
A gennaio scorso la Corte dei Conti ha smontato pezzo per pezzo la manovra economica dei miracoli promessa dal minsitro dell'Economia Giulio Tremonti (non lo dico io, lo dicono quei sovversivi del Sole 24 Ore). Soprattutto la parte che riguardava la lotta all'evasione.
La Corte dei Conti (che è un organo giudiziario) ha proprio - come dice il nome - il compito di fare i conti in tasca a Stato e governo. Come spiega wikipedia, "funzione tipica delle Corti dei conti è anche la verifica del bilancio consuntivo dello stato o di altri enti pubblici, allo scopo di accertare il rispetto delle regole contabili e l'attendibilità del bilancio stesso, trasmettendo in esito a tale controllo una relazione al parlamento".
Di fatto è l'istituzione che verifica i numeri del governo e controlla che non siano falsi. Un'attività particolarmente indigesta al ministro Tremonti, che ama soltanto i "suoi" numeri e tende a dire che quelli degli altri siano sbagliati - anche quando sono veri - se non tornano con le sue promesse.
Bene, il decreto anti-crisi (e che c'entra, direte voi?) ha trovato la soluzione all'inghippo: sottomette la Corte dei Conti al controllo del parlamento, che potrà decidere sul suo budget e quindi sulle sue attività. Il Parlamento, cioè la maggioranza di centrodestra. Nel decreto c'è anche un altro simpatico emendamento, che pone limiti alla verifica del danno erariale (cioè dei furti nei confronti dell'amministrazione pubblica), e una forma di sanatoria per i procedimenti in attesa di sentenza, anche non definitiva.
Chissà se la Corte, prossimamente, si permetterà di confutare ancora i dati diffusi da Tremonti. E' interessante vedere come Il Giornale della famiglia Berlusconi liquida la questione: con una riga ("Modificate anche le indagini erariali della Corte dei Conti, che protesta").
