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mercoledì 11 novembre 2009

Lavoratori, ma "clandestini" per legge

Questo post è stato pubblicato da iMille. Lo riprendo qui

L’emergenza sicurezza è ormai sparita da giornali e tv: in compenso è entrata nei codici penali grazie al pacchetto sicurezza varato dal governo e voluto dalla Lega. La traccia più evidente è l’aggravante di “clandestinità”: mette nero su bianco l’equazione “clandestino = criminale”, che rappresenta la più grande vittoria culturale dei leghisti. Il risultato è che “un’infrazione amministrativa (la mancanza di documenti)” fa immediatamente dell’immigrato un “infiltrato di nascosto per commettere chissà quale crimine”, come spiega Giuseppe Faso nel suo Lessico del razzismo democratico.

Lo diamo per scontato anche noi ogni volta che usiamo quelle parole. Peccato che non sia vero. Lo dimostra la più grande ricerca fatta in Italia sui “clandestini”, quella del Naga (un centro milanese che offre assistenza sanitaria e legale anche agli irregolari) in collaborazione con tre ricercatori, Carlo Devillanova (Università Bocconi), Francesco Fasani (University College London) e Tommaso Frattini (Università degli Studi di Milano). Fatta su una banca dati di 47.500 persone su nove anni (dal 2000 al 2008) confuta un bel po’ di luoghi comuni e mette per la prima volta un argine all’abitudine di dire tutto e il contrario di tutto sui migranti senza permesso di soggiorno – tanto non li conosce nessuno.

Lungi dall’essere tutti criminali, i “clandestini” lavorano più di noi e, quasi sempre, per noi. In generale il 62% del campione è occupato: la percentuale sale al 65% tra le donne. Già così significa che gli irregolari lavorano più degli italiani (tra cui il tasso di occupazione è del 59%). Ma se si considera coloro che sono in Italia da almeno tre anni, si scopre che oltre sette su dieci (il 76%) lavorano. La percentuale di occupati in Lombardia (una delle più alte del Paese) è del 71%. Inoltre, la partecipazione femminile al mercato del lavoro è maggiore che tra la popolazione italiana – tanto per sfatare un altro mito sulla (mancata) emancipazione delle straniere.

Se si guarda al tipo di lavoro, si scopre che la maggioranza delle donne (81%) è occupata nei servizi di collaborazione domestica (pulizie a domicilio, assistenza agli anziani, baby sitting) e nelle imprese di pulizie. Gli uomini si dividono soprattutto tra muratori, artigiani o operai specializzati, occupati in attività commerciali e servizi e addetti alle pulizie.

Il quadro è molto più roseo della propaganda sulla sicurezza che vuole i clandestini solo puttane o spacciatori. Eppure le ombre non mancano: gli irregolari infatti fanno lavori molto de-qualificati rispetto al loro livello di istruzione, “servili” dice il direttore sanitario del Naga Stefano Dalla Valle. Il 70% delle donne con una formazione universitaria, ad esempio, lavora come collaboratrice domestica; il 49% degli operai edili ha almeno un livello di istruzione superiore. Uno spreco, in un Paese come il nostro che soffre la perenne mancanza di tecnici.

Ma il rapporto del Naga racconta qualcosa di più. A partire dal 2003 la permanenza media dei migranti irregolari è aumentata: la percentuale degli immigrati con meno di un anno permanenza è scesa dal 53% del 2003 al 25% del 2008. Quella di chi ha una permanenza tra uno e due anni è rimasta grosso modo intorno al 20%, mentre tutti i tre gruppi con maggiore “anzianità migratoria” sono molto aumentati. In particolare, quelli qui da 4 o più anni sono aumentati dal 10% nel 2003 al 30% nel 2008. Di solito i migranti, quando smettono di essere irregolari, smettono anche di andare al Naga e si rivolgono alle Asl.

Detto altrimenti, dall’esplosione della questione sicurezza per gli immigrati è diventato sempre più difficile uscire dalla clandestinità. C’è un’ipocrisia di fondo nel dibattito italiano sull’immigrazione: non si dice che praticamente l’unico modo per lavorare qui è entrare da clandestini. Le leggi (anche quelle fatte dal centrosinistra) da anni prevedono che venga rilasciato il permesso di soggiorno solo a chi è stato assunto mentre è ancora nel suo Paese. Ovvero se mia nonna ottantenne sta male, io devo trovare Tizio o Caio in Ucraina, Egitto o nelle Filippine, e senza conoscerlo decidere di affidargliela – aspettando un anno perché gli spediscano il permesso e possa arrivare. Vorrei sapere chi lo fa.

I paletti messi dal centrodestra alle altre forme di ingresso (sponsor, ricongiungimenti familiari) ha reso praticamente nulle le alternative alla irregolarità. Di fatto, in Italia, è la legge a creare “la piaga della clandestinità”. E, con il pacchetto sicurezza, a trasformare lavoratori senza permesso di soggiorno in criminali.

mercoledì 6 maggio 2009

Marcia indietro sul decreto Abruzzo



Vi ricordate il decreto abracadabra? E' quello che doveva dare i soldi ai terremotati, ma si era scordato di prevederli. Il giusto sdegno degli abruzzesi ha funzionato. O forse sono state le proteste di Comuni e Provincia. Fatto sta che il governo ha fatto (almeno per ora) marcia indietro.

E nel consiglio dei ministri di oggi ha previsto di ripagare tutta la ricostruzione delle case fino a 150mila euro (e non più un terzo) e di dare meno poteri alla società governativa Fintecnica, che si sarebbe ritrovata proprietaria delle case ricostruite con i mutui agevolati. Gli emendamenti devono essere aggiunti al decreto.

Speriamo. Anche perché ancora non è chiaro dove verranno presi i soldi.

giovedì 23 aprile 2009

Berlusconi: Faremo il G8 in Abruzzo a luglio Intanto nessuno parla dei fondi



Ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato di voler fare il vertice del G8 di luglio in Abruzzo, invece che alla Maddalena, in Sardegna. L'avete sentito tutti. Quello che non avete sentito è che degli 8 miliardi "stanziati" dal governo per le vittime del terremoto e la ricostruzioni, molti devono ancora arrivare.

Il trucco è semplice: si spara la boiata più grossa che si riesce a immaginare e tutti, in primis i giornalisti, parlano di quello. Così la boiata reale rimane "nascosta" sotto gli occhi di tutti.

In questo caso la boiata reale è semplice: non si sa ancora da dove il governo tirerà fuori i soldi per ricostruire l'Abruzzo. Il decreto infatti, prevede 1,5 miliardi di euro subito e 6,5 miliardi di spese in conto capitale, cioè a fondo perduto, da pagare nei prossimi anni.

Tra le poche cose sicure c'è che, per finanziare il decreto, il ministro dell'economia Giulio Tremonti pensa di chiedere 500milioni di euro alla Ue, di usare il fondo per le imprese della presidenza del Consiglio, e - soprattutto - i 300 milioni del bonus famiglia del decreto anticrisi (quello che doveva salvare le famiglie italiane dalla povertà a novembre).

Di fatto sono tutti soldi che andranno tolti ad altri capitoli di spesa, nonostante fossero già stati messi a bilancio. Vi ricordate l'Alitalia? Il governo di Romano Prodi, d'accordo con l'allora opposizione di Silvio Berlusconi, prese i soldi per salvarla (300 milioni) dai fondi per pagare gli stipendi dei ricercatori universitari. Adesso molti università sono senza fondi. E nessuno garantisce che il terremoto non costi più di 8 miliardi.

Ma di questo, al momento, nessuno parla. Ci occupiamo tutti del G8.

giovedì 16 aprile 2009

Berlusconi: "Se referendum Lega fa cadere governo"


"Abbiamo ceduto alla richiesta di un partito della maggioranza, che se non avessimo accettato avrebbe fatto cadere il governo" Silvio Berlusconi, Poggio Picenze, 16 aprile 2009


L'election day, cioè l'accorpamento delle elezioni europee con quelle amministrative e il referendum, avrebbe fatto risparmiare allo Stato e ai cittadini italiani 400 milioni di euro. La Lega ha detto no perché teme il referendum e vuole che non raggiunga il quorum per la validità. Berlusconi ha detto no, perché non vuole problemi con la Lega. Comprensibile, ma a noi costa 400 milioni di euro.

Per guadagnarli, una persona che prende 1.500 euro al mese (circa trentamila lordi l'anno) dovrebbe lavorare tredicimilatrecentotrentatre anni. Ma noi li buttiamo dalla finestra, perché la Lega ha paura del libero voto degli italiani. E' questa la cosa scandalosa: la Lega potrebbe fare una campagna elettorale per l'astensione, oppure per il no. Sarebbe giusto e legittimo. Invece ricorre ai trucchi per favorire l'astensione inconsapevole. Forse ritiene che gli italiani siano stupidi? O di non poterli convincere che ci siano buoni motivi per astenersi?

Non lo so. Ma so che, oltre a uno spreco di soldi, rifiutare l'accorpamento elettorale è uno spreco di democrazia. Un partito, oltretutto di governo, vuole favorire il fatto che gli italiani non scelgano. E il premier lo asseconda perché non vuole perdere il suo posto. Eppure Berlusconi, altre volte, non ha avuto problemi a dar contro alla Lega. Guardate qua.

domenica 12 aprile 2009

Le norme antisisimiche, il piano casa e il costruttore Berlusconi


Sono 294 i morti del terremoto in Abruzzo. A L'Aquila molte delle case che hanno ceduto, accartocciandosi su se stesse, risalgono agli anni '70. E in teoria erano in cemento armato. In pratica, come racconta Attilio Bolzoni, no.

Il cemento armato, infatti, dovrebbe reggere fino a 300 chilogrammi per centimetro quadrato. In Italia, spiega Carlo Bonini, ci sono scuole che reggono solo 46 kg per cmq (il liceo Romita di Campobasso) e asili, quello di Cefalù, che ne reggono ancor meno: dodici. Perché?

"Diciamo che fatto 100 il costo della costruzione, chi gioca con la qualità del cemento arriva a guadagnare fino a 50, 60. Chi costruisce a regola d'arte è al 30", ha spiegato, sempre a Bonini, Paolo Clemente, ingegnere della task force Enea-Protezione civile.

Berlusconi, quando gli hanno chiesto se secondo lui i morti de L'Aquila fossero dovuti anche alla cattiva costruzione degli edifici, ha detto di non credere che ci fossero state irregolarità, ma piuttosto che i palazzi crollati "rappresentano le tecnologie dell'epoca".

Berlusconi, prima di diventare un imprenditore dei media, è stato soprattutto un costruttore. E la sua mi sembra quanto meno una risposta ingenua. Come fa a non sapere che c'è chi costruisce male?

In ogni caso vorrei conoscere chi ha tirato su le case che ora sono andate giù. L'Impregilo, il grande gruppo di costruzioni che una volta era della Fiat ed ora è di Benetton-Gavio-Ligresti (a loro volta azionisti importanti del Corriere della Sera), ha consegnato l'ospedale de L'Aquila nel 1991. Quello che ora è inagibile. Ma l'Impregilo dice di averlo fatto sulla struttura in cemento armato che ha trovato già pronta. Allora chi l'ha costruito? E chi ha costruito il liceo di Campobasso o l'asilo di Cefalù?

Si dovrebbero identificare, attraverso controlli a campione, le imprese che hanno barato sul cemento armato in giro per l'Italia ed escluderle per sempre da ogni gara d'appalto. Chiuderle. Sarebbe un ottimo segnale di dissuasione.

Invece la maggioranza di centrodestra, con un emendamento del senatore Pdl Gabriele Boscetto, ha rimandato di un altro anno (il 2010) l'entrata in vigore delle norme antisismiche pronte dal 2003. Questo è un pessimo segnale.

E poi: perché non trasformare il piano casa in una serie investimenti per rendere sicuri almeno gli edifici pubblici italiani nelle zone a rischio? Si potrebbe cominciare dal liceo di Campobasso e dall'Asilo di Cefalù. E così si ridurrebbe il rischio di cantieri irregolari e incontrollati.

mercoledì 8 aprile 2009

Cie: non è indulto, casomai il contrario

"Quello di oggi è un vero e proprio indulto per i clandestini: nel 2006 ci fu l'indulto per gli italiani, oggi si è replicato con il voto del Pd e dell'Udc, ma anche di alcuni franchi tiratori del Pdl"

Lo ha detto ieri il ministro dell'Interno Roberto Maroni, dopo che la Camera, con il voto segreto di una parte della maggioranza, ha respinto la misura per alzare a 6 mesi il tempo massimo di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione, i Cie. La Lega, per protesta, non ha votato il decreto sicurezza (che ora deve essere essaminato dal Senato).

Ma "l'indulto per 1.038 clandestini" di cui parla Maroni non c'è. Il ministro leghista, che del decreto sicurezza ha fatto la sua bandiera, è riuscito però a guadagnarsi titoli di giornali e tg e far passare ancora una volta l'idea che la Lega è l'unica a difendere la sicurezza degli italiani.

In realtà è successo il contrario di quello che sostiene Maroni. Gli immigrati finiscono nei Cie quando vengono scoperti senza permesso di soggiorno, per essere identificati e prendere gli accordi necessari all'espulsione con i loro Paesi d'origine. Se non si sa con certezza chi sono, infatti, è impossibile espellerli: i Paesi di destinazione possono rimandarli indietro alla frontiera sostenendo che non sono cittadini loro.

Alzare da due a 6 mesi il tempo massimo di permanenza nei Cie, come voleva il governo, significa lasciare più a lungo gli irregolari in Italia. I politici del centrodestra lo sanno, per questo in molti, protetti dal segreto, hanno votato contro. E organismi indipendenti hanno dimostrato che se non si riesce a identificare un immigrato irregolare in due mesi, non ci si riesce neppure in un anno. Ma la Lega ha bisogno di fare propaganda. A spese nostre.

mercoledì 1 aprile 2009

Il piano casa aiuta davvero l'economia?

Governo e Regioni hanno trovato l'accordo sul piano casa per "rilanciare l'edilizia". Tra tre mesi dovrebbe essere operativo. Ma aiuterà anche l'economia? Qualche dubbio c'è. Ecco cosa dice l'economista Andrea Boitani su City.