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domenica 10 maggio 2009

La Moratti: "Votate Penati"


"Ci sono moltissime ragioni per votare Guido Penati",

Letizia Moratti, 10 maggio 2009



Era la grande manifestazione per lanciare la candidatura di Guido Podestà (Pdl) alla guida della Provincia di Milano. Per sostenerlo è intervenuta anche Letizia Moratti, sindaco milanese del Pdl. Al termine di un appassionato discorso, la Moratti l'ha detto: "Sono tantissime le ragioni per votare Guido Penati...".

Guido di cognome fa Podestà, ed è il candidato del Pdl. Penati di nome fa Filippo ed è l'attuale presidente della provincia di Milano. Il suo partito è il Pd, anche se lui non ama ricordarlo. Rimango convinta che i lapsus, in politica come nella vita, contino.

E quindi delle due, l'una: o Podestà è talmente impresentabile, che neppure la sua sponsor ufficiale ha voglia di votarlo; oppure Penati è talmente di destra, che la Moratti lo voterebbe volentieri. Chissà.

Di Certo Penati è uno che vuole "zero campi rom". E non perché pensa a politiche di integrazione più efficaci, ma perché "la soluzione è il rimpatrio". Sembra la brutta copia della Lega. Non è una grande strategia per vincere le elezioni a Milano.

Anzi, mi sembra uno di quegli errori madornali che stanno affossando la sinistra italiana (lo ha detto Debora Serracchiani, e per questo gli elettori la osannano). Per chi fosse interessato all'argomento, la settimana scorsa è uscito un illuminante articolo dello storico Perry Anderson su Internazionale.

"La sinistra italiana era una volta il più grande e impressionante movimento popolare per il cambiamento sociale in Europa occidentale", scrive Anderson, "Nessun altro paese ha dilapidato del tutto un patrimonio così imponente". La sua tesi è che la moderazione dei leader della sinistra serva a nascondere la mancanza di democrazia e di rinnovamento della sua classe dirigente. E che finisca solo per allontanare gli elettori.

martedì 31 marzo 2009

Il Pd non ha il coraggio di essere un partito


A Milano la campagna elettorale è già iniziata: il faccione di Filippo Penati campeggia su molte strade. Sfondo bianco-democristiano, slogan "La Provincia e oltre" (dove, a quel paese?), ma nemmeno un simbolo di partito. La preoccupazione più grande di Penati, che viene dal Pci, è far dimenticare a tutti che sta nel Pd.

Il mesaggio è semplice: dovete votare Penati, è lui che conta. Il Pd, come partito, non conta. Anzi, forse non esiste nemmeno (Serracchiani dixit).
Il filosofo Slavoj Zizek sostiene che nella società dello spettacolo l'apparenza è l'essenza. E allora vediamo l'apparenza: il manifesto elettorale del Pd.

Chiede di votare le persone del Pd. Anche qui, il partito non esiste. Ci sono un "papà", una "grafica", un "pensionato", una "consulente del lavoro". Perché qualcuno dovrebbe votarli? Un politico è qualcuno che sa trovare soluzioni a dei problemi, non basta che sia uno come me. Altrimenti a che mi serve? Né mi aiuta sapere che la gente comune vota il Pd.
Per paura di perdere, il Pd non ha il coraggio di essere un partito. Forse nemmeno le idee.