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mercoledì 6 maggio 2009

Marcia indietro sul decreto Abruzzo



Vi ricordate il decreto abracadabra? E' quello che doveva dare i soldi ai terremotati, ma si era scordato di prevederli. Il giusto sdegno degli abruzzesi ha funzionato. O forse sono state le proteste di Comuni e Provincia. Fatto sta che il governo ha fatto (almeno per ora) marcia indietro.

E nel consiglio dei ministri di oggi ha previsto di ripagare tutta la ricostruzione delle case fino a 150mila euro (e non più un terzo) e di dare meno poteri alla società governativa Fintecnica, che si sarebbe ritrovata proprietaria delle case ricostruite con i mutui agevolati. Gli emendamenti devono essere aggiunti al decreto.

Speriamo. Anche perché ancora non è chiaro dove verranno presi i soldi.

martedì 5 maggio 2009

Dove sono finiti i soldi per il terremoto?



Rosella Graziani è una "cittadina dell'Aquila", sfollata a Chieti. Ha fatto quello che spetterebbe ai giornalisti: i conti in tasca al governo. E si è resa conto che nel decreto legge per l'Abruzzo mancano i soldi per i terremotati.

Il governo lo aveva varato il 23 aprile, promettendo 8 miliardi di euro. Lo stesso giorno in cui il premier Silvio Berlusconi ha annunciato di voler fare il G8 all'Aquila. Così tutti i media avevano parlato del G8 e nessuno degli stanziamenti per il terremoto. Una trovata da perfetto manuale della disinformazione.

C'è voluta una semplice cittadina, per ricordare a tutti come stavano le cose. Ieri, anche Antonello Caporale l'ha ripresa su Repubblica, con un pezzo sul decreto abracadabra.

Riporto di seguito la lettera di Rosella Graziani, pubblicata dal Messaggero il 3 maggio scorso.

Mai nella storia dei terremoti italiani avevamo assistito ad una ingiustizia tanto grande e ad un tale cumulo di menzogne che ha ricoperto L’Aquila più di quanto non abbiano fatto le macerie, come è accaduto in occasione del devastante terremoto che l’ha colpita e nel quale, nel giro di una trentina di secondi, tanta gente ha perso tutto, affetti, amicizie, casa, e molti anche il lavoro, per non parlare dei monumenti che rendevano unica la città.

Mai in tutta la storia della nostra Repubblica è stato negato ai cittadini il risarcimento integrale dei guasti dei terremoti, per la prima casa. Ma questa regola sempre rispettata (come, ad esempio, nel Friuli e in Umbria), non vale per l’Abruzzo. Da un primo esame del Decreto legge n. 39 saltano agli occhi queste particolarità: all’art. 3 non si parla di una cifra specifica, ma nella relazione tecnica allegata si indica la somma di €150.000,00 quale tetto massimo spettante ai singoli cittadini per la prima casa. Orbene, la cifra che sarà poi effettivamente riconosciuta a ciascuno degli aventi diritto, per un terzo dovrà essere coperta con un mutuo a tasso agevolato a carico del cittadino, e per un altro terzo dovrà essere anticipata, sempre dal cittadino, che potrà recuperarlo nell’arco di 22 anni non pagando le imposte, mentre lo stato interviene con denaro liquido solo per l’ultimo terzo.

Sennonché la caratteristica dell’Aquila e degli altri comuni colpiti è quella di centri storici di particolare valore, costituiti da un grandissimo numero di edifici antichi e pregevoli, 320 dei quali, di proprietà privata, sono sottoposti a vincolo da parte della Soprintendenza. Ci sono poi altri 800 edifici pubblici, qualificati di interesse storico, archeologico e artistico. Ora, come è possibile che un privato possa farsi carico della ricostruzione o del restauro di un edificio vincolato o semplicemente di pregio, accollandosi il 66% della spesa? Si comprende allora come il Decreto legge n. 39, se resterà nelle sue linee essenziali così come è stato concepito, costituirà l’atto di morte di una città e di tutti gli altri centri terremotati, che resteranno nei decenni avvenire cumuli di macerie e di edifici spettrali, cadenti e abbandonati.

Ma nel decreto n. 39 c’è anche di peggio: all’art. 3, comma 1 , lettera c, si dispone che se un immobile, gravato da un mutuo, è andato distrutto, la Società Fintecna, a richiesta del privato cittadino. Si accollerà il mutuo nei limiti del contributo che al predetto è stato riconosciuto, ma diverrà proprietaria di quel che resta dell’immobile. Se però il mutuo supera il contributo riconosciuto, la conseguenza parrebbe essere, dall’esame della norma, che il cittadino dovrà continuare a pagare la parte residua del mutuo: insomma non avrà più la casa ma continuerà a pagare il mutuo. Il rischio è che la città vada per gran parte nelle mani della Fintecna. Ma se, come è facile prevedere, il cittadino non riesce, col contributo e con il mutuo a tasso agevolato, a coprire l’intera spesa per il restauro o la ricostruzione (rispettando, si spera, le norme antisismiche), dovrà contrarre un ulteriore mutuo, a tasso di mercato, con la banche. Insomma quello delineato dal decreto n. 39è un meccanismo infernale che consegnerà una città nelle mani di banche, finanziarie e usurai.

L’ultima perla del decreto: dopo aver dichiarato la città “zona franca”, lo Stato non rinuncia a pretendere da quegli sventurati cittadini che si faranno carico della ricostruzione, il pagamento dell’IVA al 20% ( art. 3, comma 1°, lettera d). Ecco cosa miravano a coprire le tante “passerelle” e sceneggiate e come fosse interessata l’esaltazione della dignità degli abruzzesi, “forti e gentili”.

Dott.ssa Rosella Graziani
cittadina di L’Aquila; attualmente ospite del padre, insieme alla sua famiglia, in Paglieta (CH)