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venerdì 4 maggio 2012

Diversamente etero e le immagini dell'omosessualità in tv

Di seguito il mio articolo sull'importanza della visibilità lesbica in tv uscito su La 27sima ora di Corriere.it il 22 aprile 2012


Diversamente etero: in Italia puoi essere lesbica, l’importante è non dirlo

In 25 anni e 6300 puntate della trasmissione, il pubblico di Beautiful si è abituato praticamente a tutto: tradimenti, rapporti ai limiti dell’incesto, gemelle segrete e simil-risurrezioni. Adesso la soap più vista al mondo, che in Italia va in onda su Canale 5, ha deciso di raccontare anche una storia d’amore tra donne. Verrà svelata negli Usa nelle prossime puntate, da noi arriverà tra un anno. Spesso i personaggi lesbici sono considerati un modo «facile» per alzare gli ascolti: fanno scandalo, solleticano curiosità morbose e un po’ guardone e poi scompaiono nel nulla da cui sono venuti. Ne ha parlato sulle pagine del Corriere della Sera Alberto Bevilacqua. Ma è sempre così? Oppure queste storie possono avere, anche loro malgrado, un effetto più profondo?

Una vicenda italiana, la relazione tra Sarah Nile e Veronica Ciardi al Grande Fratello 10, suggerisce di sì. Da un bacio tra le due ragazze è nato un movimento di massa: migliaia di donne, che non si conoscevano e non avevano retroterra comuni, hanno iniziato a incontrarsi prima su internet e poi dal vivo, fino a seguire le due concorrenti per tutta Italia e persino all’estero. E a cambiare le loro scelte di vita. L’abbiamo raccontato in un documentario che ho girato con Milena Cannavacciuolo, Marica Lizzadro e Chiara Tarfano, Diversamente etero, uscito nel 2011. continua a leggere

lunedì 13 settembre 2010

"In Italia Gay, lesbiche e trans rischiano ancora la vita"




Pubblico l'intervista di City a Maura Chiulli, romanziera, performer e attivista di Arcigay che denuncia il silenzio dell'italia sui crimini omofobi.

Romanziera, performer, attivista di Arcigay, MAURA CHIULLI ha scritto “Maledetti froci & maledette lesbiche”, libro denuncia sulle violenze omofobe.

Nel suo libro conta almeno 15 omicidi di gay e trans negli ultimi due anni. E oltre 200 casi di violenze. C’è un’emergenza omofobia?

In Italia c’è un grave problema di omofobia. Abbiamo, per esempio, il più alto tasso di aggressioni contro le persone trans nell’Europa Occidentale. Ma quando si parla di emergenza sicurezza, questo problema viene sempre tralasciato. Il 25 agosto scorso un ragazzo è stato stuprato a Rimini: ne hanno parlato solo i giornali locali.
Cosa è successo?
Un giovane inglese che era qui a lavorare è stato brutalmente violentato, picchiato e rapinato da uno stupratore recidivo, che aveva precedenti penali per violenza sessuale sulla sua ex compagna.
Come fa a dire che è un crimine omofobo?
L’aggressore, mentre stuprava il ragazzo e poi nell’interrogatorio, ha dichiarato di essere eterosessuale e di averlo violentato perché gli fanno schifo i gay. Invece un giornale, La voce di Rimini, ha raccontato la vicenda come una storia boccaccesca, una notte di sesso fra ubriachi finita male...
Perché? L’aggressore ha adescato la vittima?
Sì. Lo ha avvicinato in un pub, lo ha corteggiato per ore e poi si sono allontanati per scambiarsi dei baci: il ragazzo non immaginava che quell’uomo di 30 anni fosse un mostro. L’aggressione si è consumata nell’albergo dello stupratore: il ragazzo si era chiuso in bagno dopo aver rifiutato un rapporto sessuale per due volte. L’aggressore è entrato con la forza, lo ha violentato più volte, gli ha rotto un timpano, gli ha quasi cavato un occhio a calci.
Un’efferatezza impressionante.
Non solo, ha preso il giovane, che non riusciva nemmeno a camminare per i danni riportati al retto, e lo ha portato nell’hotel, in cui stava per farsi consegnare tutti i suoi soldi, i documenti e il cellulare. Tutto senza nessuna paura.
Una persona, per quanto violenta, fa una cosa del genere perché in qualche modo pensa che la passerà liscia...
È questo il nodo cruciale. Le violenze che documento nel mio libro le ho ricostruite sui dati di Arcigay: magari le vittime si rivolgono a noi, ma non denunciano. In Italia c’è un clima che fa sentire protetti gli aggressori, non gli omosessuali .
Perché?
È il risultato dell’omofobia diffusa. A cominciare da quei politici che parlano di omosessualità come di una malattia. E dalle famiglie. Molti ragazzi che ho intervistato si sono sentiti dire dai loro genitori: “Meglio un figlio morto che frocio”. A quel punto è chiaro che non denunciano: è un male minore essere quasi ammazzato senza ricevere giustizia, che essere considerato morto dalla tua famiglia.
Lei racconta che, se le vittime denunciano, spesso le forze dell’ordine non reagiscono...
È una seconda violenza. A un ragazzo marocchino, picchiato dai buttafuori in discoteca perché aveva sfiorato le labbra del fidanzato, la polizia di Rimini ha detto: “Se avessi baciato una donna non ti sarebbe successo”.
Sembra incredibile...
È inaccettabile. Questo ragazzo si è trovato di fronte a un’ulteriore violenza da parte di chi doveva tutelarlo. La polizia in pratica gli ha detto che essere gay legittima le botte.
Non tutti i poliziotti saranno così.
Per fortuna no. Nel caso del ragazzo inglese la stessa polizia di Rimini è intervenuta con grandissima sensibilità.
Lei descrive anche l’omofobia quotidiana, come il frequentissimo caso degli affitti.
L’ultima denuncia è dei giorni scorsi: se sei gay niente affitto. È successo anche a me e alla mia compagna. In agenzia immobiliare ci hanno detto: “Io non ce l’ho con voi altri, ma vi consiglio di non dire che siete una coppia: la gente pensa che i froci facciano le feste, le orge, e non sono ‘ospiti’ graditi”.
Le chiedevano di nascondersi: che effetto fa?
È una richiesta costante di auto-esclusione: ti impedisce di rapportarti in maniera autentica. È molto doloroso: nascondersi significa cancellarsi. E spesso causa vere e proprie patologie psichiche.
Queste discriminazioni in una democrazia sono scandalose. Perché lo scandalo non c’è?
Ci sono troppi pregiudizi religiosi e culturali. Invece la lotta all’omofobia va fatta a partire dall’articolo 3 della Costituzione, e riguarda etero e gay: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”. Oggi c’è un cittadino di serie B in Italia: il cittadino omosessuale.
Un anno fa i cattolici di tutti i partiti hanno affossato la legge Concia, che puniva più severamente le aggressioni omofobe, perché avrebbe “trattato in maniera diversa i gay”.
Era un pretesto! Hanno addirittura paragonato l’omosessualità alla zoofilia. Ma le aggressioni omofobe sono una realtà: bisogna trovare strumenti per trattare in maniera uguale persone che invece sono discriminate. Come succede con le vittime di razzismo. Lo dice lo stesso articolo 3: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
Elena Tebano
elena.tebano [chiocciola] rcs.it

lunedì 17 maggio 2010

Giornata dell'omofobia: la civiltà friulana




Oggi, in tutto il mondo, si celebra la giornata contro la discriminazione di gay e lesbiche. Arcigay e Arcilesbica, in friuli, la ricordano con questa bellissima campagna di manifesti in giro per Udine e Pordenone. Anche perché i ragazzi che fanno da modelli sui manifesti sono tutti friulani Doc. Complimenti.


A differenza di quella promossa dalla ministra per le Pari opportunità Mara Carfagna, dove c'erano solo dolore e ambulanze, mostra l’esistenza di gay e lesbiche. E' migliore anche di quella della regione Toscana di qualche anno fa, in cui si vedeva un bimbo con la fascetta "homosexual". Lì il pensiero andava immediatamente alla questione, da una parte delle etichette, dall'altra all'eterno dilemma: gay e lesbiche si nasce o si diventa?

La campagna friulana, invece, sposta l’attenzione dell’eventuale “problema” non sugli omosessuali, ma sulla società in cui vivono: evitare le discriminazioni è segno della civiltà di tutti. E di cui tutti - etero e gay - devono essere orgogliosi - tanto per usare una parola cara al movimento glbt.

È la cosa migliore che abbia visto finora (in Italia). Purtroppo, come segnala qui sotto l'Elisetta, non tutti i friulani sono così civili: ma l'eccezione sono loro.

giovedì 15 ottobre 2009

La legge sull'omofobia NON era incostituzionale


Ho già scritto che gli argomenti usati dal centrodestra e da parte del Pd per rigettare la legge sull'Omofobia firmata dall'Onorevole Paola Concia (Pd) erano solo delle bieche scuse. Lo ripete, con ben altri argomenti (anche se un po' in "legalese") un'associazione che si occupa di diritti civili, la Rete Lenford. Sintetizzo per voi il comunicato (che, qui vuole si può leggere integralmente qui di seguito).

Il punto è: che l'orientamento sessuale non può essere messo sullo stesso piano di incesto, pedofilia, zoofilia, necrofilia, che da un punto di vista medico sono "disturbi del comportamento sessuale". E che proteggere le vittime di violenze omofobiche non viola il principio di uguaglianza dando una doppia protezione alle medesime. La protezione, spiega la Rete Lenford, è "semplice", perché il nucleo e il movente dei reati che essi subiscono è quello dell'odio nei confronti delle persone gay, lesbiche, bisessuali o trans. Infine, conclude l'associazione per i diritti civili, l'espressione "orientamento sessuale" compare già nella legislazione penale italiana, e anche questo argomento, non tiene.

La Rete Lenford dimostra che la "pregiudiziale di costituzionalità", una volta per tutte, è solo uno stratagemma per fermare una legge che nessuno aveva la faccia tosta di bloccare apertamente. Invece di dire che questo paese tollera le aggressione a gay e lesbiche, perché in fondo chissenefrega, hanno preferito attarcsi al cavillo. E tutti immediatamente hanno scoperto il valore della "costituzionalità". Strano, perché questa è la stessa camera che ha votato il lodo Alfano, poi dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Alé!


Eccoo il comunicato integrale della Rete Lenford
Ieri, 13 ottobre 2009, la Camera dei Deputati ha votato, approvandola, una pregiudiziale di costituzionalità presentata dall’UDC contro il testo unificato, concernente l’introduzione della circostanza aggravante inerente all’orientamento o alla discriminazione sessuale.

Accogliendo con un sì l’approvazione della pregiudiziale, la Camera ne ha fatto proprio il contenuto.

Tuttavia le supposte violazioni delle norme costituzionali indicate nella pregiudiziale, che di seguito si specificano, sono inesistenti.

Secondo gli estensori della questione pregiudiziale il progetto di legge introduceva, in violazione dell’art. 3, un trattamento differenziato fondato su un elemento irragionevole, che risiederebbe nel fatto che l’espressione “orientamento sessuale” comprenderebbe “qualunque orientamento, ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo eccetera”.

Questa affermazione è del tutto incongruente ed errata.

Infatti, nel suo significato semantico l’espressione “orientamento sessuale” non corrisponde a nessuno dei fenomeni sopra elencati, essendo una condizione personale ascritta e avendo una sua precisa definizione scientifica come attrazione emotiva, romantica e/o sessuale verso una persona del proprio sesso o del sesso opposto.

Neppure nel suo contenuto legislativo, la dizione “orientamento sessuale” può dirsi comprensiva delle sopra menzionate condotte erotiche che invece non sono condizioni personali ascritte, ma vengono fatte rientrare dalla scienza medica nella categoria dei disturbi del comportamento sessuale.

Peraltro, è proprio l’asserita arbitraria assimilazione tra “orientamento sessuale” da un lato, e condotte erotiche quali incesto, pedofilia, zoofilia ecc. dall’altro, che costituisce una disparità di trattamento del tutto irragionevole, e ciò perché, com’è evidente, l’orientamento sessuale è cosa ben diversa dalle predette condotte, che si caratterizzano tutte come indirizzate a specifiche categorie di soggetti che non possono catalogarsi in base all’orientamento sessuale. Così, ad esempio, un pedofilo è tale in virtù dell’età della sua vittima, a prescindere dalla circostanza che la vittima abbia o meno il suo stesso sesso. Analogamente, un necrofilo è tale in virtù del fatto che la sua vittima è morta, cioè, ancora, a prescindere dalla circostanza che la vittima abbia il suo stesso sesso o quello opposto. Inutile dilungarsi sulle altre condotte.

Del resto, l’ordinamento italiano e sovranazionale già sanziona, con norme di natura penale, le condotte sopra elencate, che sono considerate dannose per la vittima, mentre protegge espressamente l’orientamento sessuale, per esempio contro le discriminazioni nei luoghi di lavori o nella definizione dei requisiti per lo status di rifugiato.

Risulta chiara ed evidente la confusione del legislatore, voluta o non voluta resta comunque il dubbio, nell’accomunare una condizione personale a dei comportamenti che nulla hanno in comune, ingenerando in ogni caso, proprio con tale sovrapposizione, una vera e propria discriminazione ai danni delle persone omosessuali.

Secondariamente, nella pregiudiziale approvata si sostiene che “chi subisce violenza, presumibilmente per ragioni di orientamento sessuale, riceverebbe una protezione privilegiata rispetto a chi subisce violenza tout court”.

Questa visione rispecchia proprio il problema che la proposta di legge presumeva di risolvere.

Infatti, la violenza per ragioni di orientamento sessuale non è mera violenza, ma è qualcosa di più o, se si vuole, qualcosa di diverso. In altre parole, nella violenza di stampo sessuale o omofobico la peculiarità di sesso (l’essere donna) o di orientamento sessuale (l’essere omosessuale) della vittima non è neutrale né rispetto al reato, del quale costituisce il fondamento, la motivazione e, in senso tecnico, il movente, né l’autore del reato stesso, che si trova in uno stato soggettivo di odio rispetto alla vittima.

Si vorrebbe far credere, nella mente degli estensori della questione pregiudiziale, che l’elemento soggettivo in capo all’autore del reato (“l’interiorità dell’animo” quale “autentico movente”), sarebbe difficilmente accertabile, e quindi di per sé contrario al principio di uguaglianza, perché irragionevolmente discriminatorio.

A questa visione basta rispondere che il codice penale ben conosce ipotesi di dolo specifico e che le difficoltà di accertamento del reato non possono, da sole, giustificare un rifiuto di tutela da parte del legislatore, che è chiamato, in virtù dei suoi doveri costituzionali, a porre fine alle discriminazioni e non ad alimentarle attraverso considerazioni di ordine pratico che la legge, invece, assegna sempre al giudice perché le risolva nel corso di un procedimento giudiziario, con gli strumenti che il diritto processuale mette a sua disposizione.

Quale ulteriore asserita motivazione di incostituzionalità della proposta di legge, basata sull’art. 25 della Costituzione, ed in particolare sul principio nullum crimen sine lege, mancherebbe una definizione dell’espressione “orientamento sessuale”, mancanza che renderebbe imprecisato l’oggetto dell’aggravante.

Si tratta, anche qui, di un’opinione del tutto incongruente, per le stesse ragioni evidenziate sopra e in più perché la nozione di orientamento sessuale è già presente nella legislazione penale italiana. Infatti dal combinato disposto degli articoli 10 e 18 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e dall'articolo 38 dello Statuto dei lavoratori risulta una fattispecie penale tra i cui elementi vi è proprio l'orientamento sessuale.

Infine, Avvocatura per i diritti LGBT si dichiara estremamente rammaricata dal fatto che è stata sollevata una questione pregiudiziale che, lungi dal dare seguito ai dubbi sollevati nella I Commissione permanente della Camera dei Deputati, ha invece inteso uccidere sul nascere qualsiasi dibattito in Aula, impedendo la discussione sulla proposta di legge presentata dall’On. Concia.

Avvocatura per i diritti LGBT, in conclusione, evidenzia che le censure di incostituzionalità sollevate dagli estensori della pregiudiziale risultano, a seguito di analisi, in realtà del tutto inesistenti e sembrano esprimere invece, surrettiziamente, la scelta politica degli estensori di impedire che il problema dell’omofobia sia affrontato anche attraverso l’introduzione di una tutela di legge penale.

Roma, 14 ottobre 2009.

AVVOCATURA PER I DIRITTI LGBT - RETE LENFORD info@retelenford.it

Ps: Ringrazio Anna per la segnalazione.