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venerdì 4 maggio 2012

Comuni contro la crisi: Capannori e la dote ai lavoratori

Di seguito il mio articolo sulla "dote" per i lavoratori stanziata dal Comune di Capannori, uscito su Corriere.it il 1 maggio 2012. Il Comune ha cercato un modo per far sì che i sussidi stanziati ai lavoratori generino reddito sul lungo periodo. Invece di assistenza, un posto di lavoro




Il Comune dà la «dote» ai lavoratori: chi li assume riceverà tra i tre e i cinquemila euro

MILANO - Una «dote» ai lavoratori disoccupati da portare all’azienda che li assume. È l’iniziativa che il Comune di Capannori, in provincia di Lucca, si è inventato contro la crisi. «Potevamo limitarci a stanziare sussidi per chi ha perso o non trova lavoro», spiega il sindaco Giorgio Del Ghingaro, 53 anni, alla guida di una giunta di centrosinistra. «Ma abbiamo cercato una soluzione che, oltre ad assistere i lavoratori in difficoltà, possa aiutare a far ripartire l’economia locale, in questo momento in ginocchio». Capannori, 46mila abitanti e seimila imprese in 156 chilometri quadrati, ospita il più grande polo cartario d’Europa. «Finora le multinazionali della carta hanno retto, ma il blocco generale dei pagamenti ha colpito l’indotto: in generale le piccole e medie aziende fanno fatica ad andare avanti», dice il sindaco. continua a leggere

Dormire in ufficio e lavorare meglio

Di seguito il mio articolo sui benefici del sonno pomeridiano uscito sul Corriere della Sera dela 14 aprile 2012 e sul blog di Corriere.it La 27esima ora


Quando si parla di dormire sul posto di lavoro, la reazione è sempre di scherno:
roba da fannulloni. Un punto di vista diffuso non solo in Italia, dove il sonnellino pomeridiano richiama vecchie memorie contadine o i luoghi comuni sugli impiegati statali. Il più importante blog tecnologico americano, TechCrunch, si è appena fatto gioco di una mail interna, con cui il mese scorso il gigante dei media Aol indicava come una «delle più alte priorità» della sua presidente Arianna Huffington la creazione di «stanze per la pennichella» in ogni sede della compagnia. «Questa è la Silicon Valley», dove si lavora «16 ore al giorno», la gente «non sta mai senza fare niente» e «non abbiamo affatto bisogno di stanze del riposino», ha scritto la blogger Alexia Tsotsis.

Niente di più sbagliato: un numero crescente di ricerche rivela i benefici delle pennichelle per aumentare la produttività sul lavoro, e infatti si moltiplicano le aziende che offrono ai loro dipendenti la possibilità di riposare in ufficio. continua a leggere

mercoledì 23 giugno 2010

Studenti e aziende unite da una tesi

Avrebbero dovuto pensarci le aziende. O le regioni. Invece ci ha pensato un sito web privato, Tesionline: mettere d'accordo piccole imprese e laurenadi per fare ricerca sui ciò che serve davvero. Lo spiega Christophe Sanchez, fondatore di Tesionline, in questa intervista su City. Cliccate sul testo per ingrandirlo.


lunedì 7 giugno 2010

Le immigrate che non si accontentano

Renée Etogo ha 34 anni e svariati titoli di studio. Lavora a Milano nel marketing di Extrabanca. Ed è stata selezionata tra i 25 studenti eccellenti di Talea, la scuola di leadership per gli immigrati di seconda generazione.

Fa parte della "marea" di immigrati molto diversa da quell'immagine che la politica ci vende, con tutti gli stereotipi sui disperati, i poveracci, i delinquenti.

E nell'intervista a City spiega quanto è importante iniziare a pensare e pensarsi diversamente affinché questo Paese sia un po' più civile. Cliccate sul testo per ingrandirlo.


sabato 31 ottobre 2009

Padri, figli e figlie


La disoccupazione in Italia è più bassa che in Europa: 7,4% contro il 9,7% della zona euro. Bene, si dirà. Se però si vanno a vedere meglio i dati si scopre che in Italia c'è un'enorme differenza tra giovani e adulti. Un ragazzo su quattro, infatti, è disoccupato: tra gli under 24 il 24% è in cerca di lavoro. Una percentuale molto più alta che nel resto d'Europa.

Non solo, numerose ricerche (come quella della Banca d'Italia) hanno dimostrato che nel nostro Paese c'è sempre più differenza tra i salari dei giovani e quelli dei lavoratori anziani. I nostri stipendi medi sembrano più alti perché gli over 50 sono pagati molto più che nel resto d'Europa, soprattutto in confronto con i venti e trentenni, che invece hanno stipendi (e condizioni di lavoro) da fame. Inoltre i loro salari sono destinati a crescere meno di quelli dei loro genitori. I padri stanno meglio dei figli.

Per non parlare delle figlie: quelle sono messe proprio male. La ministra Mara Carfagna forse non se ne è accorta, ma nell'ultimo rapporto del World Economic Forum l'Italia è scesa dal 67° al 72° posto nel mondo nella classifica delle disuguaglianze di genere. L'Italia è superata anche da Vietnam, Romania e Paraguay, precede di poco la Tanzania ed è terzultima in Europa, riassume il Corriere della Sera. Perché?

"A spingere l'Italia nella retroguardia è soprattutto l'indice su «partecipazione e opportunità nell'economia» (96esimo posto), a causa delle disuguaglianze rispetto agli uomini nei salari (116esimo posto), nel reddito da lavoro (91esimo) e nella partecipazione alla forza lavoro (88esimo). Solo il 52% delle donne fanno parte della popolazione attiva contro il 75% degli uomini e il reddito medio delle donne è la metà rispetto agli uomini, 19.168 dollari l'anno contro 38.878".
In questo Paese essere donne giovani conviene molto poco. E la vera differenza, nel lavoro, sarà sempre di più quella tra genitori e figli. La cosa che mi ha colpito, è che questa condizione è forse il minimo comun denominatore degli italiani, "nuovi" o "vecchi" che siano. Ecco cosa scriveva Randa Ghazy, scrittrice ventenne figlia di genitori immigrati dall'Egitto, su Internazionale della scorsa settimana:

"Trovo raccapricciante l’omicidio di Sanaa, la ragazza d’origine marocchina uccisa dal padre perché conviveva con un italiano: è l’ennesima dimostrazione di come le donne siano ancora usate come strumento di ostentazione per uomini desiderosi di difendere il loro onore e la loro virilità. Fatti come questo sono raccapriccianti perché dimostrano un tragico divario culturale tra genitori e figli nei casi di integrazione mancata.

Ci sono, però, anche altre cose che mi fanno arrabbiare. L’11 ottobre un uomo di Osimo, in provincia di Ancona, ha accoltellato la figlia perché si era messa con un albanese. Due anni fa a Monza un direttore di banca in pensione ha sparato al figlio gay perché, a suo dire, era una “persona problematica”. Quindi, perché non analizziamo questi episodi di violenza familiare da un punto di vista sociologico? Perché diventano solo un’occasione per attaccare i musulmani?"



Una riflessione simile - ma dal punto di vista del rapporto tra i generi - era stato fatto da alcune intellettuali come Chiara Volpato, Anne Maas e Angelica Mucchi Faina. Può sembrare strano accostare i dati economici a queste riflessioni sulle violenze. Ma si tratta di fenomeni solo apparentemente diversi: mostrano tutti che in Italia c'è un crescente abisso tra generazioni e generi. Forse dovremmo ricominciare a ripensare tutti a che tipo di Paese stiamo costruendo.

mercoledì 16 settembre 2009

La vita impossibile dei precari d'Italia

Anche oggi l'Ocse avverte che il peggio deve ancora venire: l'effetto della crisi sul lavoro si farà sentire da qui al 2010. Nei paesi capitalisti spariranno 57 milioni di posti di lavoro. In Italia un milione e centomila.

E' come se l'intera città di Milano si ritrovasse disoccupata. Fate un po' voi. E i più colpiti saranno giovani, precari, immigrati. In italia, però, continuiamo a parlare di scandali e partiti. Su City trovate l'intervista al regista Giacomo Faenza, che ha girato "Caro Parlamento" un film-inchiesta per raccontare come si vive da precari "normali". Fa paura. Cliccate sulle immagini per ingrandire.