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mercoledì 27 maggio 2009

"Ministro Bondi, si vergogni lei"



"Ministro, se ella si calma un momento... Eccellenza!"

Dario Franceschini, Ballarò, 26 maggio 2009



Ho capito cosa mi piace di Dario Franceschini: ha senso dell'umorismo (non sostituisce un partito, ma è già qualcosa). Martedì scorso, a Ballarò, è stato davvero spassoso. La puntata del 26 maggio, però, è stato un esempio perfetto della distruzione del linguaggio che ormai è diventata abituale in politica.

Insieme a Franceschini c'era il ministro della Cultura Sandro Bondi. Che ha messo in atto una strategia tipica del governo : la diversione mediatica. Il conduttore Giovanni Floris gli ha chiesto se e quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe dato la sua versione del caso Noemi. Bondi, serafico, ha risposto: "Berlusconi ha già chiarito". Falso. Forse con lui, perché con l'Italia di certo no.

Poi ha montato su una polemica di sei minuti - un'eternità televisiva - sul fatto che Franceschini si doveva vergognare perché non gli dava del lei. E non ha risposto alla domanda.

La capacità di questo centrodestra di negare l'evidenza è fenomenale. Meriterebbe uno studio antropologico. Lo ha fatto anche Il direttore di Panorama Maurizio Belpietro. Quando Franceschini ha rivelato che è un dipendente di Berlusconi, infatti, gli è andato il sangue alla testa.



E avuto il coraggio di sostenere che non è così. Falso. "Sono dipendente di una società che si chiama Mondadori", ha detto Belpietro. Peccato che la diriga la figlia del premier Marina Berlusconi e che lui ne sia "mero proprietario". Però Belpietro nega l'evidenza. Ancora una volta: il conflitto di interessi è questo.

Dichiarazioni che fanno il paio con quelle di Silvio Berlusconi. Il quale, inferocito dal fatto che l'opinione pubblica si preoccupi per il caso Mills (sui cui i suoi tg raccontano il falso) e quello Noemi, ha cercato di distogliere il dibattito. Annunciando che ridurrà il numero di parlamentari a 100.

Come? Con un disegno di legge di iniziativa popolare. Falso, anche questo. Infatti lo ha lanciato Berlusconi in persona. E ha mobilitato la macchina del Pdl per raccogliere le firme.

Berlusconi, che sa quello che fa, svuota il linguaggio dall'interno. Il ddl così di popolare ha solo il nome, anzi, l'aggettivo. L'iniziativa è del governo. Un po' come Belpietro, che non dipende da lui, ma dalla Mondadori. Alé.

giovedì 21 maggio 2009

Studio Aperto: "Berlusconi assolto nel processo Mills"



"Nel giorno in cui escono le motivazioni del processo Mills, in cui Berlusconi fu assolto"

Studio Aperto, 19 maggio 2009



Quando vengono pubblicate le motivazioni della sentenza con cui i giudici di Milano hanno condannato l'ex consulente fiscale di Fininvest David Mills, per aver mentito a difesa di Silvio Berlusconi al prezzo di 600mila dollari, Studio aperto dà la notizia ben dopo quelle di cronaca. E sostiene che nel processo Mills Berlusconi è stato assolto.

Non è vero. Il processo a Berlusconi, coimputato con Mills, è solo sospeso. Il governo Berlusconi, infatti, ha approvato il lodo Alfano, che impedisce ai qualsiasi giudice di processare le prime quattro cariche dello Stato. Cioè anche il presidente del Consiglio. Cioè anche Silvio Berlusconi.

I giudici del processo Mills, però, hanno sollevato un dubbio: se questo privilegio sia costituzionale, oppure se violi l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. La Corte costituzionale dovrà verificare: la sentenza è attesa per ottobre.

Ma a febbraio 2010 le accuse del processo Mills a Berlusconi andranno in prescrizione. Ed è impossibile compiere i tre gradi di giudizio tra ottobre e febbraio. Quindi Berlusconi, è certo, non verrà condannato. Ma non è mai stato assolto. Né avrà il tempo di esserlo.


Studio Aperto è il telegiornale di Italia 1, la rete "giovane" di Mediaset, l'impero televisivo di cui il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è "mero proprietario". Lo dirige Giorgio Mulè, ex direttore di Panorama Economy, e ancora prima vicedirettore di Panorama. E' un enfant prodige: a 38 anni, di fatto, teneva le redini di Panorama. Ed è un cronista di razza.

Ma soprattutto, dicono tutti quelli che lo conoscono, è un uomo di Cesare Previti. Dicono anche che quando arrivò alla Mondadori, l'abbia accompagnato in redazione proprio l'ex avvocato di Berlusconi. L'uomo condannato tra l'altro per aver corrotto i giudici del lodo Mondadori, in modo da far avere la maggioranza della Mondadori a Berlusconi e non all'imprenditore Carlo De Benedetti.

"La sentenza di appello del processo Mondadori a carico di Previti, confermata dalla Cassazione", scrive Wikipedia, "dice esplicitamente che il Cavaliere aveva «la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio». Del resto, «la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore», cioè di Silvio Berlusconi. Il denaro adoperato per la corruzione proviene dal conto All Iberian, che, secondo i suoi stessi avvocati, era un conto personale di Berlusconi".

Ora il telegiornale del giornalista cresciuto nell'azienda che Berlusconi controlla grazie alla corruzione di un giudice, e che lavora nella televisione di Berlusconi, dà in modo sbagliato la notizia su un altro processo per corruzione che riguarda Berlusconi. Poi riporta le parole di Berlusconi a favore della sanità privata. Per il resto, neppure una virgola sul processo Mills. Mi sono guardata tutti i 30 minuti di Studio Aperto per esserne sicura: nessuno durante il tg ha smentito o corretto la falsa notizia di quell'assoluzione.

Neppure il direttore Giorgio Mulé, che pure quelle questioni le conosce bene. La tanto ripetuta formula "conflitto di interessi" vuol dire questo. Se poi si va a vedere perché è stato corrotto Mills, il cerchio si chiude. Vi ricordate All Iberian?

Ecco le accuse a Mills, secondo quanto riporta l'Ansa:

Mills ha "omesso di riferire la circostanza del colloquio telefonico con Silvio Berlusconi nella notte di giovedì 23 novembre 1995, avente quale argomento la società All Iberian e il finanziamento illegale di 10 miliardi di lire erogato da Berlusconi tramite All Iberian a Bettino Craxi".

Marina Berlusconi, figlia di Silvio, ora è a capo di Mondadori. Piersilvio Berlusconi, figlio di Silvio, ora è a capo di Mediaset. Le ultime due aziende in cui è stato impiegato Giorgio Mulé, direttore di Studio Aperto.