
Cosa succede quando scopri che il tuo orientamento sessuale è diverso da quello dei tuoi? Sicuramente, tutto diventa più complicato. E hai paura che questa cosa ti divida per sempre da loro. Come si supera? Con tanta fiducia nei propri sentimenti e, possibilmente, genitori comprensivi.
Ce lo racconta Ry Russo Young, giovane e promettente regista newyorkese, in un articolo uscito sul mitico Daily Beast. Si intitola Thank God My Moms Are Lesbians.
“Quando ero più giovane, la questione di come sarei “diventata” – etero o gay – aleggiava nella mia testa. Se cresci in una famiglia eterosessuale, l’assunzione generalmente è che sarai eterosessuale, ti sposerai, avrai dei bambini: tutto il percorso di rito. Ma crescendo, io ero assolutamente consapevole che sarei stata etero oppure gay, una cosa o l’altra. La mia adolescenza è trascorsa con il sottofondo di quello che sembrava il conto alla rovescia dei quiz.Se fossi stata lesbica, sarei stata come i miei, cosa che sembrava sicuramente la scelta più comoda e sicura. L’ironia è che io sentivo più rischioso, da un punto di vista psicologico, essere etero: avrebbe significato non far più parte della cultura queer in cui ero cresciuta. Quando ero piccola la mia famiglia sfilava sempre al Gay Pride di New York. Avrei dovuto guardare dal marciapiede, se fossi diventata etero?
Tutta l’idea di essere etero mi sembrava esotica e in un certo senso glamour. Sarei stata una di quelle donne che vedevo camminare per strada sui tacchi a spillo e baciare uomini barbuti, alti e muscolosi? Non riuscivo esattamente a immaginarmi nel ruggente mondo “normale” fatto di preservativi e matrimoni, eppure essere gay non mi è mai sembrata la cosa giusta.
Poi a 17 anni, ho incontrato il mio primo amore: un ragazzo di Boston molto carino, che suonava la chitarra e amava Bob Dylan. Nonostante mia sorella fosse diventata famosa per le sue pomiciate con Theo nel retro della nostra scuola, di recente aveva fatto il suo coming out come lesbica. E io mi ritrovavo lì, nel travaglio di rendermi conto che volevo stare con i maschi. Vivere in una famiglia di sole donne mi faceva credere che il corpo maschile fosse estraneo soltanto a me -- anche se, dopo averne parlato con le mie amiche, non mi sembrava di essere molto più al buio, a proposito di forme maschili, di quanto non lo fossero loro. Ero terrorizzata all’idea di far sesso, e morivo dalla voglia di farlo e mi chiedevo se andasse bene farlo.
Quando ero adolescente andavo spesso in camera delle mia madri, in pigiama, a dare loro la buonanotte. Sedevo sul piccolo divano che chiamavamo il letto-di-giorno e sbocconcellavo biscotti mentre chiacchieravamo. Un notte, mentre parlavo del mio ragazzo, le mie madri si sono alzate sui cuscini mentre guardavano “I capolavori del teatro” e mia mamma mi ha detto: “Adesso finiscila di parlarne di continuo e vedi di farlo!”. In qualche modo sapeva tutto, anche se non le avevo detto niente. Ho sentito un senso di assoluto sollievo. La mia mente da adolescente nevrotica aveva bisogno di sentirsi dire che andava bene che fossi etero e facessi sesso. Lei lo aveva capito e mi aveva dato la sua benedizione”
