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lunedì 29 giugno 2009

L'inchiesta di Bari gossip? E Sorrisi fa politica



Se Silvio Berlusconi fosse stato un altro, dopo gli scandali per Noemi e per l'inchiesta di Bari si sarebbe già dimesso. Ma Silvio Berlusconi è unico e rimane ancora al potere. Non così saldamente, però.

Lo scandalo peloso è riuscito a metterlo in imabarazzo come la sentenza Mills e i conflitti d'interesse non sono mai riusciti a fare. Ha disturbato il can che dorme in Vaticano. E screditato la sua immagine all'estero - se ancora era possibile farlo dopo le molte gaffes.

E allora bisogna correre ai ripari - soprattutto sul terreno dell'immagine, quello sui cui Berlusconi ha costruito il suo impero, economico e politico. Una delle corazzate in questa battaglia, oltre a Mediaset, è Tv Sorrisi e Canzoni. Il giornale fa un capolavoro (Alfonso Signorini, il direttore, è davvero bravo). Ecco il testo del comunicato diffuso dai pr della Mondadori.


"L'inchiesta di Bari è politica o gossip?" Rispondono i sette direttori dei tg nella rubrica "I magnifici 7" su Tv Sorrisi e Canzoni
Augusto Minzolini- Tg1: "La vera inchiesta di Bari riguarda la malasanità, 700 milioni di euro di appalti rubati alle tasche degli italiani. Questa è politica. Ma i media ammalati di gossip prediligono la escort-story".
Antonio Di Bella - Tg3: "E Lewinsky/Clinton, e Sarko/Rachida? Il confine è ormai labile. Ma se c'è un'inchiesta della procura, l'unica cosa da fare è mandare un inviato sul posto e valutare se quel che ha raccolto ha interesse pubblico o no".
Clemente J. Mimun - Tg5: "È un mix. Difficile non notare che non si parli più dell'ipotesi tangenti sugli appalti sanitari in una Regione, la Puglia, governata dalla sinistra, ma solo di signorine ingaggiate per feste nelle case di personaggi influenti, residenze del premier comprese. Il Tg5 ha parlato di tutto".
Emilio Fede - Tg4: "È solo l'azione di una muta di cani famelici non sono degni né del gossip, né della politica, né di una società civile. Schegge impazzite".
Giorgio Mulè - Studio Aperto: "È un'inchiesta che viene, allo stato, usata per fini politici nel tentativo di indebolire e offuscare l'immagine di Berlusconi. Per fare questo, giornali che hanno fatto del rigore la loro bandiera hanno temporaneamente ammainato il vessillo cedendo al gossip più becero".
Antonello Piroso- Tg La7: "Politica, ahimé. Perché lambisce un politico. Se in un'intercettazione un soggetto parla di ragazze da lui pagate per andare a feste a casa del premier, non può che essere così. Ricordando però che il premier non è indagato. E che chi lo vuole battere lo deve fare sul terreno della politica, e non del gossip".
Emilio Carelli - Sky Tg24: "Né l'uno né l'altro. Si tratta semplicemente di un'inchiesta giudiziaria che per il suo contenuto può avere risvolti di gossip e che impatta sulla politica italiana nel momento in cui riguarda anche il presidente del Consiglio".


Il risultato? I giornali che lo riprendono titolano "i direttori si dividono" e così sembra che sia solo una questione di opinioni. In realtà qui di opinabile c'è ben poco: il punto è che tutti quelli che riducono a gossip o questione irrilevante l'inchiesta di Bari sono o dipendenti o nominati da Berlusconi, Minzolini, Mimun, Fede, Mulè.

Ma la maggior parte delle persone che leggono i giornali non ci pensa, anche se questo ha effetti evidenti quando si confrontono i servizi dei tg che dirigono.



L'entourage di Berlusconi usa strategie raffinate per controllare l'agenda delle notizie, ovvero per influenzare quelle che avranno più rilevanza nel discorso pubblico.

Se non basta, ci sono le maniere forti: le telefonate ai direttori, o le minacce ai gruppi concorrenti e ai media non amici, come la richiesta di non dare loro pubblicità. Oltretutto Berlusconi possiede aziende che spendono molto in spot e la prima concessionaria multinazionale d'Europa per fatturato, Pubblitalia. Gli è bastato andare al governo per cambiare gli equilibri pubblicitari nazionali.

Media e giornalisti, hanno pochi strumenti per opporsi.Anche se ci hanno provato come mai prima.



Ecco come conta, ancora una volta, il conflitto di interessi.

mercoledì 10 giugno 2009

Muore dissanguata per paura della denuncia



Sui principali giornali la notizia di Ylenia, l'immigrata irregolare morta dissanguata perché aveva paura di chiedere aiuto - avrebbe potuto perdere il lavoro o essere denunciata - non c'è. Ne scrivono solo l'Avvenire, che immagina ciò che nessuno può sapere, e l'Unità, che si limita a riportare l'agenzia dell'Ansa.

La donna, un'ucraina di 40 anni, lavorava ma era senza permesso di soggiorno. Era una di quelle persone che gli italiani disprezzano (almeno quando vanno a votare) ma che poi non si fanno problemi ad assumere per mettere loro in mano genitori e parenti - anche perché costano poco.

Su di loro la Lega ha fatto un'orrenda campagna politica: voleva permettere ai medici di denunciarle. La misura poi non è passata - si sono opposti praticamente tutti, medici in primis - ma questa morte è anche la conseguenza di quella campagna politica.

Ministri e deputati che costruiscono le loro campagne sull'odio dovrebbero sapere che hanno le mani sporche del sangue di Ylenia. Io non riesco a fare a meno di pensare a come dovesse sentirsi nelle sue ultime ore, sola.

Da City di oggi, cliccate per ingrandire.

martedì 9 giugno 2009

Il ddl sicurezza fa la prima vittima, morta dissanguata



A Bari una donna è morta dissanguata a causa di un aborto spontaneo. Avrebbe potuto essere salvata, ma non ha dato l'allarme. Ha raccolto il suo sangue in una bacinella, finché non è caduta a terra priva di vita. Era immigrata irregolare, clandestina come dicono i leghisti, e "aveva paura".

"Di perdere il lavoro o forse di essere giudicata", dice l'Unione Sarda che riporta la notizia. Più probabilmente di essere denunciata.

La norma che voleva permettere ai medici di denunciare i propri pazienti irregolari, infatti, è stata tolta dal ddl sicurezza voluto dal governo. Ma molti migranti sono rimasti alla propaganda politica (e non solo loro, qualche ospedale ha già denunciato, a sproposito). In più essere irregolari, ormai, è reato. E il rischio della denuncia è sempre in agguato.

Adesso in ospedale la donna, Vira Orlova detta Ylenia, 40 anni tra due giorni, ci andrà solo per l'autopsia. Le agenzie non riportano una parola sul datore di lavoro, un pugliese che le aveva affidato la cura di sua madre inferma, a Torre a Mare (Bari). "Era in prova", ha detto. Anche questo è illegale, ma nessuno lo scrive, perché il colpevole è un italiano.