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mercoledì 16 settembre 2009

Berlusconi a Onna con gli applausi registrati



Ieri a Onna c'è stata la cerimonia per la consegna delle case del miracolo ai primi terremotati. "E' una promessa mantenuta, una promessa ardita ma mantenuta", si è vantato ieri il premier Silvio Berlusconidi fronte all 47 casette di legno (quasi) finite.

"La consegna della case è avvenuta in tempi record e mai, in una ricostruzione post sisma, si è registrata una tale rapidità, un impegno ed una presenza così determinante del governo", ha incalzato il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri". Peccato che Marco Travaglio, sul suo blog, spieghi che tutte le altre "ricostruzioni" sono state più veloci. E che le casette di Onna non le abbia fatte il governo, ma la provincia di Trento con i soldi della Croce rossa.

Per finire, anche la consegna non nè stata così splendida splendente come racconta la Tv. Anche se ad abbellirla c'erano gli applausi registrati. Lo spiega su City una testimone oculare. Cliccate sul testo per ingrandire.

Se poi volete l'articolo aggiornato, leggetelo su City online. Sul Blog di Anna Pacifica Colasacco, invece, trovate il resoconto completo della consegna di Onna.

domenica 26 aprile 2009

Berlusconi a Onna: "Il 25 aprile festa di libertà"


"Sono convinto che siano maturi i tempi perché la festa della Liberazione possa diventare la festa della Libertà",

Silvio Berlusconi, Onna, 25 aprile 2009



Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ieri ha celebrato la Festa della Liberazione: è la prima volta da quando 15 anni fa ha iniziato ufficialmente a fare politica. L'anno scorso, per intendersi, l'aveva passato chiuso a casa sua insieme a un fascista dichiarato e convinto, il senatore del Pdl Giuseppe Ciarrapico. Ieri era a Onna, con al collo il fazzoletto della brigata partigiana Maiella.

Il messaggio non avrebbe potuto essere più diverso. Nel 2008 Berlusconi era insieme a un sostenitore e "rappresentante" del regime fascista. L'anno dopo a quelli che lo avevano combattuto. Berlusconi però, che in questo è un genio, ha scelto con cura il suo discorso. E di fatto, la sua retorica rende "compatibile" il 25 aprile con i fascisti di ieri e di oggi. Basta vedere le parole e i luoghi che ha scelto: vi chiedo un po' di pazienza, perché questo post sarà più lungo del solito. Guardiamo.

Intanto Onna, simbolo di ricostruzione, teatro della nuova incarnazione del premier: il leader che c'è e risolve le emergenze. E infatti nel suo discorso, lo dice esplicitamente: "Guardando ai tanti italiani che si sono impegnati qui nell’opera di soccorso e di ricostruzione mi sento orgoglioso, ancora una volta, ancora di più, di essere italiano e di guidare questo meraviglioso Paese. Oggi Onna è per noi il simbolo della nostra Italia". E coglie l'occasione per ricordare che lui è alla guida.

Poi la Brigata Maiella: una delle poche non politicizzate della Resistenza, e delle pochissime che furono inglobate dall'esercito americano. Con un colpo solo Berlusconi evita l'ombra dei "vecchi" partiti (democristiani, ma soprattutto socialisti e comunisti) e rinnova la sua fede statunitense. Magistrale.

Poi le parole. Berlusconi è il leader del partito del Popolo della libertà. E infatti il termine che ripete più spesso è libertà. Intanto perché, dal punto di vista del marketing politico fa bene: magari quando uno tra un mesetto deve andare a votare, gli torna in mente e mette più volentieri la croce sul simbolo del Pdl.

E poi, perché, come spiega lui, "la libertà è un diritto che viene prima delle leggi e dello Stato, perché è un diritto naturale che ci appartiene in quanto esseri umani". Lo dice subito dopo aver sostenuto che "La Resistenza è – con il Risorgimento – uno dei valori fondanti della nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà". Anche qui ogni singola sillaba è scelta con attenzione.

La libertà è un diritto di natura, non va conquistato. Sta lì senza bisogno di interventi attivi e sostuisce la liberazione, che una forma di azione e consapevolezza politica, implica un impegno condiviso, volontà di autodeterminazione. C'è tutta un'ideologia nel semplice fatto di sostiuire la liberazione con la libertà. E infatti Berlusconi parla di "libertà riconquistata" (non dell'atto di riprendersela) e propone di far diventare il 25 aprile la festa della libertà. Così ben rappresentata, a partire dal nome, dal suo partito.

Sono altrettanto importanti le omissioni: il leader del Pdl, con la bandiera al collo, usa solo una volta la parola partigiani. Quando ringrazia, ringrazia soprattutto gli alleati e gli ex militari, che dopo l'8 settembre, hanno combattuto "contro l'invasore nazista" e per la libertà.

Mai contro la dittatura fascista. E infatti il termine dittatura non compare mai. Né quello di "fascismo". C'è solo negato. Dalla Resistenza, spiega Berlusconi, "fu però mancato l’obiettivo di creare una coscienza morale «comune» della nazione, un obiettivo forse prematuro per quei tempi, tanto che il valore prevalente fu per tutti l’antifascismo, ma non per tutti l’antitotalitarismo".

E lì capisci, che in fondo, l'antifascismo non va tanto bene. Meglio l'antitotalitarismo, che per Berlusconi è soprattutto anticomunismo. Et voilà. Contano queste scelte terminologiche, più che il richiamo a non mitizzare la resistenza e a riconoscere anche le "colpe" degli antifascisti.

E infatti, per finire, Berlusconi parla una volta di scelta "sbagliata", riferendosi ai repubblichini fiancheggiatori di Hitler: "E con rispetto dobbiamo ricordare oggi tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata". Ma poi aggiunge un inciso rivelatore: "sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta".

Il problema era che la causa era "sbagliata" o semplicemente che non è riuscita a vincere? Se alla fine quest'anno Berlusconi non ha passato la Festa della Liberazione con Ciarrapico, forse Ciarrapico, in spirito, era con lui.