Come tributarista, Giulio Tremonti guadagnava 4,5 milioni di euro l'anno. Poi ha cambiato lavoro: nel 2009, come ministro dell'economia, ha guadagnato 176.897 euro (che quest'anno scendono a 40mila circa di imponibile, perché ha dovuto dare uno stonfo di soldi alla cassa previdenziale degli avvocati, causa e norme reddito dell'anno precedente).E allora: chi glielo ha fatto fare?
Ps: Ogni occasione è buona per rivedere Corrado-Giulio
Mister X è l'evasore (o ancora peggio il criminale) italiano che con lo scudo fiscale del ministro dell'Economia Giulio Tremonti rimarrà tale. Il Fisco, infatti, non potrà mettere il becco nei suoi conti per il valore di tutta la cifra condonata. E oltre a risparmiare il 45% di tasse, Mister X, potrà anche mettersi al sicuro dalle indagini.
I vari Mister X italiani ringraziano. Qui di seguito due degli articoli usciti oggi su City, per spiegare in breve come funzionerà la mega-sanatoria di Tremonti. Cliccate sulle immagini per ingrandirle.
Il governo vara una mini-finanziaria e molti giornali (Stampa e Corriere per esempio), titolano sullo slogan "zero tasse e zero tagli" propagato dal ministro dell'economia Giulio Tremonti. Si scordano di aggiungere "zero misure".
Nei tre articoli del testo, infatti, non c'è niente di sostanzioso per l'economia (se non generici impegni per quando i conti andranno meglio) e soprattutto non c'è niente contro la recessione che, notizia di ieri, ha bruciato quasi 400mila posti di lavoro in un anno. Lo spiegano gli economisti indipendenti de lavoce.info e lo riassume City. Cliccate sull'immagine per ingrandirla.
A gennaio scorso la Corte dei Conti ha smontato pezzo per pezzo la manovra economica dei miracoli promessa dal minsitro dell'Economia Giulio Tremonti (non lo dico io, lo dicono quei sovversivi del Sole 24 Ore). Soprattutto la parte che riguardava la lotta all'evasione.
La Corte dei Conti (che è un organo giudiziario) ha proprio - come dice il nome - il compito di fare i conti in tasca a Stato e governo. Come spiega wikipedia, "funzione tipica delle Corti dei conti è anche la verifica del bilancio consuntivo dello stato o di altri enti pubblici, allo scopo di accertare il rispetto delle regole contabili e l'attendibilità del bilancio stesso, trasmettendo in esito a tale controllo una relazione al parlamento".
Di fatto è l'istituzione che verifica i numeri del governo e controlla che non siano falsi. Un'attività particolarmente indigesta al ministro Tremonti, che ama soltanto i "suoi" numeri e tende a dire che quelli degli altri siano sbagliati - anche quando sono veri - se non tornano con le sue promesse.
Bene, il decreto anti-crisi (e che c'entra, direte voi?) ha trovato la soluzione all'inghippo: sottomette la Corte dei Conti al controllo del parlamento, che potrà decidere sul suo budget e quindi sulle sue attività. Il Parlamento, cioè la maggioranza di centrodestra. Nel decreto c'è anche un altro simpatico emendamento, che pone limiti alla verifica del danno erariale (cioè dei furti nei confronti dell'amministrazione pubblica), e una forma di sanatoria per i procedimenti in attesa di sentenza, anche non definitiva.
Chissà se la Corte, prossimamente, si permetterà di confutare ancora i dati diffusi da Tremonti. E' interessante vedere come Il Giornale della famiglia Berlusconi liquida la questione: con una riga ("Modificate anche le indagini erariali della Corte dei Conti, che protesta").
Sull'economia cadono i governi. In Italia, invece, può succedere tutto e il contrario di tutto e nessuno batte ciglio. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, per esempio, predica bene ("L'economia deve riscoprire l'etica"), ma razzola male.
Aveva detto: "Mai più condoni" e adesso ne ha rifatto uno. Però, se uno glielo ricorda, si incazza. Aveva detto che le previsioni catastrofiche fatte da tutti gli organismi economici erano sbagliate e da uccelli del malagurio. Adesso le presenta lui, ma fa fina di nulla. Lo spiega l'articoletto su City (cliccate sull'immagine per ingrandirla).
Ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato di voler fare il vertice del G8 di luglio in Abruzzo, invece che alla Maddalena, in Sardegna. L'avete sentito tutti. Quello che non avete sentito è che degli 8 miliardi "stanziati" dal governo per le vittime del terremoto e la ricostruzioni, molti devono ancora arrivare.
Il trucco è semplice: si spara la boiata più grossa che si riesce a immaginare e tutti, in primis i giornalisti, parlano di quello. Così la boiata reale rimane "nascosta" sotto gli occhi di tutti.
In questo caso la boiata reale è semplice: non si sa ancora da dove il governo tirerà fuori i soldi per ricostruire l'Abruzzo. Il decreto infatti, prevede 1,5 miliardi di euro subito e 6,5 miliardi di spese in conto capitale, cioè a fondo perduto, da pagare nei prossimi anni.
Tra le poche cose sicure c'è che, per finanziare il decreto, il ministro dell'economia Giulio Tremonti pensa di chiedere 500milioni di euro alla Ue, di usare il fondo per le imprese della presidenza del Consiglio, e - soprattutto - i 300 milioni del bonus famiglia del decreto anticrisi (quello che doveva salvare le famiglie italiane dalla povertà a novembre).
Di fatto sono tutti soldi che andranno tolti ad altri capitoli di spesa, nonostante fossero già stati messi a bilancio. Vi ricordate l'Alitalia? Il governo di Romano Prodi, d'accordo con l'allora opposizione di Silvio Berlusconi, prese i soldi per salvarla (300 milioni) dai fondi per pagare gli stipendi dei ricercatori universitari. Adesso molti università sono senza fondi. E nessuno garantisce che il terremoto non costi più di 8 miliardi.
Ma di questo, al momento, nessuno parla. Ci occupiamo tutti del G8.
Ho una laurea in filosofia alla Scuola Normale di Pisa e un dottorato in scienze politiche alla Scuola Sant'Anna. Faccio la giornalista al Corriere della Sera e sono una delle autrici del documentario Diversamente etero. Ho vissuto in Germania, una paese che adoro, e sono dipendente dalle serie tv. Il mio blog è chiuso, ma potete trovare i miei pezzi su Corriere.it o su http://27esimaora.corriere.it/author/elena-tebano/