchi in cui la camorra faceva sparire i rifiuti tossici. E infatti bisognerebbe chiedersi perché, quando si trattava di scegliere nuovi siti per lo smaltimento, Bertolaso ha sempre indicato quello...
Cosa intende dire?
Perché scegliere un luogo controllato dalla camorra? Di certo è che quelle cave, che prima non valevano niente, sono all’improvviso diventate preziosissime.
Per la protezione civile è un posto adatto.
Il governo aveva bisogno far sparire la monnezza in fretta, per dimostrare che aveva fatto il miracolo. Ne ha scelto uno comodo, non uno adatto.
Perché?
La cava è in un parco, a 200 metri da zone abitate, in area sismica. C’è una guaina che separa il percolato (il veleno prodotto dai rifiuti) dal terreno, perché non finisca nella falda acquifera. In teoria dura 20 anni (che già sono pochi), ma con il suolo in continuo movimento, quanto può tenere? E se piove e si riempie di acqua che succede?
Be’, per questo ci sono i controlli.
Sì, peccato che la discarica sia stata militarizzata, grazie alla procedura d’emergenza prevista dal decreto Bertolaso. E gli amministratori non possono entrarci. Non sappiamo davvero cosa succede: finora tutte le nostre richieste ufficiali di informazioni non sono state ascoltate.
Quando le avete fatte?
Le ultime questa estate, dopo che da otto mesi le nostre città erano invase da una puzza tremenda. Una sera è stata vista una nube sulla discarica, il giorno dopo il terreno ha tremato e nei pressi della cava abbiamo trovato crepe nei muri.
Cosa potrebbe essere?
I biogas emessi dalla spazzatura, che creano dei geyser. Non riescono a controllarli e sono pericolosi.
Tutto questo riguarda la discarica che c’è, ma il governo vorrebbe mettercene un’altra...
Sì, quattro volte più grande: la prevede il famoso decreto Bertolaso. Si immagina? Lì intorno ci sono i vigneti della Lacrima Christi. Le albicocche del Vesuvio già non si possono vendere come frutta da tavola. Solo per le conserve, ma così finiscono ovunque e la gente se le mangia senza saperlo. In questa zona negli ultimi anni i tumori al seno sono aumentati del 400%.
In qualche modo il problema rifiuti va risolto, no?
Noi vogliamo risolverlo: Boscoreale fa il 70% di raccolta differenziata. Paghiamo una tassa sui rifiuti più alta perché portiamo l’umido a smaltire in Sicilia dove poi lo rivendono. Ci becchiamo lavoro e spese in più, la discarica e anche i tumori...
La spazzatura che va in discarica di chi è?
Di Napoli e di altri comuni del napoletano. Il decreto dell’emergenza, oltre a riaprire il sito di Terzigno, prevedeva che venissero sciolti i Comuni che non facevano la differenziata. Però questa parte del decreto -chissà perché - non è mai stata applicata.
Nei vostri comuni ci sono state anche proteste violente. Lei le giustifica?
No. Sono due anni che chiediamo dialogo. Ma l’Italia si è accorta di noi solo quando dei facinorosi hanno bruciato i camion della monnezza. Eppure questo danneggia noi: legittima il pungo duro. Venerdì scorso qualcuno ha fatto manganellare i cittadini che stavano facendo un sit-in. La tv ha censurato quelle immagini. Io ho l’impressione che a molti non interessi risolvere i problemi.
Perché?
La differenziata conviene ai cittadini e all’ambiente. Ma c’è una classe dirigente che preferisce il caos, perché così, in nome dell’emergenza, gestisce potere e milioni di euro. Il risultato è che distruggono il territorio: dal punto di vista igienico- sanitario, economico e da quello del senso della democrazia.
Elena Tebano
elena.tebano [chiocciola] rcs.it