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mercoledì 15 luglio 2009

Tremonti dà della testa di cazzo a chi gli ricorda la realtà


"Riteniamo che questi numeri siano assolutamente compatibili con i nostri vincoli, con i nostri impegni europei e intendiamo mantenere questa politica, una politica di rigore che assorbe il ciclo"

Giulio Tremonti, Roma, 15 gennaio 2009


Il governo nega l'evidenza, nasconde i fatti, non risponde alle domande dei giornalisti e insulta chi non accetta la sua visione dei dati economici. Tanto che uno dei suoi ministri più importanti, quello dell'Economia Giulio Tremonti, arriva a dare della "testa di cazzo" a un giornalista che si limita a fare bene il suo lavoro.

Tremonti deve dimettersi: quello che ha fatto non ha scuse. Non ne avrebbe anche se il giornalista avesse detto qualcosa di sbagliato o offensivo. Invece si è limitato a chiedere una risposta alla sua domanda. Guardate il video per credere: è pazzesco.

Non solo, quando ha presentato le previsioni sull'economia del Dpef (un atto dovuto che, come ha spiegato lui stesso, Tremonti si sarebbe volentieri risparmiato) ha negato l'evidenza. I dati economici, infatti, sono drammatici.

Il rapproto deficit/pil effettivo ha raggiunto il 5,2%. Ma il governo ha presentato i dati come se non fosse così: "Il rapporto deficit/pil, corretto al netto della crisi, è pari al 3,1% nel 2009. Nel 2008 fu del 3,4%. Nel 2010 sarà del 2,8%; nel 2011 del 2,5%; nel 2012 del 2,1%; nel 2013 del 2,2%", si leggeva nei testi forniti da "fonti del governo" ai mezzi di informazione.

In questo modo sembre che il rapporto tra il debito accumulato e la ricchezza prodotta nel paese sia più o meno uguale a quello degli anni scorsi. E anzi destinato a diminuire negli anni prossimi.
"L'indebitamento programmatico strutturale corretto per il ciclo, quindi depurato dell'impatto della crisi e delle una tantum è stimato al 3,1%", ha ripetuto oggi Tremonti.

Ma la crisi c'è. Tanto che il documento del Dpef varato da Tremonti, subito dopo, si permette rivendicare l'efficacia delle misure anticrisi adottate dal governo: "Durante la crisi il governo ha agito in modo mirato per garantire condizioni di stabilità per la finanza pubblica, per dare supporto all'economia, per assicurare la coesione sociale", recita ossequiosamente il testo.

E allora perché il rapporto deficit/pil è salito comunque al 5,2%? Non solo, diminuiscono anche le entrate fiscali (non è strano, visto che abbiamo un premier secondo cui non pagare le tasse è giusto). La disoccupazione aumenta all'8,8% e l'anno prossimo sarà anche peggio. Insomma, un disastro.

Ma Tremonti e il governo sono ottimisti, come al solito. "Riteniamo che questi numeri siano assolutamente compatibili con i nostri vincoli, con i nostri impegni europei", si sbilancia a dire il ministro. Tremonti, infatti, si attacca alla definizione tecnica. Il patto di stabilità europeo impone che il rapporto deficit Pil strutturale non superi il 3%. E il governo sostiene che quasi la metà del distastroso risultato italiano dipenda dalla crisi, sia perciò temporaneo e non strutturale.

In base a quali dati? Non si sa, ma bisogna fidarsi. "Sono le tecniche del commercialista che trova la gabola per non pagare le tasse", spiega l'economista Luca Foresti. Il punto è che, se si ascoltano gli economisti, questa crisi non è passeggera e sta facendo chiudere molte fabbriche, aziende, negozi. Per sempre. Quel 2,2% passeggero, in buona parte resterà. Insultare i giornalisti, purtroppo, non cambia i fatti. Serve solo a nasconderli. Intanto la situazione economica italiana continua a peggiorare. E la pagheremo noi.