Visualizzazione post con etichetta figli in provetta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta figli in provetta. Mostra tutti i post

giovedì 2 aprile 2009

Fecondazione assistita, la politca impicciona

La Corte costituzionale ieri ha bocciato alcune parti della legge 40 che regola (sarebbe meglio dire limita) la fecondazione assistita in Italia, perché non tutelavano abbastanza la salute delle donne. Il referendum sulla legge nel 2005 è fallito anche perché i media e i politici sono stati incapaci (o, nel secondo caso, non hanno voluto) spiegare di che cosa si trattava. E la maggior parte della gente ha sentito la questione come molto distante.

Ma con il diffondersi dell'infertilità molte le coppie che hanno votato a favore della legge così com'era, oppure non hanno votato affatto al referendum, vanno dai medici e scoprono che la questione li riguarda. Quella norma, infatti, impedisce agli italiani di usare alcune tecnologie diffuse negli altri Paesi e che permetterebbero di avere figli a chi "naturalmente" non ci riesce. Non solo, è il primo esempio della nuova intromissione della politica sul corpo, in particolare delle donne.

La legge 40 e quella su testamento biologico si assomigliano molto. In entrambi i casi i politici entrano di prepotenza in questione medico-scientifche (e quindi destinate a evolversi molto velocemente) e stabiliscono cosa la medicina deve fare in base a presupposti "etici". Sarebbe come dire a un ingegnere come deve costruire un ponte. E allora si prescive che vanno impiantati sempre tre embrioni (anche se è un intervento molto invasivo e pericoloso) oppure che non si può sospendere mai la nutrizione artificiale (anche se un malato terminale è incapace di assimilare nutrienti e si gonfia come un pallone).

Sarebbe come ordinare a un ingegnere di fare sempre i ponti alti 10 metri e in legno perché così hanno un minore impatto ambientale. Anche se poi non stanno in piedi o coprono un fiume. Insomma, è giusto stabilire un principio, ma la sua applicazione dovrebbe essere lasciata alla valutazione di chi conosce la materia. In più, nel caso della legge 40 e del testamento biologico, il principio stabilito a maggiornaza dai politici è molto discutibile. Si tratta soprattutto del tentativo di accontentare la gerarchia vaticana, più che di trovare una soluzione condivisa ai problemi dei cittadini.

Fecondazione artificiale, come funziona

Qui di seguito trovate un'intervista uscita su City nel secondo anniversario del referendum sulla legge 40. A parlare è Luisa Corva, che ha scritto un libro sulle difficoltà di fare la fecondazione assistita, in cui spiega anche come funziona e cosa provano molte donne a sottoporsi a questo impegnativo trattamento.

LISA CORVA giornalista, ha scritto “Confessioni di un’aspirante madre”, storia in versione Sex and the City di Emma, alle prese con la fecondazione artificiale nel tentativo di diventare mamma.
Cosa l’ha spinta a scrivere il libro?
Il silenzio che c’è sul dolore delle aspiranti madri “in vitro”, che non riescono ad avere un figlio. Spesso si prova una sorta di vergogna e non se ne parla neppure tra persone che vivono lo stesso dolore. La cosa che mi dicono più spesso le mie lettrici è: “Pensavo di essere pazza, poi ho letto la storia di Emma e ho capito che non sono sola”. Desiderare un figlio e non riuscire ad averlo è un’esperienza molto dolorosa, che ti isola dal mondo. Diventa un’ossessione: ti svegli una mattina, come fa Emma nel libro, e all’improvviso ci sono solo donne con la pancia, tutte le tue amiche sono incinte, il mondo è popolato da papà che spingono il passeggino, o da mamme felici che vanno a fare la spesa, e tu ti senti l’unica che non ha un figlio.
Nel libro parla tanto proprio di invidia della pancia. Perché?
Sdognare l’invidia e la rabbia è molto importante. È difficile ammettere tra amiche e tra donne che si hanno sentimenti. Dirsi: sì, sono invidiosa della mia amica che aspetta un figlio quando io invece non riesco ad averne, sì, sono invidiosa della mia collega di lavoro che arriva e mi fa vedere l’ecografia, e vorrei darle una sberla perché non sa quanto io sto male per questo bambino che non arriva. Ma dirlo ti aiuta a non diventare una persona che non ti piace. Una volta che arrivi a capire questo hai già fatto un grosso passo in avanti – che il bambino arrivi o non arrivi, quella è storia personale. E le lettrici infatti hanno ognuna una storia unica.
Le sue lettrici si incontrano sul sito nato dal libro (www.aspirantimadri.it), ma ora anche dal vivo?
Sì, gli ultimi incontri “live” sono stati a Barcellona. Ho delle lettrici che vivono lì per lavoro: una ha avuto un figlio con la fecondazione assistita, l’altra una bimba naturalmente. E si offrono come amiche sul luogo per tutte le poverette italiane che sono obbligate ad andare in Spagna perché è il paese più amichevole per la fecondazione assistita.
È quello che chiamano “turismo procreativo”?
Una pessima parola per una ancor più pessima esperienza. In Italia abbiamo la legge più arretrata e più nemica delle donne di tutta l’Europa e le coppie sono costrette ad andare all’estero.
Il 12 e 13 giugno 2005 c’è stato il referendum per abrogare la legge 40, gli italiani hanno scelto di mantenerla. Perché secondo te è così negativa?
Perché rende più difficile un’esperienza che già non è facile. La Fivet è un processo lungo. La donna deve assumere dosi massicce di ormoni per aumentare la produzione di ovociti. E nel frattempo sottoporsi a continui monitoraggi per verificare che le dosi siano giuste. Poi c’è il pick up: i medici asportano sotto sedazione gli ovuli con degli aghi. Poi in laboratorio vengono uniti al seme del compagno e tenuti sotto osservazione. Dopo un po’ i medici impiantano nell’utero gli embrioni più vitali e da lì la gravidanza, se gli embrioni attecchiscono, procede normalmente. Ma il tentativo riesce solo nel 20% dei casi. E visto che è possibile conservare le cellule embrionali in più, se il primo tentativo non riesce, si potrebbero usare per i successivi impianti, riducendo la stimolazione ormonale che è pericolosa per la salute.
Questo è l’ideale, invece la legge 40 cosa prevede?
Impone di impiantare solo 3 embrioni alla volta, vieta di analizzarli per vedere se sono portatori di malattie congenite e di conservare gli altri. Quindi a ogni tentativo bisogna cominciare da capo. Con le aspirazioni, gli aghi, etc. Non solo: esclude la fecondazione eterologa: vuol dire che non puoi usare gli ovociti di un’altra donna, che non sia la madre ricevente, né spermatozoi di un’altra persona che non sia il padre. Quindi se uno dei due è completamente sterile in Italia la coppia non può avere, quando invece la scienza lo permetterebbe attarverso il dono di un ovulo o di spermatozoi altrui. È come se uno non curasse il cancro perché un’operazione chirurgica non è naturale. E allora la gente va all’estero, dove può farsi curare adeguatamente.
Ma perché avere a tutti i costi un figlio biologico? Non si può adottare?
Adottare è comunque un modo di essere madre. Ma devi essere abbastanza forte per farlo. Io non ho avuto figli ma non ho adottato perché penso che non si possa chiedere a questi bimbi, che hanno vissuto il trauma più terribile, l’abbandono, di fare da supplenti di bambini tuoi non nati. Se adotti devi farlo per il bambino, non per curare il tuo dolore di aspirante madre o padre. Questo equivoco, secondo me, è la ragione per cui molte adozioni falliscono e si interrompono.
Alla fine non hai avuto figli ma in qualche modo con il libro hai dato vita a qualcosa, scusa la metafora...
No! Non usarla! Io non credo assolutamente alla metafora “hai creato qualcosa”. Mi fa venire i brividi: un figlio è un’altra cosa.
Elena Tebano