Le elezioni si avvicinano e i partiti si preparano. Uno degli spot più divertenti è quello fatto da un gruppo di gggiovani romani, i Democratici Anonimi, per Sinistra e libertà. O forse è meglio dire contro le derive papaline del Pd. Alla fine, se guardi bene, è una dichiarazione di amore tradito per gli ex Ds.
Di certo c'è tanta amarezza. Rifondazione e Comunisti italiani, invece, per guadagnare voti hanno sfoderato addirittura Margherita Hack. Per carità, io la adoro, ma non vedo che risposte può dare ai problemi della gente. Se la sinistra non vuole ridursi a proporzioni omeopatiche (il copyright è di Giovanni De Mauro) deve ritrovare una base materiale. In questo, sarò vetero, ma rimango marxista.
Il che significa: proposte e soluzioni percorribili per affrontare i tanti problemi della gente, a cominciare da quelli dei precari. O dei dipendenti, che hanno gli stipendi più bassi d'Europa (anche perché) sono gli unici a pagare le tasse. Magari senza dire "cuneo fiscale", che nessuno capisce cos'è.
Invece il ceto di riferimento per la sinistra è rimasto quello degli statali (scuola, università, sanità). Va bene, ma non basta. E, tra parentesi, i lavoratori del settore privato lo associano all'assenza di meritocrazia.
Così, in mancanza di proposte, idee e progetti culturali comunicabili, il minimo comun denominatore della sinistra è rimasto la laicità (includo nel termine anche i diritti civili). La chiedono le componenti più avanzate del Pd, la vuole Sinistra e Libertà, ma anche Comunisti e Rifondazione. Candidare Margherita Hack, scienziata e proclamata atea, questo vuol dire.
E il lavoro? E il conflitto sociale? Ci pensa l'ex poliziotto, poi ex magistrato Antonio Di Pietro. E' stato l'unico che si è visto a Torino, dopo la contestazione dei Cobas contro i sindacati confederali e i sussurrati ma probabili diecimila (dico diecimila) licenziamenti per gli operai italiani della Fiat.
Di Pietro è furbo e sa parlare un linguaggio immediato: ha annusato l'aria e punta ai voti degli elettori di sinistra, che vogliono vedere qualcuno opporsi al Paese di Silvio Berlusconi e della Lega. "Basta, con questa sinistra acculturata, sofisticata, prezzemolata" ha detto ai torinesi, operai e non, "Si sta producendo una nuova differenziazione di classe, da qui deriva una voglia di ricreare una lotta di classe".
Più chiaro di così! Siete pronti alla lotta di classe in salsa molisana?
Ho una laurea in filosofia alla Scuola Normale di Pisa e un dottorato in scienze politiche alla Scuola Sant'Anna. Faccio la giornalista al Corriere della Sera e sono una delle autrici del documentario Diversamente etero. Ho vissuto in Germania, una paese che adoro, e sono dipendente dalle serie tv. Il mio blog è chiuso, ma potete trovare i miei pezzi su Corriere.it o su http://27esimaora.corriere.it/author/elena-tebano/