"Ministro, se ella si calma un momento... Eccellenza!"
Dario Franceschini, Ballarò, 26 maggio 2009
Ho capito cosa mi piace di Dario Franceschini: ha senso dell'umorismo (non sostituisce un partito, ma è già qualcosa). Martedì scorso, a Ballarò, è stato davvero spassoso. La puntata del 26 maggio, però, è stato un esempio perfetto della distruzione del linguaggio che ormai è diventata abituale in politica.
Insieme a Franceschini c'era il ministro della Cultura Sandro Bondi. Che ha messo in atto una strategia tipica del governo : la diversione mediatica. Il conduttore Giovanni Floris gli ha chiesto se e quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe dato la sua versione del caso Noemi. Bondi, serafico, ha risposto: "Berlusconi ha già chiarito". Falso. Forse con lui, perché con l'Italia di certo no.
Poi ha montato su una polemica di sei minuti - un'eternità televisiva - sul fatto che Franceschini si doveva vergognare perché non gli dava del lei. E non ha risposto alla domanda.
La capacità di questo centrodestra di negare l'evidenza è fenomenale. Meriterebbe uno studio antropologico. Lo ha fatto anche Il direttore di Panorama Maurizio Belpietro. Quando Franceschini ha rivelato che è un dipendente di Berlusconi, infatti, gli è andato il sangue alla testa.
E avuto il coraggio di sostenere che non è così. Falso. "Sono dipendente di una società che si chiama Mondadori", ha detto Belpietro. Peccato che la diriga la figlia del premier Marina Berlusconi e che lui ne sia "mero proprietario". Però Belpietro nega l'evidenza. Ancora una volta: il conflitto di interessi è questo.
Dichiarazioni che fanno il paio con quelle di Silvio Berlusconi. Il quale, inferocito dal fatto che l'opinione pubblica si preoccupi per il caso Mills (sui cui i suoi tg raccontano il falso) e quello Noemi, ha cercato di distogliere il dibattito. Annunciando che ridurrà il numero di parlamentari a 100.
Come? Con un disegno di legge di iniziativa popolare. Falso, anche questo. Infatti lo ha lanciato Berlusconi in persona. E ha mobilitato la macchina del Pdl per raccogliere le firme.
Berlusconi, che sa quello che fa, svuota il linguaggio dall'interno. Il ddl così di popolare ha solo il nome, anzi, l'aggettivo. L'iniziativa è del governo. Un po' come Belpietro, che non dipende da lui, ma dalla Mondadori. Alé.
