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giovedì 27 maggio 2010

L'inciviltà della politica (ovvero l'omofobia democratica)



Vi avevo raccontato la bella iniziativa di Arcigay e Arcilesbica a Udine e Pordenone contro l'omofobia: manifesti che ricordano la "civiltà friulana" contro le discriminazioni. Non tutti, a quanto pare, sono così civili.

Prima la destra aveva vandalizzato i manifesti (di notte), rivendicando la "responsabilità politica" del gesto. Forse il segretario regionale Ernesto Pezzetta avrà voluto sentirsi come Mussolini quando ha rivendicato la responsabilità morale e politico dell'omicidio Matteotti, chissà?

Ma poi - e questo lo trovo altrettanto grave - il consiglio comunale di Udine ha approvato una mozione redatta dal Pd locale, che definiva "provocatoria" la campagna, e chiedeva ai promotori di "valutare meglio l’idoneità degli strumenti utilizzati".

Viviamo in un paese dove si accusa di "provocare" chi denuncia le discriminazioni e le violenze nei confronti di una minoranza. La cosa è talmente assurda, che si commenta da sola. "Come si faccia a definirsi democratici e a condannare un manifesto con un castissimo bacio tra due uomini o due donne è davvero un mistero", dice giustamente il vicepresidente del Pd, Ivan Scalfarotto.

Dopo anche Filippo Penati, capo della segreteria di Pier Luigi Bersani, ci ha messo una pezza. Ma solo a metà. "Il caso di Udine non rispecchia la posizione del Pd ma segnala semmai una leggerezza del gruppo consiliare del partito", dice Penati. Purtroppo, poi aggiunge una coda (non mi ricordo più quale grande del giornalismo diceva che la cosa interessante delle interviste sono le code - il pezzettino in più della risposta in cui uno si lascia sfuggire come la pensa davvero).

La coda di Penati, come quella del diavolo, non mi piace: "è anche importante evitare, da parte di tutti, toni eccessivi e polemiche che sbagliano il bersaglio". Una frecciata all'Arcigay, insomma... Intanto, contro l'omofobia - democratica e non - questo blog regala a tutti una sfilza di baci gay e lesbici.

mercoledì 24 marzo 2010

Una buona occasione per stare zitto

"Uno Stato che non regola le convivenze stabili viene meno a un suo compito. Poi la Consulta ci chiarirà a proposito del fondamento Costituzionale della terminologia. Per noi il matrimonio è una cosa, e diciamo che altre forme di convivenza hanno regolazione diversa. Io sono per regolare altre convivenza con forme non sovrapponibili a quella del matrimonio"
Pier Luigi Bersani


Un partito di sinistra moderno, che sappia parlare al futuro e del futuro, deve mettere l'eguaglianza dei cittadini prima di tutto. Il leader del Pd Pier Luigi Bersani ha perso una buona occasione per stare zitto.

Ha detto una frase di troppo e troppe di meno: se avesse letto ciò che hanno sostenuto gli avvocati davanti alla Corte costituzionale, saprebbe che anche le unioni tra persone dello stesso sesso devono essere chiamate matrimonio, perché i diritti sono di tutti o non sono di nessuno.

Parole sante

Meno male che a Bersani ha risposto l'onorevole del Pd Paola Concia: "Caro Bersani, fare dichiarazioni mentre la Corte Costituzionale era ancora riunita in camera di consiglio e non aveva ancora emesso il pronunciamento sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, a mio parere non è stata una cosa opportuna. La politica, quella che fa bene al paese, mentre un'istituzione come la Corte Costituzonale sta per pronunciarsi, si ferma, soprattutto in campagna elettorale, perché sai bene che le strumentalizzazioni su questi temi sono all'ordine del giorno. Essendo un uomo accorto, sai bene che quello che hai detto a proposito della regolamentazione delle unioni tra persone dello stesso sesso è una tua opinione, rispettabilissima perché sei il nostro segretario: ma sai anche bene che il PD è un partito plurale e che prima di decidere una posizione sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, dovrà fare una discussione democratica, che coinvolga tutti. Come sai su questo tema non la penso come te e non sono la sola dentro al PD". Non basta, ma aiuta.


"Un punto in particolare ha richiamato Vittorio Angiolini: che su questi temi la Corte è di certo competente, perché in tema di diritti non si può restare appesi alle mutevoli maggioranze parlamentari e che l’espressione “società naturale fondata sul matrimonio” usata dal Costituente non era intesa certo a rafforzare il potere politico sulla nozione di famiglia. Quella parola “naturale” implica al contrario la responsabilità che la politica prenda atto e rispetti ciò che esiste come famiglia all’interno della società".
Ivan Scalfarotto

lunedì 8 giugno 2009

Le 112000 preferenze di Debora Serracchiani



Quasi 17 ore dopo la fine del voto il ministero dell'Interno non è ancora in grado di comunicare la lista degli eletti e neppure quella delle preferenze. Debora Serracchiani, che oltre a capacità oratoria dimostra senso pratico, si è organizzata per ricavarsela da sola.

Al momento la conta è arrivata oltre quota 112mila. Mancano ancora alcuni seggi di Emilia Romagna e Veneto, ma il risultato è enorme. Il precedente candidato del Pd nel Friuli ne aveva raccolte un terzo, solo 40mila.

Non solo, al momento Debora Serracchiani è la candidata del Pd che ha ottenuto in assoluto più preferenze nel Nord Est (e non mi stupirebbe che se si guadagnasse anche il primato italiano per il suo partito).

La segreteria del Pd, prima delle elezioni, aveva dato precise indicazioni di voto: chiedeva che i circoli spingessero a votare i fedelissimi del partito nelle varie circoscrizioni.

Debora Serracchiani è una che nel Pd ci crede moltissimo. Ma è nuova del partito ed estranea alle gerarchie tradizionali. La candidatura se l'è guadagnata grazie alle sue critiche sul campo ai dirigenti attuali. Se non fosse che sono state rimbalzate e amplificate da internet, nessuno del Pd l'avrebbe candidata.

Il suo nome nelle liste è arrivato grazie a una battaglia politica collettiva, grazie al contributo di tutti quelli che l'hanno sostenuta in rete. Lei ha saputo tener duro, e ha dimostrato che quando in un partito ci sono democrazia trasparenza e meritocrazia, gli elettori lo riconoscono e i risultati arrivano. In piccolo, Debora Serracchiani è l'Obama d'Italia. Adesso è il momento di rimboccarsi le maniche.

Foto di Valeriolanci

lunedì 18 maggio 2009

Sinistra dove vai? E Di Pietro scopre la lotta di classe



Le elezioni si avvicinano e i partiti si preparano. Uno degli spot più divertenti è quello fatto da un gruppo di gggiovani romani, i Democratici Anonimi, per Sinistra e libertà. O forse è meglio dire contro le derive papaline del Pd. Alla fine, se guardi bene, è una dichiarazione di amore tradito per gli ex Ds.

Di certo c'è tanta amarezza. Rifondazione e Comunisti italiani, invece, per guadagnare voti hanno sfoderato addirittura Margherita Hack. Per carità, io la adoro, ma non vedo che risposte può dare ai problemi della gente. Se la sinistra non vuole ridursi a proporzioni omeopatiche (il copyright è di Giovanni De Mauro) deve ritrovare una base materiale. In questo, sarò vetero, ma rimango marxista.

Il che significa: proposte e soluzioni percorribili per affrontare i tanti problemi della gente, a cominciare da quelli dei precari. O dei dipendenti, che hanno gli stipendi più bassi d'Europa (anche perché) sono gli unici a pagare le tasse. Magari senza dire "cuneo fiscale", che nessuno capisce cos'è.

Invece il ceto di riferimento per la sinistra è rimasto quello degli statali (scuola, università, sanità). Va bene, ma non basta. E, tra parentesi, i lavoratori del settore privato lo associano all'assenza di meritocrazia.

Così, in mancanza di proposte, idee e progetti culturali comunicabili, il minimo comun denominatore della sinistra è rimasto la laicità (includo nel termine anche i diritti civili). La chiedono le componenti più avanzate del Pd, la vuole Sinistra e Libertà, ma anche Comunisti e Rifondazione. Candidare Margherita Hack, scienziata e proclamata atea, questo vuol dire.

E il lavoro? E il conflitto sociale? Ci pensa l'ex poliziotto, poi ex magistrato Antonio Di Pietro. E' stato l'unico che si è visto a Torino, dopo la contestazione dei Cobas contro i sindacati confederali e i sussurrati ma probabili diecimila (dico diecimila) licenziamenti per gli operai italiani della Fiat.

E infatti il buon Tonino, che è sempre stato di destra, può dire: "Al posto della sinistra ci sto io". Lo stesso con Malpensa e Alitalia.

Di Pietro è furbo e sa parlare un linguaggio immediato: ha annusato l'aria e punta ai voti degli elettori di sinistra, che vogliono vedere qualcuno opporsi al Paese di Silvio Berlusconi e della Lega. "Basta, con questa sinistra acculturata, sofisticata, prezzemolata" ha detto ai torinesi, operai e non, "Si sta producendo una nuova differenziazione di classe, da qui deriva una voglia di ricreare una lotta di classe".

Più chiaro di così! Siete pronti alla lotta di classe in salsa molisana?

domenica 10 maggio 2009

La Moratti: "Votate Penati"


"Ci sono moltissime ragioni per votare Guido Penati",

Letizia Moratti, 10 maggio 2009



Era la grande manifestazione per lanciare la candidatura di Guido Podestà (Pdl) alla guida della Provincia di Milano. Per sostenerlo è intervenuta anche Letizia Moratti, sindaco milanese del Pdl. Al termine di un appassionato discorso, la Moratti l'ha detto: "Sono tantissime le ragioni per votare Guido Penati...".

Guido di cognome fa Podestà, ed è il candidato del Pdl. Penati di nome fa Filippo ed è l'attuale presidente della provincia di Milano. Il suo partito è il Pd, anche se lui non ama ricordarlo. Rimango convinta che i lapsus, in politica come nella vita, contino.

E quindi delle due, l'una: o Podestà è talmente impresentabile, che neppure la sua sponsor ufficiale ha voglia di votarlo; oppure Penati è talmente di destra, che la Moratti lo voterebbe volentieri. Chissà.

Di Certo Penati è uno che vuole "zero campi rom". E non perché pensa a politiche di integrazione più efficaci, ma perché "la soluzione è il rimpatrio". Sembra la brutta copia della Lega. Non è una grande strategia per vincere le elezioni a Milano.

Anzi, mi sembra uno di quegli errori madornali che stanno affossando la sinistra italiana (lo ha detto Debora Serracchiani, e per questo gli elettori la osannano). Per chi fosse interessato all'argomento, la settimana scorsa è uscito un illuminante articolo dello storico Perry Anderson su Internazionale.

"La sinistra italiana era una volta il più grande e impressionante movimento popolare per il cambiamento sociale in Europa occidentale", scrive Anderson, "Nessun altro paese ha dilapidato del tutto un patrimonio così imponente". La sua tesi è che la moderazione dei leader della sinistra serva a nascondere la mancanza di democrazia e di rinnovamento della sua classe dirigente. E che finisca solo per allontanare gli elettori.

martedì 21 aprile 2009

Pd, le liste per le europee



Il Pd ha presentato le liste per le elezioni alle europee. Non sono volti nuovi, né sembrano indicare (tranne pochissime eccezioni) quel cambiamento nel partito che Dario Franceschini aveva annunciato.

Nord-Ovest:
1.Sergio Cofferati
2.Patrizia Toia
3.Gianluca Susta.

Nord-Est:
1. Luigi Berlinguer
2. Salvatore Caronna
3. Debora Serracchiani

Centro:
1. David Sassoli
2. Leonardo Domenici
3. Silvia Costa

Sud:
1. Paolo De Castro
2. Rosaria Capacchione
3. Gianni Pittella
In lista, però, ci sono anche due assessori della Giunta Bassolino: uno ex, Angelo Montemarano indagato, e uno ancora in carica, Andrea Cozzolino.

Isole:
1. Rita Borsellino
2. Francesca Barracciu
3. Giovanni Barbagallo


martedì 14 aprile 2009

Cofferati: "Dovresti darmi del cialtrone"

"Una cartolina da Bruxelles? Non ti manderò neanche una cartolina da Roma, perché se vado via da Bologna per andare a Roma, avresti il titolo per dirmi che sono un cialtrone. Io sono una persona seria"


Lo ha detto a un giornalista il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, annunciando che non si sarebbe ricandidato alla guida della città. Né da nessun'altra parte ( qui trovate il video, basta guardare gli ultimi 40 secondi). Era il 9 ottobre del 2008. Ora è capolista del Pd per le europee nella circoscrizione Nord-Ovest. Giudicate voi.
Io vi aiuto con una lista delle sue dichiarazioni.


24 marzo 2009:
"Mi pare che la Bresso parli della sua mancata candidatura, perché non mi risulta che ce ne sia una mia ad oggi". (La governatrice del Piemonte Mercedes Bress, il giorno prima aveva commentato: "Non si può dire che si vuole stare con la famiglia e poi presentarsi alle Europee").

5 aprile 2009:
"Il come (posso aiutare il Pd) lo decideranno i responsabili del partito Io non sono ancora candidato a niente. Ho solo esplicitato la mia disponibilità al segretario nazionale Dario Franceschini. Dove utilizzarmi è giusto che lo decidano i responsabili del Pd. Ho un'idea un po' antica del partito: per me la politica è servizio, dunque a decidere devono essere gli organismi dirigenti".

11 aprile 2009:
"Con quelle dimissioni (di Veltroni) eravamo sul serio arrivati sull'orlo del baratro. A quel punto Franceschini mi ha chiesto, con insistenza e affetto, la disponibilità per l'Europa. E qui è scattato il mio essere antico. Io ho un'idea della politica che appartiene al passato. Se il partito in un momento difficile mi chiede di dare una mano, non posso e non voglio sottrarmi. Anche a costo di un'apparente incrinatura della mia credibilità".

Cofferati, a quanto pare, sa che la sua credibilità non ne è uscita tanto bene.

venerdì 3 aprile 2009

Debora Serracchiani candidata alle Europee



E' ufficiale. Dario Franceschini ha annunciato che Debora Serracchiani sarà candidata al parlamento europeo per il Pd.

E' una vittoria della Rete e della politica dal basso. La Serracchiani ha il merito di averle cantate ai suoi dirigenti, ma senza il tam tam su internet, nessuno l'avrebbe saputo.

Sospetto che prenderà parecchi voti: la gente si sente più motivata, se le sua azioni contano per chi la rappresenta. I partiti sono pregati di prendere nota.

mercoledì 1 aprile 2009

Prove di accordo sul testamento biologico

Il Senato ha approvato una legge inutile sul testamento biologico: vale solo per i malati in coma vegetativo (lo 0,005% degli italiani), impedisce a tutti gli altri di scegliere se rinunciare o no alle cure, e non obbliga in nessun modo i medici, che possono in ogni momento fare di testa loro.

A che serve? A far finta di averla fatta, a impedire di approvarne una più liberale, ad accontentare la Chiesa e a salvare la faccia dopo il casino immondo sulla vicenda di Eluana Englaro (mai caso particolare fu più strumentalizzato). Ai cittadini di certo non serve: per loro nei fatti cambia poco. Il Senato ci ha lavorato sopra tre mesi: per me gli "sprechi della politica" sono questi.

In ogni caso oggi alcuni deputati di Pd, Pdl, Idv e gruppo misto hanno provato a metterci una pezza. Propongono di aggiungere degli emendamenti di compromesso alla Camera, e poi di rimandare la legge sulle Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento) al Senato. La pezza è questa: alimentazione e idratazione artificiale rimangono "forme di sostegno vitale" (solo in Italia: in qualunque altro posto una cannula fissata con dei punti dentro lo stomaco è un'operazione chirugica). Ma "nelle fasi terminali della vita o qualora il soggetto sia minore o incapace di intendere e di volere" saranno decise da "una interazione e comune valutazione tra il medico curante, cui spetta la decisione finale, l'eventuale fiduciario e i familiari". Se invece il paziente ha firmato una Dat, il fiduciario deve fare riferimento a quella, parlandone con medici e familiari. E la Dat "potrà essere disattesa solo nel caso di motivate prospettive di beneficio terapeutico per il paziente". Inoltre anche se scadute, le ultime Dat dovranno essere prese in considerazione.

Insomma, un tentativo di rendere ragionevole una legge assurda e inutile, senza scontentare troppo nessuno: il medico ha comunque l'ultima parola, e se trovate un integralista, peggio per voi. Qual è la posta in gioco l'ha spiegato bene Ignazio Marino, senatore del Pd, ma soprattutto uno dei chirurghi specializzati in trapianti pià autorevoli al mondo. Qui trovate la sua intervista a City. Dove spiega che la legge sul testamento biologico (o Dat che sia) non deve dire se è meglio sopravvivere a ogni costo o abbandonarsi alla morte, ma scegliere per sé. Come si vuole vivere o morire, infatti, è una scelta assolutamente personale. La spudoratezza del dibattito sul testamento biologico in Italia è che i politici hanno voluto decidere per i cittadini cosa sia meglio per loro.



martedì 31 marzo 2009

Il Pd non ha il coraggio di essere un partito


A Milano la campagna elettorale è già iniziata: il faccione di Filippo Penati campeggia su molte strade. Sfondo bianco-democristiano, slogan "La Provincia e oltre" (dove, a quel paese?), ma nemmeno un simbolo di partito. La preoccupazione più grande di Penati, che viene dal Pci, è far dimenticare a tutti che sta nel Pd.

Il mesaggio è semplice: dovete votare Penati, è lui che conta. Il Pd, come partito, non conta. Anzi, forse non esiste nemmeno (Serracchiani dixit).
Il filosofo Slavoj Zizek sostiene che nella società dello spettacolo l'apparenza è l'essenza. E allora vediamo l'apparenza: il manifesto elettorale del Pd.

Chiede di votare le persone del Pd. Anche qui, il partito non esiste. Ci sono un "papà", una "grafica", un "pensionato", una "consulente del lavoro". Perché qualcuno dovrebbe votarli? Un politico è qualcuno che sa trovare soluzioni a dei problemi, non basta che sia uno come me. Altrimenti a che mi serve? Né mi aiuta sapere che la gente comune vota il Pd.
Per paura di perdere, il Pd non ha il coraggio di essere un partito. Forse nemmeno le idee.

lunedì 30 marzo 2009

Debora Serracchiani

Non basta certo a cambiare il Pd. Ma almeno è una rappresentate politica che esprime quello che pensano i suoi elettori. Il video del suo intervento in due parti.



sabato 28 marzo 2009

Debora Serracchani: "L'Italia non è fatta di cadaveri"

L'intervista a Debora Serracchiani uscita su City venerdì scorso.