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lunedì 28 settembre 2009

Westerwelle, il vicecancelliere è gay



Angela Merkel, cancelliera cristiano-democratica della Germania, è stata riconfermata alla guida del governo. Non condivido la sua visione del mondo, ma mi fa piacere che una donna che pensa da donna riesca ad arrivare ai vertici della politica. Non è scontato. Ed è ben altrra cosa da Margaret Thatcher.

Ma i tedeschi (di destra) ci danno anche un'altra lezione. Il futuro vicepremier e forse anche ministro degli Esteri è Guido Westerwelle, il leader della Fdp (liberali, sono il terzo partito tedesco). Bene, Westerwelle è gay dichiarato e da anni si presenta nelle occasioni ufficiali con il suo compagno, il manager dello sport Michael Mronz. Questo ne fa, a occhio, il gay dichiarato più potente del mondo. La cosa bella? La questione non è entrata minimamente nel dibattito elettorale: Westerwelle è stato giudicato per le sue proposte.

In Italia, tranne la lodevole eccezione di Nichi Vendola, infatti, se uno è gay (o una è lesbica) si ritiene debba fare politica solo sui diritti delle minoranze. Un bel ghetto. E mentre in Germania una donna e un gay si possono permettere di portare la destra alla vittoria, da noi c'è un premier che racconta barzellette piccanti. Una presidente del Consiglio o un vicepremier gay o lesbica sono inimmaginabili. In fondo il Vaticano ce l'abbiamo in casa...

venerdì 18 settembre 2009

Adele Orioli: "Difendo la libertà di non credere"

Domani a Roma ci sarà il primo meeting degli atei italiani, un incontro per parlare di laicità nel Paese in cui si trova il Vaticano.

Adele Orioli, responsabile delle iniziative giuridiche dell'Uaar (unione di atei agnostici e razionalisti), spiega in questa intervista a City perché è fondamentale - purtroppo - difendere il diritto a non credere in dio.

Tra parentesi l'Uaar è forse l'unica associazione a sostenere nel proprio statuto che non dovrebbe esistere: in un Paese civile, in cui i diritti umani sono rispettati, non credere è una manifestazione come le altre della libertà di pensiero e coscienza. Cliccate sulle immagini per ingrandirle.


venerdì 28 agosto 2009

Nessuna perdonanza per Berlusconi



Il Vaticano ha annullato la cena tra il Segretario di stato Tarcisio Bertone e il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi. Era in programma per stasera, subito dopo la festa della perdonanza all'Aquila. E' quella in cui i peccatori fanno pubblica ammenda dei loro errori, ne pagano le conseguenze (con digiuni e astinenze) e chiedono perdono promettendo di non farlo mai più.

A dimostrazione di quanto ci tenga a non peccare mai più, sembra che Berlusconi abbia deciso di delegare il sottosegretario (e suo braccio destro nei rapporti con la Chiesa) Gianni Letta. Ma a Palazzo Chigi è ancora in corso un supervertice, e il premier potrebbe ancora decidere altrimenti. Vedremo.

Intanto la cena saltata è un bello smacco per Berlusconi. Doveva essere forse la mossa più importante del suo contrattacco agli scandali (sessuali e non) che questa estate ne hanno minato la credibilità - più all'estero che in Italia, a dire la verità.

Ma se uno è fallito, gli altri proseguono. C'è la mobilitazione del leader della Lega Umberto Bossi (l'alleato più prezioso del premier), che arriva a insinuare una supposta mano della mafia negli scandali che hanno riguardato il premier. "Credo poco che il premier possa andare di qua e di là con le ragazze. Sono cose in gran parte inventate. Piuttosto, Berlusconi è odiato dalla mafia perché la legge sul sequestro dei beni mafiosi ha fatto un male enorme alle cosche", ha detto Bossi e poi, guarda caso, anche lui si è messo a parlare di perdoni mancati: "Berlusconi deve stare attento perché quelli non perdonano".

C'è, oltre alle manovre per silenziare Raitre, la denuncia a Repubblica e Gruppo Espresso per essersi permessi di fargli 10 domande scomode.

Una mossa inaudita nelle democrazie liberali, di fronte alla quale anche i giuristi mettono in guardia. Ma in linea con lo stile di Berlusconi che, dopo aver aspettato tutta l'estate che lo scandalo scemasse, ha deciso di passare alle maniere forti.

Dello stesso tenore - se verrà confermata - quella di cui parla l'Unità di oggi: Berlusconi vorrebbe comprare El Pais, il giornale che insieme al Financial Times (ma quello è già di Murdoch) più si è schierato contro di lui negli ultimi mesi.

Vi ricordate la storia dei senatori del defunto governo Prodi? Se non li puoi sconfiggere, comprali...

venerdì 17 aprile 2009

Domenica in, panico per una battuta su Berlusconi


"La sua battuta è assolutamente personale. Io invece voglio cogliere l'occasione per ringraziare non solo le istituzioni, che sono molto presenti sul campo e stanno dimostrando davvero l'impegno concreto, ma anche tutti i volontari",
Lorena Bianchetti, Domenica in, 12 aprile 2009


La libertà si vede dalle piccole cose. La presa di distanza di Lorena Bianchetti, giornalista e conduttrice tv molto vicina alla Cei, viene dopo un'innocente battuta del Mago Silvan ("Dopo, questa bacchetta magica la diamo a Berlusconi"). Niente di che, ma siamo sulla Rai e la conduttrice va in panico. Manda segnali alla redazione/regia della trasmissione, e poi fa la Dichiarazione non richiesta di Fedeltà al Leader, Silvio Berlusconi. E ci ricorda quanto le istituzioni siano state brave nella gestione del terremoto in Abruzzo (per altro mai nominato, la cosa è anche un po' comica).

Domenica In non è una trasmissione politica. Lorena Bianchetti nel programma si occupa di mescolare "momenti di riflessione e intrattenimento" (lo dice Wikipedia). Niente di pericoloso, apparentemente. Ma è in questi spazi "neutri" che i messaggi politici - 'dobbiamo tutti essere grati al Nostro Caro Leader' - sono più potenti che mai. Come quando nei giornali di gossip, vedi Chi (il mondadoriano e berlusconiano settimanale), si fanno le biografie dei politici e delle loro mogli.

E l'autocensura è ancora più pericolosa della censura: in Rai e ancor di più a Mediaset, sopravvive solo chi si adegua preventivamente. Per gli altri non c'è spazio. Ovvio pensare alle polemiche su Annozero. Ieri sera Michele Santoro ha risposto a modo suo. E Francesca Fornario ha portato in video le vignette di Vauro.

Erano la Via Crucis del precario. Un omaggio (al modo della satira) allo spirito cristiano di chi sta con gli ultimi. Ma mentre le vignette di Vauro scorrevano in tv, i cellulari degli alti dirigenti Rai erano bersagliati dagli sms di esponenti politici, in particolare dell'Udc, "offesi" dal riferimento cristiano.

La libertà si vede dalle piccole e dalle grandi cose.

ps: ringrazio Copyo che ha segnalato il video su Domenica In.

giovedì 2 aprile 2009

Fecondazione assistita, la politca impicciona

La Corte costituzionale ieri ha bocciato alcune parti della legge 40 che regola (sarebbe meglio dire limita) la fecondazione assistita in Italia, perché non tutelavano abbastanza la salute delle donne. Il referendum sulla legge nel 2005 è fallito anche perché i media e i politici sono stati incapaci (o, nel secondo caso, non hanno voluto) spiegare di che cosa si trattava. E la maggior parte della gente ha sentito la questione come molto distante.

Ma con il diffondersi dell'infertilità molte le coppie che hanno votato a favore della legge così com'era, oppure non hanno votato affatto al referendum, vanno dai medici e scoprono che la questione li riguarda. Quella norma, infatti, impedisce agli italiani di usare alcune tecnologie diffuse negli altri Paesi e che permetterebbero di avere figli a chi "naturalmente" non ci riesce. Non solo, è il primo esempio della nuova intromissione della politica sul corpo, in particolare delle donne.

La legge 40 e quella su testamento biologico si assomigliano molto. In entrambi i casi i politici entrano di prepotenza in questione medico-scientifche (e quindi destinate a evolversi molto velocemente) e stabiliscono cosa la medicina deve fare in base a presupposti "etici". Sarebbe come dire a un ingegnere come deve costruire un ponte. E allora si prescive che vanno impiantati sempre tre embrioni (anche se è un intervento molto invasivo e pericoloso) oppure che non si può sospendere mai la nutrizione artificiale (anche se un malato terminale è incapace di assimilare nutrienti e si gonfia come un pallone).

Sarebbe come ordinare a un ingegnere di fare sempre i ponti alti 10 metri e in legno perché così hanno un minore impatto ambientale. Anche se poi non stanno in piedi o coprono un fiume. Insomma, è giusto stabilire un principio, ma la sua applicazione dovrebbe essere lasciata alla valutazione di chi conosce la materia. In più, nel caso della legge 40 e del testamento biologico, il principio stabilito a maggiornaza dai politici è molto discutibile. Si tratta soprattutto del tentativo di accontentare la gerarchia vaticana, più che di trovare una soluzione condivisa ai problemi dei cittadini.