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mercoledì 22 luglio 2009

Il centrodestra mette il bavaglio alla Corte dei Conti


A gennaio scorso la Corte dei Conti ha smontato pezzo per pezzo la manovra economica dei miracoli promessa dal minsitro dell'Economia Giulio Tremonti (non lo dico io, lo dicono quei sovversivi del Sole 24 Ore). Soprattutto la parte che riguardava la lotta all'evasione.

La Corte dei Conti (che è un organo giudiziario) ha proprio - come dice il nome - il compito di fare i conti in tasca a Stato e governo. Come spiega wikipedia, "funzione tipica delle Corti dei conti è anche la verifica del bilancio consuntivo dello stato o di altri enti pubblici, allo scopo di accertare il rispetto delle regole contabili e l'attendibilità del bilancio stesso, trasmettendo in esito a tale controllo una relazione al parlamento".

Di fatto è l'istituzione che verifica i numeri del governo e controlla che non siano falsi. Un'attività particolarmente indigesta al ministro Tremonti, che ama soltanto i "suoi" numeri e tende a dire che quelli degli altri siano sbagliati - anche quando sono veri - se non tornano con le sue promesse.

Bene, il decreto anti-crisi (e che c'entra, direte voi?) ha trovato la soluzione all'inghippo: sottomette la Corte dei Conti al controllo del parlamento, che potrà decidere sul suo budget e quindi sulle sue attività. Il Parlamento, cioè la maggioranza di centrodestra. Nel decreto c'è anche un altro simpatico emendamento, che pone limiti alla verifica del danno erariale (cioè dei furti nei confronti dell'amministrazione pubblica), e una forma di sanatoria per i procedimenti in attesa di sentenza, anche non definitiva.

Chissà se la Corte, prossimamente, si permetterà di confutare ancora i dati diffusi da Tremonti. E' interessante vedere come Il Giornale della famiglia Berlusconi liquida la questione: con una riga ("Modificate anche le indagini erariali della Corte dei Conti, che protesta").

Lo chiamano "anti-crisi", dentro c'è di tutto



Il governo si appresta a varare il suo "decreto anti-crisi". Un intervento è quanto mai necessario: anche oggi il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro ha avvertito che quest'anno perderemo oltre mezzo milione di posti di lavoro.

Il problema è che nel decreto anti-crisi le misure per contrastare la recessione sono pochissime e poco efficaci. E il governo non ha previsto nessuna vera manovra. C'è solo lo scudo fiscale, che in realtà è un condono, una mini-riforma (inutile) delle pensioni. E un altro paio di leggine che non centrano nulla con la crisi e talmente scandalose da aver suscitato proteste anche nel governo.

La prima dà al governo il potere di costruire centrali energentiche "urgenti" scavalcando i controlli ambientali, la seconda asservisce la Corte dei conti (il cui compito è vigilare su quanto e come spende il governo e sui numeri che distribuisce) al controllo politico del parlamento (e quindi di nuovo alla maggioranza di governo.

Secondo l'articolo 4 del decreto anti-crisi, infatti, in caso di interventi di produzione, trasmissione e distribuzione dell'energia "urgenti" e realizzati con capitali (interamente o prevalentemente) privati nei casi per necessità di carattere socio-economico sarà il Consiglio dei ministri a decidere. E potrà affidarne la realizzazione a dei commissari.

E' il modello Bertolaso, lo stesso usato nella gestione dei rifiuti campani e nella ricostruzione dell'Aquila. Di fatto le autorità civili e locali vengono esautorate, e tutto viene affidato ad autorità escluse dal normale controllo democratico.

In pratica potrete trovarvi un gasdotto sotto casa o, come avverte la ministra dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, persino una centrale nucleare. A quel punto, forse, alla crisi non penserete più...