Visualizzazione post con etichetta berlusconi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta berlusconi. Mostra tutti i post

venerdì 7 ottobre 2011

Forzagnocca.it, il nuovo sito del Pdl



La battuta, ahinoi, è nota. Per un po' è diventata realtà. Guardate infatti l'indirizzo della pagina sopra: www.forzagnocca.it La foto è stata scattata stanotte (cliccateci sopra per ingrandirla). Con il segretario del Pdl Angelino Alfano, grande promessa della politica italiana (ci dicono) che a tratti faceva capolino sorridente sotto quel dominio. Sembra che sia una beffa di qualche hacker. Io, lo ammetto, ho pensato che qualche solerte dipendente avesse preso alla lettera le parole del Capo.

In un momento in cui la sopravvivenza del governo Berlusconi è sempre più incerta, il debito dell'Italia desta sempre più preoccupazioni, il consiglio dei ministri non riesce a varare il decreto sviluppo che ci chiedono (e promettono) da almeno sei mesi, e il premier non sa portare a casa la nomina del nuovo governatore della Banca d'Italia, il presidente del Consiglio va alla Camera per assistere alla discussione del ddl che limita la possibilità di usare e pubblicare le intercettazioni. Non si votava neppure, ma lui era lì. Come a dire: a me questo interessa.

Poi, per ostentare il suo famoso ottimismo annuncia che il governo avrà lunga vita, l'unica cosa che serve è cambiare il nome del suo partito: "Cambieremo nome al partito, perché bisogna dare segnali di cambiamento e novità. Ci sono proposte? Fatevi avanti. Anche se mi dicono che il nome che avrebbe maggiore successo è Forza Gnocca".

Ecco fatto. A furor di esperti, è chiaro che stavolta l'operazione di alleggerimento non gli è riuscita. Gli italiani, ormai, hanno poca voglia di scherzare. Stamani, intanto, forzafnocca.it non era più accessibile, rimaneva solo il favicon del Pdl.



giovedì 24 febbraio 2011

A Milano si lotta per la democrazia




Il deserto della democrazia, a Milano. Ho cercato notizie sull'Associazione dalla parte della democrazia, ma non ne trovo. Della campagna dà notizia Il Giornale berlusconiano. Bisogna dire che stimola la creatività.

domenica 21 marzo 2010

Berlusconi ha ragione


Complici lo stop ai talk show politici e la polemica sulle liste (prima) e sulle trasmissioni tv (dopo), da quel che resta del dibattito pubblico sono spariti i temi concreti. Anche lo slogan del premier Silvio Berlusconi "l'amore vince sull'odio e sull'invidia" è bello, ma difficile da tradurre in misure pratiche. A me, al massimo, fa pensare a distribuzioni gratuite di preservativi.

Di certo, in questa campagna elettorale, sembra esserci solo che il centrodestra conquisterà le Regioni del Nord in proporzioni massicce, con la sola eccezione, forse, del Piemonte e sicuramente dell'Emilia Romagna. Il motivo per cui Silvio Berlusconi vince al Nord, è semplice, e non centra nulla la questione "sicurezza". E' che Silvio Berlusconi ha ragione.

Quando dice che "se lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni, allora la tassazione ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% di ciò che guadagni, come accade per molte imprese, ti sembra una cosa indebita", Berlusconi ha ragione. Quando dice che "a volte lo Stato tende a essere criminogeno", Berlusconi ha ragione. Queste sono dichiarazioni del2 aprile 2008, ma le ripete più o meno dal 1994.

Se avete mai ristrutturato casa, o cercato di assumere una badante, sapete cosa significa. Qualche tempo fa un collega mi ha raccontato di un suo conoscente che ha un magazzino di mobili a Milano città. Ha voluto aprire un'uscita di sicurezza nello spazio espositivo. Ha chiesto il permesso al Comune e sono arrivati i vigili urbani. Mancavano 50 cm alla distanza prevista per legge (chissà quale regolamento edilizio, barra, numero e articolo) per aprire la porta. Risultato? Il tizio ha dovuto alzare due muri per dividere in tre il magazzino, peggiorando di molto l'esposizione e spendendo soldi. Solo così ha potuto avere l'uscita di sicurezza. Ma intorno a lui, raccontava al mio collega, c'è pieno di magazzini, nessuno è a norma e nessuno li controlla.

Ergo, se vuoi fare le cose a regola di legge, ottieni solo grane. Se stai buono buono nell'illegalità nessuno ti dice niente. Lo stesso succede se volete ristrutturare casa. Io, invece, ho assunto la ragazza che veniva a fare le pulizie a casa. Ho dovuto dichiarare il falso, su indicazione dell'impiegato della provincia: a me servivano due ore di lavoro a settimana, però siccome la ragazza è straniera, l'impiegato mi ha detto che non potevo assumerla per meno di tre ore. Giuro che non ho capito perché. Di fatto ho dovuto pagarle più contributi. Ora lei se ne è andata, non lo ha comunicato a nessuno se non a me, a voce. Io ancora non ho fatto la trafila per tutti gli uffici per "cessarla" e risulta che è ancora mia dipendente: ergo sono morosa con i contributi. Nel caso portatemi le arance.

Sono solo due piccoli esempi, che - se sei un privato cittadino - non ti succedono spesso. Ma se hai un'azienda, soprattutto piccola, o un'attività commerciale, ti trovi ad affrontare cose simili quotidianamente. E ti impediscono, spesso, di lavorare bene. Un problema più diffuso al Nord per il suo tessuto produttivo. Lo stesso vale per le tasse: io sono dipendente e la metà del mio lavoro (cioè del tempo che passo in redazione) va allo Stato. Ne sarei anche contenta, se sapessi che viene utilizzato per finanziare scuole, ospedali, amministrazioni efficienti e attente hai bisogni dei cittadini. Sarebbe un modo di contribuire al benessere presente e al futuro del Paese.

Ne sono un po' meno contenta se so che servono a pagare le puttane a qualche politico o funzionario corrotto (indirettamente, i soldi che finiscono in tangenti anche a questo servono: l'imprenditore corruttore ricarica il prezzo della corruzione sul conto dell'appalto pubblico. Cioè ruba i soldi del nostro lavoro).

Quindi, lo ripeto, sullo "Stato criminogeno" Silvio Berlusconi ha ragione. E' su altro che non ce l'ha. Per esempio, sul fatto che negli ultimi 16 anni è stato quasi sempre al governo. Ma in tutti i suoi anni da premier, questo Stato criminogeno non l'ha cambiato. Forse perché così è sicuro di prendere i voti di tutti coloro che ne sono scontenti. E che sanno che, sotto i governi Berlusconi, i controlli fiscali o sulle assunzioni in nero non sono la prima priorità.

lunedì 15 marzo 2010

La frase del giorno


"Nel 2009 l'Italia ha perso il 5,1% della ricchezza nazionale, 80 miliardi di euro in meno di ricchezza per le famiglie e le imprese. Nel frattempo Berlusconi diceva che la crisi non c'era. Abbiamo scoperto perché: lui nel 2009 ha guadagnato dieci milioni di euro in più rispetto al 2008"
Massimo D'Alema

martedì 29 settembre 2009

All'estero si scommette sulle gaffe di Berlusconi



"Sapete come si dice: 'tutto suona bene in italiano'? Ecco forse non è più così", Rachel Maddow, 29 settembre 2009


Il più grande sito di scommesse irlandese permette di puntare su questa domanda "Chi sarà il prossimo leader mondiale a ricevere gli insulti del premier italiano?”. Il discutibile senso dell'umorismo di Silvio Berlusconi è diventato motivo di scommesse e barzellette in tutto il mondo. la pessima figura ce la facciamo anche noi.

Per i media americani il suo senso dell'umorismo è addirittura "scioccante". Qui sopra, nel video (in inglese), il servizio sul caso del Rachel Maddow show. La giornalista è sconvolta per le batture, rivendicate e ribadite, a proposito dell'abbronzatura del presidente Usa Barack Obama e della first lady MIchelle. "Chi è quel tipo?", ripete la giornalista e "Non ci crederete, sono andati al mare insieme".

Poi conclude: "Sapete come si dice: 'tutto suona bene in italiano'? Ecco forse non è più così". Giudicate voi.

mercoledì 16 settembre 2009

Berlusconi a Onna con gli applausi registrati



Ieri a Onna c'è stata la cerimonia per la consegna delle case del miracolo ai primi terremotati. "E' una promessa mantenuta, una promessa ardita ma mantenuta", si è vantato ieri il premier Silvio Berlusconidi fronte all 47 casette di legno (quasi) finite.

"La consegna della case è avvenuta in tempi record e mai, in una ricostruzione post sisma, si è registrata una tale rapidità, un impegno ed una presenza così determinante del governo", ha incalzato il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri". Peccato che Marco Travaglio, sul suo blog, spieghi che tutte le altre "ricostruzioni" sono state più veloci. E che le casette di Onna non le abbia fatte il governo, ma la provincia di Trento con i soldi della Croce rossa.

Per finire, anche la consegna non nè stata così splendida splendente come racconta la Tv. Anche se ad abbellirla c'erano gli applausi registrati. Lo spiega su City una testimone oculare. Cliccate sul testo per ingrandire.

Se poi volete l'articolo aggiornato, leggetelo su City online. Sul Blog di Anna Pacifica Colasacco, invece, trovate il resoconto completo della consegna di Onna.

venerdì 11 settembre 2009

Berlusconi, le donne italiane non ne possono più



"Un imprenditore di Bari, ormai noto, che si chiama Tarantini, o Tarantino, era venuto ad alcune cene facendosi accompagnare da belle donne. Io dico, alzi la mano qualcuno tra i maschi, i miei colleghi qui presenti, per dire che non è una cosa gradevole quella di sedersi a un tavolo e invece di trovarsi soltanto persone lontane dall'estetica, se invece gli occhi si posso posare su delle presenze femminili gradevoli e simpatiche",

Silvio Berlusconi, La Maddalena, 10 settembre 2009



Le facce dei presenti dicono tutto: l'autodifesa del premier italiano Silvio Berlusconi è sempre un'aggravante. Le donne sono qualcosa di "esteticamente piacevole" su cui posare gli occhi e che forniscono "prestazioni sessuali". Con il Vaticano lui parla quotidianamente.

E poi la minaccia finale al El Pais, da mettere i brividi: se continuate così, a scrivere contro di me, fallite, fa capire il premier. Altra minaccia, 18 anni di galera, arriva contro la puttana (scusate la brutalità) che l'ha inguaiato, l'escort barese Patrizia D'Addario. Che io sappia, in Italia c'è ancora l'obbligatorietà dell'azione penale, e la D'Addario non è indagata per alcun reato. Vi consiglio di guardare tutto il video, perché è molto rivelatorio.

Qui di seguito trovate l'intervista su City a Chiara Volpato. E' la studiosa di psicologia sociale che qualche settimana fa ha scritto un bellissimo articolo sul New York Times a proposito della situazione italiana. Su City Chiara Volpato analizza il linguaggio di Silvio Berlusconi, il suo atteggiamento nei confronti delle donne e la storia di veline e prostitute, e spiega perché fa male all'Italia. Cliccate sulle immagini per ingrandire.




CHIARA VOLPATO insegna psicologia sociale all’università di Milano-Bicocca. Un suo articolo sul New York Times ha fatto il giro del mondo: sostiene che le italiane sono pronte a scendere in piazza.

Professoressa Volpato, perché le donne italiane dovrebbero protestare?

Il modo in cui la classe dirigente italiana le tratta non ha uguali nelle democrazie occidentali. Anzi, in una democrazia non è tollerabile.
Si riferisce all’imprenditore che ha confessato di aver pagato donne per far sesso con il premier Silvio Berlusconi e un politico locale del Pd, per ottenerne i favori?
Mi riferisco a quello, alle cosiddette veline in politica, alle donne che tuttora compaiono in tv svestite e mute, accanto a uomini vestiti, più anziani e parlanti.
Qual è il problema?
Che sulla scena pubblica le donne vengono usate. Lo ha detto lo stesso avvocato del premier, Niccolò Ghedini, quando ha definito Berlusconi “utilizzatore finale” di una prostituta. Così le donne vengono ridotte a un oggetto, sminuite, addirittura vendute. È vero che succede ogni giorno sulle strade, ma è grave che coinvolga i massimi livelli dello Stato.
Il premier Berlusconi oggi ha negato “di aver mai pagato qualcuno per una prestazione sessuale. Da cacciatore”, ha spiegato, “che divertimento ci sarebbe?”.
Intanto ha usato la metafora della caccia, delle donne come preda, da prendere, conquistare, consumare. Se non è sessismo questo! Le donne vere, quelle di ogni giorno, dove sono? Dove siamo?
Molte persone pensano che questa sia solo una faccenda privata del premier. E di sicuro non è un reato.
Ormai in Italia c’è l’idea che un politico debba dimettersi solo se ha responsabilità penali. Ma non è così: una persona che riveste un ruolo pubblico ha degli obblighi morali e politici. È responsabile dell’immagine che dà di sé e del Paese.
Cioè?
È come se dicesse agli uomini: le donne si usano solo o come mogli per fare figli o come amanti per il proprio piacere. E alle donne dice: voi potete stare sulla scena pubblica solo come decorazione, non come persone che contribuiscono al bene comune del Paese. Lo stesso succede in tv: le donne ridotte a immagine diventano un modello.
Se una vuole usare il proprio corpo per fare carriera, perché non dovrebbe?
Che tipo di carriera fai usando il corpo? Alla fine vieni usata. E poi: se tu usi molto il tuo corpo, il cervello passa in secondo piano: nessuno te lo riconosce più, anche se ce l’hai. Infine le ricerche scientifiche mostrano che le donne che puntano sul corpo pagano un prezzo molto alto.
Quale prezzo?
Finiscono per guardarsi con lo sguardo degli altri; non pensano più “Cosa posso fare io della mia vita?”, ma “Cosa provano gli altri di fronte al mio corpo?”. Gli studi psicologici mostrano che perdono fiducia in se stesse, hanno scarsa autostima e si ammalano più spesso di depressione.
Però si dice che in politica valga ogni arma e che le belle donne portino più voti…
Nessuno pensa di dire: Raul Bova è un attore bellissimo, facciamogli fare il ministro della Cultura, facciamogli fare il ministro delle Pari opportunità. Vale solo per le donne. Oltretutto questo fa male anche alla politica.
Danneggia la politica?
Sotto c’è l’idea che la politica sia solo immagine. Invece significa lavorare per fare stare meglio un Paese .E questo richiede capacità e competenza. Io sto in università: le assicuro che di donne competenti ne vedo tutti i giorni. Ora la politica valorizza soprattutto le altre.
I suoi sembrano discorsi femministi: non è passata quella stagione?
Non ho mai fatto parte di gruppi femministi. Ma più invecchio e più divento femminista: lo richiedono i tempi.
Cosa intende?
Le donne italiane sono quelle che in Europa lavorano di più rispetto agli uomini : perché si accollano il lavoro domestico. Quindi devono sottrarre energie a quello fuori, o rinunciare ai figli. Se poi parli con chi fa selezione del personale, ti dice che a parità di competenze tra una donna e un uomo si sceglie sempre un uomo.
La discriminazione di genere è un problema solo delle donne?
Il maschilismo obbliga anche gli uomini ad avere un ruolo molto limitato. In più ricerche americane dimostrano che oggi le città più all’avanguardia sono quelle in cui donne e gay occupano posti dirigenziali. Noi li escludiamo. Dovremmo valorizzarli: non batteremo mai l’India facendo le magliette più economiche, ma essendo più creativi, inventando prodotti nuovi.
Perché lei ha preso posizione e scritto l’articolo sul New York Times?
Perché non lo faceva nessuno. Io insegno a ragazzi e ragazze dell’università e ho sentito che loro erano a disagio con quello che stava succedendo: volevano una risposta. Siccome ho anch’io un ruolo pubblico, una responsabilità, ho sentito che lo dovevo a loro e alle mie figlie adolescenti. Perché sapessero che l’Italia non è solo quella che appare in tv.
Elena Tebano

domenica 6 settembre 2009

Expo, incontro privato ad Arcore



Martedì a mezzogiorno l'amministratore delegato Lucio Stanca, la sindaca di Milano Letizia Moratti, il presidente della Provincia Guido Podestà e quello della Lombardia Roberto Formigoni presenteranno il "Concept Masterplan" di Expo 2015.

Detto così fa impressione, in realtà il Concept MasterPlan è semplicemente il progetto preliminare, un piano d'azione che indica gli obiettivi da raggiungere, le responsabilità e gli strumenti per raggiungerli.

Vedremo come sarà: al momento, però, il problema sono i soldi: sembra che non ci siano quelli necessari a realizzare il progetto con cui Milano ha "vinto" l'Expo. Anche oggi Repubblica scrive che, secondo la Lega, ci sarebbe solo un miliardo di euro disponibile contro i tre necessari.

Domani, in ogni caso, Stanca, Moratti e Formigoni saranno ad Arcore, insieme al ministro dell'Economia Giulio Tremonti e a quello per le Riforme Umberto Bossi, a parlare dell'Expo. Dove? A casa del premier Silvio Berlusconi. Sarà lui infatti ad avere l'ultima parola in merito, e soprattutto a decidere se e dove tirar fuori i soldi.

A me l'incontro preliminare a casa Berlusconi fa effetto: mi sembra un'altro segnale della crescente privatizzazione della politica e della sua mancanza di trasparenza.

venerdì 28 agosto 2009

Nessuna perdonanza per Berlusconi



Il Vaticano ha annullato la cena tra il Segretario di stato Tarcisio Bertone e il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi. Era in programma per stasera, subito dopo la festa della perdonanza all'Aquila. E' quella in cui i peccatori fanno pubblica ammenda dei loro errori, ne pagano le conseguenze (con digiuni e astinenze) e chiedono perdono promettendo di non farlo mai più.

A dimostrazione di quanto ci tenga a non peccare mai più, sembra che Berlusconi abbia deciso di delegare il sottosegretario (e suo braccio destro nei rapporti con la Chiesa) Gianni Letta. Ma a Palazzo Chigi è ancora in corso un supervertice, e il premier potrebbe ancora decidere altrimenti. Vedremo.

Intanto la cena saltata è un bello smacco per Berlusconi. Doveva essere forse la mossa più importante del suo contrattacco agli scandali (sessuali e non) che questa estate ne hanno minato la credibilità - più all'estero che in Italia, a dire la verità.

Ma se uno è fallito, gli altri proseguono. C'è la mobilitazione del leader della Lega Umberto Bossi (l'alleato più prezioso del premier), che arriva a insinuare una supposta mano della mafia negli scandali che hanno riguardato il premier. "Credo poco che il premier possa andare di qua e di là con le ragazze. Sono cose in gran parte inventate. Piuttosto, Berlusconi è odiato dalla mafia perché la legge sul sequestro dei beni mafiosi ha fatto un male enorme alle cosche", ha detto Bossi e poi, guarda caso, anche lui si è messo a parlare di perdoni mancati: "Berlusconi deve stare attento perché quelli non perdonano".

C'è, oltre alle manovre per silenziare Raitre, la denuncia a Repubblica e Gruppo Espresso per essersi permessi di fargli 10 domande scomode.

Una mossa inaudita nelle democrazie liberali, di fronte alla quale anche i giuristi mettono in guardia. Ma in linea con lo stile di Berlusconi che, dopo aver aspettato tutta l'estate che lo scandalo scemasse, ha deciso di passare alle maniere forti.

Dello stesso tenore - se verrà confermata - quella di cui parla l'Unità di oggi: Berlusconi vorrebbe comprare El Pais, il giornale che insieme al Financial Times (ma quello è già di Murdoch) più si è schierato contro di lui negli ultimi mesi.

Vi ricordate la storia dei senatori del defunto governo Prodi? Se non li puoi sconfiggere, comprali...

mercoledì 22 luglio 2009

Berlusconi, le puttane e i mafiosi


"Io non sono un santo, lo avete capito" "

Silvio Berlusconi, Berbemi, 22 luglio 2009



Le registrazioni del premier Silvio Berlusconi che si avvale dei servizi di una squillo d'alto bordo ha fatto il giro del mondo. Non dei telegiornali delle prime sei reti televisive italiane, però, con l'unica eccezione del Tg3.

Intanto un pentito di mafia, Massimo Ciancimino, figlio di Vito, racconta che tra i documenti del padre c'è una lettera di richieste al premier Silvio Berlusconi e un assegno da 35 milioni firmato dallo stesso Berlusconi a favore dei Ciancimino. Di questo i tg non parlano proprio.

(A proposito, oggi il fotografo dei festini a Villa Certosa, Antonio Zappadu, dice qualcosa di molto inquietante e sibillino: "Forse queste foto vanno riviste una ad una perché contengono situazioni e persone che io stesso non sono stato in grado di capire o riconoscere" e che sarebbero ancora più pericolose nelle registrazioni con una puttana. Per questo, spiega, non possono uscire).


Sono tutte rivelazioni da verificare, ma ancora più sconcertanti di quelle che riguardano le puttane. Quello che però sconvolge è che l'opinione pubblica in Italia non batta ciglio. I motivi possono essere tanti: la sfiducia nei confronti dei politici, da cui ci aspettiamo di tutto. La censura sui tg, che esclude le persone meno consapevoli dall'accesso alle notizie. Il controllo della famiglia Berlusconi su media, case di produzione cinematografiche e case editrici (e quindi anche su molti intellettuali).

Ma al di là dei motivi il sintomo è terrificante: la distruzione di quella che Hanna Arendt definiva la sfera pubblica. Un ambito in cui le azioni e le dichiarazioni delle persone sono richiamate alle loro responsabilità, in cui i singoli devono rispondere di fronte agli altri delle loro scelte e di quello che significano per la vita comune.

In Italia tutto questo non c'è più: Silvio Berlusconi può dire e fare quello che gli pare, e non deve neppure spiegarsi. Sia che si tratti di presunti rapporti con i mafiosi che di (meno presunte) frequentazioni con le puttane. L'unica giustificazione che Berlusconi ha portato è una conferma della sua pretesa di fare tutto: "Io non sono un santo", ha detto. Come se questo permettesse di fare tutto e il contrario di tutto.

Ma se il capo di governo fa quello che gli pare e non dà conto alla libera stampa, mentre la gente pensa solo a tirare avanti, qual è la differenza con le dittaure dell'America Latina?

sabato 11 luglio 2009

Il G8 all'Aquila, "un successo"


A quanto pare ho sbagliato io e il G8 all'Aquila è stato un successo. Per certificarlo il Corriere della Sera ha scomodato persino Angelo Panebianco (il suo editorialista moderato per antonomasia). Con più autorevolezza - e senso della realtà - lo rileva anche il grandissimo Gian Antonio Stella.

Io continuo a credere che non abbia aiutato la popolazione colpita dal terremoto. Ma di sicuro ha funzionato a livello di immagine. E quella in politica conta tantissimo. Nessuno in Italia lo sa meglio di Silvio Berlusconi.

In ogni caso il G8 dell'Aquila non è stato così economico come si dice: "Il G8 costa più dell'intero bilancio che l'Italia dedica alla lotta contro la povertà - 400 milioni di euro contro i miseri 321,8 milioni stanziati quest'anno dal governo italiano per lottare contro la morte per fame e la miseria nel mondo", denuncia Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace. Significa che il G8 di quest'anno è costato tre volte quello del 2001 a Genova.

Ecco come lo hanno vissuto gli aquilani che ancora non si rassegnano.

giovedì 9 luglio 2009

Berlusconi showman



Tra le molte incarnazioni del nostro Caro Leader Silvio Berlusconi la migliore, fin dai tempi delle crociere sulle navi, è quella di showman. Al G8 dell'Aquila ha fatto grandi scene, ma si è scordato di fissare un'agenda dei lavori. Ci hanno dovuto pensare gli americani, che poi - diplomaticamente - lo hanno negato.

Il Guardian ha messo su un "Gaffe watch" dedicato esclusivamente al nostro premier, per L'Express, Berlusconi è addirittura un "buffone". Il G8 dell'Aquila, sempre il Guardian, è "da playboy". In generale, i commenti della stampa estera sono poco lusinghieri. Detto in altri termini: ci stiamo coprendo di ridicolo.

Tra le scene più imbarazzanti, quella di Berlusconi che cerca di stringere la mano a Obama. E il presidente Usa che, visibilmente infastidito, evita la stretta appolipante (cliccate sull'immagine per ingrandirla). Berlusconi, che sa quanto contino carisma "fisico" e immagini, ha cercato di appiccicarsi il più possibile al leader americano e ha approfittato di ogni occasione per mettergli le mani addosso, sperando probabilmente di ricavarne prestigio. Ma quando è troppo è troppo.

Intanto l'Espresso pubblica una lettera e intercettazioni che documentano i rapporti dei Ciancimino (nota famiglia mafiosa) con Berlusconi, ben dopo il 1994 e la sua entrata diretta in politica. Ma di questo in Italia non si scandalizza nessuno.

E a proposito dell'incapacità degli italiani di scandalizzarsi, e chiedere un minimo di decenza civile, vi consiglio un amarissimo commento di Umberto Eco.

mercoledì 8 luglio 2009

Sky terzo polo? Non certo per spettatori



"Ne emerge una struttura dominata dalla presenza, ormai comparabile, di tre soggetti, con una posizione simmetrica in termini di ricavi complessivi del settore televisivo"

Corrado Calabrò, presidente Agcom



La notizia l'avete sentita tutti: Sky è diventato il terzo polo televisivo. Lo ha "certificato" ieri l'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) - non un'associazione qualunque, ma l'istituzione che deve garantire pluralismo, rispetto delle regole e decenza della televisione italiana.

Siamo tutti contenti, no? Più poli televisivi ci sono, maggiore dovrebbe essere la libertà della tv e in particolare dell'informazione in tv. E invece, tanto per cambiare, non è così.

Lo spiega Michele Polo sul sito lavoce.info. "Questo messaggio forte ha lasciato in ombra alcuni aspetti che invece risultano importanti nel fare il quadro dell'ultimo anno televisivo. Il gruppo Mediaset si è confermato leader sul mercato pubblicitario aumentando la sua quota dal 54,7 al 55,1 per cento, una posizione dominante che la stessa legge Gasparri, all'articolo 14, invita a valutare, e su cui attendiamo nei prossimi mesi la nuova istruttoria dell’Agcom, dopo il pubblico richiamo con cui tre anni fa ha pudicamente rinviato la questione".

Significa che se anche guadagna meno, Mediaset rimane il gruppo televisivo che ha più pubblicità e guadagna più soldi con gli spot. Sempre lavoce.info spiegava qualche tempo fa che, dalla salita al governo del mero proprietario di Mediaset Silvio Berlusconi, la tendenza degli investitori pubblicitari è spostare soldi sulle sue reti.

Chissà, magari sperano che quando si tratta di prendere decisioni che li riguardi, il mero proprietario se ne ricordi. Di sicuro, questa posizione, permette al premier di avere un immenso potere, non solo economico: decide lui a chi dare o no spazi pubblicitari. Vi ricordate la minaccia al Gruppo Espresso?

Ma non è finita qui: "Il secondo dato che non troviamo nella relazione del presidente Calabrò è l’evoluzione della audience tra i principali canali televisivi, vero indicatore di allarme rispetto al problema del pluralismo", segnala Polo. Sky, infatti, raggiunge solo il 9,5% del pubblico televisivo. Tutti gli altri (l'83 e rotto per cento" guarda Rai, Mediaset e La7. Cioè, con l'eccezione dell'ultimo, canali controllati dal premier. Ogni 10 televisori accesi, quindi, solo uno è sintonizzato su Sky.

La conclusione è amara: "Il gruppo Sky si conferma secondo operatore per ricavi, pur rimanendo attestato su una audience sull’insieme dei suoi canali che non raggiunge un quarto di quella di Rai e Mediaset. Quest’ultima, inoltre, è riuscita con successo, grazie alla sua efficiente concessionaria, a contenere l’impatto negativo della crisi sui ricavi pubblicitari, al contrario di quanto avvenuto per la carta stampata e le reti televisive pubbliche", scrive Polo.

Perché il presidente dell'autorità di garanzia ha avuto paura di dire chiaramente queste cose? Il suo lavoro sarebbe esattamente attirare l'attenzione su questi termini.

martedì 7 luglio 2009

Il G8 e l'Aquila, l'autogol del governo



Il governo voleva fare del G8 all'Aquila la sua vetrina, ma rischia di rimanerci fregato. E' stato talmente inefficiente nell'organizzazione, che adesso potrebbe essere buttato fuori dal club. E forse i riflettore del G8 permetteranno anche di mostrare l'inefficienza della "ricostruzione". Un autogol di Berlusconi?

Il G8 che doveva dimostrare a tutto il mondo la capacità dell'Italia di risollevarsi (secondo gli slogan elettorali del Pdl), infatti, potrebbe passare alla storia come l'ultimo in cui c'è anche l'Italia.

Il presidente del Consiglio dei Miracoli, Silvio Berlusconi, lascerebbe al Paese questa eredità: farci sparire dal club dei Paesi che contano. Non è solo opera sua, per carità, hanno contribuito anche tutta la classe dirigente e una società ormai immobile. Ma il risultato non è da poco.

Lo scrive il Guardian oggi. Il ministro degli esteri Franco Frattini si rifiuta di commentare (trovate qui la notizia, qui invece la traduzione dell'articolo del Guardian). Intanto all'Aquila la situazione è pessima. Lo racconta Miss Kappa. Quanto costi in termini di vite ferite, lo mostra la lettera di questo studente, costretto ad abbandonare la città distrutta.


"L'Aquila non esiste più"

Le ho contate, dovrebbero essere una ventina circa.
Almeno una ventina di persone, conoscenti e amici, che sanno quello che è accaduto alle 3:32 del 6 aprile, ma che nell'ultima settimana mi hanno chiesto se fossi tornato all'Aquila per preparare gli esami.

Forse mi devo scusare con loro, perchè la mia risposta ha sistematicamente destato un po' di imbarazzo: "L'Aquila non esiste più"
"Ah già, scusami"

Ah già. Ma è giustificabile. Ormai le reti nazionali non parlano più del terremoto dell'Aquila, troppo prese a parlare prima della crisi coniugale del premier, poi della crisi economica ormai superata brillantemente dalla nostra Nazione, poi della pseudo-crisi dell'amministrazione siciliana, poi delle quotidiane crisi di nervi di questo o quel politicante.

Queste sì che sono notizie. E quelle rare volte che si parla ancora del terremoto dell'Aquila i toni sono esaltanti, c'è chi lo definisce "il successo del governo", chi parla del "miracolo del premier". Si parla di ricostruzioni avvenute, di problemi risolti. NON È VERO.

Le notizie riportate sono solo specchietti per le allodole, azioni di facciata per mostrare un fantomatico intervento-lampo del governo. La verità è tutt'altra.

La gente ormai da quasi due mesi vive in tenda, e lo fa sia negli afosissimi pomeriggi dei giorni scorsi, sia nelle notti di vento e pioggia, come questa. E quelli che sono negli alberghi sulla costa si godono ancora per poco il sogno di una lunga e gratuita vacanza al mare, ormai in attesa (a giorni) di essere messi alle porte in vista dell'inizio imminente della stagione balneare. Di costruzioni per ora nemmeno l'ombra, perchè fino al G8 dell'Aquila si deve lavorare per accogliere i rappresentanti delle più grandi nazioni del mondo.

A mandare avanti la baracca ci sono i volontari della Protezione Civile, i volontari dei Vigili del Fuoco, i volontari delle varie Associazioni di Pubblica Assistenza, che si spaccano la schiena per mantenere vivibile la condizione ma sempre più si lamentano della scarsa presenza dello Stato, della scarsità di fondi (3.1 miliardi in 24 anni sono BRICIOLE), dei ritardi nei lavori (ad ora, nessuna delle promesse fatte nelle ore subito successive al terremoto è stata mantenuta).

E se si lamentano di ciò i volontari che dopo una settimana tornano nelle loro tiepide case, come direbbe Primo Levi, pensate come possono stare le persone che una casa dove tornare non ce l'hanno affatto, che non sanno più cos’è la privacy, che sognano una doccia dignitosa.

Non mi sembra il quadro di un successo, questo.
Non mi sembra una situazione risolta.
Lo scopo di questa mail è solo ricordare a tutti che non sentire più notizie in tv non vuol dire che ora tutto sia tornato alla normalità. RICORDATELO: L'EMERGENZA NON È FINITA.

Ti chiedo di inviare almeno a qualcuno questo messaggio. Se non lo farai non ti accadrà nulla di male, se lo farai non avrai soldi o amori stucchevoli.... ma solo, nel frastuono del niente quotidiano, occorrono tante piccole grida per ricordare cos’è un briciolo di dignitosa umanità.

Grazie di cuore
Un ex-residente all’Aquila
Roberto Cherubini

Miss Kappa: "Così si vive all'Aquila a tre mesi dal terremoto"



Quando il premier Silvio Berlusconi annunciò che avrebbe spostato il G8 dalla Maddalaena all'Aquila, spiegò che in questo modo le strutture costruite per ospitare i grandi della Terra sarebbero rimaste ai terremotati.

Ma per il vertice il governo non ha costruito niente: li metterà nella cittadella della scuola Guardia di Finanza e nei suoi bunker sotterranei, che ci sono già. Intanto dei 5000 alloggi entro settembre promessi dal governo ad aprile non c'è traccia. Se va bene saranno 2400: ma hanno iniziato a costruirle due settimane fa.

Anna Pacifica Colasacco è un'aquilana Doc, nata cresciuta e vissuta nel centro dell'Aquila. Nel suo blog, Miss Kappa, testimonia ogni giorno come si vive in Abruzzo. C'è anche un post, che si chiama "Il Racconto" e descrive i minuti del sisma. Oggi in un'intervista su City spiega cosa significa avere il G8 quando non si ha neppure la casa. Cliccate sull'intervista per ingrandire.


giovedì 2 luglio 2009

Berlusconi contestato a Viareggio: 3 tg 3 storie



Noemigate, squillo, foto di festini a luci rosse e fidanzati finti made in Mediaset/Mondadori: se mai il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarà costretto alle dimissioni, sarà per queste cose. A me non interessano - anche se le trovo squallide.

Quello che mi interessa è il famoso conflitto di interessi. Sto diventando collezionista delle sue manifestazioni concrete. Vi ricordate la contestazione di Berlusconi a Viareggio, dopo che ha detto di andarci per "prendere in mano" la tragedia del disastro ferroviario? L'ha raccontata tutta Sky Tg24, la tv del concorrente di Berlusconi Rupert Murdoch, che il premier italiano accusa di fargli la guerra.

I telespettatori del Tg1 e del Tg5, invece, hanno visto tutta un'altra storia. La rilevanza della contestazione è inversamente proporzionale all'influenza di Berlusconi sulle reti in cui vanno in onda i tg. Ecco a voi, appunto, il conflitto di interessi in pillole, messo in fila un servizio dopo l'altro da newsilLecito (nel video qui sopra).

Tra parentesi: nessun giornale o tg ha in mano la verità. Non è bello che ci siano Repubblica (Gruppo Espresso), Sky Tg24 (gruppo Murdoch) e Diva e Donna (gruppo Cairo) a raccontarci più aspetti della vicenda? Se non fosse stato per questo pluralismo avremmo sentito solo una versione della storia.

Qui sotto, invece, la stessa scena dal punto di vista della gente che era lì (a contestare). Più che altro per l'audio: "E se fossero state scorie nucleari?!", grida uno...

martedì 30 giugno 2009

Berlusconi contestato evita i viareggini

"È grave quello che è accaduto. Sono stato al telefono fino ad ora con Bertolaso, abbiamo già provveduto a trasferire i feriti più gravi negli ospedali, e subito dopo quest'assemblea a Napoli, andrò a Viareggio a prendere in mano le cose".

Silvio Berlusconi, Napoli, 30 giugno 2009



I toscani non la mandano a dire. Quando il premier Silvio Berlusconi è andato a Viareggio per "prendere in mano e cose", come ha detto lui, lo hanno contestato. Il grido era: "Buffone! Buffone!" e "Vergogna, Vergogna!" e "Vai via!".

Berlusconi, a quel punto ha annunciato che non avrebbe tenuto la conferenza stampa programmata. Poi l'ha tenuta lo stesso, ma senza accettare domande. E poi se ne è andato alla chetichella. Non sono belle scene da vedersi. Berlusconi doveva saperlo quando (vedi il video qua sotto) ha annunciato che andava a salvare la città e ha accusato la sinistra che gli "organizza" le contestazioni.

lunedì 29 giugno 2009

L'inchiesta di Bari gossip? E Sorrisi fa politica



Se Silvio Berlusconi fosse stato un altro, dopo gli scandali per Noemi e per l'inchiesta di Bari si sarebbe già dimesso. Ma Silvio Berlusconi è unico e rimane ancora al potere. Non così saldamente, però.

Lo scandalo peloso è riuscito a metterlo in imabarazzo come la sentenza Mills e i conflitti d'interesse non sono mai riusciti a fare. Ha disturbato il can che dorme in Vaticano. E screditato la sua immagine all'estero - se ancora era possibile farlo dopo le molte gaffes.

E allora bisogna correre ai ripari - soprattutto sul terreno dell'immagine, quello sui cui Berlusconi ha costruito il suo impero, economico e politico. Una delle corazzate in questa battaglia, oltre a Mediaset, è Tv Sorrisi e Canzoni. Il giornale fa un capolavoro (Alfonso Signorini, il direttore, è davvero bravo). Ecco il testo del comunicato diffuso dai pr della Mondadori.


"L'inchiesta di Bari è politica o gossip?" Rispondono i sette direttori dei tg nella rubrica "I magnifici 7" su Tv Sorrisi e Canzoni
Augusto Minzolini- Tg1: "La vera inchiesta di Bari riguarda la malasanità, 700 milioni di euro di appalti rubati alle tasche degli italiani. Questa è politica. Ma i media ammalati di gossip prediligono la escort-story".
Antonio Di Bella - Tg3: "E Lewinsky/Clinton, e Sarko/Rachida? Il confine è ormai labile. Ma se c'è un'inchiesta della procura, l'unica cosa da fare è mandare un inviato sul posto e valutare se quel che ha raccolto ha interesse pubblico o no".
Clemente J. Mimun - Tg5: "È un mix. Difficile non notare che non si parli più dell'ipotesi tangenti sugli appalti sanitari in una Regione, la Puglia, governata dalla sinistra, ma solo di signorine ingaggiate per feste nelle case di personaggi influenti, residenze del premier comprese. Il Tg5 ha parlato di tutto".
Emilio Fede - Tg4: "È solo l'azione di una muta di cani famelici non sono degni né del gossip, né della politica, né di una società civile. Schegge impazzite".
Giorgio Mulè - Studio Aperto: "È un'inchiesta che viene, allo stato, usata per fini politici nel tentativo di indebolire e offuscare l'immagine di Berlusconi. Per fare questo, giornali che hanno fatto del rigore la loro bandiera hanno temporaneamente ammainato il vessillo cedendo al gossip più becero".
Antonello Piroso- Tg La7: "Politica, ahimé. Perché lambisce un politico. Se in un'intercettazione un soggetto parla di ragazze da lui pagate per andare a feste a casa del premier, non può che essere così. Ricordando però che il premier non è indagato. E che chi lo vuole battere lo deve fare sul terreno della politica, e non del gossip".
Emilio Carelli - Sky Tg24: "Né l'uno né l'altro. Si tratta semplicemente di un'inchiesta giudiziaria che per il suo contenuto può avere risvolti di gossip e che impatta sulla politica italiana nel momento in cui riguarda anche il presidente del Consiglio".


Il risultato? I giornali che lo riprendono titolano "i direttori si dividono" e così sembra che sia solo una questione di opinioni. In realtà qui di opinabile c'è ben poco: il punto è che tutti quelli che riducono a gossip o questione irrilevante l'inchiesta di Bari sono o dipendenti o nominati da Berlusconi, Minzolini, Mimun, Fede, Mulè.

Ma la maggior parte delle persone che leggono i giornali non ci pensa, anche se questo ha effetti evidenti quando si confrontono i servizi dei tg che dirigono.



L'entourage di Berlusconi usa strategie raffinate per controllare l'agenda delle notizie, ovvero per influenzare quelle che avranno più rilevanza nel discorso pubblico.

Se non basta, ci sono le maniere forti: le telefonate ai direttori, o le minacce ai gruppi concorrenti e ai media non amici, come la richiesta di non dare loro pubblicità. Oltretutto Berlusconi possiede aziende che spendono molto in spot e la prima concessionaria multinazionale d'Europa per fatturato, Pubblitalia. Gli è bastato andare al governo per cambiare gli equilibri pubblicitari nazionali.

Media e giornalisti, hanno pochi strumenti per opporsi.Anche se ci hanno provato come mai prima.



Ecco come conta, ancora una volta, il conflitto di interessi.

mercoledì 17 giugno 2009

D'Alema, una mano a Berlusconi non la nega mai


"Nel governo ci saranno scosse. L'opposizione sia pronta e responsabile"

Massimo D'Alema, In Mezz'ora, Raitre, 14 giugno 2009




Massimo D'Alema non perde mai occasione per aiutare il caro Silvio Berlusconi. Non è un caso che a destra lo stimino. Probabilmente la sua intenzione non è quella.

Intervistato domenica scorsa dalla sua amica Lucia Annunziata su Raitre, D'Alema ha detto che Berlusconi "è un leader dimezzato" e che sarebbero arrivate "scosse" per il governo.

Tre giorni dopo viene fuori lo scandalo delle ragazze pagate per partecipare alle feste di Berlusconi. Una, Patrizia D'Addario, poi candidata a Bari con il Pdl, sostiene di aver ricevuto duemila euro per andare nella residenza romana del premier. E di aver passato la notte con Berlusconi.

Il "caso" è appena scoppiato e ancora tutto da verificare. Le conseguenze politiche, però, sono immediate. Il centrodestra e i giornali vicini al premier accusano D'Alema di aver in qualche modo manovrato la faccenda, perché vicino ai magistrati baresi. E lo scandalo in questione parte da Bari.

Io credo che abbia ragione il Sole 24 Ore, quando dice che la vicenda alla fine è un mezzo autogol per il Pd.

Di più, penso che sia un altro esempio del classico modo di (s)ragionare dei suoi dirigenti, Baffino in primis. Ecco come penso che sia andata. D'Alema perdeva campo nel Pd. L'uscita sulle "scosse" lo ha fatto tornare al centro dell'attenzione: di nuovo un punto di riferimento. Poi chissenefrega se questo ha indebolito l'effetto politico dell'inchiesta di Bari.

Anche se così sembra che sia tutto una manovra della sinistra, D'Alema non ha voluto tener chiusa la bocca: la sua poltrona val bene il prezzo di lasciare il Paese in mano a Berlusconi. Persone ben addentro al Pd, si racconta, non hanno problemi ad ammettere che ormai i vari leader sono troppo occupati a farsi la guerra tra loro, per occuparsi dei problemi del paese o anche solo di vincere le elezioni.

Ci vuole la radicale Emma Bonino per chiamare la sinistra al nocciolo delle cose: "Quello che non vedo da parte di chi parla di scosse e scossoni è il senso dello Stato", ha detto. Temo che non basti per cambiare il modo di pensare di questa gente.

mercoledì 3 giugno 2009

Daniela Santanchè contro Veronica Lario

Si è sempre vantata di "non averla mai data a Berlusconi". Adesso l'ex candidata premier della Destra Daniela Santanchè vuole tornare all'ovile del Pdl.

Si dice che il presidente della Camera e leader del Pdl Gianfranco Fini non la voglia: non l'avrebbe mai perdonata di aver chiamato i "colonnelli di An" "palle di velluto" (con la sua nota eleganza). E allora la Santanchè ha bisogno quanto meno dell'appoggio del premier Silvio Berlusconi, visto che deve ancora dimostrare di poter portare (tanti) voti.

Guarda caso, nei giorni scorsi la donna che non l'ha mai data a nessuno per carriera, tantomeno al premier, si è erta a protettrice della (del) morale del capo. Ed è partita all'attacco di Veronica Lario: "Ha un compagno", ha detto a Libero. Poi Il Giornale ha ripreso la notizia. Tutti quotidiani vicini alla famiglia Berlusconi.

Fatto sta che la giornalista Natalia Aspesi, senza nominarla, ha suggerito che la rivelazione sul presunto compagno della Lario potesse essere un modo per recuperare i favori politici di Berlusconi. Detto fatto, la Santanchè ha annunciato querela.

Donna Daniela una volta con le sue battute alludeva al fatto che a Berlusconi, in qualche modo, bisogna darla. Oggi dice che è un povero cornuto. Ma sui vuole tutta d'un pezzo. Per ricordarcela, ecco la sua intervista su City, quando voleva fare la premier e sosteneva: "Più che fascista, sono capopopolo". Cliccate sulle immagini per ingrandire.