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venerdì 25 settembre 2009

Della Carfagna non s'ha da parlare



"Io non posso avere il problema del ministro Carfagna. Non posso avere il problema di una persona che tre anni prima di entrare in politica era a Piazza Grande a fare la showgirl",

Filippo Facci, giornalista di Libero, 25 settembre 2009



"Garantire una adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo a prescindere dalle quote rosa alle quali sono sempre stata contraria",

Mara Carfagna, minista per le Pari opportunità, 25 settembre 2009



Ieri sera ad Annozero il giornalista Filippo Facci ha raccontato di essersene andato via da Il Giornale in polemica col neo-direttore Vittorio Fetri e schifato dalla censura preventiva su Mara Carfagna. Facci ha spiegato che l'unica censura l'ha avuta sulla ministra delle Pari opportunità: su di lei non poteva scrivere. Non si poteva criticare. Il passaggio in questione è dal minuto 1 e 20 secondi del video sopra. Guardatelo.

Sempre ieri, per una strana coincidenza, la ministra ex showgirl ha avuto modo di pronunciarsi pubblicamente su una questione che riguarda il suo ministero: l'annullamento per mancanza di donne della giunta provinciale di Taranto. La giunta è di centrosinistra, tanto per non risparmiare a Pd e compagnia la solita brutta figura.

Lo Statuto della provincia di Taranto infatti recita, all'articolo 48, che "il presidente della Provincia nomina i componenti della Giunta, tra cui un Vice Presidente, secondo le modalità previste per legge e nel rispetto del principio delle pari opportunità, ai sensi dell’art. 27 della legge n. 81 del 25.3.1993, sì da assicurare la presenza nella Giunta di entrambi i sessi". Siccome di donne in giunta non ce n'erano, il Tar ha accettato un ricorso che chiedeva di scioglierla.

Ecco come ha commentato la vicenda la Carfagna: "Un buon amministratore, un politico attento, dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire una adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo a prescindere dalle quote rosa alle quali sono sempre stata contraria. Se questa sensibilità viene a mancare, come nel caso della Provincia di Taranto, ben venga un intervento del Tar a rimettere le cose a posto".

Peccato che lo statuto, dicendo che la giunta deve avere anche componenti donna, stabilisce proprio che ci sia un obbligo di presenza di donne, quindi una sorta di quote rosa. La ministra non se ne è accorta perché l'articolo 48 non quantifica la quota in questione, cioè è non dice se deve essere dell'1% o del 99%. Però, appunto, dice che almeno una minima quota di donne deve esserci.

Ecco il pezzo su City: cliccate sull'immagine qua sotto per ingrandirla.

domenica 10 maggio 2009

La Moratti: "Votate Penati"


"Ci sono moltissime ragioni per votare Guido Penati",

Letizia Moratti, 10 maggio 2009



Era la grande manifestazione per lanciare la candidatura di Guido Podestà (Pdl) alla guida della Provincia di Milano. Per sostenerlo è intervenuta anche Letizia Moratti, sindaco milanese del Pdl. Al termine di un appassionato discorso, la Moratti l'ha detto: "Sono tantissime le ragioni per votare Guido Penati...".

Guido di cognome fa Podestà, ed è il candidato del Pdl. Penati di nome fa Filippo ed è l'attuale presidente della provincia di Milano. Il suo partito è il Pd, anche se lui non ama ricordarlo. Rimango convinta che i lapsus, in politica come nella vita, contino.

E quindi delle due, l'una: o Podestà è talmente impresentabile, che neppure la sua sponsor ufficiale ha voglia di votarlo; oppure Penati è talmente di destra, che la Moratti lo voterebbe volentieri. Chissà.

Di Certo Penati è uno che vuole "zero campi rom". E non perché pensa a politiche di integrazione più efficaci, ma perché "la soluzione è il rimpatrio". Sembra la brutta copia della Lega. Non è una grande strategia per vincere le elezioni a Milano.

Anzi, mi sembra uno di quegli errori madornali che stanno affossando la sinistra italiana (lo ha detto Debora Serracchiani, e per questo gli elettori la osannano). Per chi fosse interessato all'argomento, la settimana scorsa è uscito un illuminante articolo dello storico Perry Anderson su Internazionale.

"La sinistra italiana era una volta il più grande e impressionante movimento popolare per il cambiamento sociale in Europa occidentale", scrive Anderson, "Nessun altro paese ha dilapidato del tutto un patrimonio così imponente". La sua tesi è che la moderazione dei leader della sinistra serva a nascondere la mancanza di democrazia e di rinnovamento della sua classe dirigente. E che finisca solo per allontanare gli elettori.