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mercoledì 1 aprile 2009

Prove di accordo sul testamento biologico

Il Senato ha approvato una legge inutile sul testamento biologico: vale solo per i malati in coma vegetativo (lo 0,005% degli italiani), impedisce a tutti gli altri di scegliere se rinunciare o no alle cure, e non obbliga in nessun modo i medici, che possono in ogni momento fare di testa loro.

A che serve? A far finta di averla fatta, a impedire di approvarne una più liberale, ad accontentare la Chiesa e a salvare la faccia dopo il casino immondo sulla vicenda di Eluana Englaro (mai caso particolare fu più strumentalizzato). Ai cittadini di certo non serve: per loro nei fatti cambia poco. Il Senato ci ha lavorato sopra tre mesi: per me gli "sprechi della politica" sono questi.

In ogni caso oggi alcuni deputati di Pd, Pdl, Idv e gruppo misto hanno provato a metterci una pezza. Propongono di aggiungere degli emendamenti di compromesso alla Camera, e poi di rimandare la legge sulle Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento) al Senato. La pezza è questa: alimentazione e idratazione artificiale rimangono "forme di sostegno vitale" (solo in Italia: in qualunque altro posto una cannula fissata con dei punti dentro lo stomaco è un'operazione chirugica). Ma "nelle fasi terminali della vita o qualora il soggetto sia minore o incapace di intendere e di volere" saranno decise da "una interazione e comune valutazione tra il medico curante, cui spetta la decisione finale, l'eventuale fiduciario e i familiari". Se invece il paziente ha firmato una Dat, il fiduciario deve fare riferimento a quella, parlandone con medici e familiari. E la Dat "potrà essere disattesa solo nel caso di motivate prospettive di beneficio terapeutico per il paziente". Inoltre anche se scadute, le ultime Dat dovranno essere prese in considerazione.

Insomma, un tentativo di rendere ragionevole una legge assurda e inutile, senza scontentare troppo nessuno: il medico ha comunque l'ultima parola, e se trovate un integralista, peggio per voi. Qual è la posta in gioco l'ha spiegato bene Ignazio Marino, senatore del Pd, ma soprattutto uno dei chirurghi specializzati in trapianti pià autorevoli al mondo. Qui trovate la sua intervista a City. Dove spiega che la legge sul testamento biologico (o Dat che sia) non deve dire se è meglio sopravvivere a ogni costo o abbandonarsi alla morte, ma scegliere per sé. Come si vuole vivere o morire, infatti, è una scelta assolutamente personale. La spudoratezza del dibattito sul testamento biologico in Italia è che i politici hanno voluto decidere per i cittadini cosa sia meglio per loro.