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venerdì 4 maggio 2012

Comuni contro la crisi: Capannori e la dote ai lavoratori

Di seguito il mio articolo sulla "dote" per i lavoratori stanziata dal Comune di Capannori, uscito su Corriere.it il 1 maggio 2012. Il Comune ha cercato un modo per far sì che i sussidi stanziati ai lavoratori generino reddito sul lungo periodo. Invece di assistenza, un posto di lavoro




Il Comune dà la «dote» ai lavoratori: chi li assume riceverà tra i tre e i cinquemila euro

MILANO - Una «dote» ai lavoratori disoccupati da portare all’azienda che li assume. È l’iniziativa che il Comune di Capannori, in provincia di Lucca, si è inventato contro la crisi. «Potevamo limitarci a stanziare sussidi per chi ha perso o non trova lavoro», spiega il sindaco Giorgio Del Ghingaro, 53 anni, alla guida di una giunta di centrosinistra. «Ma abbiamo cercato una soluzione che, oltre ad assistere i lavoratori in difficoltà, possa aiutare a far ripartire l’economia locale, in questo momento in ginocchio». Capannori, 46mila abitanti e seimila imprese in 156 chilometri quadrati, ospita il più grande polo cartario d’Europa. «Finora le multinazionali della carta hanno retto, ma il blocco generale dei pagamenti ha colpito l’indotto: in generale le piccole e medie aziende fanno fatica ad andare avanti», dice il sindaco. continua a leggere

mercoledì 21 settembre 2011

I soldi del comune li investono i cittadini

L'intervista a Lara Pizza uscita su City il 16 settembre 2011
Lara Pizza è assessore al bilancio a Capannori, in Toscana. Con il suo Comune ha affidato ai cittadini 400mila euro perché decidano come investirli.
Cosa significa che fate decidere ai cittadini come spendere i soldi del Comune?

Dovranno proporre in prima persona dei progetti da realizzare. Di solito i cittadini si limitano a scegliere i loro amministratori. Invece noi diamo la possibilità di stabilire in concreto come investire 400mila euro, una cifra consistente per il bilancio del Comune di Capannori, che ha 46mila abitanti.
In pratica come funziona?
Abbiamo estratto a sorte 80 persone. Domani (oggi per chi legge, ndr.) si riuniranno per la prima volta per arrivare a proporre nuove opere pubbliche: illuminazioni, strade, parcheggi, fontane. A dicembre, tutta la popolazione potrà votare quelli a cui dare la priorità.
Perché avete sorteggiato i rappresentanti?
Per evitare i cosiddetti “specialisti della partecipazione” e raggiungere le persone comuni, che di solito alle riunioni non vanno. Per questo abbiamo escluso chiunque abbia una carica politica o sia presidente di un’associazione - fosse anche quella dei donatori di sangue. I nostri 80 cittadini, 40 uomini e 40 donne, sono un campione rappresentativo degli abitanti del Comune, immigrati compresi. Con una sola eccezione.
Quale?
I giovani tra i 18 e i 35 anni sono iper-rappresentati. Vogliamo che esprimano le loro idee. In Italia tra i politici i giovani sono pochissimi e noi volevamo “compensare”: ne abbiamo messi un 10% in più.
Anche per gli stranieri avete fatto un’eccezione: in Italia senza cittadinanza non possono votare, ma voi li avete inclusi...
Sono 4 su 80. E quando si tratterà di decidere i progetti da finanziare, potranno farlo anche tutti gli immigrati residenti. Vivono il nostro territorio e anche loro hanno il diritto di essere riconosciuti.
Come hanno reagito le persone?
Nessuno ancora sapeva del progetto: sono stati chiamati da una società specializzata in campionamenti e si sono sentiti chiedere se avevano voglia di prendersi questa responsabilità. Le risposte sono state quasi tutte positive.
Ma non c’è il rischio che queste persone, che non hanno esperienze amministrative, facciano progetti campati per aria?
No, perché è coinvolta la parte tecnica del Comune. Se ci propongono di costruire una scuola, i tecnici diranno: guardate, con 400mila euro è impossibile. Oppure se propongono un parcheggio, saranno i nostri uffici a verificare che non ci siano vincoli urbanistici o problemi idrogeologici.
E se invece i cittadini si mettono a litigare?
Questa è la sfida. Noi abbiamo previsto due riunioni plenarie, per illustrare come è stato speso il budget negli anni scorsi, quali sono i fattori da tenere in considerazione, etc. Poi gli 80 si divideranno in 4 gruppi, scelti per aree geografiche, ognuno con un budget di 100mila euro. E avranno tempo fino a dicembre per decidere. Chiaro è che sono chiamati ad assumersi delle responsabilità. Spesso si sentono critiche, ma le persone non sanno il lavoro che c’è dietro alle scelte. Ora toccheranno con mano.
Insomma, è una prova di democrazia...
Esatto, vogliamo far loro sperimentare direttamente il meccanismo della democrazia. L’amministrazione dal canto suo si mette a nudo. Trasparenza e partecipazione erano due capisaldi del programma con cui la nostra giunta di centrosinistra si è presentata alle elezioni.
È la prima volta che fate questo progetto: pensate di ripeterlo nei prossimi anni?
È un progetto sperimentale, quindi dipende tutto da come andrà. Noi ci crediamo molto.
Il governo ha appena approvato la nuova manovra economica: come influirà sui Comuni?
Abbiamo davanti anni tristissimi. Purtroppo si continua a tagliare sugli enti locali, quelli più vicini ai cittadini. Già negli ultimi tre anni ci siamo visti togliere 2,5 milioni di trasferimenti erariali. Tutto questo quando con la crisi i bisogni dei nostri cittadini aumentano.
Un’ultima cosa: il mondo della politica come ha reagito all’idea di far decidere alle gente comune? Se i cittadini spesso diffidano della politica, l’impressione è che la sfiducia sia reciproca...
Un po’ è vero. C’è un po’ di paura a delegare: i consiglieri comunali magari hanno paura di sentirsi esautorati del loro ruolo e a volte anche di una eccessiva trasparenza. Ma se dobbiamo far recuperare alla gente fiducia nei confronti della politica, il primo passo dobbiamo farlo noi.
Elena Tebano elena.tebano@rcs.it.

venerdì 17 settembre 2010

Lo sciopero alla rovescia per salvare la scuola




A Capannori, il Comune, ha lanciato uno sciopero alla rovescia contro i tagli della Gelmini. Pre e post-scuola, invece di sparire, saranno coperti da volontari. Un modo intelligente per non richiamare il governo alle sue responsabilità. Questa è l'intervista uscita su City in cui il sindaco spiega il progetto. Cliccate sul testo per ingrandire, oppure leggete la trascrizione qui di seguito.



GIORGIO DEL GHINGARO È il sindaco toscano che si è inventato la “contro-riforma Gelmini”: docenti in pensione, volontari e genitori in aula contro i tagli all’istruzione.

Mentre nel resto del Paese i precari della scuola e gli studenti protestano fuori dagli istituti, voi li riempite. Perché?
Noi siamo d’accordo con le loro ragioni e vorremmo farle sentire ancora di più. Ma sappiamo anche che le famiglie sono in difficoltà e che non possiamo lasciarle sole.
A cosa si riferisce?
Nella nostra provincia, Lucca, i tagli dei ministri dell’Istruzione Mariastella Gelmini e dell’Economia Giulio Tremonti hanno fatto sparire 219 insegnanti. Oltre al “personale Ata”, cioè i bidelli.
Cosa comporta?
Dover mettere in media quattro alunni in più in ogni classe. Con un peggioramento della qualità dell’insegnamento, nonostante il governo finga di no. E poi non abbiamo più abbastanza personale per garantire il pre e il post-scuola.
Ed è qui che si inserisce il vostro sciopero alla rovescia...
Esatto. Abbiamo coinvolto le nostre 32 scuole e le associazioni di volontariato e ci siamo inventati una soluzione usando il modello della “banca del tempo”.Genitori, volontari e insegnanti in pensione prestano il loro tempo, gratis, per permettere agli studenti di stare a scuola prima dell’orario di inizio delle lezioni e dopo la fine.Così evitiamo problemi alle famiglie che lavorano e avrebbero problemi ad adattare i loro spostamenti agli orari scolastici.
Be’, i volontari si prendono una bella responsabilità. Ma alla fine non fate un favore gratis alla Gelmini, che pure criticate?
Guardi, la protesta è importante per svelare le malefatte di chi governa. Ma per noi la scuola è un bene fondamentale, quindi abbiamo scelto una protesta “propositiva”. Vogliamo far vedere al governo, molto concretamente, quello che serve alla scuola.
E quindi alla Gelmini cosa chiedete?
Di ristabilire il numero giusto di insegnanti e bidelli.
La ministra sostiene di aver solo tagliato il personale superfluo.
Non direi proprio. Solo un esempio: ci hanno dimezzato gli insegnanti di sostegno. Prima i bambini portatori di handicap avevano l’affancamento di un altro docente cinque ore al giorno. Ora solo due ore e mezzo.
Addirittura dimezzate?
Sì. Non è che i bimbi hanno un handicap solo due ore e mezzo al giorno. Devono imparare la metà degli altri? A Capannori abbiamo una scuola che è un’eccellenza per l’handicap in tutta la provincia di Lucca. Se non troviamo i soldi per pagare noi gli insegnanti, come Comune, l’istituto dovrà chiudere delle aule. E quei bambini rimarranno a casa, a carico dei genitori.
Non è un bel modo di “aiutare le famiglie”. Eppure è quello dicono di voler fare tutti i partiti italiani e il governo per primo.
È vergognoso, chi ci rimette alla fine sono i più deboli. I figli delle famiglie meno abbienti, che non possono pagare l’assistenza di tasca loro, finiranno per avere difficoltà sociali e di apprendimento che potrebbero evitare. Noi cerchiamo di fare quello che possiamo: ad esempio abbiamo fatto uno sforzo enorme per non aumentare il prezzo dei servizi a domanda individuale.
Quali sono?
I trasporti scolastici e la mensa: da noi continuano a costare 2 euro e 50 da 6 anni. Il governo dice di non aver aumentato le tasse. Ma ha tagliato i fondi agli enti locali e ha “delegato” a loro la parte sgradevole. Di fatto, però, ha imposto aumenti indiscriminati delle tasse.
Anche voi alla fine dovrete alzarle?
Noi siamo un “comune virtuoso”: negli anni scorsi siamo riusciti a risparmiare. Quest’anno, destineremo circa 2 milioni e 400mila euro all’istruzione. Ma dovremo tagliare da altre parti. Per questo la nostra seconda richiesta al governo è di ripristinare i finanziamenti ai Comuni.
Tra le novità per la scuola della ministra Gelmini c’è anche il tetto massimo per classe agli alunni di origine straniera. Lei è d’accordo?
È una baggianata. Se nella stessa zona abitano 7 bimbi di origine straniera, che facciamo: ne leviamo due e li mettiamo più lontani? Anche se stanno bene insieme?
Avete soluzioni alternative?
A Capannori i bambini, di qualsiasi origine siano, stanno in classe insieme. Poi, però, ci sono lezioni ad hoc, per esempio di rinforzo sulla lingua. In più organizziamo corsi di italiano anche per i genitori e in particolare le mamme.
Perché?
Spesso, per motivi socio-culturali, le donne stanno a casa e sono quelle che hanno meno contatti con il resto della popolazione. Inoltre abbiamo organizzato centri d’ascolto con mediatori culturali per evitare che si formino ghetti, in cui gli immigrati rimangono un “corpo estraneo” nel territorio.
Oggi si parla tanto di “rapporto con il territorio” e di solito si pensa alla Lega. Voi siete di centrosinistra: per voi quanto conta?
È fondamentale: solo che non lo intendiamo come chiusura a ciò che viene dall’esterno, ma come partecipazione di tutti i cittadini - di qualsiasi colore siano - alla vita comune. Che sia dividere i rifiuti per fare la raccolta differenziata o fornire il proprio tempo a scuola. Non c’è buona politica senza coinvolgimento della comunità.
Elena Tebano
elena.tebano [chiocciola] rcs.it