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lunedì 20 giugno 2011

Un Sì affinché la legge sia uguale per tutti

L'intervista a Stefano Rodotà uscita su city il 9 giugno 2011


Giurista, Stefano Rodotà ha contribuito a scrivere la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea. Adesso dice Sì al referendum sul legittimo impedimento.

Professore,lei come voterà al referendum sul legittimo impedimento (la scheda verde)?

Voterò Sì, per una ragione molto semplice: tutti i cittadini devono essere trattati allo stesso modo di fronte alla giustizia. Non si possono dare privilegi al presidente del Consiglio o ai ministri quando sono giudicati dalla magistratura.
Oggi la legge consente una sorta di “assenza giustificata” dai processi a premier e ministri.
Sì, possono appunto fare riferimento a un “legittimo impedimento” che impedisce loro di andare in udienza.
Sembra una cosa ragionevole, però.
Ma infatti la legge già prevede questa possibilità, per tutti i cittadini: chiunque - imputato o testimone che sia - abbia una ragione per non potersi presentare davanti ai giudici, può comunicarla ai magistrati. Che la valutano e stabiliscono se è sufficiente oppure no, e, nel caso, un’altra data per il processo.
Ma allora perché la maggioranza ha voluto introdurre una legge specifica sul legittimo impedimento?
Perché la norma originaria prevedeva che fosse il presidente del Consiglio a stabilire quando l’impedimento era legittimo, se l’assenza dall’udienza era giustificata.
Un’auto-giustificazione: ora non è più così?
No, perché la Corte costituzionale ha eliminato proprio quella parte della legge e lasciato al giudice il compito di valutare se la giustificazione è “apprezzabile” oppure no.
Anche perché altrimenti il legittimo impedimento rischia di essere usato come un’arma impropria di difesa. Non prevede che il processo venga sospeso, ma allunga i tempi del dibattimento, quindi “aiuta” a fare andare il reato in prescrizione e renderlo non perseguibile.
Esatto. Tolta la possibilità del presidente del Consiglio di autogiustificarsi, il legittimo impedimento “ripete” una possibilità che è già garantita a tutti i cittadini.
Ma allora che bisogno c’è, a questo punto, di cancellarlo con un referendum?
Serve a eliminare qualsiasi residuo di privilegio. Se il presidente del Consiglio ritiene di non potersi presentare ai suoi processi, lo faccia sulla base delle norme generali, non di una legge che è stata fatta apposta per lui.
Quindi secondo lei il Sì al referendum è una sorta di messaggio al parlamento contro le cosiddette leggi “ad personam”.
In questi anni ci sono state moltissime leggi scritte solo per favorire Silvio Berlusconi e sottrarlo ai processi o eliminare quelli che potevano essere considerati reati. È importante che adesso i cittadini, esprimendosi in modo diretto, dicano no a questa prepotenza. È un modo per ricostruire la legalità e dare un segnale al parlamento. I quattro referendum, nonostante siano stati proposti da forze diverse, condividono questo.
Cosa, di preciso?
Tutelano dei beni comuni: l’acqua come patrimonio di tutti i cittadini, l’ambiente, che non deve essere messo a rischio dalle centrali nucleari, e la legalità - anch’essa un bene di tutti. La vecchia formula scritta nelle aule di tribunale, “La legge è uguale per tutti”, deve tornare a corrispondere alla realtà. E non essere una specie di inganno dietro al quale il potente può farsi le leggi a proprio misura.
I sostenitori del legittimo impedimento, però, negano che sia un privilegio. Sostengono che serve a garantire la governabilità, visto che il premier non è un cittadino come tutti gli altri, perché - appunto - deve governare.
Silvio Berlusconi può pensare di sé e del suo rapporto con la giustizia quello che gli pare. Ma non può, sulla base delle sue convinzioni personali, pretendere che ci sia una legge speciale che lo protegga.
All’estero come funziona? In Francia qualcosa di simile al legittimo impedimento c’è.
In nessun Paese del mondo il primo ministro ha una tutela del genere. In Francia ce l’ha il Presidente della Repubblica, e in Spagna il re. Mai il premier. Negli altri Paesi i presidenti del Consiglio, quando vanno a processo, sono trattati come tutti gli altri cittadini. È successo anche a quello che viene considerato l’uomo più potente del mondo.
Chi?
Il presidente Usa: Bill Clinton quando ci fu il caso Lewinsky non si sottrasse e dovette rispondere a un procuratore speciale che indagava sul suo conto. In Italia non si tratta di discutere se ci sono persecuzioni. Abbiamo piuttosto un problema di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.
Elena Tebano elena.tebano[chiocciola]rcs.it