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domenica 21 marzo 2010

Berlusconi ha ragione


Complici lo stop ai talk show politici e la polemica sulle liste (prima) e sulle trasmissioni tv (dopo), da quel che resta del dibattito pubblico sono spariti i temi concreti. Anche lo slogan del premier Silvio Berlusconi "l'amore vince sull'odio e sull'invidia" è bello, ma difficile da tradurre in misure pratiche. A me, al massimo, fa pensare a distribuzioni gratuite di preservativi.

Di certo, in questa campagna elettorale, sembra esserci solo che il centrodestra conquisterà le Regioni del Nord in proporzioni massicce, con la sola eccezione, forse, del Piemonte e sicuramente dell'Emilia Romagna. Il motivo per cui Silvio Berlusconi vince al Nord, è semplice, e non centra nulla la questione "sicurezza". E' che Silvio Berlusconi ha ragione.

Quando dice che "se lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni, allora la tassazione ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% di ciò che guadagni, come accade per molte imprese, ti sembra una cosa indebita", Berlusconi ha ragione. Quando dice che "a volte lo Stato tende a essere criminogeno", Berlusconi ha ragione. Queste sono dichiarazioni del2 aprile 2008, ma le ripete più o meno dal 1994.

Se avete mai ristrutturato casa, o cercato di assumere una badante, sapete cosa significa. Qualche tempo fa un collega mi ha raccontato di un suo conoscente che ha un magazzino di mobili a Milano città. Ha voluto aprire un'uscita di sicurezza nello spazio espositivo. Ha chiesto il permesso al Comune e sono arrivati i vigili urbani. Mancavano 50 cm alla distanza prevista per legge (chissà quale regolamento edilizio, barra, numero e articolo) per aprire la porta. Risultato? Il tizio ha dovuto alzare due muri per dividere in tre il magazzino, peggiorando di molto l'esposizione e spendendo soldi. Solo così ha potuto avere l'uscita di sicurezza. Ma intorno a lui, raccontava al mio collega, c'è pieno di magazzini, nessuno è a norma e nessuno li controlla.

Ergo, se vuoi fare le cose a regola di legge, ottieni solo grane. Se stai buono buono nell'illegalità nessuno ti dice niente. Lo stesso succede se volete ristrutturare casa. Io, invece, ho assunto la ragazza che veniva a fare le pulizie a casa. Ho dovuto dichiarare il falso, su indicazione dell'impiegato della provincia: a me servivano due ore di lavoro a settimana, però siccome la ragazza è straniera, l'impiegato mi ha detto che non potevo assumerla per meno di tre ore. Giuro che non ho capito perché. Di fatto ho dovuto pagarle più contributi. Ora lei se ne è andata, non lo ha comunicato a nessuno se non a me, a voce. Io ancora non ho fatto la trafila per tutti gli uffici per "cessarla" e risulta che è ancora mia dipendente: ergo sono morosa con i contributi. Nel caso portatemi le arance.

Sono solo due piccoli esempi, che - se sei un privato cittadino - non ti succedono spesso. Ma se hai un'azienda, soprattutto piccola, o un'attività commerciale, ti trovi ad affrontare cose simili quotidianamente. E ti impediscono, spesso, di lavorare bene. Un problema più diffuso al Nord per il suo tessuto produttivo. Lo stesso vale per le tasse: io sono dipendente e la metà del mio lavoro (cioè del tempo che passo in redazione) va allo Stato. Ne sarei anche contenta, se sapessi che viene utilizzato per finanziare scuole, ospedali, amministrazioni efficienti e attente hai bisogni dei cittadini. Sarebbe un modo di contribuire al benessere presente e al futuro del Paese.

Ne sono un po' meno contenta se so che servono a pagare le puttane a qualche politico o funzionario corrotto (indirettamente, i soldi che finiscono in tangenti anche a questo servono: l'imprenditore corruttore ricarica il prezzo della corruzione sul conto dell'appalto pubblico. Cioè ruba i soldi del nostro lavoro).

Quindi, lo ripeto, sullo "Stato criminogeno" Silvio Berlusconi ha ragione. E' su altro che non ce l'ha. Per esempio, sul fatto che negli ultimi 16 anni è stato quasi sempre al governo. Ma in tutti i suoi anni da premier, questo Stato criminogeno non l'ha cambiato. Forse perché così è sicuro di prendere i voti di tutti coloro che ne sono scontenti. E che sanno che, sotto i governi Berlusconi, i controlli fiscali o sulle assunzioni in nero non sono la prima priorità.

mercoledì 14 ottobre 2009

Paola Concia: "Questo è un parlamento di ignoranti"


"Le mie opinioni sull'omosessualità potevano essere individuate come un reato" Paola Binetti, 13 ottobre


Le discriminazioni razziste sono "più uguali" di quelle omofobe. In Italia, infatti, sono perseguite anche grazie a un'aggravante, che rende i reati più pesanti. Così vuole la legge Mancino, approvata nel lontano 1993. Se invece le discriminazioni o le violenze sono contro gay e trans, l'aggravante non c'è. Lo ha deciso ieri la Camera. Questo perché - secondo l'Udc, il Cilicio antidemocratico e (udite udite) anche la modella delle Pari Opportunità - violerebbe il principio di uguaglianza. Non capiso perché in un caso (i delitti razzisti) l'aggravante è costituzionale, mentre nell'altro (i delitti omofobi) no.

A tutto giò si aggiunge che i mal-destri hanno difeso la loro scelta sostenendo che se perseguivano le discriminazioni contro l'orientamento sessuale avrebbero incluso la pedofilia o l'incesto. Una falsità, perché l'omosessualità è una variante naturale, se pur minoritaria, della sessualità umana. E non ha niente a che vedere con incesto e pedofilia, che sono crimini, non orientamenti sessuali.

E' evidente che questi argomenti sono solo un pretesto per non approvare una legge richiesta anche dall'Unione europea con Trattato di Lisbona, che l'Italia ha firmato. La deputata del Pd Paola Concia, che aveva formuulato la proposta di legge sull'omofobia, ieri era furiosa (come mostra il video).

In questo Paese i diritti civili (di tutti) sono ancora un tabù. Ma vorrei che le varie Mara Carfagna, Paola Binetti e Rocco Buttiglione la smettessero con le loro giustificazioni ipocrite e dicessero una volta per tutte quello che pensano: che per loro gay e trans non sono cittadini come gli altri e che non hanno i diritti riservati agli altri cittadini. L'articolo in proposito uscito oggi su City.

mercoledì 6 maggio 2009

La falsa promessa del federalismo fiscale


"La prima cosa che faremo è il federalismo fiscale, perché i nostri sindaci sono stanchi di andare a elemosinare soldi a Roma", Umberto Bossi, 15 aprile 2008



"Il federalismo fiscale è legge". Il 29 aprile, quando il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega voluto dalla Lega, erano queste le parole d'ordine su tutti i media. Il partito di Umberto Bossi, Roberto Calderoli e Roberto Maroni ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia.

In campagna elettorale la Lega aveva promesso che il 90% delle tasse sarebbe rimasto dove viene pagato. E con "federalismo fiscale" questo ci si aspetterebbe. In realtà la legge approvata dal centrodestra è un carrozzone vuoto. Il suo contenuto dovrà deciderlo il governo e sicuramente non mancheranno le lotte intestine.

Ecco alcuni punti della legge sòla (come si dice a Roma):

1. Non si sa di preciso quali sono i compiti amministrativi che spettano alle regioni e agli enti locali, né i livelli minimi di servizi che le une e gli altri devono offrire.

2. Non si sa quali tasse nazionali dovranno essere sostituite da quelle locali e quindi quante "resteranno" nei territori che le pagano.

3. Non si sa quanto costerà l'attuazione del federalismo fiscale.

Però "è legge" e siamo tutti contenti.