Visualizzazione post con etichetta intervista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta intervista. Mostra tutti i post

martedì 9 novembre 2010

Loretta Napoleoni, "Titoli spazzatura e debito, siamo la prossima Grecia"




Loretta Napoleoni è un'economista italiana di fama mondiale, quella che ha spiegato come si finanzia il terrorismo islamico. Se avete un quarto d'ora, ascoltatevi il suo Ted Talk su come e perché ha iniziato a occuparsi di terrorismo, da economista (ai tempi delle BR).

Loretta Napoleoni vive e lavora a Londra, e mi dispiace notarlo ancora una volta, i grandi intellettuali italiani ormai sono tutti all'estero. Trascrivo qui la sua intervista su City, in cui lancia l'allarme debito pubblico, e spiega un paio di trucchetti che la casta usa per non farci sapere quanto siamo messi mali. Cliccate sulle immagini per ingrandirle, di seguito il testo dell'intervista.


Economista ed esperta di terrorismo, Loretta Napoleoni collabora come consulente con governi ed organizzazioni internazionali. Ora lancia l’allarme per il debito pubblico italiano.

L’economia mondiale sta iniziando ora a risollevarsi dalla crisi dei subprime, i cosiddetti “titoli spazzatura” che hanno messo in ginocchio la finanza globale. Lei sostiene invece che in Italia quei titoli continuano ad aumentare. Com’è possibile?
Negli Stati Uniti le banche avevano permesso ai privati di indebitarsi oltre la possibilità di ripagare i prestiti. In Italia le banche lo permettono agli enti pubblici, con la complicità del governo.
Sarebbe?
Le faccio l’esempio delle Asl, che nella maggior parte dei casi sono in rosso. In Campania sono talmente senza soldi che non riescono a pagare neppure le fatture di due anni prima. Invece di cercare di risparmiare, sono andate dalle banche d’affari.
Per fare cosa?
In pratica la banca dice alla Asl: tu devi pagare queste fatture per i prossimi due anni? Bene: me le compro io, ti do subito i soldi, e intanto emetto delle obbligazioni che poi vendo in borsa.
È lo stesso meccanismo dei subprime dei mutui americani, giusto?
Sì, solo che qui, siccome le Asl sono legate allo Stato, il debito lo garantisce il ministro dell’economia Giulio Tremonti. Anche se non si potrebbe. Quindi il “rosso” delle Asl viene venduto alle banche, che lo rivendono ai cittadini come se fosse un debito dello Stato (quindi sicuro, con un tasso d’interesse basso) e i cittadini se lo comprano senza sapere nulla. Molte di queste obbligazioni finiscono nei fondi pensioni.
In realtà, sono molto rischiose…
Sì! E quindi dovrebbero dare un interesse molto più alto! Si stanno vendendo i debiti di un ente che non riesce neppure a pagare le fatture di due anni prima. In finanza questa operazione si chiama “babbo morto”.
“Babbo morto”, perché?
Perché tu vendi l’eredità di tuo padre prima che muoia: senza sapere se e quando l’avrai…
Be’, però c’è la garanzia dello Stato.
Ma non si potrebbe! Solo il ministero del Tesoro e le Regioni a statuto speciale possono emettere obbligazioni. Non gli enti. In più le Asl rientrano nel bilancio dello Stato, ma hanno autonomia contabile e patrimoniale. Il ministro dell’Economia copre tutto questo, però, perché altrimenti si fermano tutte le regioni. Non ci sono i soldi per farle andare avanti.
Ne è sicura? Mi sembra incredibile.
Certo. E non è il solo modo per tirare fuori soldi che non ci sono. Un’altra cosa che fanno spesso, è far sembrare il debito più basso di quel che è.
Come si fa?
Si toglie dal bilancio statale una parte del debito con lo “swap”, che vuol dire cambio. Anche qui serve l’aiuto delle grandi banche d’affari: quando il debito è troppo elevato la banca lo scambia con un altro più dilazionato. Questo comporta che nel bilancio compare solo il nuovo debito, che è più basso di quello vecchio, perché è più diluito.
Ma scusi, anche se è diluito, il debito rimane lo stesso, perché dura di più nel tempo…
Non solo rimane lo stesso, ma aumenta: il tasso di interesse si abbassa per i primi tre anni, per esempio, e poi aumenta molto per quelli successivi. Ma siccome il bilancio è solo una fotografia delle entrate e delle uscite in un dato momento, il debito sembra più basso.
Prima o poi però quei soldi lo Stato dovrà pagarli.
Esatto. Però allo scadere dei tre anni loro che fanno? Un altro swap. E quindi spingono continuamente verso il futuro la data in cui dovranno pagare molto di più. Ovviamente questo “di più” aumenta ogni volta che si riallunga il pagamento. Questo la fa lo Stato, ma lo fanno anche le Regioni e le Province.
E tutto questo come fa a reggersi?
Come facevano i subprime: è un castello di carta, prima o poi cade. Per ora regge perché il rischio di insolvenza dell’Italia è ancora buono, perché la banche ci guadagnano… Ma nel momento in cui le banche decideranno di non darci più fiducia, di non “allungare” più il debito, finiremo come la Grecia.
Perché l’opposizione non dice niente?
Secondo me i parlamentari non dicono nulla perché non capiscono nemmeno di che cosa stiamo parlando. Sono tutte operazioni che fanno le banche d’affari, molto spesso neppure i loro consigli di amministrazione le conoscono. Quello che sa tutto è il ministro del Tesoro, che infatti cerca di tirare i cordoni della borsa con tutti gli altri ministri. Ma intanto continua a permettere queste operazioni, sennò dovrebbe ammettere che siamo messi molto male.
Lo scenario che viene fuori è apocalittico… Dal punto di vista economico quale sarebbe la soluzione?
Intanto più della metà del Pil italiano è in nero. Se su quelle attività economiche si pagassero le tasse, il debito si dimezzerebbe subito. Ma soprattutto la via d’uscita è un cambio drastico della classe politica: un governo e un parlamento nuovi, che siano capaci di capire queste operazioni finanziarie. Devono stabilire quanto è grande effettivamente questo debito e poi rimboccarsi le maniche.
Elena Tebano
elena.tebano [chiocciola] rcs.it

lunedì 7 giugno 2010

Le immigrate che non si accontentano

Renée Etogo ha 34 anni e svariati titoli di studio. Lavora a Milano nel marketing di Extrabanca. Ed è stata selezionata tra i 25 studenti eccellenti di Talea, la scuola di leadership per gli immigrati di seconda generazione.

Fa parte della "marea" di immigrati molto diversa da quell'immagine che la politica ci vende, con tutti gli stereotipi sui disperati, i poveracci, i delinquenti.

E nell'intervista a City spiega quanto è importante iniziare a pensare e pensarsi diversamente affinché questo Paese sia un po' più civile. Cliccate sul testo per ingrandirlo.


lunedì 10 maggio 2010

Diversity management, lavoro a misura di dipendente

Paolo Arnaldi è il responsabile del personale in tutta l'Europa occidentale per Citigroup, la grande banca multinazionale. Citi, insieme a Johnson & Johnson è stata una delle prime aziende ad aderire al progetto di Ivan Scalfarotto, Parks, un'associazione che aiuta le imprese a rendere il luogo di lavoro più gay friendly. Ovvero a evitare un aspetto delle tante discriminazioni che ancora ci sono nel mondo del lavoro (italiano). Cliccate sul testo per ingrandirlo.

Migranti, in Libia torturati anche i bambini

L'Italia ha firmato con la dittatura di Gheddafi gli accordi che l'hanno liberata dagli sbarchi di immigrati irregolari (che per altro erano solo il 15% degli arrivi). Ma di cosa succeda davvero in Libia, intanto, nessuno sa niente. Le informazioni che trapelano sono terrificanti: le racconta in questa intervista a City Federico Ubaldi, operatore di Save the Children che ha soccorso molti dei migranti riusciti a sbarcare a Lampedusa. Ovvero quelli con storie "a lieto fine". Cliccate sul testo per ingrandirlo.

La migliore fonte di informazione sulle torture ai migranti in Libia, a mia conoscenza, è il blog di Fortess Europe. Racconta parte dei fatti orribili che succedono ogni giorno, senza che noi diciamo niente, o persino in nome nostro. A me, a volte, sembra di essere come i tedeschi che 60 anni fa convivevano con il nazismo.

lunedì 15 febbraio 2010

Sarah Nile: "Gli uomini del Gf sono inutili"

Il post di oggi esula dalla politica, ma credo che comunque dica qualcosa del nostro Paese. E' l'intervista a Sarah Nile, concorrente del Grande Fratello 10. E' richiestissima dai giornalisti per la sua presunta storia con un'altra concorrente, Veronica Ciardi.

In ogno reality d'Europa, l'aspirante showgirl di turno non esita a dire di essere bisessuale anche se spesso non è vero - nella speranza che questo le porti più notorietà e sucesso. in Italia, invece, non lo si può dire esplicitamente: si può solo alludere. E non certo perché da noi ci sia meno uso e abuso di donne-oggetto. A me sembra pazzesco.
Cliccate sulle immagini per ingrandire il testo.

lunedì 11 gennaio 2010

Grazia Naletto, "In Italia cresce la cultura razzista"

Grazia Naletto lavora per Lunaria, Associazione che svolge attività di informazione, formazione, ricerca e documentazione sui temi del volontariato internazionale.

Ha curato il Rapporto sul razzismo in Italia, per Manifestolibri, un documento fondamentale per capire cosa sta succedendo nel nostro paese.

Qui la sua intervista a City, in cui racconta il lavoro fatto nel libro.


mercoledì 2 dicembre 2009

Emma Bonino: "Il reato di clandestinità è una farsa"

Di Emma Bonino ammiro il coraggio e le scelte sui diritti civili. Anche se non condivido, per esempio, le sue ideee sull'economia. Ma credo che le vada riconosciuta una dirittura che pochi altri suoi colleghi hanno. Sarebbe un'ottima presidente della Repubblica, secondo me.

In questa intervista a City dice chiaro e tondo che il reato di clandestinità serve a mandare un messaggio politico, non ad essere applicato. Ma siamo il Paese dell'ipocrisia istituzionalizzata, e la Lega continua a vantarsi della sua lotta ai clandestini...

giovedì 15 ottobre 2009

Fabio Granata: "Da destra dico sì a gay e immigrati"

Ci sono dei minimi comun denominatori di civiltà che dovrebbero essere patrimonio di tutti i partiti politici e di tutta la società. Uno fra questi è il rispetto dei diritti civili, che non sono diritti dei gay, degli immigrati, delle donne. Sono i diritti di tutti, da cui purtroppo certe categorie sono escluse.

In Europa succede così: la destra tedesca, tanto per fare un esempio, è guidata da una donna e da un gay, il leader dei verdi è di origine turca. Ma lo stesso accade in Francia, Olanda, Inghilterra, per non parlare di Svezia e Norvegia. L'Italia invece sembra stare in un altro secolo.

Eppure non tutta la destra italiana è misogina, omofoba, xenofoba: c'è una parte che si vuole europea - anche se non trova spazio, almeno per ora, sui banchi del governo. Si può non essere d'accordo, ma almeno è un'interlocutrice credibile. Qui di seguito l'intervista uscita su City a Fabio Granata, deputato del Pdl ed estensore di una proposta di legge per abbassare i tempi per l'accesso alla cittadinanza italiana, da 10 a 5 anni.


giovedì 1 ottobre 2009

L'Aquila, i cittadini e la ricostruzione-miracolo



"Stiamo riuscendo nel miracolo"

Silvio Berlusconi, 29 settembre 2009



Per il suo compleanno il premier Silvio Berlusconi è andato all'Aquila per consegnare le prime 500 c.a.s.e.. Almeno così si è letto su tutti i giornali e visto in tutti i tg. "Quello che è stato fatto è un miracolo", ha chiosato Berlusconi. Ma i comitati dei cittadini dell'Aquila raccontano una situazione diversa. A partire dai 500 appartamenti.

Qui di seguito l'intervista su City a una maestra aquilana, Enza Blundo, che racconta la ricostruzione-miracolo vista dal basso. Intanto rimangono anche i dubbi sui criteri per l'assegnazione delle c.a.s.e.: a quanto pare un algoritmo complicatissimo, che però ha messo tutti i medici e le loro badanti nei siti migliori. Cliccate sull'intervista per ingrandire il testo.


giovedì 3 settembre 2009

Precari, la promessa mancata della Gelmini

Era l'aprile 2008, la ministra dell'istruzione appena insediata Mariastella Gelmini promise: "Assumeremo 32mila precari, tra professori, bidelli e amministrativi". Si scordò di specificare che si trattava di quelli che dovevano andare a coprire i pensionamenti.

Peccato anche avesse omesso l'altra parte dell'equazione, quella che conteneva i tagli all'organico. Solo quest'anno, la ministra ha soppresso 42mila cattedre. Fatti i conti, sono almeno diecimila in meno. Risultato? un sacco di insegnanti che lavoravano da anni, a tempo pieno ma a termine, si sono ritrovati a spasso.

Sono quelli che protestano da un anno e che poi sono finiti a mettere in scena azioni eclatanti. City ne ha intervistato uno, Matteo Cucchiani, 35 anni, incatenato di fronte all'ufficio scolastico provinciale di Milano. Cliccate sull'intervista per ingrandirla e leggere.


martedì 7 luglio 2009

Miss Kappa: "Così si vive all'Aquila a tre mesi dal terremoto"



Quando il premier Silvio Berlusconi annunciò che avrebbe spostato il G8 dalla Maddalaena all'Aquila, spiegò che in questo modo le strutture costruite per ospitare i grandi della Terra sarebbero rimaste ai terremotati.

Ma per il vertice il governo non ha costruito niente: li metterà nella cittadella della scuola Guardia di Finanza e nei suoi bunker sotterranei, che ci sono già. Intanto dei 5000 alloggi entro settembre promessi dal governo ad aprile non c'è traccia. Se va bene saranno 2400: ma hanno iniziato a costruirle due settimane fa.

Anna Pacifica Colasacco è un'aquilana Doc, nata cresciuta e vissuta nel centro dell'Aquila. Nel suo blog, Miss Kappa, testimonia ogni giorno come si vive in Abruzzo. C'è anche un post, che si chiama "Il Racconto" e descrive i minuti del sisma. Oggi in un'intervista su City spiega cosa significa avere il G8 quando non si ha neppure la casa. Cliccate sull'intervista per ingrandire.


venerdì 19 giugno 2009

Bita, una blogger per l'Iran


Bita non vive più nel suo Paese, l'Iran. Ma ci torna spesso perché tutta la sua famiglia è lì. "Ero una teenager molto arrabbiata: pensavo che tutti gli uomini fossero dei bastardi perché ci costringevano a seguire la legge islamica, e che le donne fossero delle stupide perché lo accettavano", mi ha raccontato.

Oggi Bita sta incollata a Facebook e Twitter per fare da ponte per le proteste in Iran. E' meno arrabbiata, più preoccupata, piena di speranza. Grazie alle persone come lei, gli oppositori di Ahmadinejad sanno costa sta succedendo nel Paese e ricevono informazioni sulle manifestazioni, o su come aggirare la censura.

Qui la sua intervista su City di oggi. Cliccate sull'immagine per ingrandirla.

Ps: E' lei che in questi giorni sta scrivendo dal mio account Fb; non è che il dio iraniano della lingua inglese si è improvvisamente impossessato di me...

martedì 9 giugno 2009

Debora Serracchiani, "Ecco perché ho battuto anche Silvio"

Lo so. Questo blog sta diventando una fanzine. Presto smetterò. Ma quando c'è una bella notizia, perché non gioirne? Per ora l'unica bella notizia si chiama Debora Serracchiani. Qui la sua mini-intervista, uscita oggi su City. Cliccateci sopra per ingrandirla.

venerdì 24 aprile 2009

"In Italia nessuna legge vieta il matrimonio gay"




Saveria Ricci
ha fondato insieme a Francesco Bilotta e Antonio Rotelli la Rete Lenford, un'associazione di giuristi per la tutela delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans. Stanno portando avanti i ricorsi contro i comuni che negano le pubblicazioni di nozze alle coppie omosessuali.

E' una battaglia semisconosciuta, ma geniale, perché si basa su un principio fondamentale della Costituzione: tutti i cittadini sono uguali. E sul fatto che nessuna legge, in Italia vieta espressamente il matrimonio gay. Il tre aprile hanno ottenuto la prima importante vittoria.

Il Tribunale di Venezia ha riconosciuto le loro ragioni e ha rimandato il ricorso alla Corte costituzionale. Potrebbe essere il primo passo per il riconoscimento delle unioni, meglio, del matrimonio gay. Molto più di quanto prevedessero Pacs, Dico o Cus.

In questa intervista a City, Saveria Ricci spiega tutto nei dettagli. Se siete gay e vi volete sposare, lei è l'indirizzo giusto...


Il matrimonio tra gay? Nessuna legge lo vieta

Avvocata, Saveria Ricci ha fondato la Rete Lenford per i diritti delle persone omosessuali e trans. Grazie alla sua battaglia legale il tribunale di Venezia ha aperto alle nozze gay.

Cosa è successo a Venezia: le nozze omosessuali non sono più vietate?
Guardi, nel nostro ordinamento non c’è nessuna legge che proibisce il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Come, no?
Non è previsto ma non è neanche vietato: di sicuro non c’è nessun divieto scritto nella Costituzione.
Però si continuano a impedire i matrimoni gay.
Le rispondo con quanto ha scritto la Corte costituzionale del Sudafrica quando ha introdotto le nozze gay: “Il fatto che un pregiudizio duri da tanto, non ne giustifica la sopravvivenza”.
Voi cercate di mettervi fine: come?
Facendo decidere alla magistratura, a cui, in democrazia, spetta il compito di interpretare le leggi.
Di fatto, quindi, la Rete Lenford aiuta tutte le coppie gay che vogliono sposarsi...
Magari! Non basterebbero tutti gli avvocati d’Italia. Ne assistiamo solo alcune, che hanno chiesto le pubblicazioni di matrimonio e se la sono vista rifiutare.
Cioè l’affissione all’albo del Comune?
Sì, sono una delle condizioni per potersi sposare. Servono per esempio a prevenire la bigamia. Si pubblica la richiesta di una coppia di andare a nozze, perché così un eventuale coniuge può vederla e dire: “Quello è già mio marito, non si può sposare”.
E voi l’avete richiesta anche per delle coppie omosessuali...
Sì: a Venezia, Torino, Roma, Pavia e Milano, Firenze... Per fortuna non è morto o svenuto nessun ufficiale di Stato civile! Si sono limitati a negare le pubblicazioni. E noi abbiamo fatto ricorso. Il tribunale veneto, per la prima volta, l’ha accettato. Grazie all’avvocato Francesco Bilotta.
Perché?
Il suo ricorso è uno degli atti giuridici più belli che abbia mai visto: una perla. Costringe alla riflessione anche l’interlocutore più indifferente.
Su cosa?
Sul fatto che abbiamo una Costituzione in cui si stabilisce l’uguaglianza tra tutti i cittadini. E sul fatto che l’affettività è un diritto fondamentale che fa parte del diritto alla salute: puoi avere un corpo sano, ma se non puoi vivere come gli altri i tuoi sentimenti e la tua sessualità, non stai bene.
Con queste argomentazioni, avete chiesto al tribunale di Venezia di fare concedere le pubblicazioni a una coppia di uomini...
Sulla base di questo e del fatto che, come le dicevo prima, la Costituzione non vieta le nozze gay.
I giudici cosa hanno fatto?
Hanno analizzato la questione dal punto di vista tecnico e si sono chiesti se ci fossero dei diritti ancora non riconosciuti. E anno riscontrato “nuovi bisogni, legati anche all’evoluzione della cultura e della civiltà, che chiedono tutela”.
Questo, in parole povere, cosa significa?
Che hanno rinviato la decisione e chiesto un parere alla Corte costituzionale.
Cioè al tribunale supremo a livello nazionale: perché?
La Corte costituzionale, che è composta dai migliori giuristi del Paese, è chiamata a stabilire se una legge rispetta la Costituzione. Oppure se la sua interpretazione corrente non è precisamente rispettosa della Carta . È l’organo che detiene le chiavi della democrazia.
Cosa può fare?
Può dire che una legge è incostituzionale. O va rivista la sua applicazione. E quindi può dare dei suggerimenti al legislatore. Prima che si pronunci, però, ci vorrà tempo: almeno un anno.
Lei cosa spera?
Che continui a indirizzare il Paese verso una democrazia più completa, garantendo i diritti di tutti. Come ha fatto finora.
Ma è così importante che la società riconosca le unioni gay?
Lo psichiatra Vittorio Lingiardi ha spiegato che non riconoscere ai gay il diritto di essere una coppia “legale” danneggia la loro salute e rinforza i pregiudizi omofobi.
Quindi la risposta è sì...
C’è una minoranza di persone che ha dentro un tale impulso alla libertà, da riuscire a vivere senza il riconoscimento sociale che ti dà la legge. Ma per la maggior parte della gente non è così. E poi non c’è motivo per questa limitazione: come hanno scritto anche i giudici di Venezia, il riconoscimento delle nozze gay non minaccia “né interessi pubblici né privati”.
La Rete Lenford difende i diritti delle persone gay, lesbiche e trans. Ce ne sono altri non riconosciuti, oltre al matrimonio?
Pensi all’eredità: si dice che anche ora si possa lasciare tutto al partner gay...
Non è vero?
È possibile solo se non ci sono eredi legittimi, cioè genitori o figli. In più, se la mia compagna eredita da me, perde quasi metà del valore in tasse, perché per la legge è un’estranea. A mia moglie non succederebbe. E non posso lasciare alla mia partner neppure la pensione di reversibilità. Ma pago i contributi come tutti: nella dichiarazione dei redditi non c’è la casella per l’esenzione con scritto: “gay”.
Lei, se potesse, si sposerebbe?
Per lavoro faccio l’avvocata matrimonialista e ne vedo di tutti i colori. Per cui non lo so. Però preferirei essere io a decidere: non voglio che mi sia impedito.
Elena Tebano
elena.tebano [chiocciola] rcs.it

sabato 28 marzo 2009

Debora Serracchani: "L'Italia non è fatta di cadaveri"

L'intervista a Debora Serracchiani uscita su City venerdì scorso.