
I fatti li sapete. E se non li sapete, ve li riassumo con la parole (perfette) di Michele Brambilla sulla Stampa:
L’altro ieri (giovedì, ndr.) alla Commissione bicamerale è stato respinto un «pezzo» del federalismo; il governo ha cercato di farlo passare ugualmente con un decreto, che ieri il Presidente della Repubblica ha però dichiarato irricevibile, chiarendo che una cosa del genere deve passare dal Parlamento. E infatti si tornerà a discuterne alle Camere. Ulteriore chiarimento per i non addetti ai lavori: una riforma passata alla Bicamerale avrebbe avuto il marchio di un riforma condivisa; una che invece passa alle Camere con un voto di maggioranza ha quello della riforma di parte.
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva detto che, se il decreto in questione non fosse passato, la Lega avrebbe chiesto le elezioni subito. E quindi il governo doveva salvare la faccia (e anche il culo): da lì un decreto d'emergenza, che però violava tutte le procedure.
La violazione era talmente smaccata, che la ammette anche Il Giornale della famiglia Berlsconi (ovvero, come si dice in marketinghese, l'House Organ del premier):
"Il presidente Napolitano ha bloccato la nuova legge sul federalismo varata l’altra sera dal governo. Il motivo? Procedurali violate, protocolli non rispettati. Insomma, questioni di forma e di burocrazia. [...] In punta di diritto il Quirinale avrà anche ragione, tanto che né Berlusconi né Bossi hanno contestato lo stop".
Così il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, con tutta tranquillità riduce la divisione dei poteri (caposaldo della democrazia) a questione di forma, addirittura "burocratica". Ma siamo sempre all'allusione: la vera bordata arriva dopo:
Più probabilmente, [Bossi e Berlusconi] sapevano già che sarebbe andata a finire così ma hanno voluto ugualmente ribadire il loro diritto a decidere in un Paese dove governare è impresa disperata a meno che non si voglia sottostare agli ordini di altri poteri , dal capo dello Stato ai magistrati, dai sindacati ai mezzi di informazione.
A me sono queste cose che fanno davvero paura. Un giornalista, un direttore di giornale, non ha più nessun pudore a scagliarsi contro la divisione dei poteri. Cioè, appunto, la democrazia. E rivendica che, in nome del fatto che è stato eletto, un capo del governo possa fare tutto. Anche Adolf Hitler è stato eletto, e ha usato quel consenso per diventare il più sanguinario dittatore della storia. Come ha fatto? Ha scardinato mano mano tutte le garanzie democratiche. Tipo, appunto, la divisione dei poteri.
Berlusconi passa, ma restano quelli che - per sostenere il suo governo - affossano la base della democrazia. Sono loro che mi fanno davvero paura.
Ecco l'editoriale di Sallusti sul Giornale
L'EDITORIALE "La fatica di governare"
di Alessandro Sallusti
Governare è impresa disperata a meno che non si voglia sottostare agli organi di altri poteri, dal capo dello Stato ai magistrati, dai sindacati ai mezzi di informazione
Il presidente Napolitano ha bloccato la nuova legge sul federalismo varata l’altra sera dal governo. Il motivo? Procedurali violate, protocolli non rispettati. Insomma, questioni di forma e di burocrazia. L’opposizione esulta, felice di avere ritardato di qualche settimana (tanto ci vorrà per rimediare)l’entrata in vigore di una riforma che modernizza l’Italia e aiuta la gente a vivere meglio e un po’ meno tassata.
In punta di diritto il Quirinale avrà anche ragione, tanto che né Berlusconi né Bossi hanno contestato lo stop. Più probabilmente, sapevano già che sarebbe andata a finire così ma hanno voluto ugualmente ribadire il loro diritto a deciderein un Paese dove governare è impresa disperata a meno che non si voglia sottostare agli ordini di altri poteri, dal capo dello Stato ai magistrati, dai sindacati ai mezzi di informazione.
Poteri che hanno un filo rosso comune: essere ex, neo o post comunisti. Cioè parte di una sinistra che non accetta la prima regola di una democrazia: per cinque anni è legittimato a governare chi vince le elezioni. Questo proprio non gli entra in testa, vogliono comandare anche quando perdono e per farlo sono disposti a tutto, compreso il fatto che leggi e forme devono essere piegate sempre e solo a loro vantaggio.
Se di regole e rispetto delle istituzioni parliamo, perché nessuno di questi signori pone il problema che il presidente della Camera non può usare il potere e i mezzi in dotazione alla carica per fare cadere il primo ministro? Perché non porre il problema che se uno passa all’opposizione deve lasciare libero il posto nelle commissioni parlamentari che occupava in quanto maggioranza? Perché la legge viene applicata con violenza contro i giornalisti che rivelano segreti d’ufficio solo se questi sono del Giornale mentre quelli di Repubblica sono liberi di fare di tutto impunemente? L’elenco dei «perché» sarebbe lungo chilometri.
Ma si può riassumerli in uno: perché Berlusconi e Bossi non avrebbero il diritto di governare? La risposta è una sola: hanno il consenso della gente, e si sa, per la sinistra, insegna la storia, la gente è pericolosa. Se poi chiede più federalismo e meno tasse, cioè più libertà, è addirittura da internare. Cosa già successa in Paesi tanto cari soltanto qualche anno fa a chi oggi ci vuole insegnare la democrazia e le sue regole.


