lunedì 11 giugno 2012

La ministra della famiglia tedesca contro le "femministe"

Di seguito il mio pezzo uscito sul blog La 27esima ora di Corriere.it

Donne libere o in carriera: un altro modello imposto?

Quando è stata nominata, due anni fa,
Kristina Schröder è diventata il più giovane ministro di sempre della Germania. Ed è stata anche la prima ad avere un figlio mentre era in carica, l’anno scorso.

Adesso la 34enne cristianodemocratica responsabile del dicastero tedesco «per la famiglia, gli anziani, le donne e i giovani» ha pubblicato un libro sulla condizione delle donne, insieme alla sua collaboratrice Caroline Waldeck.

Un esempio di donna emancipata, a cui tutte guardano come un modello, viene da pensare. E invece la Schröder è riuscita nell’impresa di far infuriare la maggioranza delle tedesche, e una petizione online contro di lei ha già raccolto oltre 24 mila firme.

La colpa è proprio del libro, «Danke, emanzipiert sind wir selber. Abschied vom Diktat der Rollenbilder» («Grazie, siamo già emancipate da sole. Diciamo no alla dittatura dei ruoli», edito da Piper), in cui rimprovera alle «femministe» di propagandare un modello carrieristico e oppressivo, invece di lasciare le donne libere di scegliere la vita che vogliono.

L’accusa non è nuova, e riecheggia quella circolata in Italia in questi anni nel dibattito sul corpo delle donne. In un contesto del tutto diverso, anche a Lorella Zanardo è stato ingiustamente rimproverato di voler insegnare alle donne come vivere, perché ha criticato l’immagine riduttiva delle femminilità in tv o gli stereotipi sulle donne.

Aggiornamento: Il 6 giugno scorso il governo della cancelliera Angela Merkel ha approvato il Betreuungsgeld, l'«assegno di sostegno» per i genitori che decideranno di tenere i figli a casa invece di mandarli all'asilo. La proposta di legge, che nelle intenzioni dell'esecutivo dovrà essere approvata dal parlamento prima della pausa estiva, prevede che dal 2013 lo Stato paghi 100 euro mensili a tutte le famiglie che decideranno di non mandare i figli in un asilo pubblico nel secondo anno di vita. Dal 2014 il contributo salirà a 150 euro mensili e varrà anche per il terzo anno di vita dei bambini, a prescindere dal reddito dei genitori.

lunedì 4 giugno 2012

Quella luce fievole per 77 anni: il neon più "antico" del mondo

Di seguito il mio pezzo uscito su Corriere.it e sull'edizione iPad Nativa del Corriere il 2 giugno 2012

Quel neon dimenticato acceso per 77 anni: «Una bolletta da 17 mila dollari»

In una caffetteria, coperto da un pannello, è sopravvissuto a tutte le ristrutturazioni: dal 1935 non è mai stato spento

La luce era fievole. Andrew Meieran, all’inizio, ha pensato che fosse solo il riflesso della lampada tascabile con cui stava ispezionando un ripostiglio della Clifton’s Cafeteria, il vecchio ristorante che stava ristrutturando nel centro di Los Angeles. Invece, spenta la torcia, il bagliore continuava a trapelare da un angolo del muro. Meieran ha grattato via un pezzo del rivestimento e ha scoperto un neon dietro a un pannello. Era acceso da 77 anni. «Non ci potevo credere», ha raccontato alla tv locale KTLA.

La lampada è stata installata nel bagno delle donne dal primo proprietario del locale, Clifford Clinton, nel 1935, quando i neon erano ancora una novità (il primo è del 1923). Serviva a illuminare, in un tripudio di kitsch, una delle stampe semitrasparenti di scene montane con cui era decorato tutto il locale. Nel 1949 da un angolo del bagno fu ricavato il ripostiglio e il neon venne coperto con un pannello. Qualcuno però si scordò di scollegarlo dall’elettricità.

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venerdì 1 giugno 2012

Un gps contro le violenze alle donne

Dal Corriere della sera/27esima ora del 1 giugno 2012

Il telefonino anti violenza per le donne vittime di stalking

Stretto in mano mentre si cammina per strada sembra un qualsiasi telefonino, neppure uno dei modelli più avanzati. Invece è un sofisticato dispositivo progettato per aiutare le donne vittime di stalking o violenze domestiche: basta premere il grande tasto centrale per qualche secondo e si attiva la chiamata «geolocalizzata» a un centro anti violenza, dove gli operatori rilevano la posizione di chi chiama, valutano il livello di rischio e in caso di bisogno fanno intervenire immediatamente una volante della Polizia.

A qualsiasi ora del giorno e della notte. Per le donne perseguitate da partner ed ex partner la sensazione del dito su quel pulsante equivale a un ritrovato senso di sicurezza, alla possibilità di tornare a una vita (quasi) normale.

I soldi (dei carri) del Gay Pride ai terremotati

Da Corriere.it del 30 maggio 2012


Il gay pride resta a Bologna, ma senza carri né musica
L'obiettivo è devolvere i soldi risparmiati alle vittime del terremoto in Emilia

Un Gay Pride ridotto, senza carri né impianti per la musica, in modo da devolvere i soldi risparmiati alle vittime del terremoto in Emilia. Lo ha deciso il comitato che organizza la sfilata annuale dell’orgoglio omosessuale, in programma sabato 9 giugno a Bologna. Non era mai successo prima.

L’iniziativa è partita dalle associazioni lgbt (acronimo che sta per lesbiche, gay, bisessuali e trans) del territorio. «Siamo parte integrante del Paese, non possiamo non sentirci chiamati in causa di fronte a quello che è successo», spiega Paolo Patané, presidente nazionale di Arcigay.

Ci sarà anche una raccolta fondi in collaborazione con l’Arci, in cui confluirà parte degli incassi di finanziamento al parco Nord di Bologna con cui si conclude il programma del Pride. «La nostra comunità conosce il valore della solidarietà: durante il corteo, oltre a chiedere parità di diritti per tutti, daremo anche qualcosa: il nostro contributo alla ricostruzione», aggiunge Patané. Continua a leggere

Il silenzio delle donne "normali"

Il Corriere della Sera sta portando avanti una grande inchiesta sui maltrattamenti alle donne, "Storie di violenza". Questo la prima puntata, pubblicata il 17 maggio, e che ho contribuito a scrivere.

Non sta succedendo a me

Quando i vicini di casa sono entrati, Luisa aveva il viso sul tavolo della cucina, il suo ex compagno le impediva di muoversi. «Ricordo che uno di loro ha guardato il coltello del pane sul lavello: ha pensato che avrebbe potuto ammazzarmi». Ora Luisa, 38 anni, toscana, lo racconta «senza vergogna». Nel momento peggiore aveva addirittura perso la voce. «Un’afonia senza spiegazioni, secondo i medici. Non riuscivo a dire a nessuno quello che mi era capitato. Non riuscivo nemmeno a capacitarmi che fosse successo a me: noi eravamo persone normali».

Spesso i maltrattamenti vanno avanti per anni, prima che le donne riescano a lasciarsi alle spalle queste situazioni angosciose. Oppure si concludono con un omicidio: succede ogni tre giorni, in Italia. I cosiddetti «raptus» sono rari: nel 70% dei casi gli uomini uccidono dopo lunghi periodi di vessazioni e stalking.

L'inchiesta del Corriere sulla violenza sulle donne

Il Corriere della Sera sta portando avanti una grande inchiesta sui maltrattamenti alle donne, "Storie di violenza". Questo l'editoriale che la lancia, pubblicato il 15 maggio, e che ho contribuito a scrivere.

Le donne minacciate dalla violenza, è tempo che cadano alibi e steccati

«Non sta succedendo a me». Luisa, 38 anni, toscana, dice di essere andata avanti per mesi con quel pensiero fisso. Mesi durante i quali il fidanzato, da cui attendeva un figlio, alternava momenti di tenerezza a scatti di ira, carezze e botte. Chi lavora con le donne maltrattate spiega che dalla fase «non sta succedendo a me» passano quasi tutte. Quasi tutte le donne vittime di quelle violenze che nascono — e si ripetono — nella coppia.

Sono 59 le donne uccise in Italia dal partner o dall’ex partner nel 2012: nei primi quattro mesi del 2007, cinque anni fa, erano state «solo» 29. Questi numeri raccontano un’emergenza nazionale. Anche perché gli omicidi, spesso, sono solo l’ultimo atto di anni di abusi, vessazioni, maltrattamenti. Storie quotidiane, ci insegna la cronaca. Storie che possono capitare a chiunque.

«La violenza dei numeri, le responsabilità di tutti» è la lettera aperta che verrà consegnata oggi al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dalle «Donne in rete contro la violenza», un’associazione che raggruppa 60 centri dei 130 esistenti nel Paese. Un doppio appello: affinché la lotta alla violenza tra le pareti domestiche diventi una priorità per il governo e affinché non vengano tagliati i fondi ai centri che quelle donne soccorrono. E proteggono

Vergogna, sensi di colpa, un «silenzio assordante» — come scrive la psicologa Patrizia Romito — circondano questi reati: secondo l’Istat solo il 7% viene denunciato.

Il 94% degli utilizzatori di social network mente

Di seguito la seconda puntata della mia inchiesta sul dating online uscita su la 27esima ora, il blog di genere del Corriere della Sera


Attratti dagli opposti o in cerca di somiglianze, lo decide l'algoritmo


In America un single su tre cerca su Internet le persone con cui uscire. Si chiama dating online, con un’espressione intraducibile in italiano («appuntamenti in rete» non rende l’idea, anche perché sul web si stabilisce il contatto e poi si esce di persona, o almeno quello è l’obiettivo).

Ne ho parlato ieri sul Corriere: il fenomeno è sempre più diffuso anche da noi e solo Meetic.it, uno dei siti specializzati, ha sette milioni di iscritti italiani. Confesso che prima di fare le ricerche per l’articolo non ne conoscevo il funzionamento e lo collegavo alle bacheche di annunci sentimentali o alle vecchie «agenzie matrimoniali». Se questi ultimi hanno abituato le persone a tenere i contatti con i propri amici anche quando non sono presenti, il dating online è un modo per raggiungere potenziali partner anche se non sono presenti.

«È diventato pacifico che ormai Internet aiuta a estendere la propria socialità, sia perché si è sradicati dopo aver cambiato città, sia perché si è troppo radicati e si frequentano le stesse persone dai tempi delle superiori», dice il direttore di Meetic Italia Maurizio Zorzetto. E non è un caso se la maggior parte degli utenti del sito vive a Milano, Roma e Napoli, oppure in Sicilia e Sardegna. Continua a leggere