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giovedì 1 ottobre 2009

L'Aquila, i cittadini e la ricostruzione-miracolo



"Stiamo riuscendo nel miracolo"

Silvio Berlusconi, 29 settembre 2009



Per il suo compleanno il premier Silvio Berlusconi è andato all'Aquila per consegnare le prime 500 c.a.s.e.. Almeno così si è letto su tutti i giornali e visto in tutti i tg. "Quello che è stato fatto è un miracolo", ha chiosato Berlusconi. Ma i comitati dei cittadini dell'Aquila raccontano una situazione diversa. A partire dai 500 appartamenti.

Qui di seguito l'intervista su City a una maestra aquilana, Enza Blundo, che racconta la ricostruzione-miracolo vista dal basso. Intanto rimangono anche i dubbi sui criteri per l'assegnazione delle c.a.s.e.: a quanto pare un algoritmo complicatissimo, che però ha messo tutti i medici e le loro badanti nei siti migliori. Cliccate sull'intervista per ingrandire il testo.


martedì 7 luglio 2009

Miss Kappa: "Così si vive all'Aquila a tre mesi dal terremoto"



Quando il premier Silvio Berlusconi annunciò che avrebbe spostato il G8 dalla Maddalaena all'Aquila, spiegò che in questo modo le strutture costruite per ospitare i grandi della Terra sarebbero rimaste ai terremotati.

Ma per il vertice il governo non ha costruito niente: li metterà nella cittadella della scuola Guardia di Finanza e nei suoi bunker sotterranei, che ci sono già. Intanto dei 5000 alloggi entro settembre promessi dal governo ad aprile non c'è traccia. Se va bene saranno 2400: ma hanno iniziato a costruirle due settimane fa.

Anna Pacifica Colasacco è un'aquilana Doc, nata cresciuta e vissuta nel centro dell'Aquila. Nel suo blog, Miss Kappa, testimonia ogni giorno come si vive in Abruzzo. C'è anche un post, che si chiama "Il Racconto" e descrive i minuti del sisma. Oggi in un'intervista su City spiega cosa significa avere il G8 quando non si ha neppure la casa. Cliccate sull'intervista per ingrandire.


martedì 5 maggio 2009

Dove sono finiti i soldi per il terremoto?



Rosella Graziani è una "cittadina dell'Aquila", sfollata a Chieti. Ha fatto quello che spetterebbe ai giornalisti: i conti in tasca al governo. E si è resa conto che nel decreto legge per l'Abruzzo mancano i soldi per i terremotati.

Il governo lo aveva varato il 23 aprile, promettendo 8 miliardi di euro. Lo stesso giorno in cui il premier Silvio Berlusconi ha annunciato di voler fare il G8 all'Aquila. Così tutti i media avevano parlato del G8 e nessuno degli stanziamenti per il terremoto. Una trovata da perfetto manuale della disinformazione.

C'è voluta una semplice cittadina, per ricordare a tutti come stavano le cose. Ieri, anche Antonello Caporale l'ha ripresa su Repubblica, con un pezzo sul decreto abracadabra.

Riporto di seguito la lettera di Rosella Graziani, pubblicata dal Messaggero il 3 maggio scorso.

Mai nella storia dei terremoti italiani avevamo assistito ad una ingiustizia tanto grande e ad un tale cumulo di menzogne che ha ricoperto L’Aquila più di quanto non abbiano fatto le macerie, come è accaduto in occasione del devastante terremoto che l’ha colpita e nel quale, nel giro di una trentina di secondi, tanta gente ha perso tutto, affetti, amicizie, casa, e molti anche il lavoro, per non parlare dei monumenti che rendevano unica la città.

Mai in tutta la storia della nostra Repubblica è stato negato ai cittadini il risarcimento integrale dei guasti dei terremoti, per la prima casa. Ma questa regola sempre rispettata (come, ad esempio, nel Friuli e in Umbria), non vale per l’Abruzzo. Da un primo esame del Decreto legge n. 39 saltano agli occhi queste particolarità: all’art. 3 non si parla di una cifra specifica, ma nella relazione tecnica allegata si indica la somma di €150.000,00 quale tetto massimo spettante ai singoli cittadini per la prima casa. Orbene, la cifra che sarà poi effettivamente riconosciuta a ciascuno degli aventi diritto, per un terzo dovrà essere coperta con un mutuo a tasso agevolato a carico del cittadino, e per un altro terzo dovrà essere anticipata, sempre dal cittadino, che potrà recuperarlo nell’arco di 22 anni non pagando le imposte, mentre lo stato interviene con denaro liquido solo per l’ultimo terzo.

Sennonché la caratteristica dell’Aquila e degli altri comuni colpiti è quella di centri storici di particolare valore, costituiti da un grandissimo numero di edifici antichi e pregevoli, 320 dei quali, di proprietà privata, sono sottoposti a vincolo da parte della Soprintendenza. Ci sono poi altri 800 edifici pubblici, qualificati di interesse storico, archeologico e artistico. Ora, come è possibile che un privato possa farsi carico della ricostruzione o del restauro di un edificio vincolato o semplicemente di pregio, accollandosi il 66% della spesa? Si comprende allora come il Decreto legge n. 39, se resterà nelle sue linee essenziali così come è stato concepito, costituirà l’atto di morte di una città e di tutti gli altri centri terremotati, che resteranno nei decenni avvenire cumuli di macerie e di edifici spettrali, cadenti e abbandonati.

Ma nel decreto n. 39 c’è anche di peggio: all’art. 3, comma 1 , lettera c, si dispone che se un immobile, gravato da un mutuo, è andato distrutto, la Società Fintecna, a richiesta del privato cittadino. Si accollerà il mutuo nei limiti del contributo che al predetto è stato riconosciuto, ma diverrà proprietaria di quel che resta dell’immobile. Se però il mutuo supera il contributo riconosciuto, la conseguenza parrebbe essere, dall’esame della norma, che il cittadino dovrà continuare a pagare la parte residua del mutuo: insomma non avrà più la casa ma continuerà a pagare il mutuo. Il rischio è che la città vada per gran parte nelle mani della Fintecna. Ma se, come è facile prevedere, il cittadino non riesce, col contributo e con il mutuo a tasso agevolato, a coprire l’intera spesa per il restauro o la ricostruzione (rispettando, si spera, le norme antisismiche), dovrà contrarre un ulteriore mutuo, a tasso di mercato, con la banche. Insomma quello delineato dal decreto n. 39è un meccanismo infernale che consegnerà una città nelle mani di banche, finanziarie e usurai.

L’ultima perla del decreto: dopo aver dichiarato la città “zona franca”, lo Stato non rinuncia a pretendere da quegli sventurati cittadini che si faranno carico della ricostruzione, il pagamento dell’IVA al 20% ( art. 3, comma 1°, lettera d). Ecco cosa miravano a coprire le tante “passerelle” e sceneggiate e come fosse interessata l’esaltazione della dignità degli abruzzesi, “forti e gentili”.

Dott.ssa Rosella Graziani
cittadina di L’Aquila; attualmente ospite del padre, insieme alla sua famiglia, in Paglieta (CH)

mercoledì 29 aprile 2009

G8 all'Aquila: non si risparmia, ma si distrae


"La Maddalena era persino troppo bella"

Silvio Berlusconi, L'Aquila, 23 aprile 2009



Il più autorevole sito di analisi economiche in Italia, lavoce.info, ha cercato di ottenere i dati sulla base dei quali la Protezione civile e il pemier Berlusconi hanno deciso che costa meno spostare il G8 all'Aquila. Hanno ricevuto solo delle tabelle con dei preventivi per la Sardegna.

Al momento, gli unici "dati" disponibili in merito sono le dichiarazioni di Berlusconi. Con buona pace di chi si fida. Sulla base dei fatti noti, lavoce.info ha tratto l'unica conclusione possibile: "Delle due l’una: o i risparmi non ci saranno oppure la cifra inizialmente stanziata era in buona parte ingiustificata".

Ovviamente ce n'è anche una terza, che è quella a cui sono giunta anch'io dopo l'annuncio del premier: non conta se il G8 si farà o no in Sardegna, conta non parlare di altre cose.

giovedì 23 aprile 2009

Berlusconi: Faremo il G8 in Abruzzo a luglio Intanto nessuno parla dei fondi



Ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato di voler fare il vertice del G8 di luglio in Abruzzo, invece che alla Maddalena, in Sardegna. L'avete sentito tutti. Quello che non avete sentito è che degli 8 miliardi "stanziati" dal governo per le vittime del terremoto e la ricostruzioni, molti devono ancora arrivare.

Il trucco è semplice: si spara la boiata più grossa che si riesce a immaginare e tutti, in primis i giornalisti, parlano di quello. Così la boiata reale rimane "nascosta" sotto gli occhi di tutti.

In questo caso la boiata reale è semplice: non si sa ancora da dove il governo tirerà fuori i soldi per ricostruire l'Abruzzo. Il decreto infatti, prevede 1,5 miliardi di euro subito e 6,5 miliardi di spese in conto capitale, cioè a fondo perduto, da pagare nei prossimi anni.

Tra le poche cose sicure c'è che, per finanziare il decreto, il ministro dell'economia Giulio Tremonti pensa di chiedere 500milioni di euro alla Ue, di usare il fondo per le imprese della presidenza del Consiglio, e - soprattutto - i 300 milioni del bonus famiglia del decreto anticrisi (quello che doveva salvare le famiglie italiane dalla povertà a novembre).

Di fatto sono tutti soldi che andranno tolti ad altri capitoli di spesa, nonostante fossero già stati messi a bilancio. Vi ricordate l'Alitalia? Il governo di Romano Prodi, d'accordo con l'allora opposizione di Silvio Berlusconi, prese i soldi per salvarla (300 milioni) dai fondi per pagare gli stipendi dei ricercatori universitari. Adesso molti università sono senza fondi. E nessuno garantisce che il terremoto non costi più di 8 miliardi.

Ma di questo, al momento, nessuno parla. Ci occupiamo tutti del G8.