Non è un gesto frequente in un luogo ricco di moralismi e avaro di solidarietà femminile come Hollywood. E invece Jodie Foster ha sorpreso tutti e ha scritto un’appassionata difesa di una collega più giovane, la «fedifraga» Kristen Stewart. Lo ha fatto firmando un articolo sul sito The Daily Beast che è anche un’auto-confessione, una breccia in quella corazza di riservatezza che la star 49enne ha costruito faticosamente in 46 anni di carriera. Dice di lei molto più di quanto dica dell’amica Kristen.
La Stewart, 22 anni, è nell’occhio del ciclone mediatico per la fine della relazione con Robert Pattinson, suo co-protagonista nella saga di Twilight: non solo lo ha tradito, ma anche ammesso pubblicamente di averlo fatto. Una mossa che i media americani hanno definito un «suicidio professionale».
Di seguito il mio articolo sull'importanza della visibilità lesbica in tv uscito su La 27sima ora di Corriere.it il 22 aprile 2012
Diversamente etero: in Italia puoi essere lesbica, l’importante è non dirlo
In 25 anni e 6300 puntate della trasmissione, il pubblico di Beautiful si è abituato praticamente a tutto: tradimenti, rapporti ai limiti dell’incesto, gemelle segrete e simil-risurrezioni. Adesso la soap più vista al mondo, che in Italia va in onda su Canale 5, ha deciso di raccontare anche una storia d’amore tra donne. Verrà svelata negli Usa nelle prossime puntate, da noi arriverà tra un anno. Spesso i personaggi lesbici sono considerati un modo «facile» per alzare gli ascolti: fanno scandalo, solleticano curiosità morbose e un po’ guardone e poi scompaiono nel nulla da cui sono venuti. Ne ha parlato sulle pagine del Corriere della Sera Alberto Bevilacqua. Ma è sempre così? Oppure queste storie possono avere, anche loro malgrado, un effetto più profondo?
Una vicenda italiana, la relazione tra Sarah Nile e Veronica Ciardi al Grande Fratello 10, suggerisce di sì. Da un bacio tra le due ragazze è nato un movimento di massa: migliaia di donne, che non si conoscevano e non avevano retroterra comuni, hanno iniziato a incontrarsi prima su internet e poi dal vivo, fino a seguire le due concorrenti per tutta Italia e persino all’estero. E a cambiare le loro scelte di vita. L’abbiamo raccontato in un documentario che ho girato con Milena Cannavacciuolo, Marica Lizzadro e Chiara Tarfano, Diversamente etero, uscito nel 2011. continua a leggere
Sul numero 8 dell'inserto culturale del Corriere della Sera, La Lettura, è uscito un mio pezzo sulle fan fiction a partire dal caso di Glee. Eccolo:
Così i fan pilotano le serie tv
L’annuncio su Twitter di Brad Falchuk, co-creatore della serie americana «Glee», poteva sembrare oscuro: «Via libera a Brittana». Ma per le oltre 51 mila persone che lo seguono sul social network e i milioni di fan che il 21 gennaio scorso hanno visto rimbalzare la notizia su blog e siti web, Falchuk aveva appena confermato la svolta narrativa che aspettavano da tempo: tra Brittany e Santana, due delle protagoniste del telefilm-musical che racconta le vicende di un coro scolastico, ci sarebbe stata una storia. E infatti la puntata andata in onda il primo novembre scorso su Fox Usa (trasmessa in Italia a 24 ore di distanza da Sky) ha consacrato proprio Brittana, che non è un personaggio, ma una vicenda: l’amore lesbico tra Brittany e Santana. Per i fan appunto «Brittana».
All’inizio le due ragazze erano eterosessuali, figure di contorno, e la loro relazione non era stata prevista dai creatori della serie, Ryan Murphy e Brad Falchuk. A lanciarla sono stati i fan del telefilm, che hanno riempito blog e scritto migliaia di racconti online sulla possibile coppia.
A quel punto gli autori hanno cambiato idea: «Hanno visto l’enorme desiderio dei fan di Brittany e Santana che le due si mettessero insieme», ha detto a «Vanity Fair Usa» Naya Rivera, l’attrice che interpreta Santana. «E così un giorno Brad Falchuk è venuto e mi ha detto: abbiamo deciso di esplorare questa storia». Continua a leggere
La sbandata di Eva per Claudia, infatti, è rientrata e la fidanzata Roberta le annuncia che i suoi genitori verranno a trovarle per Natale. Così scopriamo, insieme a Paolo, che "la controfigura di Rambo" (aka l'antipatica Roberta) non è dichiarata in famiglia. Quando mamma e papà arrivano, lei ed Eva separano i letti e fanno finta di essere etero. La presa di culo di Paolo sulla pantomima è impagabile.
Non è la prima volta che succede in tv, anzi, è quasi un luogo comune. Ma per la prima volta, grazie a Ivan Cotroneo e Monica Rametta (mi piace fare nome e cognomi, perché contano) ci immedesimiamo non più con gli etero perplessi dalla commedia degli equivoci, ma con una donna costretta a nascondere la propria omosessualità. E il gioco delle parti è chiaro: Roberta (quella antipatica) si nasconde, Eva (quella simpatica e molto bella) non lo vuole fare. Da che parte starà mai lo spettatore? Se questo non bastasse ce lo spiega Paolo: "Io voglio sapere come fai ad accettare una situazione del genere? E' ridicola! E' umiliante! E' come se io di fronte alla madre di Laura facessi finta di non stare con lei!".
Ecco, adesso gli italiani lo sanno, anche se non ci avevano mai pensato: dover far finta di non essere quelli che si è umilia e mortifica. E' una violenza ingiusta che spesso si accetta di compiere su se stessi per evitare supposti mali peggiori.
Tutti pazzi per amore è una fiction per famiglie. Sono tanti i genitori che la guardano con i figli gay e lesbiche. La cara vecchia Rai finalmente glielo ha spiegato: "salvare le apparenze" costa; quando i loro figli mentono su se stessi, si fanno male. Eva ha scelto di non auto-umiliarsi, di uscire dall'invisibilità. Il primo giorno del 2012 scopriremo come starà dopo: io non vedo l'ora. Intanto buon anno a tutti e tutte.
Quando ho visto le nuove puntate di Tutti pazzi per amore 3non credevo ai miei occhi, proprio come Paolo (il protagonista) non credeva ai suoi. Io, però, sorridevo di più. La scorsa settimana gli spettatori della fiction di Rai 1 hanno scoperto che la nuova collega di Paolo, Eva, è lesbica. Ieri l'ha scoperto anche Paolo.
La scena è questa qui sopra. E non poteva essere raccontata meglio: Eva non spiega, semplicemente saluta e bacia la sua fidanzata. Il messaggio è chiaro: non deve certo giustificarsi per com'è. "Va bene così", direbbe il sindaco di Berlino. Paolo è imbarazzato, ma è l'unico, perché è "antico" mentre gli altri sono "metrosexual" cioè "moderni", come insegna la bibbia del cool (Vanity Fair).
Paolo, dunque, rimane visibilmente a disagio e alla fine Eva gli chiede spiegazioni. Lo scambio è spassosissmo: "Quella ragazza chi è? Una tua amica?", "No, mica bacio le mie amiche sulla bocca". Sguardo sollevato di lui. "E' la mia fidanzata". Tracollo di lui.
Tre battute e Ivan Cotroneo e co-sceneggiatori hanno fatto piazza pulita dell'orrida retorica delle "amiche speciali". Quella per cui se le donne si baciano è perché, si sa, tra loro le donne sono tanto affettuose. (L'altra ragione è che ci sia un uomo a portata da attizzare, ma questa è un'altra storia).
Anche se qualcuno la trova demodé, a me è piaciuta pure la discussione su quanto sia figa Sharon Stone. Un po' per la convinzione con cui Eva concorda (brava Anita Caprioli!): rende manifesto il desiderio per un'altra donna, che non è poco per la nostra pruriginosa tv. Un po' per quella vecchia battuta anni '90: se ti piace Jenny Shimizu sei etero, ma se ti piace Sharon Stone, allora sei davvero lesbica.
Alla fine Paolo capisce che le lesbiche sono donne "come tutte le altre" e possono persino scegliere se avere o non avere figli. Si lamenta addirittura con sua moglie che non gliel'ha detto. "Sono tranquillissimo, se pensi che il fatto che Eva sia omosessuale mi sconvolga, ti sbagli". E poi la perla, offerta in diretta tv ai 4.481.000 della puntata (16% di share, il programma più visto della serata): "Io sono metrosexual".
In poco più di 50 minuti tutti hanno capito: l'identità che deve essere ridefinita è quella del maschio oscurantista, non quella della donna che desidera un'altra donna. Eva è serena e trasparente, non ha niente da nascondere, niente di problematico, niente di discutibile. A essere messo in questione è il machismo goffo di Paolo. Con questo candore sulla tv italiana non era mai successo.
La cosa che pure rimane, in questo episodio così bello, è la problematicità della parola "lesbica". Ne abbiamo parlato anche con gli studenti del Best, alla proiezione di Diversamente etero in Bocconi. "Lesbica" - a torto o ragione - suona offensivo per un sacco di persone, anche gay. E infatti nella puntata nessuno lo dice. Ivan Cotroneo, che è bravissimo, l'ha risolto buttandola sul queer: "Mr. non si portano più queste etichette. Diciamo che le piacciono le ragazze". Il fatto è indubitabile, l'etichetta la si può scegliere.
Ho una laurea in filosofia alla Scuola Normale di Pisa e un dottorato in scienze politiche alla Scuola Sant'Anna. Faccio la giornalista al Corriere della Sera e sono una delle autrici del documentario Diversamente etero. Ho vissuto in Germania, una paese che adoro, e sono dipendente dalle serie tv. Il mio blog è chiuso, ma potete trovare i miei pezzi su Corriere.it o su http://27esimaora.corriere.it/author/elena-tebano/