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domenica 30 gennaio 2011

Il razzismo della Lega è come quello del fascismo




Secondo gli ultimi sondaggi, oggi il 10% degli italiani voterebbe Lega. Ma il partito di Umberto Bossi ha un'influenza molto più pesante del suo (eventuale) peso elettorale sull'opinione pubblica. In fatto di immigrazione è diventata, per dirla con Gramsci, il partito egemone: quello che detta il tono della mentalità dominante.

E spesso le uscite della Lega sull'immigrazione vengono prese come trovate di folklore. Ma non lo sono per niente: dietro c'è un'ideologia strutturata e coerente, che deve molto al razzismo fascista. Lo dimostra uno studio dell'Università di Milano Biccocca, condotta da Chiara Volpato. Si intitola "Picturing the Other: Targets of Delegitimization across Time" (Raffigurare gli altri: oggetti di delegittimazione nel tempo) ed è stato pubblicato sull’International Journal of Conflict and Violence.

I ricercatori hanno confrontato i manifesti della Lega con la rivista fascista La Difesa della Razza e hanno scoperto che "le immagini usate dalla Lega Nord assomigliano in maniera impressionante a quelle pubblicate ne La Difesa della Razza". Un risultato agghiacciante, passato nell'indifferenza generale. Di seguito l'intervista a Chiara Volpato pubblicata su City.

Stiamo tornando al razzismo fascista

Psicologa sociale, Chiara Volpato studia i pregiudizi. E ha scoperto che nell’Italia di oggi hanno ripreso forza gli stereotipi razzisti del fascismo.

Lo studio del suo team di ricerca sostiene che la mentalità italiana è “permeata da parole e immagini” che vengono dal repertorio razzista della dittatura fascista. Ma in Italia nessuno, ormai, parla di razze inferiori...

Oggi difficilmente qualcuno oserebbe sostenere apertamente una supposta inferiorità di altri popoli, come facevano nazisti e fascisti nei confronti di ebrei e neri. Eppure nel dibattito pubblico e politico si usano senza pudore le stesse “strategie di delegittimazione”, come si dice in termini scientifici. Soprattutto nei confronti degli immigrati.
Strategie di delegittimazione? Cosa sono?
Sono quei meccanismi che vengono usati per caratterizzare in termini negativi particolari gruppi di persone, in modo da emarginarli dal resto della società e quindi giustificare un trattamento diverso, discriminatorio, nei loro confronti. Nei rapporti tra gruppi non conta tanto quello che sono “davvero”, ma come vengono visti.
E qual è il rischio di questi meccanismi?
Di passare all’azione: la persecuzione degli ebrei, per parlare della storia, è stata possibile perché si era diffusa una mentalità che li considerava diversi, meno che persone.
In altri termini, i nazisti non sapevano di essere “nazisti”, credevano di essere nel giusto.
Esatto: avevano delle convinzioni che secondo loro erano vere e giustificavano il loro comportamento. Oggi tutte le ricerche scientifiche mostrano che in Italia sono in aumento gli stereotipi razzisti, insieme a quelli omofobi e sessisti.
C’è un legame?
Sì, di solito queste diverse forme di discriminazione vanno di pari passo. In particolare, però, noi abbiamo visto che nei confronti degli stranieri immigrati si sono diffusi le stesse modalità denigratorie usate dalla dittatura fascista verso ebrei e popoli “delle colonie”.
Come avete fatto a vederlo?
Abbiamo analizzato tutti i numeri de La Difesa della Razza, la rivista con cui il regime faceva propaganda razziale - era distribuita anche nelle scuole. E abbiamo paragonato le sue illustrazioni con i manifesti della Lega Nord.
Perché proprio della Lega?
Perché è il partito che ha messo al centro della propria attività politica il tema dell’immigrazione, rendendolo centrale nel dibattito pubblico. E perché è al governo e quindi le sue concezioni si riflettono in decisioni pratiche, che influenzano la vita pubblica del Paese.
Nella vostra analisi scrivete che “le immagini usate dalla Lega Nord assomigliano in maniera impressionante a quelle pubblicate ne La Difesa della Razza”. In cosa?
Per esempio nell’insistenza sulla numerosità del gruppo osteggiato. C’è un poster della Lega che si intitola “La loro integrazione” e fa vedere una moltitudine crescente di omini neri che, anno per anno, aumenta fino a superare e far scomparire gli omini bianchi. È quasi uguale a un’immagine sulla “proporzione degli ebrei in rapporto alla popolazione” contenuta nella rivista propagandistica della dittatura.
Che messaggio dà?
Che gli ebrei allora o gli immigrati adesso sono tanti, sono troppi. E infatti le ricerche statistiche dimostrano che gli italiani sovrastimano la presenza di immigrati: pensano che siano molti di più di quelli davvero presenti nel nostro Paese.
All’epoca del nazismo la conclusione fu che gli ebrei dovevano diventare di meno... Altri esempi?
Un’altra strategia di delegittimazione usata ora come allora è il confronto tra gruppi: opporre un noi positivo al loro negativo. Nella Difesa della Razza le immagini di donne di colore raffigurate con tratti scimmieschi venivano associate a quelle di belle occidentali. La Lega ha fatto la stessa cosa con l’immagine di una donna velata dietro le sbarre accanto a donne italiane sedute alla scrivania: suggerisce che lei è una schiava, loro libere ed emancipate lavoratrici.
Oltre a queste, voi individuate altre strategie di delegittimazione. Secondo la vostra analisi questo tipo di immagini sono false?
Sono esagerazioni o manipolazioni di aspetti della realtà, che vengono fatte passare per l’unica vera realtà. Il mondo è pieno di donne musulmane emancipate, che studiano e lavorano. Invece la propaganda fa sembrare gli stranieri diversi da quelli che sono, meno di noi. E se tu li vedi in quel modo, li tratti in quel modo. Il rischio è arrivare a considerarli meno che umani,
Il pericolo è pensare che anche i diritti debbano essere diversi a seconda delle persone?
Questo è il vero rischio, secondo me. Se si superano determinate barriere, se non ci rendiamo conto di cosa significa un certo modo di parlare e trattare degli “altri”, pagheremo un prezzo molto alto.
Quale prezzo?
Certi pregiudizi sono distruttivi: della convivenza civile, della democrazia, del nostro senso dell’umanità. Gli italiani sono un popolo che è sempre andato fiero della propria umanità: non dobbiamo perderla.
Elena Tebano
elena.tebano[chiocciola]rcs.it

domenica 5 luglio 2009

I Berretti blu, faccia ri-pulita delle ronde nere



"La Union Blue Berets International Voluntary Corps - Onlus è un´Associazione che si è sempre impegnata per la edificazione e la difesa della Dimensione Umana, si è sempre battuta per i Diritti inscindibili dell´uomo quale essere umano, e non quale cittadino di uno Stato",

da www.blueberets.org



La notizia compare oggi nella sezione milanese di Repubblica, il che è abbastanza sorprendente - a me sembra di rilevanza nazionale, ma tant'è. Il giornalista Franco Vanni racconta che il Comune di Milano, quello guidato dalla Letizia Moratti che un tempo andava con il padre partigiano alle celebrazioni del 25 aprile, ha dato 220mila euro ai Blue Berets per fare vigilanza nella metropolitana di Milano.

I "volontari" (ma allora perché costano così tanto?) disarmati controllano le metro milanesi dalle 22,30 a fine corsa. Un servizio simile c'è anche su tutti i treni tedeschi, ma lì è gestito dalle aziende di trasporti, che assumono professionisti, non volontari. In Germania uno di loro presidia il primo vagone di metro e treni metropolitani, e chi vuole sentirsi tranquillo o tranquilla va a sedersi lì.

A Milano i Blue Berets fanno le ronde. Il Giornale ha fatto un primo resoconto del loro operato, qui: giudicate voi sei i 220mila euro sono soldi ben spesi. Secondo il vicedindaco Riccardo De Corato, leghista con simpatie molto virate a destra, sì.

La cosa che sorprende, in tutta questa storia, è che a fondare le ronde "apartitiche" (ma sponsorizzate da De Corato) dei Blue Berets è stato il dirigente nazionale della Destra Nazionale Msi Vincenzo Scavo. Mentre Riccardo Sindoca è addirittura un colonnello dei Blue Berets. Il nome vi suona? E' stato indagato nel 2005 dalla procura di Genova insieme a Gaetano Saya con l'accusa di aver voluto costituire un servizio segreto parallelo.

Gaetano Saya, d'altro lato, è il figuro che sta dietro alle cosiddette ronde nere, adesso finite sotto inchiesta a Milano
Eccolo qui sotto:



Esiste anche una sua versione satirica - ma far più ridere dell'originale è una missione improba. Lo sbeffeggiano a più non posso anche sul forum di Forza Nuova. Eppure qualcosa in comune ce l'avrebbero: la Destra Nazionale Msi non disdegna il saluto romano caro anche a molti esponenti di Forza Nuova.

Ieri Saya ha ripresentato le sue ronde nere a Roma. A Milano rimane la loro faccia ripulita: i Berretti Blu dal cuore nero circolano già da tempo in una delle principali città italiane, pagati con i soldi dei cittadini. I 220mila euro, infatti, sono sottratti al bilancio dell'Atm, che forse potrebbe farci qualcosa di più utile, con buona pace di De Corato.

Ps: Ma poi a Milano, questi berretti Blue per la Difesa della Dimensione Umana, li ha visti nessuno?

mercoledì 17 giugno 2009

Il saluto romano della ministra Brambilla



Lo so, lo so. Ci sono cose più importanti nel nostro disastrato Paese. La crisi, i cassintegrati, i licenziati, i precari terminati, la mancanza di libertà dell'informazione, la corruzione. Quello che via pare. Ma un ministro della repubblica che fa il saluto romano dovrebbe essere obbligato a dimettersi subito. Oppure il suo premier dovrebbe licenziarla. Seduta stante.

Michela VITTORIA (almeno il nome di fascista ce l'ha) Brambilla non ci pensa nemmeno. A salutare con lei, fascistissimamente, c'era anche il padre (l'uomo in giacca, cravatta e pizzetto bianco, sulla sinistra dello schermo).